notte_da_sballo"Dicono così: 'Smetto quando voglio', quanti ne ho visti. E le loro famiglie? Sono sotto choc. Beh, di certo non si aspettavano di arrivare qui, tra operazioni e trapianti". 
Valerio Baroncini, Giorno/Resto/Nazione ...

Linkiesta
02 07 2015

Parla Niccolò Vecchioni, avvocato del rapper Noyz Narcos: « C’è molta impreparazione, anche tra gli addetti ai lavori»

«I processi per stupefacenti sono quelli che intasano di più le aule dei Tribunali. Tra di essi un numero non indifferente riguarda le droghe cosiddette “leggere”». Niccolò Vecchioni, avvocato penalista, difensore di Noyz Narcos, il rapper arrestato nelle scorse settimane in casa per meno di 12 grammi di hashish e marijuana, ha un’esperienza consolidata nel settore della lotta contro le droghe da parte delle forze dell’ordine. Sta dall’altro lato della barricata. Difende chi viene beccato con sostanze stupefacenti, districandosi in quella selva normativa che si chiama legge Fini-Giovanardi, giudicata incostituzionale dalla Consulta nel 2014, ma tutt’ora un problema fino a quando il legislatore non deciderà di mettere mano alla materia, creando distorsioni non da poco. In un’epoca in cui negli Usa diversi stati hanno deciso di legalizzare la cannabis, mentre in Italia un gruppo di parlamentari sta provando a portare avanti una legge per depenalizzare le droghe leggere e l’Antimafia ha certificato il fallimento della lotta al traffico di droghe leggere, c’è ancora chi marcisce in carcere per pochi grammi di stupefacenti.

Complici una parte nella fiction sul gruppo rap Club Dogo su Mtv e un’intervista a Vice, Vecchioni è tra i legali più noti e stimati, perché i processi li vince e spesso riesce a far scagionare i suoi clienti. «Una volta ho difeso un ragazzo a cui erano stati sequestrati un chilo e mezzo di marijuana in una coltivazione domestica. Dai verbali risultava che le forze dell’ordine avevano determinato il peso complessivo inserendo anche gli steli delle piante, le foglie secche, la terra contenuta nei vasi: alla fine in giudizio – dopo una consulenza tecnica - si è accertato che lo stupefacente “netto” era di soli 20 grammi. Accade, per esempio, che si formulino capi di imputazione nei quali rientrano anche condotte non penalmente rilevanti come la detenzione di semi di marijuana che non contengono principio attivo drogante e sono esclusi dalla nozione legale di cannabis. C’è molta impreparazione, anche tra i cosiddetti “addetti ai lavori”. Il problema è per chi resta impigliato nelle maglie del sistema, magari senza essere un narcotrafficante. Perché questi reati sono sanzionati aspramente nel nostro ordinamento e il discrimine tra uso personale e illecito penale è pericolosamente labile».

Laurea all’Università Statale di Milano, già collaboratore di un noto studio di diritto penale milanese, Vecchioni si è fatto le ossa difendendo ragazzi, adulti o semplici consumatori di cannabis, che in questo Paese sono almeno quattro milioni di persone. «L’attuale normativa lascia eccessivi margini di discrezionalità al giudice che, in assenza di parametri applicativi ben definiti, decide caso per caso con risultati spesso disomogenei. C’è troppa schizofrenia, disparità di trattamento, da città a città, da soggetto a soggetto. Basti pensare al concetto di lieve entità del fatto o all’aggravante dell’ingente quantitativo che il legislatore ha descritto in maniera estremamente generica con conseguenze pratiche spesso paradossali.

Può accadere, per esempio, che la detenzione di due chilogrammi di marjiuana accertata a Udine dia luogo alla contestazione dell’aggravante dell’ingente quantitativo e che a Milano la stessa aggravante non venga contestata per quantivi anche cinquanta volte superiori. Analogamente possono trovarsi giudici che riconoscono la destinazione ad uso personale anche in casi di detenzione di sostanza in quantitativi superiori ai “cosiddetti valori-soglia” ed altri che, sulla base del solo dato ponderale, trattano come spacciatori soggetti che magari non hanno mai ceduto droga in vita loro».

Non sono leggende metropolitane le storie di stranieri che finiscono dentro per pochi grammi di hashish, mentre altri con lo stesso quantitativo, ma italiani, riescono a sfangarla con una semplice sanzione amministrativa. «Il consumo delle sostanze è già depenalizzato in Italia, viene perseguita la detenzione ai fini di spaccio» spiega Vecchioni. «Ma la legge ha troppe lacune e rende difficile individuare i casi nei quali una condotta integra reato». Del resto, dopo l’abolizione della Fini Giovanardi, è ritornata in vigore la vecchia Iervolino-Vassalli del 1990. Problemi che si aggiungono a problemi, perché le sanzioni previste per la detenzione di droghe cosiddette leggere erano inferiori (di molto) rispetto a quelle della Fini-Giovanardi e si deve (doverosamente) procedere a un ricalcolo delle pene già comminate.

Non solo. «Ora, dopo la sentenza della Corte Costituzionale del febbraio 2014, ha ripreso vita la differenza tra droghe leggere e pesanti. Ma a livello politico è mancata la volontà di riformare in maniera organica la disciplina in materia di sostanze stupefacenti. Nonostante la decisione della Consulta costituisse un momento ottimale per ripensare gli interventi legislativi sul tema, si è preferito limitarsi ad alcuni “restyling” della previgente normativa, optando per l’adozione di provvedimenti “tampone” dettati più dalla necessità di adeguarsi alle indicazioni della Corte EDU in tema di sovraffollamento carcerario che da quella di modificare le precedenti scelte di politica criminale».

Secondo il libro Bianco dell’associazione Antigone del 2015 la popolazione carceraria è ancora formata per la maggior parte da individui che hanno violato l’art. 73 DPR 309/90. C’è stato un calo rispetto al 2006, quando fu introdotta la legge poi giudicata incostituzionale, erano 25mila su 90mila, ma ancora adesso le percentuali sono alte: nel solo 2014 erano 14mila su un totale di 50mila. Una legge degli anni ’90, una miriade di incertezze normative, lacune e la vita di persone in mano alle semplici decisioni di un giudice. «L’attuale disciplina determina una situazione di incertezza del diritto», afferma Vecchioni. Che ricorda pure come il mondo della droga sia cambiato negli ultimi trent’anni. «I dati sul consumo di stupefacenti in Italia certificano il fallimento delle politiche repressive che non hanno raggiunto il loro obbiettivo primario, ovvero la tutela della salute pubblica, ma hanno purtroppo favorito un altro fenomeno di elevato costo sociale: l’ipertrofia carceraria».

Alessandro Da Rold

Corriere della Sera
27 12 2014

L’uomo di 42 anni adescava ragazzini di 16-17 anni in un parco o tramite Internet

di Redazione Milano Online

Un uomo di 42 anni è stato arrestato dagli agenti della Squadra mobile di Milano per prostituzione minorile e spaccio di droga perché avrebbe ceduto dosi di cocaina e marijuana per mesi ad alcuni adolescenti adescati in un parco del capoluogo lombardo e in alcune chat on line. In particolare, i poliziotti della quarta sezione della Squadra mobile, coordinati dal procuratore aggiunto Pietro Forno e dal pm Christian Barilli, hanno accertato che due ragazzini di 16 e 17 anni, studenti delle scuole superiori e che vivono in famiglie senza difficoltà economiche, avrebbero avuto rapporti sessuali con l’uomo, residente nell’hinterland milanese e responsabile vendite in una concessionaria di auto, in cambio di droga.

Sono in corso indagini per accertare se l’uomo abbia avuto rapporti anche con un quattordicenne e con altri adolescenti. In sostanza, stando alle indagini, gli adolescenti accettavano di compiere atti sessuali con l’uomo, spesso nella sua macchina, per pagarsi la cocaina che assumevano di frequente. L’arresto è stato eseguito lo scorso 24 dicembre e l’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata firmata dal gip di Milano Chiara Valori.

La Repubblica
06 10 2014

Le unità sanitarie parlano anche di almeno 700 intossicati. La nuova sostanza, di cui si conosce ancora poco la natura tossicologica, viene fumata soprattutto da adolescenti.

 

MOSCA - Almeno 25 morti e oltre 700 intossicati, molti in modo grave: la "spice", nuova droga leggera che viene fumata soprattutto dai giovani, continua a mietere vittime in Russia, dove oggi l'authority per il controllo del narcotraffico ha presentato una sorta di bilancio aggiornato. Secondo il direttore Viktor Ivanov, riporta Ria Novosti, dal 19 settembre le unità sanitarie di varie regioni russe hanno cominciato a registrare un numero crescente di casi di avvelenamento da "miscela da fumo, compresi molti adolescenti". "Al momento sappiamo di oltre 700 casi di intossicazione, di questi oltre venticinque con esito letale", ha riferito Ivanov al comitato antidroga statale.

La "spice" è una miscela di estratti vegetali e sostanze psicoattive di cui si conosce ancora poco la natura tossicologica, spiegano i media russi, che da giorni seguono la vicenda. L'ipotesi è che sul mercato russo sia arrivata una miscela particolarmente pericolosa. Secondo la "mappatura" dei casi di morte e avvelenamento, è diffusa soprattutto in provincia, ma ci sono state almeno tre vittime anche a Mosca.

Corriere della Sera
01 09 2014

Triplicati i decessi a causa di overdose: 420 morti nel 2013. L’eroina è sempre più una droga per ricchi. La Grande Mela epicentro del traffico e del consumo di droga

di Emanuela Di Pasqua

Quattrocentoventi persone decedute per overdose: mai state così tante le morti per eroina dal 2003 a New York. L’eroina, la droga vintage per antonomasia, è tornata. Soprattutto nella Grande Mela, ma non solo. Sempre meno siringhe e sempre più sniffi o pillole, sempre meno poveri e sempre più ricchi. Ha un nuovo volto, ma sempre pericoloso e forse ancora più insidioso. Mentre i trafiletti sui morti per overdose aumentano ovunque. E soprattutto a New York.

Allarme datato
L’allarme era già scattato in passato: l’eroina, da droga degli anni Settanta, sta tornando a mietere vittime. Consumata e declinata in maniera differente rispetto al periodo del flower power è ritornata prepotentemente in tutto il mondo, Italia compresa. E se nel resto del pianeta si parla di allarme, negli States si parla addirittura dell’esistenza di un’epidemia, il cui epicentro è New York City. Il New York Times denuncia infatti un aumento vertiginoso di morti per eroina nella Grande Mela e in particolare nella zona di State Island, uno dei borough più verdi della Grande Mela che vanta anche la collina residenziale di Fort Hill. Solo quest’anno i decessi a causa di overdose sono triplicati rispetto ai tre anni precedenti e, dal 2003, il 2013 è stato sicuramente l’anno peggiore. L’altro dato che emerge è che si tratta sempre di più di una droga per ricchi e che dai sobborghi della metropoli si è spostata sempre più nei quartieri bene e tra la gente bianca.

La East Coast
New York City - a detta delle autorità di polizia - si conferma infatti l’epicentro per la distribuzione di eroina su larga scala, mercato primario dei cartelli messicani della droga, e trova un enorme bacino di nuovi consumatori che fruiscono di brown sugar e delle sue varianti con modalità differenti rispetto al picco che si registrò quarant’anni fa. Se un tempo c’era il buco oggi la si sniffa, la si brucia per inalarne i vapori (chasing the dragon) o la si fuma, mischiandola poi sapientemente in cocktail fantasiosi quanto pericolosi. In tutti i casi il volume di eroina sequestrato nella città New York nei primi mesi del 2014 è tornato su livelli che non si vedevano dal 1991, superando l’ammontare complessivo confiscato in tutto il 2013.

I grandi fornitori e la roba di qualità
Negli Stati Uniti infatti si parla di vera e propria epidemia, soprattutto nella costa atlantica e di conseguenza a New York. Gli esperti ammettono di aver un po’ dimenticato l’eroina, impegnati com’erano a sensibilizzare l’opinione pubblica sui pericoli della cocaina o delle nuove droghe. Intanto, negli anni Novanta, Colombia e Messico, i due grandi fornitori degli Stati Uniti, cominciarono a produrre eroina di alta qualità e il suo uso prese quota mano a mano raggiungendo un picco proprio negli ultimi anni e trasformando la Grande Mela nella porta di ingresso principale. Da lì si diffonde poi nel Connecticut, Massachusetts e Vermont, tutti luoghi ormai nella morsa dell’eroina, i cui prezzi aumentano in maniera galoppante salendo verso nord. Andrew Kolodny, specializzato nel trattamento delle dipendenze, e dirigente del centro sulle droghe al Phoenix House Foundation, propone una profilazione del consumatore medio, completamente mutato rispetto al passato, apparentemente più in grado di gestirsi nella sua dipendenza, ma altrettanto a rischio come dimostrano i dati sulle morti.

L’altro aspetto della dipendenza
Un altro lato di questa nuova addiction da eroina è rappresentato poi dalle pillole, ovvero da medicinali come morfina e ossicodone, oppiacei in grado di contrastare il dolore. La dipendenza dall’oppio talvolta inizia infatti proprio dagli antidolorifici prescritti con disinvoltura dai medici e che approdano innocentemente negli armadietti medicinali di casa. Ed è così che l’eroina viene sdoganata e consumata in modo alternativo ma altrettanto rischioso. Le previsioni future sono purtroppo ancora peggiori. Con l’aumento della domanda si moltiplicano anche le opportunità di guadagno e l’indotto economico, rendendo il mercato dell’eroina in forte espansione.

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