Solo gli immigrati ci salvano dal "gap demografico"

Migranti-AccoglienzaIn un Paese che inesorabilmente invecchia e nel quale continuano a diminuire le nascite solo i nuovi migranti in arrivo garantiscono la crescita zero (o quasi) della popolazione residente. Lo conferma l'ultimo bilancio demografico dell'Istat relativo al 2014. In pratica gli arrivi dall'estero hanno compensato appena il calo di popolazione dovuto al saldo naturale. Anche i nati stranieri continuano a diminuire (-2.638 rispetto al 2013), pur rappresentando il 14,9% del totale dei nati. 
Davide Colombo, Il Sole 24 Ore ...

Fuga dal matrimonio

I giovani non si sposano più. Né al Nord né al Sud. Amore sì, ma niente contratti, l'Italia ha toccato il minimo storico di matrimoni civili e religiosi, nel 2013 sono stati 194 mila. Nessuno rinuncia a passioni e sentimenti, attenzione, chi non si sposa spesso convive. Tanto che le unioni di fatto, dice l'Istat, nel nostro paese sono già ben oltre un milione, e la vera novità è il numero sempre maggiore dei bambini che nascono fuori dal matrimonio, il 26 per cento più di un neonato su quattro.
Maria Novella De Luca, La Repubblica ...

Un paese devastato

Il recente Rapporto annuale dell'Istat 2015 sulla situazione del Paese, come nella tradizione di questo istituto, ci mette a disposizione un grandioso affresco analitico-quantitativo sulle condizioni dell'Italia, sempre più ricco di conoscenze e ricognizioni particolari. Qui popolazione, economie, forme del lavoro, territori, sistemi locali, consumi, associazionismo, salute, consumi del suolo, beni culturali, servizi, trovano la loro sistemazione numerica facendoci entrare nel cuore del paese reale. 
Piero Bevilacqua, Il Manifesto ...

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13 05 2015

Secondo l'Istat è stato determinante il contributo del comparto industriale e di quello agricolo.

Nei primi tre mesi di quest'anno il Pil italiano, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente risultando invariato rispetto al primo trimestre del 2014. Lo rende noto l'Istat, che afferma: "La crescita congiunturale è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nei comparti dell'agricoltura e dell'industria e di una sostanziale stazionarietà nei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) maggiore dell'apporto negativo della domanda estera netta. Nello stesso periodo il PIL è aumentato in termini congiunturali dello 0,1% negli Stati Uniti e dello 0,3% nel Regno Unito. In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 3,0% negli Stati Uniti e del 2,4% nel Regno Unito".

La scorsa settimana l'istituto di statistica ha pubblicato le "Prospettive per l’economia italiana nel 2015-2017″, rivelando che nel 2015 il prodotto interno lordo si dovrebbe attestare sullo 0,7%, per poi salire all'1,2% nel 2016 e all'1,3% nel 2017. Il dicastero guidato da Pier carlo Padoan aveva previsto +1,4% nel 2016 e +1,5% nel 2017. Pur stimando una crescita lievemente inferiore a quella prevista dal Governo, l'Istat certifica la fine della recessione aggiungendo che quest'anno si registrerà un calo della disoccupazione, un recupero del reddito disponibile e una crescita della domanda interna dei consumi. Per l'istituto statistico "l'aumento del Pil nel 2015 (+0,7%) chiuderà la fase recessiva del triennio precedente".
Per quanto riguarda la disoccupazione alla fine dell'anno secondo l'Istat dovrebbe registrarsi una lieve flessione, attestandosi al 12,5% di pari passo con un aumento dell'occupazione dello 0,6%. Nel 2016 il tasso di disoccupazione dovrebbe toccare il 12% e le unità di lavoro registreranno un aumento significativo (+0,9%). L'andamento positivo proseguirà con maggiore intensità nel 2017, con una discesa del tasso di disoccupazione all’11,4% e una crescita delle unità di lavoro dell’1,0%.

 

Jobs Act, il debutto è un flop

Il Jobs Act non ce l'ha fatta ad aggredire la disoccupazione, e va detto che per il momento anche gli incentivi alle assunzioni non mordono. I dati dell'Istat relativi a marzo (primo mese di vigenza del contratto a tutele crescenti, terzo per quanto riguarda gli sgravi) sono impietosi: il tasso dei senza lavoro, registra l'istituto di statistica, è tornato a salire in marzo: di 0,2 punti percentuali rispetto a febbraio, arrivando così al 13%. La risalita arriva dopo i cali registrati a dicembre e a gennaio, e la lieve crescita di febbraio. Si tratta del livello più alto dal novembre scorso (allora aveva segnato 13,2%).
Antonio Sciotto, Il Manifesto ...

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