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Arendt: Hitler era solo un clown, non un demone

Nadia Urbinati, La Repubblica
17 febbraio 2014

"Non ci sono pensieri pericolosi per la semplice ragione che pensare è in se stesso un'impresa pericolosa". Così Hannah Arendt rispondeva a Roger Errera in una delle ultime interviste da le rilasciate, ...

L'utopia di un pensiero libero e indipendente

  • Giovedì, 16 Gennaio 2014 10:49 ,
  • Pubblicato in Il Ricordo
Cristina Piccino, Il Manifesto
16 gennaio 2014

La critica giapponese lo ha messo tra i dieci migliori film dell'anno, e sul New York Times lo hanno definito: "Un film ardente, che si avrebbe voglia fosse una miniserie per prolungare il piacere della visione".
Hannah e le altre. Il bel libro di Fusini esplora le riflessioni filosofiche di Arendt, di Weil e Bespaloff su percorsi nella Storia alternativi al sistema violento del maschile ...
Corriere della Sera
22 01 2013

«Hannah Arendt si adatta al mio modello personale delle donne di importanza storica che ho ritratto»

È piaciuto anche a Edna Brocke, la nipote della filosofa tedesca e continuatrice della sua eredità, il film di Margarethe von Trotta su Hannah Arendt. Brocke ha conosciuto l’autrice di La banalità del male, come ricorda lei stessa in una intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung.

Lo sforzo di Margarthe von Trotta è stato quello di raccontare i pensieri e la vita di Hannah Arendt, senza adoperare l’arma della somiglianza, cercando di «esteriorizzare i momenti della riflessione». Per farlo si è affidata all’attrice che collabora con lei da molti anni, Barbara Sukowa, creando una sorta di doppia immedesimazione intellettuale .
«Hannah Arendt – afferma la regista tedesca – si adatta al mio modello personale delle donne di importanza storica che ho ritratto. “Voglio capire” era uno dei suoi principi-guida. Penso che valga anche per me e per i miei film», è la frase-chiave che ho citato nel mio articolo sul Corriere dedicato a questo ritratto appassionato. Un ritratto di tre persone.

Il nocciolo duro del film consiste anche, non dimentichiamolo, nella lettura da parte di Hannah Arendt del personaggio di Adolf Eichmann (il reportage da Gerusalemme per il New Yorker diventò il libro La banalità del male) e nelle grandi questioni che le sue analisi hanno sollevato. L’organizzatore dello sterminio degli ebrei come un obbediente impiegato del potere.

In ogni caso, Margarethe von Trotta è riuscita ancora una volta ad entrare dentro una persona. Lo aveva fatto con Anni di Piombo, con Rosa L. (per il quale Sukowa vinse la Palma d’oro a Cannes) e in parte nel meno riuscito film “italiano” Paura e amore, dove la protagonista di Hannah Arendt era assente.

Ripensando a questi film, con i loro pregi narrativi e i loro difetti “politici”, ci si chiede se quando una donna racconta una donna ci sia sempre un valore in più di partenza.


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