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"Economia femminile volano per il Pil"

  • Venerdì, 18 Luglio 2014 08:45 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Sole 24 Ore
18 07 2014

Era incinta di quattro mesi quando, nel 1999, lanciò uno studio pionieristico intitolato Womenomics: buy the female economy.

Da poco ha pubblicato il quarto report sul tema, intitolato Womenomics 4.o: Time to walk the talk.

Nel frattempo la parola che fonde donne ed economia è entrata nel linguaggio comune, dopo che l'Economist la sponsorizzò nel 2006 aprendo la strada a un gran numero di libri e siti sul crescente ruolo socio-economico delle donne e sull'effetto positivo sull'intera struttura economica delle politiche di promozione femminile nel mondo del lavoro. ...

Oltre a raccontare le tante storie che stanno dietro la candidatura di Lecce al titolo di capitale europea della cultura 2019, la competizione fra le startup del Next aveva scelto di puntare su un tema inedito: le nuove imprese guidate da mamme. ...
Sono più di 100 milioni nel mondo le donne che sono emigrate e che attualmente vivono fuori del loro Paese di origine. Un fiume di donne che attraversa i Paesi del mondo, una massa imponente che ha superato gli uomini di quasi due punti percentuali e che si appresta ad entrare con forza nel tessuto sociale della nazione ospitante. ...
Tre generazioni nei campi, per una sfida che ha guadagnato le pagine del New York Times e di altri giornali stranieri. Arriva da Pontinia la storia esemplare di imprenditoria al femminile che ha conquistato la stampa estera e portato qualche acquirente in più nel Basso Lazio. ...

Corriere della Sera
30 09 2013

Dal 1 Ottobre a Torino il Salone dell'imprenditoria femminile promosso da Gamma Donna: la crisi, le donne e quel milione mezzo di aziende rosa

di Corinna De Cesare

C’è chi si mette in fila per conquistare un posto da commessa, chi va all’estero per trovare un lavoro in linea con le proprie ambizioni e c’è chi decide di restare in Italia e si mette in proprio per dare una svolta alla carriera. Unioncamere ha calcolato che in dodici mesi, da marzo 2012 al marzo successivo, le imprese femminili sono arrivate a un milione 424.798, pari al 23,5% del totale. Un segno positivo o emblema di un paese che non sostiene le donne e quindi loro si sostengono da sole? Si parlerà anche di questo al salone dell’imprenditoria femminile, a Torino dal 1 al 3 ottobre. Un’edizione, la quinta, tutta incentrata su un’arte diventata di questi tempi essenziale: quella «di re-inventarsi. Come rompere gli schemi e riprendersi il futuro». Un’arte che sembra riguardare in particolar modo le donne. Perchè se da un lato il mondo del lavoro “tradizionale” continua a soffrire di alcuni problemi strutturali che le coinvolgono (dimissioni in bianco, retribuzioni diverse uomo/donna, mancata valorizzazione del capitale umano femminile), loro (le donne) intraprendono altre strade: come quella di aprire un negozio, un’attività o un’azienda.  

I dati dell’osservatorio sull’imprenditoria femminile di Unioncamere lo testimoniano: le imprese femminili hanno un passo più veloce rispetto alla media nazionale. Nel periodo giugno 2013-giugno 2012, mentre le aziende nel loro complesso crescevano dello 0,13%, quelle fondate da donne aumentavano di quasi 5 mila unità, con un incremento dello 0,34%. Molte le società concentrate nelle regioni del Sud (dove i dati della disoccupazione femminile sono allarmanti) capitanate da under 35 (12%) e immigrate (6%dei casi). Dati e storie significative, che si aggiungo a quelle di chi sceglie la via dell’imprenditorialità non per ripiego, ma per un futuro diverso.  
Come Elisabetta, che nel 2012 ha lasciato la sua posizione di quadro in una multinazionale per fondare a Milano una cooperativa specializzata nel welfare condominiale. Governante/tata/badante in sharing per più famiglie dello stesso condominio. «Ho deciso – ha spiegato Elisabetta Favale a Gammadonna, che ha scelto da la storia per il Salone dell’imprenditoria femminile – che era arrivato il momento, nonostante la crisi, nonostante le incertezze e l’età oramai superiore ai 40, di fare il salto.

Il salto verso l’ignoto, verso il rischio che comporta oggi investire in Italia». E con il rischio ha fatto i conti anche Giuditta Bussetti, 37 anni, che dopo la laurea in disegno industriale, alla fine si è trasferita a Ginevra e ha creato un marchio di vinili adesivi per decorare le camerette dei bambini che oggi vende in Italia, Spagna, Francia, Inghilterra, Canada e Corea del Sud. Storie con cui il salone di Torino aprirà la prima delle tre giornate.   «L’immagine che guida questa edizione è un pesciolino uscito dalla sua vaschetta appeso a un palloncino rosso. Simboleggia la rottura degli schemi, la fuga dalla routine, insomma ciò che serve a chi decide di reinventarsi nel lavoro o nella vita – spiega Mario Parenti, il presidente associazione GammaDonna che promuove il salone –. Ma gli sforzi individuali di chi decide di rimettersi in gioco non saranno sufficienti a ridare slancio alla nostra economia se non verranno accompagnati dalla presenza di fattori abilitanti come tecnologie, strumenti finanziari, formazione».  

Temi e questioni d’attualità che hanno spinto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a destinare all’evento anche quest’anno una medaglia presidenziale come premio di rappresentanza.   Il salone è infatti nato con l’obiettivo di contribuire a valorizzare le due componenti più penalizzate del capitale umano del nostro Paese: le donne e i giovani, creando uno spazio di confronto sui temi dell’imprenditorialità femminile e giovanile.   Esistono oggi strumenti e tecnologie che rendono più agevole REinventarsi? Ci sono iniziative di sostegno a cui rivolgersi? E alla “rigenerazione” individuale corrisponde un’analoga capacità di REinvenzione da parte di imprese e istituzioni? Il salone di Torino tenterà di discutere anche delle problematiche intorno al fare impresa compreso il tema della burocrazia. Perché se nel percorso di cambiamento, conta tanto lo spirito e la voglia di rischiare, l’aiuto delle istituzioni e del networking resta fondamentale.   Secondo il calcolo della Cgia di Mestre, ogni anno le piccole e medie imprese sborsano per la burocrazia la bellezza di 31 miliardi di euro, pari a 7000 euro ad azienda. Non proprio un incentivo…

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