La Nazione
29 01 2013

Torre del Lago, 28 gennaio - Interruzione nell'erogazione dell'acqua al campo comunale rom di Torre de Lago. Questo è quello che denuncia l'L'Associazione Berretti Bianchi onlus - Viareggio, che ne chiede ovviamente l'immediato ripristino.

A quanto riporta l'Associazione questi atti violenti si ripeterebbero periodicamente "per insolvenza dell'amministrazione comunale di Viareggio (attualmente commissariata)", causando enormi disagi alle circa quaranta persone ospitate nel campo.
''All'interno del campo ci sono quindici bambini, quattro ragazze che sono incinte - dicono i Berretti Bianchi - tra le quali una giovane di diciassette anni affetta da una grave forma di sferocitosi e per questo seguita costantemente

dall'ospedale Santa Chiara di Pisa. Un bambino è affetto da asma, una bambina affetta da deficit enzimatico seguita dall'ospedale Meyer di Firenze. L'interruzione dell'acqua, come è già avvenuto in passato, può avere conseguenze molto gravi sulla salute di persone la cui integrità deve essere invece garantita, come è già avvenuto in passato. Denunciamo inoltre il grave atteggiamento discriminatorio nei con fronti della comunità rom che non ha eguali verso chiunque altro cittadino presente sul territorio. E la cosa è ancora più vergognosa in considerazione della concomitanza del giorno della memoria durante il quale sono state ricordate 500mila vittime rom e sinti nei campi di concentramento''.

Le città delle ombre (Concita De Gregorio, La Repubblica)

  • Lunedì, 28 Gennaio 2013 00:00 ,
  • Pubblicato in primopiano 2
Dimenticate per un momento Corona. Fermatevi, fermiamoci. Guardiamoci intorno. Non è altrettanto divertente, sicuro, ma è istruttivo. La città dei miserabili è invisibile solo perché abbiamo deciso di non guardarla, non vogliamo. ...
26 01 2013

La Duma approva il divieto di propaganda. Arrestati i manifestanti che protestavano davanti al Parlamento. Ma un sondaggio rivela che i due terzi dei russi sono d'accordo. E l'opposizione tace  dal nostro corrispondente.
   
MOSCA - Rappresentano da sempre la più fragile, la meno amata, delle tante opposizioni al governo di Vladimir Putin. Adesso gli omosessuali di Russia stanno per essere definitivamente emarginati per colpa dell'ennesima legge dal gusto sovietico. Con una maggioranza pressoché assoluta il Parlamento russo ha approvato ieri l'estensione a tutto il territorio nazionale di una legge già in vigore a livello regionale a San Pietroburgo, Kaliningrad ed altre grandi città russe: il divieto di propaganda omosessuale.

Da ora in poi sarà dunque reato parlare in pubblico dei diritti, degli amori e delle speranze dei cittadini gay. La definizione, strategicamente un po' vaga, di "propaganda" darà al giudice la possibilità di punire con pesanti multe (fino a 15mila euro) artisti, attori ma anche comuni cittadini colti ad esprimere un'opinione in pubblico sulla situazione degli omosessuali. Ma soprattutto mettere al bando o vietare preventivamente eventi, manifestazioni, concerti, che possano essere ritenuti a rischio di "propaganda gay".

Non siamo al famigerato articolo 121, imposto da Stalin nel '34 e abolito solamente nel '93, che prevedeva cinque anni di carcere per il reato di omosessualità ma l'evocazione del passato è evidente e pesante. E tanti anni di omofobia di Stato hanno comunque lasciato un segno. Pochissimi contestatori ieri davanti alla Duma. Solo un gruppetto di giovanissimi iscritti al semiclandestino movimento Russian Lgbt Network, l'unica cellula di attivisti Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) in tutto il paese, che da anni lotta inutilmente per rivendicare spazi e diritti.

Nell'indifferenza dei moscoviti e dei tanti movimenti di contestazione hanno sfidato le truppe speciali che facevano da guardia al Parlamento, provando a baciarsi in pubblico e a gridare qualche slogan. E' bastato un solo furgone per portare in cella i trenta ragazzi catturati dopo qualche ben assestato colpo di manganello. Mentre salivano sul cellulare hanno preso qualche calcio e qualche sputo anche dai soliti estremisti della Chiesa ortodossa, sempre in piazza in occasioni come queste. Gli stessi che esultavano davanti al tribunale per la condanna delle Pussy Riot.

In aula intanto si poteva ascoltare una raffica di pareri e di pregiudizi che sono purtroppo largamente diffusi nell'opinione pubblica. "Siamo in Russia, non a Sodoma e Gomorra", diceva uno particolarmente esaltato. "Non è una legge contro gli omosessuali - spiegava in vena di giustificazioni - quanto una via per proteggere la nostra gioventù i cui valori sono minacciati da certi discorsi, certe immagini scandalose". E i giornali più allineati riportavano con evidenza i risultati dell'istituto di sondaggi più serio del Paese, la Levada Center: quasi il 65 percento dei russi è d'accordo con la decisione del Parlamento. E c'è di peggio: due terzi della popolazione ritiene che l'omosessualità sia una malattia e condivide la recente decisione dell'esercito russo di radiare ogni "sospetto omosessuale" dal servizio militare.

La mancanza di solidarietà nei confronti dei giovani malmenati e arrestati del resto parla da sola. Il blogger anti corruzione Aleksej Navalnyj, ritenuto uno dei più coraggiosi oppositori del Cremlino e che attacca ogni giorno qualunque decisione del Parlamento, preferiva rimanere in silenzio. Solo la scrittrice Ljudmilla Ulitskaja, accettava di mettere tra virgolette una dichiarazione contro "una legge medievale che gioca sull'ignoranza di una popolazione ancora dominata da pregiudizi e da retoriche machiste".

Anche Vladimir Putin tace. Sull'omosessualità ha sempre evitato di esprimere pareri ma ha sempre precisato: "La Russia ha un problema demografico, io ho il dovere di occuparmi dei diritti delle coppie che generano prole".
 

Frontiere news
23 01 2013

E’ questa la Giuliano che vogliono! Zingari, prostitute, rifiuti. Aiutaci a difenderti”. Questo è lo slogan apparso in un comunicato stampa, risalente allo scorso 30 novembre, de La Destra, nella cui sede del comune campano, alla dirigenza, siede Antonio Arzillo. Nel manifesto firmato dal gruppo politico nazionalista di destra, proseguendo nella lettura, si scorge un vero e proprio manifesto programmatico.

“Oggi rischiamo di diventare la Zingaropoli campana, solo per scelte sbagliate fatte in altri luoghi e tutte imposte alla cittadinanza locale”. E, ancora: “le istituzioni sovracomunali sembrano che abbiano deciso di destinare l’intera area del giuglianese ad alto degrado urbano, come se questo fosse già deciso, imponendo scelte di altri all’intera comunità, senza che questa possa dire la sua”.

Da tempo sotto monitoraggio dell’Osservatorio 21 LUGLIO, l’attività politica de La Destra, incentrata sulla rivendicazione del proprio malcontento nei confronti delle comunità etniche rom, prosegue incessante. Stando al monitoraggio dell’associazione sull’incitamento alla discriminazione e all’odio razziale, dunque, il referente del gruppo politico, Antonio Arzillo, si sarebbe speso in reiterate e discutibili affermazioni, talune altamente discriminatorie e offensive.

Questi alcune espressioni tratte dalla terminologia ripetutamente utilizzata nei confronti dei rom: “zingaropoli”, “alto degrado urbano”, una vera e propria “questione”. L’associazione 21 LUGLIO afferma, dalle pagine del proprio sito, come “il manifesto e le dichiarazioni in questione, dato il ricorso a forti stereotipi negativi e pregiudizi, possano avere l’esito di radicare ulteriormente nell’immaginario collettivo la concezione del rom esclusivamente come un “problema”, contribuendo così a penalizzare indistintamente le comunità rom e ad aggravarne l’esclusione sociale”.

Dopo aver analizzato con attenzione le differenti dichiarazioni rilasciate, nel tempo, dal dirigente de La Destra, l’équipe dell’Osservatorio ha deciso di segnalare l’episodio agli organi competenti. L’Associazione, infatti, pur ritenendo di fondamentale importanza il diritto alla libertà di espressione, ha espressamente dichiarato che, alla libertà di pensiero, coniugata all’iniziativa politica, “vadano connesse inderogabili responsabilità, tra le quali sicuramente quella di evitare di diffondere, soprattutto in caso di dichiarazioni pubbliche da parte di uomini politici, idee suscettibili di alimentare sentimenti di odio, intolleranza, paura e xenofobia”.

Alziamoci & partite

  • Lunedì, 21 Gennaio 2013 13:55 ,
  • Pubblicato in Video

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