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I bambini della Grecia piegati dalla fame

  • Giovedì, 18 Aprile 2013 08:32 ,
  • Pubblicato in Flash news

Giornalettismo
18 04 2013

The New York Times ha raccolto testimonianze sulle conseguenze della crisi in Grecia, scoprendo la drammatica situazione vissuta quotidianamente dai più piccoli. Ecco come vivono i bambini in un paese minato dal debito.

I BAMBINI DELLA GRECIA - The New York Times ha interrogato il preside di una scuola greca per ascoltare la testimonianza del disagio dei bambini che risentono della situazione economica greca. “Leonidas Nikas (il preside ndr) è abituato a vedere i bambini giocare, ridere e sognare il futuro ma recentemente è comparso alla sua vista qualcosa di totalmente diverso: bambini che si fanno aiutare dai compagni per raccogliere cibo all’interno dei bidoni della spazzatura. Bambini piegati dai morsi dalla fame” è così che il giornale americano presenta la situazione greca.

BAMBINI AFFAMATI - “Ci sono bambini che a casa non mangiano quasi niente” spiega il direttore di un istituto scolastico di Atene, a volte prova a parlare con i genitori ma scopre storie angoscianti: “Una volta mi è capitato di parlare con i genitori di un bambino che sono apparsi subito in imbarazzo e pieni di vergogna. Mi hanno raccontato dell’impossibilità di trovare un lavoro, della fine dei loro risparmi e di una vita portata avanti con razioni di pasta e ketchup”. Nikas spiega che in Grecia si è arrivati al punto che i bambini arrivano in classe affamati e “oggi le famiglie non hanno solo difficoltà nel trovare lavoro ma a sopravvivere”. La disoccupazione greca ha raggiunto picchi del 27%, tra i più alti in Europa e sei persone su dieci non riescono a trovare lavoro da almeno un anno.

CRISI E ISTRUZIONE - L’anno scorso, circa il 10% degli studenti delle elementari e delle medie della Grecia soffriva di “insicurezza alimentare” e, ad oggi, la situazione non è cambiata: “Quando si tratta di insicurezza alimentare, la Grecia è arrivata ai livelli di alcuni paesi africani” ha rivelato Athena Linos della Athens Medical School. Le scuole greche, a differenza di alcune straniere, non offrono pranzi in mensa: gli studenti devono portarlo da casa o possono acquistarlo all’interno della scuola ma il costo di una mensa è inaccettabile per le famiglie greche che non hanno di che campare. Una bambina di 15 anni ha raccontato: “I miei genitori non hanno soldi, non sappiamo cosa succederà domani e chi ha accesso al cibo non potrà mai capire la condizione in cui si trova chi non può neppure mangiare. I nostri sogni sono sepolti”. Nel 2012 l’Unicef ha evidenziato che il 26% delle famiglie greche ha un tenore alimentare scarso a causa della crisi, il fenomeno inizialmente riguardava solo gli immigrati ma adesso ha a che fare anche tra i cittadini. “Non dico che l’Europa abbia il dovere di aiutarci, dobbiamo iniziare anche tra di noi a farlo. Le persone dovrebbero comportarsi come fanno le famiglie in questa scuola che aiutano quelle più disagiate, altrimenti siamo spacciati” ha concluso Leonidas Nikas.

08 04 2013

In Grecia noi donne stiamo subendo un regresso storico senza precedenti nei nostri diritti e nella nostra vita quotidiana.Ed ecco in cosa si riassume questa vita quotidiana nella Grecia ai tempi della Troika: insicurezza e miseria estreme, repressione e dipendenze, violenze, esclusione dall’accesso alle cure e…disperazione!
 
Disperazione perché la Troika e i suoi servitori locali persistono, sadicamente e sempre di più, in questa politica catastrofica e improduttiva che ha già demolito lo stato previdenziale in meno di tre anni, ha fatto andare in pezzi l’economia, ha provocato la recessione, la disoccupazione di massa…
 
Le cifre del debito sono spietate: il debito pubblico era di 299 miliardi di dollari nel 2009, ossia il 129,3 del PIL prima degli accordi con la Troika. Nell’anno 2011, secondo le cifre del governo, hasuperato i 368 miliardi, 169 % del PIL e secondo altre stime potrebbe superare il 200% nel 2020.

Come non disperarsi, quando la maggioranza schiacciante della popolazione, uomini e donne,subisce gli effetti disastrosi di queste politiche, che non risolvono il problema del debito e ci fannosempre di più sprofondare nella crisi umanitaria, nel caos, sempre di più, e tutto ciò… per niente!
 
La vita delle donne in questa Grecia governata dalla Troika.
 
 Prima di tutto il diritto al lavoro è andato in pezzi. L’arma del debito ha rovesciato la tendenza storica al miglioramento continuo della posizione delle donne sul mercato del lavoro dagli anni ’80in poi. Siamo ormai al regresso, non passeggero, ma storico. Prima della crisi la disoccupazione femminile arrivava al 12%, ora tocca ufficialmente tassi del 29%-30%. E per le giovani donne dai 15 ai 24 anni arriva al 61%... una vera catastrofe per chi realizza di non avere più futuro! Ormai ci sono più persone inattive (soprattutto donne) che attive. E un terzo di quelle che lavorano non sono pagate. Nei supermercati spesso le commesse sono pagate in prodotti.
 
Quanto al diritto alla maternità libera o alla libera scelta di decidere se avere figli, è lettera morta: quale ironia della storia! Sono quarant’anni che ci battiamo contro la maternità forzata e oggi ci rifiutano il diritto di avere un figlio …
 
La povertà, la miseria, l’insicurezza hanno già provocato un calo delle nascite del 15 %. Tre milioni di greci senza copertura sanitaria devono ormai pagare l’accesso alle cure, che sono privatizzate e commercializzate.
 
Un esempio: il parto non è più gratuito da molto tempo, ma ora costa caro, molto caro: 800 euro e 1600 per il cesareo.
 
Ecco quel che dice l’ordine dei medici greci – piuttosto conservatore – in un recente comunicato: “Esiste il dramma quotidiano delle donne incinte che vengono per partorire con il cesareo, ma che non possono farlo, perché non possono pagarlo”. “Queste donne sono dunque costrette a partorire in strada, con il rischio di morire o di far nascere un bambino infermo a vita”.
 
Ed inoltre anche quelle che possono pagare “partoriscono in alcuni ospedali senza la presenza di ginecologi perché vi è carenza di personale a causa dei tagli di bilancio”!
 
La rapina del secolo.
 
Ma c’è di peggio. Tutto lo stato previdenziale greco è praticamente distrutto. Il risultato è che tutti i servizi pubblici di cui prima si faceva carico lo Stato, dagli asili agli ospizi per anziani e anche le cure mediche sono ora prese in carico … dalle donne in famiglia. E tutto ciò gratis, senza che nemmeno si riconosca questo lavoro non retribuito. Lavoro che ha un valore economico veramentesmisurato, tanto che possiamo a giusto titolo chiamare tutto ciò la più grande rapina del secolo!
 
L’enorme somma di denaro così risparmiata in questa tipica operazione neoliberista va direttamente al pagamento del debito. Perché? Perché secondo il dogma neoliberista, occorre dare priorità assoluta al soddisfacimento dei creditori e dei banchieri e non già ai bisogni elementari dei cittadini!
 
Avete mai sentito parlare di tutto ciò? No, nessuno si prende nemmeno la pena di menzionare questa rapina colossale di oltre centinaia di miliardi di euro.
 
E’ sicuramente un fatto che solo le prime e principali vittime di questa operazione, e cioè noi donne, possiamo parlarne, denunciare e soprattutto mobilitarci e lottare contro questa rapina. Perché non si tratta solamente di sempre maggiore lavoro non pagato, ma anche, soprattutto di un attacco generale contro i diritti che abbiamo ottenuto grazie alle nostre lotte di questi ultimi 40 anni.
 
Ma c’è di più. Una tale privatizzazione dei servizi pubblici grazie al lavoro non pagato delle donne deve essere giustificata ideologicamente perché possa essere accettata. Ecco perché le donne devono essere rappresentato come “naturalmente” dedite alla famiglia, ai loro mariti, ai loro figli, al loro lavoro casalingo.
 
Perché? Perché, ci dicono, è la loro “missione”, la “missione” delle donne di essere al servizio degli altri e nel nostro caso presente d’essere le sostitute dello Stato previdenziale ormai smantellato.
 
Voi conoscete molto bene il nome di questo involucro ideologico, di questo alibi ideologico: il suo nome è patriarcato, la peggior specie del buon vecchio patriarcato che va ormai a braccetto con la più recente e insieme più barbara espressione del capitalismo neoliberista …
 
Questo matrimonio tra capitalismo e patriarcato si traduce in qualche cosa di concreto: cioè che noi abbiamo una sola scelta, servire! Servire, prendersi cura, nutrire, pulire i nostri bambini, gli anziani, i nostri figli, fratelli e mariti disoccupati, tutti quelli che non possono mantenere un’abitazione propria e sono obbligati a stare in una stessa casa.
 
Ma si tratta semplicemente di un ritorno al focolare? Di un ritorno agli anni cinquanta, a prima delleconquiste femministe, ad un modello di famiglia basata su una coppia in cui l’uomo lavorava in fabbrica e la donna a casa? Non è da escludersi che la rovina sociale, e una società di disoccupati senza stato sociale, senza società civile, generino una famiglia che tende a regredire verso una forma più arcaica di vita comunitaria, verso una specie di tribù dove i diritti individuali non esisteranno più per noi.
 
Perché questo spreco umano?
 
Perché tutto questo? Perché questo denaro deve andare prioritariamente e automaticamente al pagamento dei suoi creditori!Ma, ci chiederete, perché tutto questo? A quale logica obbediscono queste politiche che seminano la miseria e distruggono un’intera società. Perché questo spreco umano?
 
La nostra risposta è categorica: perché non si tratta più di soddisfare prioritariamente i bisogni dei cittadini, ma quelli dei creditori e dei banchieri!
 
Sì, è proprio nel febbraio 2012 che l’Eurogruppo, ovvero coloro che governano attualmente l’Europa, ha imposto alla Grecia non solamente di scrivere nella sua Costituzione la priorità assoluta dei creditori, ma anche quella misura allucinante di istituire un conto bloccato in Lussemburgo, dove verrà depositato il cosiddetto “aiuto” dell’Europa alla Grecia, che la Grecia non potrà toccare.
 
Questo costituisce una vera e propria contro-rivoluzione d’interesse planetario. Perché? Perché da sempre fino a quel fatidico febbraio 2012 il diritto internazionale si fondava su un principiointoccabile, quello dello “stato di necessità” che imponeva ai governi del mondo di dare la priorità alla soddisfazione dei bisogni fondamentali dei loro cittadini, cioè alla salute, all’educazione, all’aiuto ai più sfortunati, ecc. ecc. Quello che ha imposto l’eurogruppo alla Grecia non riguarda solo la Grecia, ma tutto il mondo!
 
Perché? Perché costituisce un precedente che mira a distruggere il principio dello “stato di necessità” e a sostituirlo con quello della priorità dei creditori.
 
E’ come se noi dicessimo, cinicamente: potete morire, ma noi ce ne freghiamo perché la sola cosa che ci importa è soddisfare gli interessi dei creditori e nient’altro.
 
E l’avvenire della democrazia in Grecia e in Europa?
 
Tuttavia queste politiche non hanno avuto come unico risultato quello dell’orrendo impoverimento dei greci. In realtà queste politiche stanno anche uccidendo l’avvenire della democrazia in Grecia e in Europa. Esse danno vita ad un mondo di violenza cieca, un mondo senza regole, una giungla dove il peggio è possibile. Questo mondo prepara il terreno per l’estrema destra e i fascisti, per i loro crimini contro le libertà, le minoranze nazionali e sessuali, per l’odio contro le donne e contro i diritti delle donne.
 
Anche la Grecia diventerà dunque un laboratorio di violenze totalitarie? Non stiamo solo vivendo una sorta di assuefazione alla vita violenta, all’indifferenza per la vita umana, ma vi è anche una politica che diventa sempre più violenta mentre si mettono a repentaglio conquiste fondamentalicome la proibizione della tortura di stato che diventa accettabile.
 
Per vincere le elezioni dello scorso maggio, qualche giorno prima delle votazioni, due ministri socialdemocratici tristemente celebri per la selvaggia repressione delle manifestazioni contro la Troika e lo smantellamento del sistema sanitario, hanno messo in scena il triste spettacolo di un vero e proprio linciaggio pubblico delle prostitute sieropositive (che credevano straniere). Facendopubblicare le loro foto sulla rete e in televisione, le autorità hanno invitato la popolazione alla delazione per fare arrestare quelle che, secondo questi ministri, “costituiscono una bomba sanitaria a orologeria”, “inquinano la società con malattie contagiose” e danno la morte attraverso l’Aids ai padri di famiglia greci. Queste misure sono state votate dal Parlamento greco e l’opinione pubblicasi è ancora di più abituata all’odio razziale e sessista.
 
D’altra parte un deputato del partito neonazista Alba Dorata ha attaccato due deputate di sinistra in uno studio televisivo durante una trasmissione in diretta durante il periodo elettorale della scorsa primavera. Questo atto di violenza, invece di suscitare l’indignazione e la condanna ha, al contrario, suscitato una grande ondata di simpatia popolare e ha contribuito al successo elettorale di Alba Dorata, che è oggi, secondo tutti i sondaggi, il terzo partito. Definendo gli immigrati come dei“sotto uomini” in piena seduta del Parlamento greco, questo stesso partito neonazista ha già al suo attivo molti assassinii di immigrati così come attacchi omicidi contro i Rom, gli omosessuali, i militanti di sinistra o le minoranze nazionali! Ed evidentemente poiché esaltano l’accesso ai diritti sociali (asili, cibo, cure mediche, solidarietà) solo per i greci, l’Alba Dorata attacca periodicamente asili o anche ospedali con l’obiettivo dichiarato di mettere alla porta con le armi “gli stranieri” per lasciare spazio ai greci.
 
Cosa fare prima che sia troppo tardi? Come resistere al flagello neoliberista e alla crescita fascista e totalitaria? Come affrontare il ricatto del debito e queste misure d’austerità da incubo, come difenderci dalla violenza?
 
Per prima cosa, abbiamo un urgente bisogno di non restare sole. Abbiamo bisogno di aiuto, di solidarietà attiva e dei movimenti sociali e delle femministe in Europa. Occorre che ciascuna di noi nei nostri rispettivi paesi si batta contro le stesse politiche liberticide d’austerità ispirate e applicate dagli stessi nemici.
 
Occorre quindi resistere tutte insieme, al di là delle frontiere nazionali.
 
Sì, occorre dirlo forte e chiaro: dobbiamo costruire un movimento femminista europeo di massa contro l’austerità, ma anche contro il debito illegittimo che è all’origine dei nostri problemi.

* Sonia Mitralia, componente dell’Iniziativa delle donne contro il debito e le misure d’austerità,Grecia, Comitato greco contro il debito e del CADTM (Comitato per l’annullamento del debito del terzo mondo) internazionale.

Grecia: quel che resta dello stato

  • Venerdì, 15 Marzo 2013 10:45 ,
  • Pubblicato in Flash news
Il Paese delle donne
15 03 2013

Rosy Isella (IFE Italia / Albese/Como) ha rivolto per il paese delle donne alcune domande a Sonia Mitralia, della Rete Europea per l’annullamento del debito presente in Italia per la presentazione della campagna di solidarietà con le donne greche per il diritto alla salute organizzata da numerose associazioni e realtà femministe che si riconoscono nel cartello “donne nella crisi”.

Sonia, potresti farci un quadro generale della situazione in Grecia?
Il quadro generale è sconfortante. Tre anni fa, circa, con il primo memorandum della “troika” europea (Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea, Commissione europea), a cui ne sono seguiti altri 2, è iniziata la cura da cavallo per far rientrare il debito pubblico greco. Ci hanno spiegato che siccome avevamo vissuto sopra le nostre possibilità ci eravamo indebitati troppo e quindi dovevamo restituire all’Europa il debito accumulato. Una motivazione alquanto bizzarra se si tiene conto che sono stati proprio alcuni Paesi europei a sostenere l’aumento di spesa pubblica in Grecia facendo giungere a questo disgraziato paese il denaro necessario.

La restituzione del debito (40 miliardi circa all’anno) costringe lo Stato (o meglio quel che ne resta) a dimezzare i fondi per il sostegno dei sistemi pubblici di protezione sociale (meno 40% alla sanità con oltre 3 milioni di greche e greci - 1/3 dell’intera popolazione - privati dell’assistenza sanitaria pubblica), ad aumentare le tasse e a tagliare il numero dei dipendenti pubblici ( meno 150.000 unità nei prossimi 2 anni) . Nel contempo diminuiscono i salari o addirittura non vengono più garantiti ( emblematica la situazione delle e dei lavoratori dei supermercati, in alcuni dei quali il salario è sostituito dall’erogazione di generi alimentari).

L’impoverimento aumenta in modo esponenziale ( un taglio medio mensile di 30mila contratti per l’erogazione di energia elettrica, mobili e legna recuperata nei boschi usati per il riscaldamento domestico, un ritorno obbligato alla famiglia allargata per dividere le spese di affitto, …).

Le donne sono quelle che pagano il prezzo maggiore, negli anni ’80 abbiamo assistito ad un aumento significativo dell’occupazione femminile tanto che il tasso di inattività era scese al 12%. Negli ultimi tre anno questo tassi è arrivato al 30% e addirittura al 62% per le giovani donne!

Hai usato l’espressione “quel che resta dello Stato” Perché? Cosa volevi intendere?
Le politiche di austerità fondate sulla logica del debito stanno modificando la natura e la funzione dello Stato. I diritti costituzionali sono tranquillamente ignorati anche se non ancora formalmente cancellati, il parlamento non legifera praticamente più, il governo assume decreti leggi immediatamente eseguibili senza bisogno di un avvallo parlamentare, la repressione e le violenze sono all’ordine del giorno. La democrazia è sotto scacco e proprio nel paese che ne è stato la culla.

Torniamo alla condizione delle donne. In particolare per quanto riguarda la salute riproduttiva.

La situazione è talmente precaria ed ansiogena che le nascite, negli ultimi tre anni, sono diminuite del 20%. Le donne hanno timore a mettere al mondo una figlia o un figlio.per chi decide di farlo la strada è tutta in salita.

Negli ospedali la riduzione degli organici ha inciso sui reparti di maternitá e di ginecologia che non sono più in grado di garantire un’assistenza degna di questo nome.
Gli esami clinici durante la gravidanza costano e non tutte se lo possono permettere, in particolare chi ha perso il lavoro e ne ha uno precario. Per queste ultime poi è complicato anche partorire perchè è saltata la copertura pubblica e quindi le donne devono pagare da 600 a 800 euro per un parto normale ed il doppio in caso di un parto cesareo.

Se la donna è un’immigrata senza permesso di soggiorno il costo si raddoppia.

Se capita un parto prematuro lasciare la o il neonato in incubatrice presso l’ospedale costa 200euro al giorno che per 2 mesi ( qualora il parto prematuro avvenga ai 7 mesi di gravidanza) di ricovero fa circa 4000 euro! Una cifra esorbitante.

Le donne che non possono pagare il parto o il ricovero della o del figlio sono costrette a contrarre un debito con l’ospedale che a suo volta lo gira al fisco che provvede a riscuoterlo pignorando alle interessate tutto ciò che può essere pignorato.

Se non siamo alla barbarie poco ci manca.

Tutto ciò che riflessi ha sulle persone?
Angoscia, depressione, paura sono gli stati d’animo più diffusi. La situazione che la società greca sta subendo è paragonabile a quello che provano le donne che subiscono violenze domestiche, fisiche o psicologiche. L’impatto delle politiche di austeritá è talmente violento e scioccante che frantuma le difese ed i punti di riferimento, spersonalizzandoti a livello individuale e collettivo.

E quindi tutto è perduto?
Le greche ed i greci da sole/i non possono farcela. Per questo sono importanti campagne di solidarietá come la vostra perchè ci aiutano a non sentirci abbandonate e ci offrono strumenti per continuare a resistere. Non solo la solidarietá può manifestarsi concretamente sostenendo, come volete fare, le esperienze di resistenza attiva ed autogestita che sono nate in Grecia.

Quindi raccogliere fondi per fare in modo che Elleniko, una clinica autogestita da personale medico e paramedico che presta cure gratuite alle porte di Atene, possa dotarsi di un consultorio non ha solo una valenza umanitaria ma assume anche un forte valore politico.
Se si riuscisse poi a dare a questa campagna di solidarietá una dimensione europea sarebbe ancora più incisivo.

Per adesso abbiamo creato la lista “donne nella crisi” ed avremmo il desiderio di farla diventare una rete….
La costruzione di una rete è un processo importante che va agito con cura. Ma è un processo necessario, in particolare per noi donne femministe.
Le strutture di potere dominanti sono talmente invasive da richiedere a chi le vuole contrastare la capacità non solo di diffondere pensieri altri ma di organizzarsi per sperimentare pratiche coerenti e, se possibile, incisive.

La solidarietà concreta nei confronti di una struttura sanitaria che cerca di rispondere a bisogni materiali essenziali può essere un’ottima base da cui partire per la costruzione di una rete. Su scala nazionale ed anche europea. Al lavoro, dunque!
 

Golden Dawn film: Greek police probe neo-Nazi hate speech

  • Giovedì, 07 Marzo 2013 08:37 ,
  • Pubblicato in Video

 

Channel 4
6 marzo 2013

Warning: this video contains highly offensive and racist language

A Greek criminal prosecutor has launched an investigation after a report on Channel 4 News showed a member of the neo-Nazi Golden Dawn ...

Il Fatto Quotidiano
01 03 2013

Troppi debiti non pagati dalla Grecia. Così tanti che dopo i casi dei farmaci anti hiv e di quelli antitumorali, che nel Paese non arrivano più perché lo Stato non sa come pagarli, ora è la volta della fornitura del sangue che la Croce Rossa svizzera ha deciso di dimezzare entro il 2020. Questo qualcuno si chiama Svizzera. Il motivo? Cinque milioni di franchi di pagamenti arretrati. Dal primo gennaio del 2015, quindi, guai ad aver bisogno di sangue: dalla Svizzera arriverà con il contagocce. Da Berna fanno sapere che il denaro proveniente dall’Egeo sarebbe servito per i costi amministrativi, di laboratorio e della logistica. Oltretutto, sottolinea Rudolf Schwabe direttore delle donazioni di sangue della CRS, “il sangue viene donato gratis”. Ma i mancati pagamenti non erano più sostenibili.

Già lo scorso mese di luglio era scattato l’allarme sanitario in Grecia, con la drammatica storia di una paziente affetta da neoplasia che aveva dovuto provvedere di tasca propria a pagare il ciclo chemioterapico di cui aveva necessità. Senza contare gli altri riverberi “sanitari” della crisi, con i farmacisti che hanno atteso tre anni per ottenere dallo Stato un acconto di quei rimborsi sui denari anticipati per l’acquisto dei medicinali, circostanza che ha causato la chiusura nel solo 2012 di cento farmacie. Intanto si avvicina il ritorno della troika ad Atene: nella serata di domenica gli emissari di Bce, Ue e Fmi faranno capolino nella capitale ellenica per verificare se gli impegni richiesti sono stati assolti dal governo, si veda alla voce privatizzazione e tagli. A partire dal licenziamento di 25mila dipendenti pubblici, conditio sine qua non per la prima tranche di aiuti dell’anno da 2,3 miliardi di euro. Su cui il governo Samaras non ha ancora dato la certezza a procedere per timore di rivolte sociali.

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