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Brendan Eich si dimette da CEO di Mozilla

  • Venerdì, 04 Aprile 2014 11:23 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
04 04 2014

E’ durata davvero poco l’avventura all’interno di Mozilla per Brendan Eich. Il manager si è dimesso da amministratore delegato del colosso internet, celebre per il browser Firefox, a causa della sua posizione anti matrimoni gay.

Eich, che aveva assunto l’incarico solo la scorsa settimana, è personalmente contrario ed è stato criticato dai dipendenti e dal pubblico per una donazione di 1.000 dollari (del tutto legale, ma giudicata inopportuna) a sostegno del referendum contro le nozze gay in California nel 2008.

In un’intervista rilasciata martedì al New York Times, Eich ha difeso il suo punto di vista e si e’ descritto come in grado di saper separare le sue idee personali e quelle di lavoro.La notizia è stata accolta con gioia dalla comunità gay.

Molto meno bene nel mondo del web perché Eichera stato cofondatore di Monzilla e l’inventore del linguaggio di programmazione Javascript.

Il tema dei matrimoni gay è tra i più sensibilie delicati negli Usa, specialmente nel settore progressista e tendenzialmente liberal delle società del web.

“Mozilla crede nell’uguaglianza e nelle libertà di parola”, ha affermato la società.

Articolo Tre
28 03 2014

I siti pro anoressia che speculano sulla malattia, vendendo braccialetti in tessuto con lo scopo di ricordare a chi li indossa di essere fedeli alla propria dieta e per incontrare altre persone che hanno fatto della perdita di peso la loro filosofia di vita. Ma gli esperti ricordano che l'anoressia è una patologia psichica e non una scelta legittima.

I Siti pro-anoressia che vendono i braccialetti per promuovere i disturbi alimentari-M.F.- Il web è il luogo in cui puoi trovare di tutto, basta chiedere, basta digitare un paio di parole su un motore di ricerca ed ecco che ti si apre un mondo fino a qualche minuto prima sconosciuto. Parliamo del mondo dei pro-Ana, ovvero siti e blog che parlano a favore dell'anoressia, e dei pro-Mia, a favore della bulimia. Molti sono italiani, dove adolescenti ossessionate dal peso, scrivono di come fare per perdere chili – che spesso non sono di troppo, ma solamente il giusto per sopravvivere, dove chiedono aiuto per riuscire in questa impresa, dove si scambiano consigli e confidenze. Molti, moltissimi sono i siti in lingua inglese, sparsi nel mondo, dove si cerca con ogni modo e mezzo di diffondere questa "filosofia di vita", a detta loro, dell'eccessiva magrezza a tutti i costi.

L'Huffington Post UK ha pubblicato una ricerca condotta dal Priory Group che si occupa di malattie mentali nel Regno Unito, in cui viene dimostrato come in Rete ci siano siti che oltre a promuovere la diffusione dei disturbi alimentari, come appunto anoressia e bulimia, stiano speculando sui loro utenti, considerati dal Priory Group come "soggetti vulnerabili".

Sta, infatti, spopolando in Rete, la vendita di braccialetti pro-anoressia che secondo i loro creatori andrebbero indossati come un promemoria per rimanere fedeli alla propria dieta, ma anche un modo per incontrare altri che hanno fatto dell'anoressia la loro "filosofia". Inizialmente questi ninnoli erano stati concepiti come segno di solidarietà tra coloro che erano stati colpiti dai disturbi alimentari ed erano riusciti a sconfiggerli, uscendo vittoriosi dal vortice, poi qualcuno si è appropriato dell'idea distorcendone il significato.

Lynn Grefe della National Eating Disorders Association afferma che "questo braccialetto inizialmente non era pro-anoressia, ma serviva a ricordare alle persone che non erano sole. Per quello che ne so io era questo il messaggio originale del bracciale rosso", mentre ora il messaggio che passa è totalmente opposto.

Grefe incoraggia coloro che sono affetti da tali disturbi a prendere coscienza del fatto che si tratti di una patologia mentale e non di una scelta di vita.

Il dottor Alexander Yellowlees, dirigente medico presso il Priority Hospital di Glasgow, ha spiegato che questi siti sono estremamente negativi soprattutto per coloro che sono già affetti da questa malattia, perché il loro scopo è quello di aiutare chi è affetto da queste patologie a migliorare i metodi con cui non mangiano e dimagriscono.

"Questi siti – dice Yellowlees – danno all'individuo l'idea che l'anoressia sia una scelta legittima, ma non lo è. L'anoressia ha il tasso di suicidi più alto di tutte le altre condizioni psichiche. E' un vero e proprio killer. Forniscono un falso senso di appartenenza a una comunità, favorendo e promuovendo la diffusione della malattia. E' come se fossero una specie di drinking club per gli alcolisti, dove si può imparare a bere in maniera più efficace. Queste persone incoraggiano l’anoressia, speculando sulla malattia e ricavandone un guadagno".

La 27 Ora
14 03 2014

Ma i nostri adolescenti sono più o meno felici delle generazioni precedenti, con la loro esposizione frenetica ai social network?
Facebook e le altre piazze mediatiche li deviano irrimediabilmente nel loro percorso di crescita fino a chiuderli in un mondo virtuale come in un carcere senza finestre sul mondo reale? Me lo chiedo – ce lo chiediamo – quando vedo nei ristoranti dei piccoli di due anni o poco più che vengono silenziati a tavola con l’aiuto dell’iPad o similari, mentre i genitori chiacchierano e discutono in pace. E penso: ma che adolescente diventerà questo piccolo incolpevole nativo digitale precocemente esposto a un addiction di cui non possiamo prevedere le conseguenze sociali?

Tutti questi neri pensieri di preoccupazione sono stati alleviati se non messi in fuga da un libro fresco di stampa, che non nasconde la complessità della faccenda riconoscendo fin dal titolo che è parecchio complicata (It’s Complicated) ma fornendo una risposta rassicurante ai genitori di tutto il mondo: State sereni, il social media non è un problema, e tutte quelle ore passate davanti a uno schermo non faranno di vostro figlio un disadattato, non lo renderanno più fragile o peggio un bugiardo o vittima di bullismo. L’autrice Danah Boyd è una che di social network e nuove tecnologie si intende parecchio, ne ha scritto e ne ha studiato e ha attraversato come consulente tutti i colossi del Web, da Google a Microsoft, fino a scalare i primi posti nella lista delle persone più influenti nella nuova geografia del potere della Rete.

E il metodo che Boyd ha seguito per scrivere il suo libro è quello di una vera e propria inchiesta, si è infilata nelle teste degli adolescanti da tablet facendoli parlare e monitorando le loro reazioni, e difatti il sottotitolo del libro è Le vite sociali dei teenager che vivono in Rete: Networked.

Insomma, conclude Boyd, i nuovi adolescenti non periranno di Facebook e compagnia perché per i ragazzi i social network sono solo come le piazze e i bar di una volta, i luoghi della loro socializzazione e della formazione della loro identità. In rete si rilassano, si incontrano si frequentano e imparano le regole del vivere sociale, visto che – pressati come sono dalle aspettative dei genitori, dagli impegni multitasking collaterali alla scuola e dalla difficoltà maggiore di movimento nelle grandi città – possono incontrarsi molto meno facilmente di un tempo al bar o in piazza. “Per questo, aggiunge Boyd, la preoccupazione e il pregiudizio dei genitori verso i social network non aiuta per nulla, anzi. Meglio affrontare la tecnologia con un altro passo, la curiosità, piuttosto che l’ansia inutile”. Meglio pensare che la tecnologia apra delle porte e delle opportunità e che stia a noi imparare a usarle nel migliore dei modi.

E qui Boyd, sollecitata dal giornalista del sito Salon Andrew Leonard fa un’interessante riflessione. Leonard la interrogava sulla sua recente maternità e su come si sarebbe comportata con suo figlio, per esorcizzare gli indubitabili rischi della virtualità, e Boyd ha risposto che la cosa più importante che poteva fare era quella di tentare di rilassarsi e di essere presente. “Due cose entrambe molto fisiche” dice Boyd, una specie di antidoto dunque alla fuga nel mondo virtuale.

Suggerimento molto vicino a quello che il neo premier Matteo Renzi ha dato qualche giorni ai ragazzi della scuola Salvatore Raiti di Siracusa: State pure su Facebook e WhatsApp, ci sto anch’io, ho quasi 8 milioni di amici su Twitter, ma ricordatevi che “qualsiasi messaggio sui social non vale la bellezza di un abbraccio fisico”. Va bene avere tanti amici su Facebook, ma preoccupatevi anche dell’amicizia del vostro vicino di banco.

Ma Danah Boyd, decisa a lasciar frequentare i social network alla prole, cercando di star vicina in modo laterale, aggiunge un altro suggerimento semplice semplice e antico come la miglior filosofia. Boyd sa, anche per la sua esperienza da insegnante, che ai ragazzi è importante fare domande, in modo da farli raccontare senza metterli in fuga: un metodo per sollecitarli sul loro mondo e assisterli senza ansie su quello che stanno vivendo. Le domande sono neutrale e non assertive ed esprimono sollecitudine e vicinanza. Lo sapeva bene Socrate, filosofo greco vissuto nel quattrocento avanti Cristo che nella sua costruzione filosofica orale e peripatetica partiva sempre dalle domande per tirar fuori con arte maieutica il meglio da chi aveva di fronte, coinvolgendolo in senso totale, psicologico e intellettuale e costruendo dialoghi che poi sarebbero stati alla base della costruzione del pensiero occidentale.

Nell’esperimento del Comune di Ancona, raccolto dall’associazione Intervita, che porta un camper nelle piazze per avvicinare i ragazzi e prevenire la violenza sulle donne (vicenda che si può seguire in un post pubblicato sulla 27 ora il 26 febbraio) gli psicologi hanno lavorato molto sulla comunicazione spesso rompendo il ghiaccio proprio con delle domande: “Un abbigliamento provocante ti autorizza a pretendere che la ragazza ci stia se ci provi?”; “Se ti fischiano per strada ti fa piacere o ti da fastidio?”; “Che differenza c’è tra un rapporto con una ragazza e quello che hai visto su un sito porno?”; “La gelosia è un segnale d’amore?”». Domande anche provocatorie, ma sempre usate come spunto di riflessione.

Come dire: Chiedetemi (che vuol dire interessatevi a me), e io vivrò meglio. Siete d’accordo con l’approccio rassicurante di Boyd o restate inesorabilmente preoccupati?

Maria Luisa Agnese

Avvenire
28 02 2014

Bambine di dieci mesi legate, bruciate con cera bollente, affogate con la testa nel water, vittime di atti sessuali e di libidine di estrema brutalità.

Violenze e torture consumate allo scopo di produrre video, per un totale di venti minuti circa, da scambiare attraverso il cosiddetto "deep web", ovvero la parte di web nascosta dove si naviga su siti internet che non si trovano con i consueti motori di ricerca ma solo sfruttando un sistema che consente comunicazioni non intercettabili. ...
Due ragazzine si mettono in mostra su un sito di incontri sessuali nel quale si può specificare la provincia in cui si vorrebbero vendere le proprie prestazioni. Siamo nei dintorni di Imperia e le studentesse, 14 e 15 anni, trovano immediatamente gli acquirenti. ...

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