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27ora
09 12 2014

Quando Helen Zimmern scriveva per il «Corriere della Sera», la testata non aveva che qualche anno di vita, e lei ne aveva 38. È verosimile supporre che il direttore di allora, Torelli Viollier, abbia accettato senza riserve la proposta di collaborazione della brillante anglo-tedesca che scriveva per il «Times» e traduceva Nietzche. Ha inizio così il Corriere di Londra: le centottanta corrispondenze dal Regno Unito pubblicate tra il 1884 al 1910 raccolte da Fondazione Corriere della Sera in un volume curato da Caterina Del Vivo. Ad Helen il «Corriere» riconosce una straordinaria possibilità di spaziare tra i temi politici, sociali e di costume; trattati sempre in maniera diffusa, compaiono in articoli firmati, per esteso o sigla, ma mai con uno pseudonimo. Un primato il suo, quello di una donna che viveva del suo mestiere e che non era giornalista per una passione da «coltivare nei pomeriggi più annoiati o di cui discutere negli incontri per il tè» scrive Caterina Del Vivo nell’introduzione.

Osservatrice attenta dei mutamenti di costume, positivista moderata, analitica nelle sue espressioni, meno radicali di quelle della sorella Alice, attiva suffragetta. La sua vicenda, ricostruita con rigore attraverso le poche corrispondenze e documenti sopravvissuti al passare del tempo, riporta a un tempo lontano che per certi versi contiene i germi della vita presente, ma anche le contraddizioni della sua compiutezza. Un tempo di fede nel progresso, di conquiste della tecnica e di tragedie umane, un tempo fondativo, in cui la nascita della società di massa viene raccontata ai lettori italiani con carattere e dovere di servizio. La propensione al racconto delle novità nei suoi articoli diventa analisi delle condizioni miserabili degli operai del sistema industriale in piena espansione, racconto delle eccentricità dell’intrattenimento, traduzione delle novità editoriali, ritratto di grandi artisti e commento di società. «Bisogna sempre tener presente che […] la maggior parte delle nostre idee sociali sulla modestia, la delicatezza, la libertà dei modi e via dicendo sono puramente relative. Se coloro che fanno legge in società s’accordassero che tenere le ragazze perpetuamente frenate è cosa ridicola […] nel termine di cinque anni le nostre idee in merito sarebbero mutate.» Era il 1889 e l’articolo dipingeva la maggiore liberalità nell’educazione delle fanciulle americane e la conseguente loro marcata capacità di indipendenza. Un tono moderato che riporta la nascita di un pensiero strutturato sull’educazione delle donne e sulle forme e modalità della loro partecipazione alla vita civile.

Una modalità che fa proprie tutte le scienze, incluso quelle naturali. In merito, Helen riporta l’analisi di Wallace che individua nell’indipendenza femminile il mezzo attraverso il quale non perpetrare «i vizi dell’umana specie». Darwinismo applicato alla scienza sociale.

Confini che si fondono, discipline che si mischiano di fronte alla complessità di un tempo veloce e carico di interrogativi; interrogativi a cui Helen rispose a suo modo, nei fatti: non si sposò mai e seppe amministrare la sua intelligenza. Un modo senza conflitti, un’affermazione naturale, né conciliante, né politicizzata e tantomeno legata a modelli precostituiti.

Era una «bella intelligenza», come la definì Nietzsche, e si comportò come tale. Un’invenzione la sua, al pari di quelle che raccontava sul «Corriere». Un’invenzione che sorprende a cento anni di distanza e che racconta più di oggi che non di allora. 

Helen Zimmern, Corriere di Londra, 1884-1910 a cura di Caterina Del Vivo con prefazione di Barbara Stefanelli è pubblicato da Fondazione Corriere della Sera.

Time si scusa: "Femminismo non è una parola da buttare"

  • Mercoledì, 19 Novembre 2014 10:58 ,
  • Pubblicato in Flash news
Il Fatto Quotidiano
19 11 2014

Il settimanale Time si scusa ufficialmente. "Femminista" non andava inserita in un elenco di parola da vietare" scrive il direttore Nancy Gibbs, facendo pubblica ammenda. Tutto era partito con il giochetto "vota la parola che non vorresti più sentire nel 2015", perché superata o talmente abusata da esser divenuta insopportabile. ...

Il post-femminismo e il bisogno di una nuova società

  • Mercoledì, 12 Novembre 2014 10:11 ,
  • Pubblicato in L'Articolo
Patrizio Paolinelli
9 novembre 2014

La globalizzazione sta eliminando uno ad uno simboli, istituzioni e soggettività che hanno caratterizzato il Novecento. E' una civiltà in via di estinzione quella che tutti noi attraversiamo durante le nostre affannate giornate.
Un'inchiesta del Daily Mai! (quotidiano filo conservatore, ben felice di punzecchiare il femminismo) ha rivelato infatti che le t-shirt sono confezionate alle isole Mauritius in uno "sweatshop", una fabbrica dove i lavoratori sono sfruttati in barba alle norme internazionali.
Enrico Franceschini, la Repubblica ...

Huffington Post
16 10 2014

Carol Rossetti è una giovane illustratrice brasiliana di Belo Horizonte. Nel suo sito ha ammesso di essere irritata per la maniera nella quale la società tenta di controllare il corpo, il comportamento e l' identità delle donne. Per questo motivo ha creato una serie di cartoline femministe con messaggi di libertà e comprensione per quelle donne che subiscono i condizionamenti del mondo e una morale sessuale colpevolizzante: "Ho usato un tono amichevole nella speranza di far comprendere quanto la realtà sia assurda".

Rose ha deciso di non avere figli. Non preoccuparti, Rose. La maternità è una scelta e la tua decisione non ti rende meno donna!

Susan indossa lo hijab per scelta, eppure molti dicono che lei è "un'altra donna oppressa dall'Islam". Susan, quello che indossi è una tua decisione, e la vera oppressione è privarti della libertà di decidere!

Quando Olivia ha perso i capelli, pensava che non avrebbe mai osato uscire di casa senza la parrucca. È passato del tempo, e Olivia ha cominciato a volersi bene di nuovo e a trovarsi bella nonostante la parrucca. C'è così tanta libertà nell'amore per se stessi, vero Olivia?

Laura indossa soltanto vestiti larghi perché non si è mai sentita a proprio agio con l'abbigliamento da donna. Laura, il genere non definisce lo stile. Ognuno dovrebbe poter indossare qualsiasi cosa possa accordarsi con la propria identità. Hai l'intero negozio a disposizione per trovare la mise perfetta.

Isaura ha abortito. Tutti sono sembrati più pronti a giudicare la legittimità dei suoi motivi piuttosto che aiutarla. Isaura, tu meritavi una procedura sicura a prescindere dalle tue ragioni.

Alice si sta dedicando al sesso occasionale. Alcuni amici le suggeriscono di cambiare comportamento "per rispettare se stessa". Alice sa che la sua vita sessuale non ha niente a che vedere con il rispetto.

Whitney ha speso gli ultimi dieci anni della sua vita cercando di dimagrire per essere felice. Poi ha capito che il suo corpo non le impediva di fare quello che amava alla ricerca della felicità.

Quando Maite ha avuto la sua prima fidanzata a 16 anni, molti pensavano che stesse sperimentando. Probabilmente era così, tuttavia Maite non ricorda di aver sentito che sua sorella stesse attraversando una fase quando ha cominciato a uscire con il suo primo fidanzato...

Silvia ha i capelli bianchi. La gente le consiglia di tingerli così non sembrerà vecchia. Silvia, tingersi i capelli è una scelta, e mai un obbligo. Se ti piacciono i capelli bianchi, a nessuno deve interessare. L'età non deve mai farti vergognare.

Amanda ha deciso che non le piace depilarsi. Amanda, è il tuo corpo e fai quello che vuoi. Nessuna convenzione sociale dovrebbe intromettersi nella tua identità!

Ana è stata violentata. Ana, non sei sola. Non è colpa tua. Questa esperienza non deve definire quello che sei. Sei molto più di questo.

A Ursula non è mai piaciuto truccarsi. Non è un problema, Ursula! Sei la padrona della tua faccia!

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