Si richiede un'attenzione particolare al tema delle donne lesbiche, oggetto di discriminazioni multiple, e alle persone transgender e intersessuali, da ricomprendere nelle politiche di genere. Si invita la Commissione a promuovere buone pratiche antidiscriminatorie sul lavoro, a scuola, nella sanità e ad agire insieme all'OMS per depatologizzare i disturbi dell'identità di genere. ...
Le donne medico attive sono ormai una maggioranza assoluta che crescerà grazie alle donne iscritte alla facoltà di medicina (mediamente il 70%). A medicina invariante non è ancora chiaro se questo dato ha le caratteristiche di un turn over di genere o se al contrario ha quelle di un fenomeno. ...

L’infanzia di Lulù, prima bimba transgender

Il Fatto Quotidiano
27 09 2013

Lulù non è il suo nome reale, ma è quello con il quale hanno iniziato a conoscerla in tutta l’Argentina. La sua storia per singolare e delicata che sia, si è diffusa attraverso tutti i mezzi di comunicazione e la sua soluzione arrivata ieri dopo quattro anni di dure battaglie, è un precedente storico nel campo della identità sessuale.

Lulù già a due anni (oggi ne ha sei), sapeva che il corpo di bambino nel quale era nata, si trovava distante anni luce dalla sua mente di bambina. Lei non voleva giocare con le auto né a calcio, così come faceva suo fratello gemello: Lulù voleva, e lo dichiarava, essere una bambina. Chiedeva alla madre Gabriela, di farle indossare la gonna, di farsi crescere i capelli e di regalarle delle bambole.

La madre all’inizio pensava fosse un gioco, ma la perseveranza di Lulù nell’affermare che si sentiva una bambina, e un documentario visto casualmente alla tv, avevano definitivamente convinto Gabriela che Lulù era una bambina trans e che la sua identità era quella femminile.

La legge di identità di genere, approvata in Argentina a maggio dell’anno scorso, permette che le persone trans (travestiti, transessuali e transgender), siano iscritti sui loro documenti personali, con il nome ed il sesso che hanno scelto e che tutti i trattamenti medici richiesti, per passare ad un altro genere, siano pagati dallo Stato.

E’ la unica legge di identità di genere al mondo, che non identifica come patologica, la condizione di trans.

Se durante questo anno, questa legge si è applicata con rapidità ed efficacia, per le persone transessuali che desideravano cambiare il loro genere di appartenenza modificando i dati sulla carta di identità, il caso di Lulù ha scosso non poco il registro civile di Buenos Aires per la giovanissima età della richiedente, tanto che le autorità avevano deciso di mettere il tutto nelle mani della giustizia.

La richiesta negata tre volte, è stata accolta invece ieri dal governo di Buenos Aires. Presto Lulù avrà una nuova carta di identità, dove viene iscritta come bambina.

La famiglia aveva iniziato l’anno scorso la richiesta del cambio di documento, avvalendosi appunto di questa nuova normativa che prevede la possibilità di accedere ad un cambio di identità di genere anche per i minori di 14 anni, ma gli era stata negata perché secondo il tribunale dei minori, la giovanissima età della bambina, la rendeva totalmente incapace di una scelta. Secondo i genitori invece Lulù è assolutamente cosciente della sua situazione ed è sicura di voler essere identificata come una femmina.

Alcune opinioni indicavano che la legge doveva essere applicata anche nel caso della piccola. Ad esempio Il professor Augusto Moeykens, professore della cattedra di Criminologia della Facoltà di Diritto della Università di San Miguel de Tucuman, nel nord ovest argentino, sostiene che : “…E’ importante che i funzionari pubblici e gli operatori giudiziari comprendano che la Legge di identità di genere, indica che il bambino o bambina è un soggetto di diritto e non un oggetto e che come tale deve vedere riconosciuti i suoi diritti”.

Certo il caso di Lulù, la bambina che nacque bambino ma che dai due anni si identificò come donna, alimenta un dibattito aperto circa le ragioni che definiscono una persona come transessuale. Ci sono almeno due particolari nel caso di Lulù che rivestono la vicenda di un interesse particolare: da un lato la certezza e la sicurezza della bambina rispetto alla sua identità di genere nonostante la sua età e l’altro che il fratello gemello non presenta alcuna manifestazione di transessualismo.

La domanda prepotente è ancora una volta se una persona nasce transessuale o se lo diventa per questioni legate al suo ambiente familiare. Il dibattito rimane aperto ma intanto Lulu potrà continuare a frequentare quell’asilo della periferia di Buenos Aires dove per tutti già da tempo era una chiquita.

Cristiana Zanetto 

Amnesty International
19 09 2013

In Italia manca ancora una legge per contrastare i crimini d'odio basati sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere.

In un rapporto pubblicato oggi, Amnesty International ha dichiarato che l'Unione europea (Ue) e i suoi stati membri non stanno contrastando i crimini d'odio omofobico e transfobico né proteggono le persone dalla discriminazione, dalla persecuzione e dalla violenza.

"La violenza motivata dall'odio ha un effetto particolarmente dannoso e a lungo termine sulle vittime. Ciò nonostante, l'Ue e molti dei suoi stati membri non riconoscono come crimini dell'odio, nelle loro legislazioni, i reati basati sul presunto o reale orientamento sessuale o sull'identità di genere. È un fatto inaccettabile, poiché l'orientamento sessuale e l'identità di genere sono motivi di discriminazione vietati dal diritto internazionale dei diritti umani" - ha affermato Marco Perolini, esperto di Amnesty International sulla discriminazione in Europa e Asia centrale.

Il rapporto di Amnesty International, intitolato "A causa di ciò che sono: omofobia, transfobia e crimini d'odio in Europa", mette in luce le lacune esistenti nella legislazione di molti paesi europei in cui l'orientamento sessuale e l'identità di genere non sono espressamente compresi nei motivi per cui i crimini d'odio possono essere perpetrati. Il rapporto evidenzia, inoltre, l'inadeguatezza degli standard dell'Ue sui crimini d'odio in materia di contrasto della violenza omofobica e transfobica.

Il movente discriminatorio differenzia i crimini d'odio da altri atti criminali. Nelle indagini e nei procedimenti su reati commessi sulla base del reale o percepito orientamento sessuale o dell'identità di genere della vittima, è fondamentale che la polizia e le autorità giudiziarie facciano tutto il possibile per smascherare i motivi che si celano dietro al compimento del crimine.

Secondo un recente sondaggio all'interno dell'Ue, l'80 per cento dei casi di violenza omofobica e transfobica non viene denunciato alla polizia, spesso per timore di un'ulteriore vittimizzazione a causa di un'omofobia e transfobia istituzionalizzate. In altri casi, i gay non apertamente tali non segnalano gli attacchi subiti perché hanno paura di essere scoperti da coetanei e parenti.

In paesi come Bulgaria, Germania, Italia, Lettonia e Repubblica Ceca non esiste una normativa completa sui crimini d'odio in quanto non sono compresi i reati contro le persone a causa del loro reale o percepito orientamento sessuale e dell'identità di genere. In altri paesi, come Croazia e Grecia, le leggi contro i crimini d'odio omofobico e transfobico non vengono adeguatamente applicate, col risultato che talvolta i motivi omofobici e transfobici non vengono registrati dalla polizia o indagati in modo approfondito.

Per quanto riguarda l'Italia, il rapporto di Amnesty International segnala il caso di Michelle, una giovane transgender di Catania che nel febbraio 2012 è stata picchiata da numerose persone a causa della sua identità di genere. Durante l'aggressione, gli uomini le gridavano frasi offensive come "Fai schifo! Tu sei un uomo, un frocio sei!"

Michelle ha denunciato l'aggressione alla polizia e uno dei presunti responsabili è stato identificato. Tuttavia, a causa delle lacune nella legislazione penale italiana l'odio transfobico non sarà esplicitamente preso in considerazione come movente nel perseguimento di questo crimine o nella determinazione della condanna e della pena.

"Mi volevano massacrare solo a causa di ciò che sono, perché ho una faccia un po' mascolina e perché hanno capito che sono transgender dalla mia voce" - ha denunciato Michelle.

Il 30 settembre 2008 Mihail Stoyanov, uno studente di medicina, è stato ucciso a Sofia, capitale della Bulgaria, perché ritenuto un omosessuale. Cinque anni dopo, il processo nei confronti dei due presunti responsabili non è ancora partito. Sebbene le indagini abbiano accertato l'esistenza di un movente discriminatorio, questo non sarà tenuto in considerazione durante il processo. I ritardi della giustizia stanno avendo un drammatico impatto su Hristina, la madre della vittima, che è rimasta senza sostegno psicologico o di qualsiasi altro genere da parte delle autorità.

"L'Ue e i suoi stati membri hanno l'obbligo di combattere la discriminazione, ma non possono darvi seguito senza adottare misure adeguate contro tutte le forme di crimini d'odio. I doppi standard attualmente vigenti danno l'idea che alcune forme di violenza meritino meno attenzione e meno protezione di altre. Questo è inaccettabile, per un'Ue che si vanta di promuovere l'uguaglianza e l'inclusione" - ha concluso Perolini.

Intanto, in Italia, è ripresa la discussione, alla Camera dei deputati, del disegno di legge sul contrasto dell'omofobia e della transfobia. Amnesty International continua a chiedere ai parlamentari di Montecitorio di adoperarsi affinché l'Italia introduca senza ulteriori ritardi una legge per contrastare i crimini d'odio basati sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere.

In particolare, l'organizzazione per i diritti umani chiede che l'orientamento sessuale e l'identità di genere siano inclusi nell'elenco dei motivi discriminatori associati ai reati specifici descritti nell'articolo 1 del decreto legge 122/1993, e che venga emendato l'art. 3 dello stesso decreto, relativo alle circostanze aggravanti, aggiungendovi l'orientamento sessuale e l'identità di genere.

La legge italiana considera reato l'istigazione a commettere atti discriminatori e la violenza fisica per motivi di razza, etnia o religione della vittima. Il codice penale inoltre prevede che quando un reato sia commesso sulla base della razza, dell'etnia o della religione della vittima, questo elemento debba essere considerato come una circostanza aggravante.

Tuttavia, queste norme non si applicano ai reati motivati dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere della vittima.

Donna evoluta, senza sesso, né genere?

La 27Ora
30 08 2013

di Nicla Vassallo

Esplora il significato del termine: Sarò tra poco a Sarzana e subito dopo a Modena, rispettivamente al Festival della Mente e al Festivalfilosofia. In entrambi i festival affronterò tematiche, sotto differenti angolazioni e senza ripetizioni, che riguardano le donne, gli uomini, gli intersex, le loro appartenenze sessuali, di genere, e non solo: la donna è un invenzione, sosterrò a Sarzana, mentre a Modena sosterrò che queste appartenenze stereotipate recano un danno all’identità personale e alla preferenza sessuale, all’amare. Sarò da subito chiara: nel mio intimo privato, ciò che desiderano o desidererebbero i maschi etero dalle donne etero mi concerne assai relativamente: a chi interessa in modo preponderante o ne fa una questione di essenza vitale è sufficiente navigare su internet (i siti che riguardano le ambizioni virili abbondano, al pari delle concrete proposte hot), eppure da filosofa, il soggetto maschile non può non riguardarmi. Dei Maschi o maschi, sempre etero, si narra che fantasticano o facciano (dipende dalle possibilità) sesso per possedere con modalità diverse e ingegnose (dal fisico allo spirito) una qualche donna, in una sorta di atto d’amore (ormonale? L’ossitocina, comune a maschi e femmine, produce effetti ben diversi sui primi e sulle seconde) cui la donna in questione viene letteralmente inventata a uso-e-consumo. In altre parole, prendendo spunto da una certa teoria economica, l’obiettivo rimane il proprio soddisfacimento attraverso un “bene” durevole e più volte godibile, in cui il proprio soddisfacimento, soddisfacimento delle proprie pulsioni e celate abiezioni ha la meglio, soddisfacimento in modo diretto, subitaneo e immediato. Se si sostituisce a “bene” “pene”, le cose mutano di poco, se non fosse perché il soddisfacimento maschile etero avviene spesso attraverso una qualche donna etero: e quali donne etereo non si sono mai notoriamente imbattute in rapporti sessuali di squallore esaltante, rapporti che si trascinano per mesi e per anni, fino alla tomba, rapporti che difendono, attribuendo loro ogni valore di una crociata sentimentale? Poche donne etero.

Eppure, all’interno delle coppie etero, spesso manca l’armonia, l’eguaglianza, l’equità, la parità (artistica, culturale, etnica, intellettuale, religiosa, sociale, e via dicendo) ma forse in virtù di ciò tutto pare funzionare e funzionale, sempre per mesi e anni, sotto l’egida di parecchie menti maschili, con complicità, che ambiscono al sesso “forte”, alle performance, a una qualche trasgressione dominatrice, al mordi e fuggi, oppure alla convinzione che nella coppia etero la donna debba essere al contempo infermiera, madre, maddalena, madonna, segretaria, e via dicendo, in molti significati dei termini.

Ma il dominio si riesce ad esplicitare con altre modalità. In una tra le tante, non sempre tra le più rozze, la terminologia è: “Tu, donna bianca, brutta, o bella solo in quanto bianca, eppure vecchia per me e benestante, mentre io nero – o negro – bello, giovane, povero”. La scalata sociale dell’uomo è inevitabile, mentre la donna, nel frattempo, non si recepisce sola, né scala. Sul web, però, a dire il vero, e a quando poco io ne sappia, si trovano più bianchi con la fissa delle donne nere, di “negrette”, anzi, inventate, al pari di ogni altra donna. Come ci trovassimo ancora tutti/e in un’epoca colonialista.

Troppe culture s’inventano la donna, e in troppe culture è la donna a subire violenze. Una donna rispetto a cui la libidine maschile, quando non degenera, si concretizza nel far sesso con due o più donne (così ne domino due o più, piuttosto che una sola), mentre queste donne perdurano compiacenti o sconosciute. Bello, anzi, far sesso, con la lei di turno, specie con un lato B dotato, agognato, oppure legarla, o farsi legare, e, ovvio, fotografare o filmare il tutto, come in un safari: le donne-preda, la strage delle donne.

Donne emotive, passive? Uomini spregiudicati, attivi? Forse, o forse no, dipende se si ambisce allo stereotipo de la donna inventata o si ignora la differenza, nonché la varietà tra appartenenza sessuale e di genere, nonché la possibilità di scegliere la propria preferenza sessuale, seguendo il proprio desiderio di amare. Non dico che la situazione italiana sia facile per le donne che, proprio in virtù del fatto che la donna è un’invenzione, hanno imboccato la scontata via dell’eterosessualità, né che alle omosessualità femminili e maschili venga riconosciuto ogni diritto. Però “le cose cambiano”, soprattutto perché, mentre l’omosessualità è una scelta vera e propria, non vale lo stesso per l’eterosessualità che ci viene presentata come la norma, come “Do the Right Thing”, la scelta “tradizionale”, “naturale”, norma per le donne che agli uomini si concede nella sessualità come fosse una rarità, quando invece il lui di turno non pensa forse a voi, ma alla sua donna inventata.

C’è chi non si rende ancora conto che l’eterosessualità è un’invenzione, e chi rimane ignaro della differenza tra appartenenza sessuale e appartenenza di genere, nonché delle differenze che corrono tra pulsioni maschili e pulsioni femminili. In ogni parte del mondo, per ogni confessione ideologica, partitica, privata, antropologica, sessuale, ciò risulta spiegabile (non giustificabile), a patto di credere che la donna (quella con l’articolo determinativo) esiste, ed esista in funzione dell’uomo.

E, se invece a una qualche donna gli uomini etero, spregiudicati o meno, non risultassero di gradimento? Questa donna sarebbe una “vera” donna?

Accantonando la problematica degli uomini nostrani, i cosiddetti migranti “maschi” non risultano spesso di conforto in proposito, e proclamano con parole o fatti drammatici “le vere donne sono nostre, quelle che ci appartengono e ubbidiscono, donne non occidentali, donne soggette alle nostre leggi teocratiche, a meno che le occidentali cedano a noi”. Perché loro, e non solo loro (su questo tema il nostro pietismo risulta pietoso) se non hanno sperimentato, o se non auspicano, l’equità e l’eguaglianza tra i due sessi (maschile e femminile: dualismo su cui purtroppo è arduo andar oltre) permangono fissati nello specifico dominio sulle e contro le donne.

E le donne “bianche”, attratte da loro, collaborano: a insaputa o no? Diciamolo, una certa connivenza delle donne di ogni colore nei confronti degli uomini di ogni colore sussiste sempre, sebbene le ragioni di ciò (biologiche, psicologiche, valoriali) continuino a sfuggirmi. Comprendo (magari non dovrei) che in troppi/e ritengono che non si possa decidere se essere femmina (o maschio), donna (o uomo), cosicché se sei femmina (o maschio), donna (o uomo), lo sei per sempre e pertanto sei costretto/a a tentare di clonare la donna (se sei donna) e l’uomo (se sei uomo). Ne segue che tu donna non disponga di altra alternativa sessuale a quella eterosessuale, con tanto di rapporti sessuali “naturali” e riproduzione “naturale”, quando di “naturale” vi è ben poco in tutto ciò. Vie di fuga? Poche, pochissime, e praticabili solo da chi predilige l’avventura di ritrovarsi espulso/a dalla cosiddetta società benpensante. Anche quando si afferma che l’appartenenza sessuale (femmina o maschio) sia biologica e quella di genere (donna o uomo) sia socio–culturale, si finisce pur sempre nel ricadere nella convinzione che tutte le donne appartengono al medesimo sesso femminile e tutti gli uomini al medesimo sesso maschile, incoraggiando di nuovo, seppur implicitamente, l’esistenza di due soli sessi, oltre di due soli generi, la donna e l’uomo, tra loro complementari e di conseguenza eterosessuali, rafforzando la convinzione che la donna sia un’invenzione, per sesso, genere, oggetto.

Ma perché, rispetto alle invenzioni strumentali, non optiamo per la verità?Sarò tra poco a Sarzana e subito dopo a Modena, rispettivamente al Festival della Mente e al Festivalfilosofia. In entrambi i festival affronterò tematiche, sotto differenti angolazioni e senza ripetizioni, che riguardano le donne, gli uomini, gli intersex, le loro appartenenze sessuali, di genere, e non solo: la donna è un invenzione, sosterrò a Sarzana, mentre a Modena sosterrò che queste appartenenze stereotipate recano un danno all’identità personale e alla preferenza sessuale, all’amare. Sarò da subito chiara: nel mio intimo privato, ciò che desiderano o desidererebbero i maschi etero dalle donne etero mi concerne assai relativamente: a chi interessa in modo preponderante o ne fa una questione di essenza vitale è sufficiente navigare su internet (i siti che riguardano le ambizioni virili abbondano, al pari delle concrete proposte hot), eppure da filosofa, il soggetto maschile non può non riguardarmi. Dei Maschi o maschi, sempre etero, si narra che fantasticano o facciano (dipende dalle possibilità) sesso per possedere con modalità diverse e ingegnose (dal fisico allo spirito) una qualche donna, in una sorta di atto d’amore (ormonale? L’ossitocina, comune a maschi e femmine, produce effetti ben diversi sui primi e sulle seconde) cui la donna in questione viene letteralmente inventata a uso-e-consumo. In altre parole, prendendo spunto da una certa teoria economica, l’obiettivo rimane il proprio soddisfacimento attraverso un “bene” durevole e più volte godibile, in cui il proprio soddisfacimento, soddisfacimento delle proprie pulsioni e celate abiezioni ha la meglio, soddisfacimento in modo diretto, subitaneo e immediato. Se si sostituisce a “bene” “pene”, le cose mutano di poco, se non fosse perché il soddisfacimento maschile etero avviene spesso attraverso una qualche donna etero: e quali donne etereo non si sono mai notoriamente imbattute in rapporti sessuali di squallore esaltante, rapporti che si trascinano per mesi e per anni, fino alla tomba, rapporti che difendono, attribuendo loro ogni valore di una crociata sentimentale? Poche donne etero.

Eppure, all’interno delle coppie etero, spesso manca l’armonia, l’eguaglianza, l’equità, la parità (artistica, culturale, etnica, intellettuale, religiosa, sociale, e via dicendo) ma forse in virtù di ciò tutto pare funzionare e funzionale, sempre per mesi e anni, sotto l’egida di parecchie menti maschili, con complicità, che ambiscono al sesso “forte”, alle performance, a una qualche trasgressione dominatrice, al mordi e fuggi, oppure alla convinzione che nella coppia etero la donna debba essere al contempo infermiera, madre, maddalena, madonna, segretaria, e via dicendo, in molti significati dei termini.

Ma il dominio si riesce ad esplicitare con altre modalità. In una tra le tante, non sempre tra le più rozze, la terminologia è: “Tu, donna bianca, brutta, o bella solo in quanto bianca, eppure vecchia per me e benestante, mentre io nero – o negro – bello, giovane, povero”. La scalata sociale dell’uomo è inevitabile, mentre la donna, nel frattempo, non si recepisce sola, né scala. Sul web, però, a dire il vero, e a quando poco io ne sappia, si trovano più bianchi con la fissa delle donne nere, di “negrette”, anzi, inventate, al pari di ogni altra donna. Come ci trovassimo ancora tutti/e in un’epoca colonialista.

Troppe culture s’inventano la donna, e in troppe culture è la donna a subire violenze. Una donna rispetto a cui la libidine maschile, quando non degenera, si concretizza nel far sesso con due o più donne (così ne domino due o più, piuttosto che una sola), mentre queste donne perdurano compiacenti o sconosciute. Bello, anzi, far sesso, con la lei di turno, specie con un lato B dotato, agognato, oppure legarla, o farsi legare, e, ovvio, fotografare o filmare il tutto, come in un safari: le donne-preda, la strage delle donne.

Donne emotive, passive? Uomini spregiudicati, attivi? Forse, o forse no, dipende se si ambisce allo stereotipo de la donna inventata o si ignora la differenza, nonché la varietà tra appartenenza sessuale e di genere, nonché la possibilità di scegliere la propria preferenza sessuale, seguendo il proprio desiderio di amare. Non dico che la situazione italiana sia facile per le donne che, proprio in virtù del fatto che la donna è un’invenzione, hanno imboccato la scontata via dell’eterosessualità, né che alle omosessualità femminili e maschili venga riconosciuto ogni diritto. Però “le cose cambiano”, soprattutto perché, mentre l’omosessualità è una scelta vera e propria, non vale lo stesso per l’eterosessualità che ci viene presentata come la norma, come “Do the Right Thing”, la scelta “tradizionale”, “naturale”, norma per le donne che agli uomini si concede nella sessualità come fosse una rarità, quando invece il lui di turno non pensa forse a voi, ma alla sua donna inventata.

C’è chi non si rende ancora conto che l’eterosessualità è un’invenzione, e chi rimane ignaro della differenza tra appartenenza sessuale e appartenenza di genere, nonché delle differenze che corrono tra pulsioni maschili e pulsioni femminili. In ogni parte del mondo, per ogni confessione ideologica, partitica, privata, antropologica, sessuale, ciò risulta spiegabile (non giustificabile), a patto di credere che la donna (quella con l’articolo determinativo) esiste, ed esista in funzione dell’uomo.

E, se invece a una qualche donna gli uomini etero, spregiudicati o meno, non risultassero di gradimento? Questa donna sarebbe una “vera” donna?

Accantonando la problematica degli uomini nostrani, i cosiddetti migranti “maschi” non risultano spesso di conforto in proposito, e proclamano con parole o fatti drammatici “le vere donne sono nostre, quelle che ci appartengono e ubbidiscono, donne non occidentali, donne soggette alle nostre leggi teocratiche, a meno che le occidentali cedano a noi”. Perché loro, e non solo loro (su questo tema il nostro pietismo risulta pietoso) se non hanno sperimentato, o se non auspicano, l’equità e l’eguaglianza tra i due sessi (maschile e femminile: dualismo su cui purtroppo è arduo andar oltre) permangono fissati nello specifico dominio sulle e contro le donne.

E le donne “bianche”, attratte da loro, collaborano: a insaputa o no? Diciamolo, una certa connivenza delle donne di ogni colore nei confronti degli uomini di ogni colore sussiste sempre, sebbene le ragioni di ciò (biologiche, psicologiche, valoriali) continuino a sfuggirmi. Comprendo (magari non dovrei) che in troppi/e ritengono che non si possa decidere se essere femmina (o maschio), donna (o uomo), cosicché se sei femmina (o maschio), donna (o uomo), lo sei per sempre e pertanto sei costretto/a a tentare di clonare la donna (se sei donna) e l’uomo (se sei uomo). Ne segue che tu donna non disponga di altra alternativa sessuale a quella eterosessuale, con tanto di rapporti sessuali “naturali” e riproduzione “naturale”, quando di “naturale” vi è ben poco in tutto ciò. Vie di fuga? Poche, pochissime, e praticabili solo da chi predilige l’avventura di ritrovarsi espulso/a dalla cosiddetta società benpensante. Anche quando si afferma che l’appartenenza sessuale (femmina o maschio) sia biologica e quella di genere (donna o uomo) sia socio–culturale, si finisce pur sempre nel ricadere nella convinzione che tutte le donne appartengono al medesimo sesso femminile e tutti gli uomini al medesimo sesso maschile, incoraggiando di nuovo, seppur implicitamente, l’esistenza di due soli sessi, oltre di due soli generi, la donna e l’uomo, tra loro complementari e di conseguenza eterosessuali, rafforzando la convinzione che la donna sia un’invenzione, per sesso, genere, oggetto.

Ma perché, rispetto alle invenzioni strumentali, non optiamo per la verità?

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