×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

È importante amare il proprio corpo

  • Venerdì, 16 Gennaio 2015 11:24 ,
  • Pubblicato in Flash news
la Repubblica
16 01 2015

"Amate il vostro corpo e quello che vedete, così com'è. Non più tardi. Non 'dopo'. Ora". Semplice ma efficace, è lo slogan della campagna internazionale "Love The Mirror" della community The Body Love Conference con la collaborazione del blog The Militant Baker. L'obiettivo è inserire tra i buoni propositi del 2015 quello di cominciare ad amarsi.

"Le persone sono abituate a essere lodate per la gentilezza, l'intelligenza e la creatività. Quello che non sono abituate a sentire è che i loro corpi sono perfetti così come sono con le loro imperfezioni", dice Jes Baker. E se servissero dei motivi validi per iniziare ad amarsi "Love The Mirror" ne offre ben 29, tanti quanti i modelli immortalati dalla fotografa Jade Beall.

Donne e uomini, più o meno giovani, hanno posato davanti l'obiettivo indossando ciò che più li faceva sentire a proprio agio. C'è chi si è presentato con i pattini a rotelle, con un violino, in mutande e persino con un cappotto di pelliccia rosa. Tutti accompagnati da una domanda: "Perché è importante amare lo specchio?". Ecco le loro risposte. La campagna continua sui social network dove, utilizzando l'hashtag #LoveTheMirror, ognuno può caricare una foto e una sua riflessione.

Se una foto sa raccontare

  • Giovedì, 18 Dicembre 2014 15:59 ,
  • Pubblicato in Flash news

Corriere della Sera
18 12 2014

Amilcare G. Ponchielli se lo portò nel buio la sclerodermia, male contro cui ingaggiò una battaglia durata anni.

Era il 2001 e Amilcare, nato nel 1946, era nel fiore degli anni. Anche negli ultimi mesi, pur sapendo che la malattia stava vincendo, era lui che illuminava e consolava gli altri, non il contrario.

E fino all'estremo palpito di vita rimase inflessibile, a volte aspro, nella difesa strenua della sua missione su questa terra: dare valore all'immagine, metterla al centro del metodo giornalistico, non vederla ridotta a orpello per occhi distratti o (ed è peggio) imbarbariti. ...

la Repubblica
12 12 2014

Un fotografo del Washington Post, vincitore di tre premi Pulitzer, è morto di infarto in Liberia mentre realizzava un reportage sull'epidemia di ebola. Cinquantotto anni, Michel du Cille, americano di origini giamaicane, si è accasciato vicino a un villaggio ed è morto durante il trasporto in auto al più vicino ospedale, lontano due ore.

Il Washington Post gli ha reso omaggio ricordandolo per la sua capacità di catturare "immagini delle lotte e dei trionfi dell'uomo" e definendolo "uno dei più bravi fotografi al mondo". Du Cille era arrivato martedì nell'Africa occidentale per un servizio sul virus che ha già fatto quasi 6.400 morti.

Du Cille vinse due premi Pulitzer per la fotografia, con il Miami Herald nel 1986 e nel 1988, con lavori sull'eruzione del vulcano Nevado del Ruiz e sul dramma del crack a Miami. Passò al Post nell'88 e qui vinse, nel 2008, il Pulitzer per il Public service con i reporter Dana Priest e Anne Hull per una serie di foto sulla cura dei veterani di guerra negli Stati Uniti.

"Siamo distrutti - dichiara il il caporedattore esecutitov del Washington Post, Martin Baron - abbiamo perso un collega amato e uno dei più grandi fotografi al mondo".

Le sue parole sull'Ebola. E' stato lo stesso du Cille a raccontare, sul post, la sua esperienza in Liberia per fotografare l'emergenza Ebola. "Sono stato sempre orgoglioso nei miei oltre 40 anni di carriera come fotogiornalista dell'offrire dignità ai soggetti che fotografo, specialmente quelli che sono malati o in difficoltà di fronte a una fotocamera. Il mio recente lavoro in Liberia è stata una sfida per me. Il rispetto è una delle ultime e uniche cose che il mondo può offrire a un persona che è morta o sta per morire. Ma la fotocamera stessa a volte sembra un tradimento di quella dignità che si spera di offrire (...) Come si dà dignità all'immagine di una donna che è morta e giace a terra, ignorata, non coperta e sola mentre la gente passa, o solo guarda da lontano? Ma credo che il mondo debba vedere gli effetti orribili e disumani dell'Ebola. La storia va raccontata, così andiamo in giro con dolcezza e evitando intrusioni estreme (...) Raccontare Ebola vuol dire essere vicini, a distanza di scatto, con la devastazione del virus. Questo lavoro mi ha portato faccia a faccia con un altro aspetto dis-umanizzante del virus: la paura. Sapendo che un pericolo silenzioso si nasconde in una persona infetta da Ebola, un semplice tocco può farci ammalare. In Monrovia, dove è passato due settimane, la paura è sempre presente. Tra la gente, e tra i fotografi".



L'altra metà del click

Raccontano da sempre, le donne: a parole, con i gesti, cantando, cullando. Raccontano per tramandare le esperienze. Per affrancarsi da nuove e vecchie schiavitù. E in fondo per rendere la vita, ancora, una storia da proseguire. Ci sono vicende che solo le donne sono in grado di raccontare: sapendo dove si annida la gioia, quando sembra impossibile. 
Sabina Minardi, l'Espresso ...

Sette - Corriere della Sera
08 08 2014

"Anche quest'anno ho trascorso la maggior parte del mio tempo in zone di guerra. Per darti un'idea, sono stata due volte in Afghanistan, in primavera per coprire le elezioni presidenziali per Time e a giugno per il New York Times. Poi a maggio ho lavorato nel Sud Sudan, dove tuttora infuriano i combattimenti e la crisi umanitaria è enorme, e ho trascorso la seconda metà di giugno a Najaf, in Iraq, feudo degli Sciiti che si stanno preparando, come dicono loro, alla "guerra contro i terroristi", ovvero i jihadisti dello Stato Islamico di Iraq e Siria".

Chi ci parla è Lynsey Addario, la più nota fotografa di guerra a livello internazionale.

"Ad aprile, mentre ero a Kabul, ho pranzato con Anja Niedringhaus pochi giorni prima dell'attentato in cui ha perso la vita. Anja ha coperto i maggiori conflitti degli ultimi vent'anni. Quando ci siamo incontrate eravamo tanto contente, perché non ci sono molte donne che abbracciano questa professione e la comprensione che ci accomuna è speciale. Certo, ci sono delle professioniste esperte, come Paula Bronstein, Andrea Bruce, Carolyn Cole, Nicole Tung, Véronique de Viguerie, ma siamo pur sempre poche. Io amo il mio lavoro..." ...

facebook