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Bandiera Rosa: crowdfunding per un film su Mario Mieli

  • Venerdì, 13 Dicembre 2013 11:58 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
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IL FILM

Sant’Antimo (NA), 1973. Giovanni ha vent’anni e di vivere in paese non ne può più. Vorrebbe essere da un’altra parte, magari in qualche grande città, a lottare come gli altri suoi coetanei. Parte quindi per Londra alla ricerca di un cugino, con la speranza di cambiare totalmente vita.

Una speranza che non sarà disattesa.

Un arresto per resistenza alla polizia, l’ingresso in una vivacissima comune e una cocente delusione d’amore per una ragazza di estrazione borghese, saranno infatti solo il preludio allo scioccante incontro con Mario.

Folle, clown e provocatore geniale, Mario non potrebbe essere più lontano, agli occhi di Giovanni, da un leader rivoluzionario.
Eppure la sua straordinaria capacità di sovvertire ogni regola, il suo spendersi in maniera assoluta, sia che si tratti di arringare un gruppo di operai ubriachi o di innamorarsi fino all’autodistruzione, sono qualcosa che il ragazzo non ha mai conosciuto e che finiranno per affascinarlo.

Questo darà il via alla movimentata educazione politica di Giovanni, tra occupazioni di fabbriche, incontri importanti e rocambolesche feste in case occupate della Swinging London.

Ma soprattutto darà vita a un profondo legame tra i due, in un percorso di maturazione e ricerca di una figura paterna, che porterà Giovanni ad un’inevitabile conclusione: la rivoluzione più importante, la più difficile di tutte, è cambiare se stessi.

UNA NUOVA OCCASIONE PER PARLARE DI MARIO MIELI

Il film rappresenta un’opportunità unica per riscoprire uno dei personaggi più affascinanti e controversi degli anni ’70: Mario Mieli.

Scandaloso (si vestiva da donna), eccessivo e maledetto (celebrava l’uso di droghe e la sfrenata sessualità) ma anche raffinato intellettuale (la sua tesi di laurea fu pubblicata da Einaudi e tradotta in varie lingue), Mieli rappresenta una figura irripetibile, capace di riunire in sé, con sconcertante naturalezza, la disarmante intelligenza e la provocazione estrema.

Con una lucidità davvero rara, si scagliava contro tutte quelle “verità” socialmente imposte (i ruoli sessuali, la sacralità di famiglia e lavoro, la morale…), che reprimono l’indole anarchica dell’uomo e la sua naturale propensione al piacere, per disumanizzarlo e trasformarlo in un “consumatore ideale”.

Mieli, però, non si limitava a reinventare brillantemente Marx, ma incarnava il proprio pensiero, trasformando il proprio corpo in strumento eversivo (da qui il travestitismo) e la propria vita in un manifesto irriverente contro ogni regola (da qui i clamorosi eccessi), sposando la causa di coloro che riteneva i reietti e gli sfruttati dal sistema capitalistico, come gli omosessuali, le donne e gli operai.

Fu un’onestà intellettuale, la sua, che non poteva restare impunita da un establishment che fece di tutto per spegnere la sua voce, consegnandolo ad una fine tragica.

Mieli si suicidò infatti a soli 32 anni, non prima però di aver lasciato un segno importante. Fu tra l’altro uno dei fondatori del primo movimento di liberazione omosessuale italiano, tanto da venir considerato oggi al pari di un Harvey Milk, un’icona e un martire nella lotta per i diritti dei gay.

A trent’anni dalla sua scomparsa, Mario Mieli resta un personaggio capace di parlare di libertà con una voce unica ed originale che il tempo non è riuscito a rendere innocua.

Una voce forte, spietata e profetica, oggi più necessaria che mai.

IL CROWDFUNDING

Nonostante la fortuna critica il progetto non ha trovato un finanziatore italiano ma, grazie al crowdfunding, Bandiera Rosa ha una nuova chance. Sottoscrivendo delle quote a partire dalla simbolica cifra di un euro il pubblico ha il potere di infondere nuova vita al progetto, ridando voce ad una storia dai contenuti forti e diversi. Una storia che non può e non deve sottostare a censure, ricatti ed edulcorazioni, ovvero alle naturali conseguenze di chi in un film vede solo un investimento economico.

La cifra raccolta verrà interamente impiegata nella produzione e realizzazione di questo film.—> Scopri il progetto e sostieni BANDIERA ROSA

Il viaggio nella Puglia dei giorni nostri mostra nelle prime immagini il Tavoliere invaso da giganti d'acciaio che roteano dolcemente gli arti, a seconda di quanto forte soffi il vento. ...

Se la parte del trans la fa il trans

  • Giovedì, 28 Marzo 2013 11:08 ,
  • Pubblicato in Flash news
west
28 03 2013

Si chiama Sü la protagonista di “The Switch”, la prima serie comica al mondo sulla vita delle persone transgender. Sü è una giovane donna che vive una vita normale. Ha un bel lavoro in un’azienda come software manager e vive in un grazioso appartamento della sua città. Quando però decide di fare “coming out” dichiarando la propria transessualità, all’improvviso il mondo le crolla addosso. Si ritrova disoccupata, costretta a ripartire da zero. Questa la breve trama dell’inedita sitcom, prodotta in Canada dalla Trembling Void Studios, che si compone di sei episodi di circa mezz’ora ciascuno, che verrà trasmessa su internet dal prossimo autunno. Tra le altre novità si sgnala un cast in ruoli trans saranno recitati per la prima volta da veri attori transgender. Secondo i realizzatori della pellicola, l’umorismo può essere un ottimo veicolo per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sulle difficoltà e discriminazioni che queste persone affrontano quotidianamente per il loro orientamento sessuale.




Vita.it
04 03 2013
 
Resistenza, coraggio e arte. Queste le parole chiave per descrivere l'anima dell'XI edizione del Festival cinematografico sui diritti umani organizzato dal 2003 a Ginevra. In concorso anche l'italiano di Marco Bellocchio “La bella addormentata”.
 
 
Ginevra. Si è svolta venerdì 1 marzo la cerimonia di apertura dell'XI edizione del Festival du film et forum international sur les droits humains (Fifdh) che come ogni anno la città di Ginevra ospita con grande orgoglio e partecipazione. Appuntamento imperdibile per tutti gli attori impegnati nella difesa dei valori umani e dei diritti dell'uomo, il Festival vuole celebrare e onorare quegli "artisti resistenti" che attraverso le loro opere creano un movimento di consapevolezza e indignazione capace di «sconvolgere l'ordine delle cose» - per usare le parole del direttore generale del Fifdh Léo Kaneman.

La manifestazione porta con sé una grande responsabilità: «Protestare contro la politica dei due pesi e due misure imposta dalle ragioni di Stato», come ha dichiarato Kaneman durante la cerimonia di apertura del Festival. «Come giustificare il folgorante intervento in Mali per mettere fine al terrorismo islamico di fronte al vergognoso immobilismo della comunità internazionale davanti ai crimini perpetuati da Bashar-El-Assad? Come spiegare il silenzio internazionale sui crimini del presidente dell'Uzbekistan Islom Karimov, a capo della peggiore dittatura dell'Asia centrale?».

Proprio con l'intento di sollevare questioni ignorate o dimenticate, il Festival si svolge in parallelo al Consiglio dei diritti dell'uomo dell'Onu dove siedono, «in silenzio», molti stati complici della violazione dei diritti dell'uomo. «Sin dalla nostra origine ci siamo presentati come una tribuna libera, un forum dove si parla di tutto ciò di cui normalmente non si discute – ha spiegato Kaneman in un'intervista a Geneva cooperation internationale - Noi denunciamo senza indulgenza tutte le violazioni dei diritti umani ovunque esse vengano perpetrate. Allo stesso modo, rappresentiamo un rifugio per gli attivisti, i difensori dei diritti umani e gli artisti che si battono e rischiano la loro vita sul terreno. Noi non rischiamo la nostra vita, ma proviamo a diffondere le loro parole».

Film in concorso e giuria

I film in concorso sono una quarantina, proiettati in anteprima in Svizzera. Tra questi si conta anche una presenza italiana, il lungometraggio di Marco Bellocchio “La bella addormentata”, presentato dall'account ufficiale del Festival (@fifdh) come "uno sguardo su un'Italia addormentata e senza punti di riferimento".

L'attualità è al centro dell'attenzione. Mali, Siria, Tunisia, Afghanistan, America centrale, Russia e Uzbekistan, Israele e Palestina sono i grandi protagonisti.  Ma l'indignazione del Festival contro le violenze e i crimini impuniti raggiunge anche l'India, la Svizzera, la Francia e l'Europa.

All'interno del ricco programma spicca la giornata dell'8 marzo, dedicata interamente alla “questione femminile”: per l'occasione sarà proiettato “Difficult love” di Zanele Muholi, documentario che racconta l'orrore degli stupri collettivi contro le lesbiche in Sudafrica. E sempre sul tema della violenza contro le donne, la star americana Angelina Jolie presenterà  “In the land of blood and honey” - di cui lei stessa è regista - un film sugli stupri sistematici contro le donne durante il conflitto in Bosnia. Tra i documentari in concorso vale invece la pena di citare “Camp 14” di Marc Wiese, un'opera inedita e sconvolgente sui campi di lavoro in Corea del Nord.

Per quel che riguarda la giuria, il grande assente è l'artista e attivista cinese Ai Weiwei, forse la figura più importante della dissidenza cinese, a cui è stato impossibile raggiungere Ginevra perché privato del passaporto. Per tutta la cerimonia di apertura sul palco del Festival è stata presente una sedia vuota in suo onore. A lui è anche dedicata la proiezione “Ai Weiwei: never sorry” di Alison Klayman, a cui seguirà un dibattito incentrato sui principali protagonisti della resistenza cinese.

Malala e Stéphane, insieme sullo stesso palco

Poiché l'edizione 2013 del Festival è dedicata alla resistenza, la cerimonia di apertura è stata l'occasione per omaggiare il diplomatico francese Stéphane Hessel, scomparso il 27 febbraio scorso, che è stato ricordato così: “Ardente difensore dei diritti di tutti i senza voce, di tutti gli indignati, di tutti coloro che si battono nell'ombra affinché i diritti fondamentali siano rispettati (…) Un uomo che interpellava con sincerità il Consiglio dei diritti dell'uomo dell'Onu, istituzione che rispettava ma di cui non ha mai smesso di criticare il suo immobilismo”.

Insieme ad Hessel è stata omaggiata anche Malala Yousafzai, la giovanissima attivista pakistana simbolo mondiale della lotta contro l'islamismo radicale e promotrice dell'uguaglianza tra uomini e donne nei paesi musulmani. Lanciando un appello in favore della loro terra violentata dai talebani, la prosperosa valle di Swat in Pakistan, dal palco del Festival il padre di Malala ha dichiarato: «Se io e mia figlia siamo alcuni tra i pochi a parlare di educazione, siamo alcuni tra i molti a soffrire nel nostro paese».

Serena Carta

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