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A Gela, l'inferno dei bambini

  • Venerdì, 11 Dicembre 2015 16:11 ,
  • Pubblicato in Dossier
Petrolchimico di GelaEmiliano Fittipaldi, l'Espresso 
11 dicembre 2015

Deformazioni, malattie, morti. Soprattutto fra i più piccoli. Ora una perizia del tribunale stabilisce, dopo anni di denunce, il nesso causale con le emissioni del petrolchimico Eni. Ma il gruppo replica: "Nessun risarcimento". ...

Inquinamento Cop21Marica Di Pierri, Huffington Post
10 dicembre 2015

Un "patto segreto" che diventa pubblico a tre giorni dalla chiusura del vertice. Lo scoop diffuso l'altra sera dal Guardian e ripreso dai giornali di tutto il mondo ha il retrogusto amaro di una beffa.

Inquinamento, il triste record italiano: 84mila morti

  • Martedì, 01 Dicembre 2015 09:30 ,
  • Pubblicato in La Denuncia

Morti per inquinamentoIl Mattino
1 dicembre 2015

Più allergie, asma e infezioni alle vie respiratorie per i bambini, più patologie >a carico del cuore e della circolazione negli anziani, come infarto e arteriosclerosi. L'inquinamento dell'aria secondo l'Agenzia europea dell'ambiente (Aea) colpisce soprattutto i più piccoli e i più anziani. ...

Potranno gli alberi salvare i bambini in città?

Huffington Post
23 07 2015

Nel mio quartiere vive un vecchietto che dicono sia sopravvissuto a Dachau. Ha un bel volto pieno di rughe, che usa più sorridere che non per parlare. È un vero e proprio sovversivo: pianta alberi in città. Riconquista il verde, con semi e con arbusti, tratti di marciapiedi sconnessi, aiuole desertificate, lembi di spartitraffico, margini di giardinetti. Alcuni dei suoi protetti sono già alberelli che regalano, beffando il caldo torrido dell'asfalto, un fazzoletto d'ombra ai passanti.

Il mio anziano amico cerca nel suo piccolo di contrastare il triste odio verso gli alberi che alimenta comuni, condomini e privati. Quanti di noi hanno assistito impotenti all'esecuzione di pini, pioppi e lecci secolari? Compagni generosi e silenziosi della nostra vita urbana vengo sacrificati sull'altare di pregiudizi e insofferenze, lasciandoci nudi ed esposti ad un pianeta sempre più inquinato e bollente.

Non tutti capiscono quanto siano importanti gli alberi in città: recenti studi realizzati nei quartieri di New York confermano che c'è una diretta relazione tra alberatura urbana e casi di asma infantile: ovvero più è alto il numero di alberi meno sono i bambini malati di asma. Un dato molto interessante se si considera che i casi di asma infantile sono in precipitosa crescita e che l'inquinamento urbano è il vero killer della nostra generazione: ogni anno uccide oltre 1,2 milioni di persone, raggiungendo quasi il primato delle vittime di incidenti stradali (1,3 milioni l'anno).

Ma non basta: gli alberi leniscono l'afa urbana, offrono godimento e svago a tutte le generazioni, aumentano il nostro benessere psicofisico e in alcuni casi come a Bangalore in India, sono un importante fonte di medicinali e principi attivi.

Considerando che, secondo le Nazioni Unite, il 60% delle città che avvolgeranno entro il 2030 il nostro pianeta devono ancora essere costruite, abbiamo tutti l'obbligo di proteggere, piantare e curare gli alberi in città.

Io nel terrazzino condominiale sto, con amore, crescendo sovversivamente una coppia di pioppi. Sono nati dai semi di due alberi abbattuti tre anni fa nel quartiere. Saranno il mio piccolo contributo per un futuro migliore, iniziando dagli alberi.

Isabella Pratesi

Atlas
02 07 2015

Uno stormo di gabbiani si sfama divorando rane agonizzanti in acque calde e pestilenziali: è l’immagine che Carlos Valdez dell’Associated Press ci restituisce del lago navigabile più alto del mondo, il Titicaca,situato 3812 metri sopra il livello del mare, nelle vicinanze di La Paz, al confine fra Bolivia e Perù. La mortalità delle rane giganti, uniche nella loro specie (Telmatobius celeus), e da sempre ricercate dai ‘curanderos’ indigeni per i loro poteri afrodisiaci, ha fatto salire l’allarme fra i residenti Aymara che da tempo denunciano gli effetti di un’insidiosa e vasta contaminazione che sta decimando la fauna nativa, incidendo pesantemente sul loro stile di vita.

A maggio, un’enorme macchia verde dall’odore di uova marce, formata dalla decomposizione di rifiuti organici umani, industriali e minerari era apparsa allargandosi per chilometri nel bacino del diciannovesimo lago più grande del pianeta e finendo per compromettere la pesca. Per certo si sa che dal lato boliviano la gran parte della contaminazione, che include metalli pesanti come il piombo o l’arsenico, arriva da El Alto, città a circa 50 chilometri che cresce rapidamente e che già conta un milione di abitanti, oltre che dai centri abitati vicini.

Secondo il ministero dell’Ambiente boliviano, il 60% delle 130 fabbriche registrate nell’area operano in modo illegale, senza rispettare i parametri fissati per l’emissione di residui, e lo sfruttamento minerario non fa che aggravare lo scenario. Ben poco è riuscita a fare finora la Autoridad Binacional del Lago Titicaca (ALT), organismo condiviso come il lago fra Bolivia e Perù, dopo aver constatato che in alcune zone del bacino “la contaminazione è a un livello allarmante”. Non ci sono i soldi per diramare allerte e tanto meno individuare soluzioni per impedire che il degrado peggiori. Ma oltre a El Alto ci sono i turisti: ogni anno sono almeno 750.000 quelli che arrivano per navigare nelle acque azzure e godersi la vista delle maestose vette dei nevai andini.

La contaminazione risulta infatti più grave nelle acque poco profonde della baia di Cohana, nei pressi del popolare sito turistico boliviano di Copacabana. Ma non è meglio in Perù, dove le alghe proliferano nella baia di Puno e nei fiumi Ramis e Coata, raccogliendo residui provenienti dalla città di Juliaca che conta anch’essa alti contenuti di metalli pesanti nelle sue acque. Niente da stupirsi se, come documenta la ALT, per oltre la metà degli abitanti delle città rivierasche non esistono impianti di depurazione e quelli disponibili sono al collasso. E tremano anche i ‘campesinos’, in una zona in cui l’agricoltura familiare rappresenta il 76% dell’attività economica e la popolazione rivierasca soffre la povertà, anche estrema: nella stagione delle piogge, dicono i contadini, le acque del lago invadono le coltivazioni depositando nel terreno agenti contaminanti.

Lara B. Vargas

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