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Donneuropa
07 05 2014

Di origini ghanesi è un'italiana di seconda generazione. Cresciuta in un feudo leghista, oggetto di nomignoli razzisti da quando andava alle elementari. Ora ha 23 anni e si candida con Sel come sindaco alle prossime amministrative nella provincia di Pordenone

È donna, è giovane, è protestante ed è nera. Barbara Ababio ce l’ha tutte per far parlare un po’ di sé. A maggior ragione se ha deciso di correre con Sel come sindaco di una “piccola patria” leghista come quella di Porcìa, in provincia di Pordenone, finita agli onori della cronaca perché sede di uno stabilimento dell’Electrolux. “Ma la mia candidatura non è una provocazione – spiega Ababio – perché sono italiana e penso di poter avere pieni diritti nel mio paese”. Non la pensano allo stesso modo alcuni suoi concittadini che, ad esempio, nel novembre scorso le hanno addirittura impedito di affittare una casa. L’appuntamento telefonico con l’agente immobiliare per vedere un appartamento era andato a buon fine.

Quando Barbara Ababio si è presentata di persona con la mamma ghanese, però, c’è stata la marcia indietro. “L’agente ci ha detto: qui è dura, i condomini e anche il proprietario non vogliono né persone di colore né extracomunitari, quindi è inutile che io vi faccia vedere l’appartamento per bene”. Per l’attuale sindaco di Porcìa, Stefano Turchet (Lega) si è trattato di un caso isolato. Eppure bastava scorrere la pagina facebook dell’Ababio per vedere immagini di oranghi e gommoni affiancati alle sue foto e inorridire di fronte ai commenti dedicati alla sua candidatura. Oggi quegli insulti sono stati cancellati, non prima di aver sporto denuncia al Questore di Pordenone, “più che altro per una questione di sicurezza nei confronti della mia famiglia”.

Così mentre sui campi di calcio spagnoli qualcuno ‘digerisce’ il razzismo morsicando una banana, a Porcìa si compone una lista di consiglieri che hanno tutti i colori del mondo, a sostegno della candidata ‘nera’. Ghana, Algeria, Niger, Burkina Faso, Turchia, Svizzera, Bangladesh, Togo e Repubblica Dominicana sono solo alcuni dei paesi rappresentati nella lista dell’Ababio. “Sono persone molto attive nella provincia di Pordenone. La mia candidatura ha un senso insieme a quei nomi perché si tratta di persone che sono nate qui e che, a volte, non hanno più legami con il paese d’origine, ma vogliono partecipare ed essere protagonisti sul territorio in cui sono cresciute e vivono”.

Li chiamano G2, i cittadini italiani di seconda generazione proprio come lei, nata a Palermo 23 anni fa da genitori ghanesi. “Io voterò per la prima volta quest’anno. Ho ottenuto la cittadinanza italiana solo nel giugno scorso”, proprio quando il tema dello ius soli aveva raggiunto i vertici dell’agenda politica. Poi quel che è successo dopo è noto a tutti e oggi, tra le riforme e le prossime elezioni europee, di quell’argomento quasi non si parla più.

Su al nord est non sono tanti quelli con la pelle nera. “Alle elementari ero l’unica. Quando ero piccola, mi chiamavano la negretta. Qualcuno lo faceva in modo offensivo, per altri era solo un nomignolo. Ma in fondo ero una bambina. Ora che sono cresciuta e soprattutto adesso che ho deciso di candidarmi, ho scoperto che in questa terra il razzismo è sottile: non puoi oltrepassare una certa linea”. Barbara è commessa in un negozio di vestiti in un centro commerciale e guadagna 1200 euro al mese. “Finché sono lì, vado bene, mi dicono: sì, sei simpatica ma stai attenta, non puoi essere una candidata sindaco. E allora si ripete il refrain: visto che sei nera, non puoi avere una casa in affitto, visto che sei nera, non sei italiana, visto che sei nera, non puoi rappresentarci. Vengo attaccata su tutti i fronti: perché sono giovane e non ho abbastanza esperienza, perché sono nera e non ho diritto. La mia candidatura non ha convinto neanche il Pd.  Forse il fatto che io sia donna è la caratteristica che pesa meno”.
Una scelta spiazzante quella del PD. Dopo aver collaborato alla sconfitta degli emendamenti sulla parità di genere nelle liste elettorali al momento dell'approvazione dell'Italicum alla Camera, per le elezioni europee ha deciso di mettere come capolista nelle cinque circoscrizioni tutte donne, e di avere "solo" il 60% di uomini in lista. ...
Se vogliamo lavorare per la crescita e l'uguaglianza anche in Italia, non possiamo rinunciare al pieno contributo di donne e uomini, pieno contributo che deve partire dal riconoscimento delle differenze e dalla paritaria condivisione delle responsabilità e dell'impegno parlamentare, a livello nazionale e comunitario. ...
Sconfitta, ancora una volta, la parità di genere. Con buona pace del Pd che ieri pomeriggio a maggioranza, ma segnando l'ennesima spaccatura (capofila la senatrice Lo Moro), ha rinunciato al principio dell'alternanza nel voto europeo del 25 maggio. La legge lo stabilisce ma a partire dal 2019. ...

Il Fatto Quotidiano
20 12 2013

"Cara al sol", l’inno della Falange spagnola, potrebbe risuonare anche a Strasburgo. Quattro partiti dell’estrema destra – Democracia nacional, la Falange, Alianza nacional e Nudo patriota – hanno concluso un accordo nel corso di una riunione a Madrid per dare vita alla coalizione España en marcha (Spagna in marcia) e presentarsi alle elezioni europee del prossimo maggio.

La formula è raccogliere le adesioni di 50 cariche elette, cosa che potrebbe verificarsi, oppure 15mila firme tra i cittadini.

L’obiettivo è quello di conquistare almeno un seggio all’Europarlamento. “Non arriveremo mai al potere per vie elettorali. Credo però che in una situazione di grave crisi, se organizziamo l’esercito di militanti al momento opportuno, potremmo esser una forza decisiva per conquistare il potere o, come minimo, avere un’influenza politica significativa” ha assicurato l’avvocato Eduardo Arias, presidente del Nudo patriota e promotore della sigla, al sito di informazione d’ultradestra Patriotas.es.

Non lo dicono apertamente, ma questa nuova alleanza che si prepara a correre alle Europee 2014 è in realtà un banco di prova per calibrare appoggi e potenziare la capacità organizzativa dell’estrema destra iberica in vista di quello che sarà il 2015. L’anno della Spagna al voto: elezioni municipali, amministrative e politiche, in un panorama dove la crisi potrebbe ancora essere al centro del dibattito. Ed è proprio sulla crisi che i partiti nazionalisti puntano tutte le loro fiches.

“Potremmo diventare la quarta forza politica in Spagna”, pronostica Arias. Il leader del Nudo patriota è convinto che “una parte di spagnoli, tra l’1 e il 5 per cento, si identificano con noi. Un altro 20 per cento poi simpatizza con i nostri movimenti. Ma finora questa parte di popolazione non ci ha considerato una reale alternativa politica per la scarsità di numeri e la dispersione nei vari partiti. Quello che conta oggi – continua Arias – è cancellare quella dispersione e unire le forze”.

Detto fatto. La galassia nera di Madrid prima ha marciato compatta lo scorso 12 ottobre al día de la Hispanidad, la festa dell’Unità nazionale. Poi ha reso omaggio a Francisco Franco il 20 novembre, anniversario della sua scomparsa. E proprio in quella occasione ha lanciato per la prima volta la nuova sigla unitaria España en marcha.

Pericolosi e violenti (basti ricordare l’assalto dello scorso settembre alla libreria Blanquerna di Madrid, dove si parlava di indipendentismo catalano), i nostalgici del Caudillo, finora confinati alla marginalità e alla divisione, adesso provano a mettere insieme le forze, sperando di raccogliere qualche consenso dai delusi del Partido popular di Rajoy – che secondo i sondaggi continua a perdere preferenze – e far propria la politica dei loro omologhi europei, puntando il dito contro l’immigrazione, i politici, l’Unione europea, la moneta unica, il separatismo catalano e basco. Tutto in difesa delle vittime della crisi.

Non manca nemmeno il papabile candidato della formazione. Secondo alcune fonti potrebbe essere Manuel Canduela, di Democracia nacional, in passato condannato per aggressione. Storica figura del gruppo violento Acción radical tra la fine degli anni Ottanta e metà dei Novanta, Canduela è il più “europeo” tra i leader neonazisti spagnoli. E’ stato più volte invitato ai raduni europei dei movimenti di estreme destra. E senza dubbio il suo amico più intimo è Gabor Vona, leader del partito ultraconservatore ungherese Jobbik, che è anche la terza forza politica del Paese.

Dal 2009 Democracia nacional partecipa al cosiddetto festival d’estate Magiar Sziget a Budapest, organizzato dai movimenti nazionalisti dell’Ungheria e conosciuto come il luogo di ritrovo annuale per i neofascisti di tutto il mondo. Sulla candidatura di Canduela però non tutti sembrano concordare. Ma che sia lui o qualcun altro poco importa. L’obiettivo, per l’estrema destra spagnola, in ogni caso resta l’Europa.

Silvia Ragusa
Twitter: @si_ragu

 

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