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Messico: tre milioni i bambini lavoratori

  • Giovedì, 05 Giugno 2014 13:05 ,
  • Pubblicato in Flash news

Atlas 
05 06 2014

Sono quasi tre milioni i bambini e gli adolescenti che lavorano in Messico, per di più in miniere, discariche, cantieri o locali notturni, rischiando la vita anche per oltre 35 ore a settimana in un paese che non ha ancora stabilito sanzioni chiare e facilmente applicabili contro coloro che li sfruttano. I dati pubblicati dalla Direzione generale dei servizi di documentazione, informazione e analisi della Camera dei Deputati rivelano che il fenomeno riguarda bambini e adolescenti fra i cinque e i 17 anni ed è particolarmente diffuso negli Stati di México, Chiapas, Jalisco, Puebla, Guerrero, Michoacán, Guanajuato, Oaxaca, Veracruz e nel Distretto Federale. 

E chi lavora non va, naturalmente, a scuola: i bambini-lavoratori che restano fuori dal sistema educativo sono il 39%, un milione e 200.000, secondo le cifre del governo. Stando all’organismo della Camera, poi, la speranza che qualcosa cambi è remota, dal momento che i trattati e convenzioni internazionali contro lo sfruttamento del lavoro minorile firmati dal Messico non vengono applicati e neanche le normative già esistenti.

A marzo, infatti, i deputati federali hanno approvato l’aumento dell’età legale per il lavoro infantile “regolare”, da 14 a 15 anni, “ma i governi locali non hanno ancora recepito la norma che resta così lettera morta”. Unica eccezione, che viene portata a mò di modello, è quella del Distretto Federale: solo qui, ricorda l’organismo del Congresso, chi obbliga un bambino a lavorare rischia il carcere, cosa che non accade in nessun altra zona del paese.

Lara B. Vargas

Da norme, infatti, stabiliscono che i minori stranieri presenti in Italia, indipendentemente dalla titolarità di un permesso di soggiorno, hanno diritto all'istruzione, come i cittadini italiani, nelle scuole di ogni ordine e grado, compresa la materna (d.lgs. 59/04, art. 1, c.2, e diverse leggi regionali) ...

Istruzione, va al sud la maglia nera

  • Lunedì, 12 Maggio 2014 11:48 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
12 05 2014

Save the Children fotografa lo stato delle scuole italiane. Il rapporto è negativo: nessuna regione italiana è in linea con alcuni obiettivi europei

Il sitema scolastico italiano fa acqua da tutte le parti e a confermarlo un rapporto di Save the Children. "È la Campania, seguita da Calabria, Puglia (ex equo) e Sicilia, la regione con la maggiore 'povertà educativa', cioè dove più scarsa e inadeguata è l'offerta di servizi e opportunità educative e formative per bambini e adolescenti". Sono "largamente insufficienti gli asili e le scuole a tempo pieno" e "alto e allarmante il tasso di dispersione scolastica".

Con l'aiuto di esperti l'organizzazione ha misurato la deprivazione educativa dei minori in Italia nel nuovo Indice di Povertà Educativa (IPE), mentre lancia la campagna "Illuminiamo il Futuro", in favore dei bambini colpiti dalla povertà. "Una deprivazione educativa - sottolinea una nota - che si somma alla povertà economica che colpisce più duramente proprio i bambini del Sud e riguarda ormai oltre un milione di minori in tutta Italia, mentre tre milioni e 500mila sono a rischio di povertà ed esclusione". Insomma una mancanza di opportunità che si somma e alimenta la povertà economica che colpisce già un 1 milione di minori in tutta Italia.

"Al polo opposto della classifica è il Friuli Venezia Giulia, seguito da Lombardia ed Emilia Romagna, le regioni italiane più 'ricche' di servizi e opportunità educative per bambini e adolescenti", aggiunge Save the children.

Dal rapporto, però, si evince che nessuna regione italiana "è in linea con alcuni obiettivi europei quali, per esempio, la copertura degli asili nido che dovrebbe essere del 33% (nella fascia di età 0-2 anni), ma arriva a stento al 26,5% con l'Emilia Romagna, mentre la Calabria, con il 2,5%, dista quasi 31 punti percentuali dal target europeo. E obiettivo mancato, anche nella maggior parte dello Stivale, la riduzione della dispersione scolastica sotto il 10%, con numeri altissimi in Sicilia (25,8%) ma anche in regioni del Nord come la Valle d'Aosta (19%)".

Il rapporto "La Lampada di Aladino - L'Indice di Save the Children per misurare le povertà educative e illuminare il futuro dei bambini in Italia" è stato realizzato dall'organizzazione impegnata nella tutela dei diritti dei minori. Lo studio è stato presentato in contemporanea al lancio della campagna 'Illuminiamo il Futuro': "Tre settimane di sensibilizzazione e raccolta fondi fino al 1° giugno e l'avvio di un intervento programmatico sul territorio con l'apertura in cinque città (Palermo, Catania, Gioiosa Ionica (RC), Bari, Genova) dei primi Punti Luce". "Presso questi centri 'ad alta densità educativa' - spiega Save the children - bambini e adolescenti possono studiare, giocare, avere accesso ad attività sportive, culturali e creative".

I dati - "La Campania è in cima alla lista delle regioni italiane per povertà educativa", evidenzia l'organizzazione, facendo riferimento al nuovo Indice di Povertà Educativa (IPE). Sono di segno negativo 11 indicatori su 14: "grave per esempio la penuria dei servizi per la prima infanzia: appena 2,8 bambini su 100 (nella fascia di età 0-2 anni) quelli presi in carico dagli asili pubblici campani; un dato che scende ulteriormente in Calabria (2,5%) e che registra valori bassi anche in Puglia (4,5%), Sicilia (5,3%), Basilicata (7,3%), Abruzzo (9,5%): bene a distanza quindi dall'Emilia Romagna (26,5%) e ancor più dall'obiettivo del 33% stabilito dalla Ue", si legge nella nota.

Save the children aggiunge che "la Campania si segnala ancora per una bassa presenza del servizio mensa nei principali istituti (l'hanno il 49% circa di essi a fronte del 73% in Lombardia), per l'inferiore numero di scuole con collegamento internet (52,6% a fronte del 77, 5% in Basilicata e del 75,7% nelle Marche) ma soprattutto per il notevole tasso di dispersione scolastica (22%); un problema molto grave anche in Sicilia (con il 25,8%) e in Sardegna (24,7%) ma che non risparmia anche regioni del Nord, come la Valle d'Aosta (19,1%) e la provincia autonoma di Bolzano (16,7%), tenendo l'Italia ancora molto lontana dalla soglia europea del 10%".

Il Friuli Venezia Giulia, invece, detiene il primato della regione "con la più 'ricca' offerta di servizi e opportunità di formazione per i minori", riporta la nota, distinguendosi "per numero di bambini che legge (il 75,7% ha letto almeno un libro nell'ultimo anno), che fa sport (il 56%, poco meno della Valle d'Aosta), per livelli di dispersione scolastica (11,4%) vicini alla soglia della media Ue, edifici scolastici mediamente in buone condizioni (il 73,2% delle scuole ha certificato di agibilità)".

Quel carrozzone dell'abilitazione nazionale scientifica - la grande prova, 59 mila candidati, che sta scegliendo chi è meritevole di prendere una cattedra universitaria domani - snocciola un nuovo scandalo: i giudizi alla Bastianich. ...

Che strumenti ha la scuola per sostenere gli allievi nel percorso di costruzione di sé, orientamento sessuale compreso? Se il governo appena nato promette di conferirle importanza fondamentale, tant'è che il neopremier ha annunciato che visiterà un istituto a settimana, vediamo nel dettaglio alcuni sostegni offerti finora per contrastare pregiudizi e omofobia. Il Miur (Ministero dell`istruzione, università e ricerca) ha predisposto cinque opuscoli-guida per i docenti e gli adulti di riferimento che possono essere consultati sul sito dal nome emblematico www.noisiamopari.it. ...

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