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Rom d'Italia, frammenti di un discorso impopolare

  • Martedì, 15 Gennaio 2013 11:40 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
15 01 2013

Cocci è un libro che parla del razzismo verso i rom. Quello che esplode dalla rabbia latente della gente comune, quello che trapela dalla sete di scoop di alcuni giornalisti, quello che le buone intenzioni di tanti politici non riescono a eliminare, perché è troppo radicato, troppo profondo per essere affrontato a chiacchiere. Fabrizio Casavola, l'autore, questa volta, non si sofferma sulle vittime, ma su chi le discrimina, o meglio sul "razzismo fatto in casa", in un libro pubblicato solo online e disponibile gratuitamente. Un testo breve (41 pagine), scritto con intelletto ed emozione, che produrrà sicuramente un forte impatto sui lettori.

Casavola è uno che parla con cognizione di causa, perché da oltre quindici anni vive e opera insieme ai rom a Milano, in collegamento con associazioni e reti di rom in tutta Europa. Cura un portale, Mahalla, che è una miniera di informazioni e punti di vista critici sulla situazione delle comunità rom e sinti europee. Insomma, è uno che queste cose le vive e le sa capire. Ha già scritto altri volumi, ma in questo approfondisce in particolare la genesi del razzismo e la costruzione negativa dell'altro, anche a partire da fatti apparentemente minimi; ad esempio, le parole usate nel discorso comune ("abusivi", "tollerati" e così via): le parole qui pesano, misurano il grado di dignità attribuita alle persone che indicano, influenzano negativamente l'azione di una minoranza di esaltati e di una maggioranza che il più delle volte preferisce non sapere, non vedere, o comunque non risolvere i problemi.

L'autore svolge questo suo approfondimento sulla base della propria personale esperienza e di un'analisi attenta e appassionata dei resoconti e degli strafalcioni dei media e degli intellettuali, in occasione di una serie di eventi-chiave che hanno coinvolto specificamente la comunità rom e gli abitanti di alcuni quartieri di città italiane come Torino, Milano, Vicenza, Roma, Pescara. Come rileva Casavola, l'ignoranza e la sostanziale incapacità, o non volontà, di capire la realtà dei rom sono un fenomeno trasversale rispetto alle varie ideologie e ai diversi approcci politici. Questa non è una sorpresa per i pochi che sul campo ci stanno quotidianamente, ma che si dica nero su bianco è importante e istruttivo: quel che conta sono le persone, gli attori e la loro volontà di fare.

L'autore di Cocci mette in risalto la gigantesca disinformazione rispetto alla condizione dei rom, e i meccanismi profondi, direi psicoanalitici, su larga scala, alla base di una discriminazione che si fa fatica a concepire, soprattutto dopo le sofferenze e le trasformazioni che il nostro continente ha vissuto nell'ultimo secolo, e che evidentemente non hanno insegnato abbastanza. Cocci si legge tutto d'un fiato, anche se non è un testo facile. Parlando in termini cinematografici, è un "corto" secco, duro, ellittico e a tratti poco digeribile. Personalmente non sono riuscito a recepire, o a cogliere, fino in fondo tutte le analisi, le proposte (o le invettive) di Casavola, e forse questo capiterà anche ad altri lettori.

Ma leggere questo libro vale decisamente la pena, perché in poche, preziose, pagine si presentano informazioni e giudizi da cui difficilmente si può prescindere per conoscere la situazione dei rom nel nostro Paese, e per mettere sul tavolo qualche proposta seria d'intervento. Come quelle di "tavoli-consulta", proposti dall'autore, che vedano riunite, nelle varie città, tutte le parti in causa e tutti gli attori locali interessati, per parlare (finalmente) e discutere di soluzioni concrete. Gocce, forse, nell'oceano del pregiudizio, ma comunque passi avanti per produrre una trasformazione silenziosa, magari lenta, ma sperabilmente efficace.

Daniele Mezzana

Metropolis web
13 01 2012

E' una storia normale, solo perchè è avvenuta a Torre Annunziata. Sono uomini e donne. Ma ci sono anche i bambini. Piccoli, neonati. Venerdì sono stati sgomberati. Erano in cento. Nessuno li conosceva, nessuno li aveva mai visti. E oggi? Scomparsi, nuovamente tornati fantasmi. Le "loro" case "non loro" murate, tumulate con i rifiuti. “Nei prossimi gironi inizieremo la bonifica” ha promesso il sindaco Giosuè Starita che ha assistito alle operazioni di sgombero per l’intera giornata. Eppure oggi di quei rom nessuno ne parla più e forse ne parlerà più. A nessuno forse interessa dove sono e se sono ancora a Torre Annunziata.

“Alcuni si trovano in due strutture, una a Torre e l’altra a Castellammare, resteranno li sino a quando non si attuare anno le procedure di cittadinanza” lo dicono gli assistenti sociali. Ma di fatto sono pochi, appena dieci. Quelli che hanno i bambini neonati, ma del resto non se ne sa più nulla. Sono ritornati ad essere fantasmi. I loro volti dimenticati, cancellati. Venerdì mattina sono stati gli assistenti sociali, durante il blitz della polizia, a cercare di assisterli. Ma tutto è stato inutile. Rabbia, tensione e soprattutto volti disperati. Non sapevano dove andare, e non si aspettavano uno sgombero di massa e così veloce.

In 13 ore la città rom è scomparsa. Murata. E da ieri non hanno più una casa. Questa è la verità. Avevano pagato dai 200 ai 400euro per quel posto, ma tutto senza nessuna certificazione ufficiale. Tutto illegalmente. Ma loro non lo sapevano. Hanno cercato di rivendicare il loro diritto e con loro anche Salvatore Di Salvatore. Ha sposato una donna rumena, ha mandato in carcere l’uomo che sfruttava i romeni, che ha violentato la sorella. E’ lui ad avere opposto resistenza venerdì mattina, l’unico ad essersi preoccupato della loro sorte.

Ma ieri mattina, dopo 24 ore dall’operazione, silenzio. Un silenzio assordante. Un deserto che però preoccupa. “Ritorneranno” prova a commentare qualche residente. Mentre c’è chi invece ha solo una preoccupazione “speriamo tolgano presto l’immondizia che sta la dentro, l’odore è raccapricciante, abbiamo le finestre chiude da un giorno”. In molti vogliono dimenticare. Atri no. C’è chi prova a mettere da parte il disagio che in tanti avevano lamentato “I rom sono come noi, hanno storie diverse ma hanno uguali diritti”. In via Fucile, oggi solo il ricordo e un giocattolo: un cavallino a dondolo.

Articolo21
13 01 2013

di Roberto Malini

Il Gruppo EveryOne lancia un drammatico appello affinché abbia fine la persecuzione del popolo Rom in Italia. Dal 2007 a oggi l’Italia è stata colpita da migliaia di sgomberi, nei quali si sono verificati innumerevoli abusi. Maltrattamento di uomini, donne e bambini. Allontanamento forzato senza alternativa sociale.

Espulsioni per “pericolosità sociale”. Denunce e condanne per sfruttamento di minori, accattonaggio, occupazione di suolo pubblico e altri reati creati ad arte per colpire i Rom. Centinaia di bambini sono stati levati alle famiglie per povertà e dati in adozione a famiglie italiane (spesso i genitori li hanno persi perché non avevano il denaro né un domicilio per seguire i procedimenti giudiziari). Molti Rom sono morti a causa di malattie, freddo, incidenti, roghi, violenza. Molti bambini sono morti nel grembo delle madri dopo le espulsioni: la mortalità dei bambini Rom è 15 volte superiore a quella dei bambini italiani. Nel 2007 circa 70 mila Rom romeni vivevano in Italia. Più di 20 mila sono stati condannati al carcere. Le famiglie perseguitate sono fuggite in Spagna, Francia, Grecia e altre nazioni dell’Unione europea. Molte sono tornate in Romania.

Il Gruppo EveryOne ne ha assistite tante, con le proprie forze, sia in Italia, sia aiutandole a rifugiarsi all’estero o a tornare in patria. La Convenzione di Ginevra non protegge le famiglie Rom perseguitate in uno stato dell’Unione europea quando si trasferisce in un altro (una delle tante gravi violazioni del diritto di asilo, ormai istituzionalizzate). Da parte nostra, abbiamo collaborato con il Parlamento e il Consiglio d’Europa nella realizzazione di Direttive e Risoluzioni, soprattuto quando Viktoria Mohacsi ed Els De Groen erano europarlamentari e difendevano il popolo Rom. Quando le due europarlamentari e attiviste umanitarie e quando i Radicali italiani non hanno potuto tornare nel Parlamento europeo, le politiche europee sui Rom sono diventate avulse dalla realtà, inefficaci, lontane dal mondo dei difensori dei diritti umani e dei Rom.

I nostri appelli, da allora, cadono nel vuoto e le informazioni che trasmettiamo sono semplicemente inserite in Rapporti cui non seguono azioni europee a sostegno dei Rom. I co-presidenti del Gruppo EveryOne hanno subito una terribile persecuzione politica, poliziesca, giudiziaria, caratterizzata da otto cause penali intentate dalle autorità italiane, con il rischio di lunghe condanne al carcere (per reati di calunnia, diffamazione, interruzione di pubblico servizio ecc.). Solo grazie all’intervento dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, della Commisssione europea, di FrontLine Defenders, degli Avocats sans frontières e di decine di organizzazioni per i diritti dei Rom da tutto il mondo gli attivisti di EveryOne sono (finora) stati assolti. Tuttavia, i procedimenti penali sono costati loro tanto denaro e li hanno obbligati a trasferirsi da una città a un’altra, per evitare nuovi attacchi istituzionali. Gli attivisti di EveryOne hanno ricevuto inoltre misure poliziesche da parte delle questure, pedinamenti, continue convocazioni presso le autorità con i pretesti più disparati. In aggiunta, da parte di “anonimi”, minacce, intimidazioni, agguati, aggressioni fisiche, inclusione in liste di proscrizione neonaziste e razziste, censura mediatica e culturale (per quanto riguarda gli attivisti del Gruppo EveryOne che sono anche scrittori e artisti). Tuttavia, il Gruppo EveryOne è ancora accanto ai Rom, li difende con le proprie forze (perché l’organizzazione si autofinanzia) e si impegna quotidianamente contro una persecuzione che si fa sempre più grave e trova sempre meno tutela nel mondo.

Attualmente solo 6/7 mila Rom romeni sono rimasti in Italia. Sono frazionati in piccole comunità che la polizia sgombera a un ritmo frenetico, arrivando all’alba per evitare che i cittadini siano testimoni di azioni tanto ingiuste e crudeli. Le famiglie sono trattate come “asociali”: un problema di sicurezza, come avveniva poco prima e durante l’Olocausto. Ricevono pesanti multe, denunce, fogli di via. I bambini vengono ancora sottratti ai genitori perché poveri. Tuttavia, la maggior parte delle famiglie tengono i figli minori in Romania, proprio per evitare di perderli per intervento della polizia, dei servizi sociali e del giudice minorile. Tanti genitori hanno subito condanne a molti anni di carcere per “riduzione in schiavitù”: un’accusa costruita in base a pregiudizi, per punire chi è indigente, per colpire le famiglie che restano unite anche durante l’attività estrema ed umiliante della questua. Un’attività cui sono costrette, per sopravvivere, dalla miseria e dall’emarginazione. Il Gruppo EveryOne chiede alle Nazioni Unite e alle Istituzioni europee di non chiudere gli occhi, di riconoscere la gravità della persecuzione che in Italia colpisce i Rom e i difensori dei diritti umani.

Si tratta di un fenomeno grave, che riguarda anche i media (in Italia essi ricevono importanti finanziamenti statali e dunque non sono liberi, ma al servizio dei diversi poteri), la politica (che attacca il popolo Rom, criminalizzandolo, per ottenere consensi elettorali), la mafia (che distoglie l’attenzione del pubblico dai suoi crimini e dal suo giro di denaro sporco, che nel 2012 ammontava a 200 miliardi di euro, aizzando il nostro paese contro i Rom) e i movimenti razzisti, che in Italia sono sempre più forti e che gli organismi istituzionali non combattono efficacemente. Oggi la “macchina anti-Rom” è molto forte e solo pochi difensori dei diritti umani resistono alla persecuzione contro gli attivisti umanitari. Ci accorgiamo, dialogando con le organizzazioni umanitarie francesi, che l’Italia – con le sue politiche di odio etnico tollerate dall’ONU e dall’Ue – è diventata un pessimo esempio anche per le istituzioni di Francia, che ne seguono il tragico esempio.

Mentre scriviamo, sono appena avvenuti nuovi sgomberi e nuove azioni ostili ai Rom, che provocano morte, dolore ed emarginazione. A Roma, presso gli edifici dismessi di Colle degli Abeti, di via Sfondrati, di via Piolti de’ Bianchi; a Torino, presso il Lungo Stura Lazio; a Civitanova Marche, nei confronti di una famiglia in gravi condizioni umanitarie; a Milano, lungo le ferrovie (mentre è stato preannunciato lo sgombero del campo Rom in via Malaga); a Forlì, presso l’edificio di via Maceri; a Torre Annunziata (Napoli), presso il Palazzo di via Fucile; a Genova Cornigliano e in tante altre località. Il Gruppo EveryOne chiede alle Autorità intestatarie di non ignorare il nostro appello e di emanare, secondo le proprie funzioni, atti vincolanti e azioni di civiltà che possano arginare l’odio istituzionale che colpisce i Rom in Italia, li costringe a un calvario insostenibile, abbassa la speranza di vita dei bambini Rom e la soglia di longevità delle persone che appartengono a questa etnia (attualmente a soli 40/45 anni,in Italia), nega il diritto alla salute, al lavoro, alla casa e alla stessa dignità di esseri umani già provati da indigenza, abbandono e odio etnico. Il Gruppo EveryOne chiede inoltre di operare affinché si interrompa la repressione istituzionale degli attivisti e degli operatori culturali che lavorano affinché il razzismo possa avere fine e d essere sostituito da una cultura e da politiche tolleranti.

Per il Gruppo EveryOne, i difensori dei diritti umani Roberto Malini, Dario Picciau, Glenys Robinson, Morena La Rosa, Steed Gamero, Ipat Ciuraru, Daniela Malini, Laura Louise Stirner

Giulia globalist
10 01 2013

In Norvegia le agenti di polizia non potranno indossare il velo sopra l'uniforme. Ad annunciarlo e' stata la ministra della Cultura, Hadia Tajik, che ha respinto una proposta in questo senso della commissione per le Questioni religiose. "La commissione ha sollevato la questione dei simboli religiosi e delle uniformi. Il governo se ne e' occupato nel 2009 e ha deciso che i simboli religiosi non vanno usati in connessione con le unformi della polizia", ha spiegato Tajik, che e' di origine pachistana ed e' stata la prima persona di religione musulmana ad entrare nel governo norvegese. Sia la polizia che i principali partiti norvegesi si erano gia' espressi contro l'uso del velo da parte delle agenti di polizia. La questione e' stata sollevata nel 2008 quando una giovane donna musulmana ha chiesto d'indossare l'hijab durante l'addestramento come ufficiale di polizia.

Bimbo rom muore a cinque mesi

Il Corriere della Sera
09 01 2013

È accaduto nel campo di via Candoni. Trasportato al Bambin Gesù, il piccolo è deceduto poco dopo forse per problemi cardiaci

ROMA - Un bambino di cinque mesi, che viveva nel campo nomadi di via Candoni, alla Magliana, è morto dopo il ricovero in ospedale. Il piccolo, trasportato d'urgenza, dopo l'intervento della polizia, è deceduto al Bambin Gesù. La tragedia dovuta, forse a problemi cardiaci.

GENITORI IN LACRIME - Gli agenti al loro arrivo hanno subito notato un bimbo in gravi condizioni tenuto in braccio e intorno persone che piangevano. Poi l'intervento del 118 e l'inutile corsa in ospedale. Il piccolo avrebbe compiuto sei mesi fra pochi giorni.

«CONDIZIONI DA TERZO MONDO» - Il campo dove il bimbo ha vissuto la sua brevissima vita è al centro di polemiche da mesi. «La situazione è catastrofica - ha sottolineato all'epoca il presidente del XV municipio, Gianni Paris - Attualmente i nomadi residenti nel campo sono 1200 (contro i previsti 500, ndr) e la situazione igienico-sanitaria è ai limiti del terzo mondo. Non esistono canali di smaltimento delle acque reflue, non ci sono container sufficienti, non c'è sorveglianza, i bambini non vanno a scuola e le persone si ammalano».

 

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