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Il Fatto Quotidiano
14 10 2014

Nel mese di settembre 2014 l’indice dei prezzi è sceso dello 0,2% rispetto allo stesso mese del 2013. Le stime provvisorie, spiega l'istituto di statistica, erano più ottimiste rispetto ai dati definitivi. Alla presentazione del Bilancio Inps, alcuni lavoratori Usb contestano il ministro Poletti che anticipa: "Nella legge di stabilità né tagli né aggiunte alle pensioni"

 

In Italia quasi la metà dei pensionati ha un reddito inferiore a mille euro al mese, mentre il 13,4% non supera i 500 euro. E, in totale, è il 70% ad avere meno di 1.500 euro. E’ quanto emerge dal Bilancio sociale dell’Inps, riferito ai dati del 2013. Pensioni per le quali non sono previsti interventi specifici nella legge di stabilità, ha detto il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, intervenuto a margine della presentazione a Roma. ”Domani facciamo la discussione – ha detto – per ora non ci sono né tagli né aggiunte”. Durante la presentazione un gruppo di una ventina di rappresentanti Usb è entrato nella sala ed è salito sul palco interrompendola con cartelli con scritto ‘No al jobs act‘”. “Lo chiamano contratto a tutele crescenti” hanno urlato ma “non ha tutele. State cancellando i diritti”.

Dal report Inps emergono, tra gli altri, anche il calo dei lavoratori pubblici rispetto al 2012 e l’aumento della spesa per gli ammortizzatori sociali, nel giorno in cui l’Istat rileva che la deflazione non si arresta, anzi peggiora. Nel mese di settembre 2014 l’indice dei prezzi è sceso dello 0,2% rispetto allo stesso mese del 2013. L’istituto di statistica, inoltre, sottolinea che che i dati definitivi sono peggiori delle stime provvisorie (-0,1%). Su base mensile i prezzi sono scesi dello 0,4%.

Inps: dati su pensionati e lavoratori – Secondo quanto scrive il Bilancio sociale dell’Inps, nel 2013 quasi la metà dei pensionati (il 43,5%, pari a 6,8 milioni di persone), aveva un reddito pensionistico inferiore a mille euro al mese. Oltre 2,1 milioni di pensionati (il 13,4%) aveva un reddito inferiore ai 500 euro mentre quasi il 70% aveva meno di 1.500 euro al mese. Rispetto al 2012, inoltre, calano i lavoratori pubblici che scendono di 64.491 unità (-2,1%). I dipendenti del settore privato sono diminuiti di 140.195 unità (-1,1%) mentre i parasubordinati hanno perso oltre 100.000 iscritti (-9,3). Nel complesso gli iscritti sono diminuiti di 357.000 unità.

La consistenza media annua dei lavoratori dipendenti privati (escluso il lavoro domestico e gli operai agricoli) è diminuita di quasi 313mila unità ma la riduzione è imputabile soprattutto al crollo degli operai (-229.700 con un -3,5%) che, comunque, sono ancora il 52% dei dipendenti. Per operai, però, non si intendono solo le tute blu ma anche coloro che hanno questa qualifica nei servizi. I dipendenti privati nel complesso nell’anno erano 11.983.264 (-2,5%).

Nel 2013 i lavoratori domestici iscritti all’Inps erano 749.840 con una riduzione rispetto al 2012 di 42.858 unità (-5,4%). Un calo che risulta più marcato fra i maschi (-18,6%) rispetto alle donne (-2,8%) ma soprattutto sconta un calo tra gli stranieri (47.098 in meno con un -7,4%). Per i collaboratori domestici italiani si registra un aumento (4.240 unità in più con un +2,8%). Solo il 21% dei domestici è italiano ma in soli due anni la crescita degli italiani tra le colf è stata quasi del 4,0%.

Ammortizzatori sociali e bilancio Inps – Al netto dei contributi figurativi, la spesa per gli ammortizzatori sociali nel 2013 è risultata pari 14.514 milioni, con un aumento di 1.982 milioni (+15,8%) sul 2012. L’Inps inoltre precisa che se e a tale importo si aggiunge la spesa per contributi figurativi di 9.077 milioni si ha una spesa di 23.591 milioni di euro (+4,1%). La spesa totale (inclusi i contributi figurativi) è finanziata per il 38,3% dai contributi a carico di imprese e lavoratori e, per il 61,7%, dagli oneri a carico dello Stato.

Il saldo tra entrate e uscite dell’istituto di previdenza nel 2013 è negativo con un disavanzo complessivo di 8,7 miliardi determinato per lo più dalla parte corrente e registra un miglioramento di circa 1 miliardo rispetto al disavanzo di 9,7 miliardi del 2012. Le entrate sono state pari a 397,7 miliardi (+4,1%) mentre le uscite hanno raggiunto quota 406,4 milioni (+3,8%).

Istat: peggiora la deflazione – A settembre l’inflazione diminuisce dello 0,4% su base mensile e dello 0,2% su base annua. Rispetto alla stima provvisoria dell’istituto il dato è peggiore, sul mese infatti la stima era -0,3% e su anno -0,1%. La maggiore flessione su base annua dell’indice generale (ad agosto era -0,1%) è principalmente dovuta all’accentuarsi del calo tendenziale dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (-2,8%, da -1,2% di agosto) e al rallentamento della crescita annua dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,3%, da +0,7% del mese precedente), ampliatosi con il rilascio dei dati definitivi; andamenti solo in parte bilanciati dal ridursi della flessione dei prezzi degli alimentari non lavorati (-0,9%, da -1,8% di agosto).

Il ribasso mensile dell’indice generale è imputabile innanzitutto al calo dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (-4,8%) – influenzati da fattori stagionali – e, in misura più contenuta, alla diminuzione congiunturale dei prezzi degli energetici non regolamentati (-0,6%); contribuisce, inoltre, il calo dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,1%), anch’essi condizionati da fattori stagionali.

Rispetto a settembre 2013, i prezzi dei beni diminuiscono dello 0,6% (lo stesso valore di agosto) e il tasso di crescita dei prezzi dei servizi resta stabile allo 0,6%. Pertanto il differenziale inflazionistico tra servizi e beni non varia rispetto ad agosto 2014. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,1% su base mensile e fanno registrare un tasso tendenziale nullo (da -0,2% del mese precedente).

Huffingtonpost
13 10 2014

La crisi morde soprattutto tra i giovani. Tra 2012 e 2013 è cresciuto del 35%, a quota 1,4 milioni, il numero dei "minori" in povertà assoluta. Ma una forte crescita di poveri c'è stata anche nella fascia tra i 18 e i 35 anni, aumentati del 21,8% a quota 1,249 milioni. Sono i dati di uno studio Istat fornito nell'audizione alla Camera sul Def. Lo studio dell'Istat fornisce ulteriori dettagli rispetto ai dati diffusi a luglio, effettuando alcune correlazioni. In totale, spiega l'Istat, i poveri nel 2013 erano oltre 6 milioni: in un solo anno, ad entrare nella povertà assoluta sono state 1 milione 206 mila persone con una crescita del 25% rispetto ai 4,8 milioni del 2012.

In particolare i minori in povertà assoluta, che salgono da 1,058 a 1,434 milioni, sono quelli che hanno sofferto di più le difficoltà della crisi. Nella maggior parte dei casi - spiega l'Istat - la loro condizione si lega a quella dei capifamiglia che si trovano nella prima fase del ciclo di vita familiare: il 55% dei minori in povertà assoluta (790 mila) vive in famiglie con a capo una persona con meno di 45 anni. L'altra connessione è quella che lega la povertà assoluta con la mancanza di lavoro. Una realtà che pesa soprattutto sui giovani che vedono allungarsi sempre di più il momento dell'ingresso nel mondo del lavoro: il tasso di povertà per gli under 35 è passato dal 9,4 all'11,8%. Ma a pesare sono anche i bassi salari d'ingressi. Così la povertà è cresciuta sia tra i giovani che lavorano (dal 7,5 all'11%) sia tra quanti cercano un'occupazione, perchè disoccupati (dal 16,4 al 19,2%) o perchè non hanno mai avuto un lavoro (dal 15,3 al 18,2%).

Torna a salire la disoccupazione nel mese di luglio mentre si riduce il numero degli occupati. È un segnale preoccupante quello diffuso ieri dall'Istat che ha evidenziato come in luglio il tasso di disoccupazione sia salito al 12,6 per cento in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente. ...

Corriere della Sera
14 07 2014

In Italia ci sono 10.048.000 di persone che vivono in condizioni di povertà relativa, pari al 16,6% della popolazione. Tra questi 6.020.000 sono poveri assoluti, cioè non riescono ad acquistare beni e servizi per una vita dignitosa (9,9%). È quanto rileva l’Istat nel report sulla Povertà in Italia.

Tra il 2012 e il 2013 l’incidenza di povertà relativa tra le famiglie è stabile (dal 12,7% al 12,6%), ma l’incidenza di povertà assoluta è aumentata, specie al Sud: sono poveri in maniera assoluta 725 mila persone in più tra quelle che vivono nel Mezzogiorno.Nel 2012 i poveri assoluti al Sud erano 2.347.000, nel 2013 3.072.000. Lo rileva l’Istat.

Il Corriere della Sera
01 07 2014

Il tasso di disoccupazione torna a salire a maggio, al 12,6%. Lo rileva l’Istat nei dati provvisori segnalando un aumento di 0,1 punti percentuali rispetto ad aprile (rivisto al 12,5%) e di 0,5 punti nei dodici mesi. Rispetto al massimo storico del 12,7% di gennaio e febbraio i tecnici dell’istituto indicano un «leggero miglioramento». Il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 222 mila, aumenta dello 0,8% rispetto al mese precedente (+26 mila) e del 4,1% su base annua (+127 mila). Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuisce dello 0,5% rispetto al mese precedente e dell’1% rispetto a dodici mesi prima. Il tasso di inattività, pari al 36,3%, diminuisce di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,3 punti su base annua.

Il dato di genere

L’occupazione aumenta, su base mensile, con riferimento alla componente maschile (+0,6%) ma diminuisce rispetto a quella femminile (-0,3%). Anche su base annua l’occupazione aumenta tra gli uomini (+0,3%) e diminuisce tra le donne (-1,0%). Il tasso di occupazione maschile, pari al 64,8%, sale di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 0,2 punti su base annua. Quello femminile, pari al 46,3%, diminuisce di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,3 punti in termini tendenziali. Rispetto al mese precedente la disoccupazione cala per la componente maschile (-1,6%) mentre cresce per quella femminile (+3,8%). In termini tendenziali il numero di disoccupati cresce sia per gli uomini (+2,2%) sia per le donne (+6,3%). Il tasso di disoccupazione maschile, pari all’11,7%, diminuisce in termini congiunturali (-0,2 punti percentuali) ma aumenta in termini tendenziali (+0,2 punti); quello femminile, pari al 13,8%, cresce rispetto al mese precedente di 0,5 punti percentuali e di 0,8 punti su base annua. Nel confronto congiunturale l’inattività diminuisce sia tra gli uomini (-0,8%) sia tra le donne (-0,3%); anche su base annua il numero di inattivi diminuisce sia per la componente maschile (-1,8%) sia per quella femminile (-0,6%)

Il dato dei giovani

A maggio il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 43%, in calo di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente ma in crescita di 4,2 punti nel confronto tendenziale. Lo rileva l’Istat Adnkronos) - I disoccupati tra i 15-24enni sono 700 mila; aumentano dell’1,6% nell’ultimo mese (+11 mila) e del 10,0% rispetto a dodici mesi prima (+64 mila). L’incidenza dei disoccupati di 15-24 anni sulla popolazione in questa fascia di età è pari all’11,7%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,1 punti su base annua. Il tasso di occupazione giovanile, pari al 15,5%, aumenta di 0,4 punti percentuali rispetto al mese precedente ma diminuisce di 1,2 punti nei dodici mesi. L’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari all’11,7% (cioè più di un giovane su 10 è disoccupato). Tale incidenza cresce di 0,2 punti percentuali nell’ultimo mese e di 1,1 punti rispetto allo scorso anno. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati o disoccupati), è pari al 43,0%, in diminuzione di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente ma in aumento di 4,2 punti nei dodici mesi. Dal calcolo del tasso di disoccupazione sono pertanto esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, ad esempio perché impegnati negli studi. Il numero di giovani inattivi è pari a 4 milioni 355 mila, in diminuzione dello 0,9% nel confronto congiunturale (-40 mila) e dello 0,6% su base annua (-28 mila). Il tasso di inattività dei giovani tra 15 e 24 anni, pari al 72,8%, scende di 0,6 punti percentuali nell’ultimo mese ma rimane stabile nei dodici mesi

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