"Ho scelto la mia Kobane. Così opero sotto le bombe"

  • Mercoledì, 13 Maggio 2015 14:11 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Corriere Della Sera
13 05 2015

Ali è rientrato in Siria: i combattenti urlano sotto i ferri, le donne no. Il medico radiologo Alì Mohamed Arif, curdo, so- stiene di non saper sparare. «Mai un colpo in vita mia». L`assedio di Kobane, tuttavia, l`ha vissuto tutto. Da dentro: «Mesi di bombardamenti, di scontri strada per strada, di sparatorie casa per casa». Non vede l`ora di ricacciarsi nell`inferno. Non c`è più quasi niente della sua città. Macerie, solo macerie. «Opero sotto le bombe per salvare la mia gente». ...

Gian Antonio Stella 

 

Sostieni il Crowdfunding di Produzioni dal basso

Tredici donne di diversi paesi, il loro percorso nei territori del Kurdistan martoriati dalla guerra, attraverso campi profughi abitati da persone che hanno la dignità di chi non si arrende.

Roma e Kobane, città gemelle

  • Lunedì, 27 Aprile 2015 11:54 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
27 04 2015

Il 23 aprile il comune di Roma ha approvato il gemellaggio con la città curda di Kobane, simbolo della resistenza contro Daesh. Il comunicato stampa di Rojava Calling.

Oggi, 23 Aprile 2015, il Consiglio comunale di Roma ha "sottoscritto un gemellaggio con la città curda di Kobane, simbolo della resistenza all'avanzata dello stato islamico". A pochi giorni dal 25 aprile, nel settantesimo anniversario della liberazione italiana dalle barbarie dal nazifascismo, il comune di Roma ha fatto un atto di amicizia ufficiale verso la città di Kobane, liberata lo scorso 26 gennaio dalle forze dello Ypg e Ypj dopo quattro mesi di occupazione.

Roma è la prima capitale europea gemellata con una delle più importanti città della Rojava, rilanciando cosi il percorso di riconoscimento politico dell'esperimento di autonomia democratica curda da parte delle istituzioni occidentali, intrapreso già da altri comuni in Italia e in Europa. Un'iniziativa fortemente richiesta dalla comunità curda. Un riconoscimento politico importante per la creazione di un corridoio umanitario atto alla difesa e alla ricostruzione della città assediata, non solo da Isis, ma anche dalla complicità dello Stato turco. Il gemellaggio istituzionale è di fatto uno strumento ulteriore a disposizione di quanti in questa città cercano di sostenere l’esperienza di confederalismo democratico in corso nel Rojava, un modello politico che interroga tutte le democrazie e le società civili del mondo.

Oggi la bandiera curda ha sventolato sul Campidoglio alla presenza di Hadla Omar, rappresentante del Parlamento del Cantone di Cizre, uno dei tre cantoni resistenti del Rojava. Con lei e con molti altri attraverseremo le piazze del 25 aprile per parlare anche della resistenza di Kobane, convinti che essere partigiani, oggi come ieri, vuol dire scegliere da che parte stare, in qualunque parte del mondo, combattendo per la libertà, la giustizia e l’umanità contro ogni forma di fascismo. La resistenza continua.

Kobane, le donne resistenti

La ricostruzione di Kobane passa necessariamente attraverso la fine dell'embargo che impedisce il passaggio dalle frontiere tra la Turchia e la Siria di qualsiasi merce che non sia considerata aiuto strettamente umanitario. [...] "La forza delle donne [...] è nata nelle lotte dei lavoratori, nel movimento delle donne e degli studenti. [...] La politica di Ocalan vuole una parità di genere in tutte le istituzioni: così se in una città viene eletto un sindaco maschio viene affiancato da una co-sindaca e viceversa"
Giuliana Sgrena, Il Manifesto ...

Dinamo Press
15 04 2015

Un dialogo con Karim, attivista della Marche di ritorno dal fronte di Kobane. Dopo mesi di resistenza assieme alle formazioni kurde Karim è tornato in Italia e racconta la rivoluzione del Rojava, la guerra, la resistenza contro l'IS

"Gli stolti chiamavano pace il semplice allontanarsi del fronte”.

(Non c’è nessun dopoguerra – Wu Ming, Yo Yo Mundi)

Una giornata di primavera. Un cielo limpido. Un respiro trattenuto tra Istanbul e Bologna. Un aeroporto. Il volto di Karim che appare tra la folla. Gli abbracci.

Sono passati tre mesi. In Rojava. A Kobane. Volontario nelle file delle Forze di Difesa del Popolo (YPG). A combattere Isis.

Tre mesi a difesa di un progetto politico laico, femminista, comunitarista ed ecologista chiamato “confederalismo democratico” o “democrazia senza stato”. La vita in ballo. Ancora una volta, socialismo o barbarie.

Tre mesi in guerra.

Guerra, qualcosa di estraneo a noi occidentali nati e vissuti da decenni in questa pace.

Guerra, una parola che abbiamo imparato a pronunciare con pudore.

Guerra, quello spazio che lambisce i confini d’Europa a sud, come a est. A sole poche ore di volo dalla “nostra” pace.

Karim ha attraversato questi spazi, quello d’occidente e d’oriente, quello della pace e della guerra. Così lontani, così vicini, così intersecati. Ed è tornato. Vivo.

Ora è il tempo del racconto. Condividere un’esperienza straordinaria, nel senso etimologico del termine, fuori dall’ordinario. Un racconto pubblico, che vuole divenire comune, perché ogni scelta partigiana è una scelta politica.

Ancora una volta, vogliamo che le prime parole siano le sue.


*tratto da www.arvultura.it

facebook