La storia di Ayaz è la storia di tutti e tutte!

  • Martedì, 08 Settembre 2015 13:50 ,
  • Pubblicato in Flash news

Melting Pot
08 09 2015

Ayaz Morad. Giovane ragazzo curdo, politicamente con l’YPG. I suoi fratelli stanno ancora combattendo in Rojava. È in viaggio con la sorella minore dal 13 agosto. È passato dalla Turchia, naufrago nella traversata in gommone verso Kos e recuperato dagli elicotteri dopo 12 ore in mare. Ha bucato quasi tutti i confini dell’Europa balcanica, compresa la Macedonia. È arrivato a Budapest. Per tre giorni si è scontrato per ottenere un viaggio verso la Germania.

Con lui l’altro ieri siamo stati in cordone a difendere i bambini dalle frange nazionaliste ungheresi.
Con lui abbiamo riso e scherzato durante la marcia, ci ha chiesto che giorno era, oramai aveva perso il conto.
Noi dopo oltre venti chilometri desistiamo per recuperare le attrezzature, lui no, cammina fino a notte fonda. Fino a quando un autobus militare lo carica portandolo fino al confine austriaco. Identificato, poi portato nel primo paese dell’Austria, dove un altro autobus lo porta a Vienna.

Si dice che chi è sempre in cammino non si perde mai, ed è vero.
Oggi alle 07:30, alla stazione Westbanhof di Vienna, tra la stanchezza per il viaggio e la felicità alla notizia dei treni che li porteranno in Germania, abbiamo sentito una voce calma e sicura che ci chiama fratermamente.
Era Ayaz, che stremato, sta ancora aspettando la sorella bloccata a Budapest.
Oggi dovrebbe arrivare e assieme partiranno verso le lande tedesche.

Per noi è stato un colpo al cuore ritrovarlo.
Questa foto e questa storia romantica e brutale, allo stesso tempo, ci commuove e ci indigna.
Perché la forza di Ayaz è straordinaria, ma sottolinea come sia necessario ridiscutere le politiche migratorie non adeguate alla fase contingente.
Sottolinea come sia necessaria l’apertura di un canale umanitario.

La nostra Europa non ha confini, con Ayaz e tutti gli altri, per la dignità di tutti e tutte.

Momo, Nando, Marco,
Attivisti dei centri sociali del nord est

InfoAut
08 09 2015

Al grido di “libertà, libertà” i migranti, che hanno animato quest’estate la vita del presidio permanente No Border Ventimiglia, invadono ancora una volta le strade che si trovano sul confine italo-francese di Pont Saint-Ludovic. L’azione è rapida e decisa, i migranti bloccano in maniera alternata prima il flusso di macchine che proviene dalla Francia verso l’Italia e poi nella direzione opposta, quello proveniente da Ventimiglia. La facilità con cui il confine italo-francese viene attraversato ogni giorno da migliaia di persone è messa a dura prova. La frontiera diviene per qualche minuto, un territorio ostico. I corpi dei migranti stesi per terra impediscono il passaggio dei mezzi, ad un certo punto un auto cerca di forzare il blocco dei manifestanti, investendo e ferendo un giornalista francese.

Di seguito il comunicato del No Border Camp:


Oggi 7 settembre 2015, 150 persone del Ventimiglia No Border Camp, hanno partecipato ad un progetto artistico di resistenza, per commemorare le vittime delle migrazioni. Attraverso il loro corpo e la loro voce, i manifestanti hanno affermato il diritto alla libertà di movimento, senza discriminazioni e opponendosi alla militarizzazione repressiva di polizia e istituzioni. Alcuni «migranti» hanno dato vita ad una protesta spontanea e non violenta.
Un giornalista francese che stava filmando la protesta è stato investito da una macchina, che ha travolto il blocco di manifestanti, ed è stato portato in un vicino ospedale.
Dobbiamo sottolineare il comportamento della polizia, che nonostante sia sempre pronta sostenere la pericolosità dei "No Borders", non è intervenuta lasciando scappare la macchina che ha travolto il giornalista e alcuni migranti. Prima di questo episodio anche altri manifestanti sono stati feriti in modo simile.

Gli eventi di oggi rafforzano l’idea di un attacco diretto contro le lotte del movimento «migranti».
Le contraddizioni aperte dei media-main stream e della narrazione politica sono frutto del tentativo di depoliticizzare la «questione migranti» proponendola come una crisi umanitaria, cercando di nascondere il fatto che l'Europa non abbia mai militarizzato tanto i suoi confini, e mai cosi tanto ha represso le migrazioni nel sangue.

Willkommen

  • Lunedì, 07 Settembre 2015 12:12 ,
  • Pubblicato in Flash news

Melting Pot
07 09 2015

La lunga marcia dei migranti è arrivata ieri a Vienna: la tappa è molto diversa dalle altre soste obbligate che le persone hanno dovuto subire nel loro viaggio. Il colpo d’occhio è notevole, impressiona la solidarietà dei cittadini e il modo impeccabile in cui è organizzata l’accoglienza.
Ci sono tanti generi di prima necessità, giocattoli, sorrisi, calore umano. Solo poche ore prima molti dei migranti che ora si riposano in stazione erano stati trattati in modo inumano e degradante o vittime di violenze. Sapere che almeno loro ce l’hanno fatta, che sono liberi di muoversi, mentre altri purtroppo continuano a morire nel Mediterraneo o sono rinchiusi in modo illegittimo in qualche centro d’identificazione, è una gioia immensa.

Alle ore 8:20 a Westbahnhof, nonostante l’emergenza e il numero di persone presenti, i treni sono puntuali e tutti sono trattati con dignità. Sono stati istituiti dei treni speciali per la Germania, la meta è ancora lontana, ma ora il viaggio per i migranti si trasforma in qualcosa che ognuno di noi compie innumerevoli volte nella propria vita. Incontriamo per caso Ayaz, un ragazzo conosciuto durante la marcia che ci ha raccontato la sua storia di migrazione partita il 13 agosto scorso. Gli auguriamo di rivedere presto la sorella e lo abbracciamo fraternamente.

Gli austriaci, e i tedeschi che accolgono le persone a Monaco, a Francoforte e Dortmund, stanno dimostrando coi fatti che la solidarietà è una pratica concreta e possibile e che questa può prevalere sui germi della xenofobia e del razzismo. La straordinarietà di tutto questo è che sono i migranti ad aver prodotto una breccia speriamo irreversibile nell’Europa fortezza, facendo saltare piani normativi e regolamenti inefficaci, dimostrando a tutti che le cose possono cambiare. Quello che rimane assurdo ed inaccettabile è che altri migranti, in questo stesso momento, siano costretti a rischiare la propria vita mettendosi nelle mani di uno scafista, o a pagare somme ingenti a un passeur per oltrepassare altri confini. A Ventimiglia o al Brennero le nostre frontiere, in queste ore, per i migranti sono chiuse. E’ su queste palesi difformità che dobbiamo soffermarci per non dimenticare che è necessario spingere i governi a cambiare radicalmente le leggi sull’immigrazione e chiedere l’apertura immediata di canali umanitari.

Alle 11.00 prendiamo parte alla Carovana #RefuggeConvoy.
Più di 250 auto partono dallo stadio di Vienna per tornare in Ungheria. L’appello lanciato sui social network e in breve tempo diventato virale è quello di “prendere i profughi e portarli al sicuro a Vienna”. Nessuno qui si fida del governo ungherese.
Le auto sono cariche di viveri, a tutti vengono forniti i numeri dell’assistenza legale, il rischio è quello di essere arrestati. Le colonne di auto sono un altro grande esempio di solidarietà e nel contempo un’iniziativa politica per disobbedire ai richiami del governo ungherese di non prestare aiuto ai migranti.
La carovana fa una pausa a Gyor a caricare un centinaio di persone e poi si divide in tre tronconi. Una parte rientra a Vienna con le prime cento persone recuperate, un’altra si dirige verso il confine con la Serbia a Röszke perchè ci viene riferito che i migranti non siriani vengono tuttora bloccati, la restante va alla stazione di Keleti di Budapest.
La giornata termina a Keleti e finalmente notiamo che anche qui iniziano ad essere montati dei gazebo che distribuiscono vestiti, coperte e medicine.

Budapest, 6 settembre

Vedi anche: La storia di Ayaz è la storia di tutti e tutte!

Cortei di auto al confine per trasportare i profughi

Migranti-Frontiere"Orbàn ci può arrestare ma aiutarli è un dovere". Vienna sfida l'Ungheria. Il passaparola parte in Rete e alla frontiera arrivano centinaia di macchine.
Andrea Tarquini, La Repubblica ...
Al grido di "Germania, Germania" a migliaia hanno cercato di salire sui treni. Ma gli agenti di Orbàn sono stati inflessibili per fermare uomini, donne e bambini. In molti avevano regolari biglietti comprati con i sacrifici di una vita.
Andrea Tarquini, La Repubblica ...

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