Lampedusa non festeggia con l'Europa

  • Mercoledì, 13 Maggio 2015 09:58 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
13 05 2015 

La Regione Sicilia voleva festeggiare l'Europa a Lampedusa. E ha fallito. A quella presunta "festa" non c'era nessuno, a parte i soliti contestatori, cioè noi. Sono stati costretti (da noi) a ritrattare tutto. Il centro che prima avevano detto che sarebbe stato "di accoglienza", è poi diventato "di ascolto", ma non sarà neppure quello. La Festa dell'Europa è stata trasformata in un concorso per giovani.

Quello che la nostra comunità vive e vede è questo:

1) che la gente di Lampedusa rimane frammentata, divisa in categorie: di persone che in gran parte hanno paura di esporsi, perché si sentono e sono ricattabili in molti modi; perché sono legate alle vecchie abitudini politiche; perché i giovani non hanno ancora capito che dipende da loro se e come cambierà la politica e la società.

2) che l'economia di Lampedusa si sta trasformando in economia di guerra. I pescatori prendono soldi per le tragedie dei migranti, qualche albergatore ha (da tempo) dato in affitto la propria struttura alle forze dell'ordine, altri albergatori stanno pensando di dare alla prefettura le proprie strutture per lavorare con "l'accoglienza" dei migranti. Per avere i nostri "diritti": scuole, infrastrutture di vario tipo, sanità, dobbiamo aspettare che muoiano persone in mare. I 20 milioni sbloccati sono stati erogati dal governo Letta dopo la strage del 3 ottobre 2013. I giornalisti che arrivano, periodicamente, seguendo la cadenza delle emergenze (o delle passerelle mediatiche), sono diventati un indotto economico.

La classe politica locale è ormai entrata in questa logica e la partita che si gioca è chi prende più soldi dalle tragedie immani che vengono provocate proprio da chi ci dovrebbe dare questi soldi. Noi gridiamo che vogliamo i nostri diritti perché ci spettano e basta. Noi non ci stanchiamo di ripetere che non vogliamo vivere sulle tragedie di persone (africani, asiatici e mediorientali) a cui da secoli "l'Europa fa la festa".

Pretendiamo rispetto e affermiamo il principio che Lampedusa e Linosa devono autodeterminarsi attraverso le proprie comunità. Qualcuno ieri ha più volte tirato fuori la parola democrazia. Ma questa parola deve essere rianimata, deve essere riempita di sostanza. Questo è un paese governato da una classe dirigente collusa con la mafia, che sta al potere senza essere stata eletta, che esegue supina gli ordini economici di BCE e FMI, che è militarmente subalterna agli USA.

Viviamo in una Lampedusa dove tutto viene imposto a prescindere dai bisogni della popolazione, che non viene nemmeno consultata. Tutto questo ci dice che la parola democrazia non ha davvero molto senso. E non possiamo lasciare nel silenzio la sorte dei linosani, un popolo da cui dovremmo prendere esempio e che vive in una condizione di isolamento peggiore della nostra. Se un giorno saremo uniti, solo noi di Lampedusa, senza coloro che vivono a Linosa, vorrà dire che avremo perso.

Ma noi restiamo, ci siamo, senza paura.

di Giacomo Sferlazzo 


Lampedusa, un avamposto di guerra nel Mediterraneo

  • Lunedì, 11 Maggio 2015 09:08 ,
  • Pubblicato in Flash news

Agoravox
11 05 2015

La punta più avanzata nel Mediterraneo del dispositivo bellico italiano e Nato, centro d’intelligence e spionaggio e potenziale trampolino di lancio per i raid aerei in Nord Africa. Mentre mass media e politici offrono di Lampedusa l’immagine di un remoto territorio sotto assedio e le aziende e le cooperative sociali si spartiscono il business dei centri detentivi di migranti e richiedenti asilo, l’isola delle Pelagie è stata segretamente convertita in uno degli avamposti militari e strategici più moderni e aggressivi. Lo scalo aereo civile, recentemente ampliato e ammodernato, è utilizzato dai velivoli cargo, dai cacciabombardieri e dagli elicotteri delle forze armate italiane e dagli aerei-spia di Frontex, la famigerata agenzia europea di sorveglianza e “contenimento” dei flussi migratori. Le aree portuali e le coste sono presidiate da navi da guerra della Marina e dalle imbarcazioni veloci della Guardiacoste, della Guardia di finanza e dei Carabinieri. Jeep e furgoni blindati scorazzano per le vie del centro e i sentieri tracciati all’interno delle aree naturali e paesaggistiche d’incomparabile bellezza; gli innumerevoli cartelli gialli con la scritta Zona militare Divieto di Accesso Sorveglianza armata sui portoni di antichi edifici trasformati in caserme; i fili spinati e le reti che delimitano presidi e impianti vetusti o super sofisticati per le guerre elettroniche; selve – ovunque - di tralicci, antenne di telecomunicazione e radar che bombardano l’etere di pericolosissime onde elettromagnetiche.

La zona più intensamente militarizzata, con ben quattro grandi infrastrutture destinate alle operazioni d’intelligence, è senza alcun dubbio la punta occidentale di Lampedusa, un tempo occupata dai tralicci che sostenevano l’antenna di 190,5 metri d’altezza della stazione Loran C della Guardia Coste degli Stati Uniti d’America, target mancato degli Scud libici lanciati nell’aprile del 1986 in ritorsione ai ripetuti attacchi aerei di Washington su Tripoli e Bengasi.

A Capo Ponente ci sono antenne radar, ponti radio e telecomunicazione; nella contigua area di Albero Sole, una serie di fabbricati che ospitano attrezzature top secret e centrali elettriche, la grande base radar dell’Aeronautica (oltre 2,900 metri quadri di superficie), una stazione della Marina militare, le postazioni di avvistamento avanzato (reporting post) per intercettare e analizzare le frequenze, le caratteristiche e le procedure delle trasmissioni radio, vocali e radar “nemiche” e “alleate”. Centro d’eccellenza è la Stazione della 4^ Squadriglia AES (Analisi ed Elaborazioni Speciali) dell’Aeronautica Militare, preposta all’individuazione e alla raccolta di tutte le emissioni elettromagnetiche d’interesse strategico e alla guerra elettronica. Nello specifico, le sofisticate apparecchiature in dotazione dell’AES sono in grado di rilevare i segnali elettromagnetici emessi dalle strumentazioni nemiche (Signal Intelligence – SIGINT), identificare le emissioni diverse dalle comunicazioni radio (Electronic Intelligence – ELINT), ottenere informazioni su come operano i sistemi di guerra elettronici e testare le loro capacità di risposta.

“Le attività ELINT sono ad alto livello di segretezza e comprendono pure la raccolta di dati relativi alle emissioni radar, dei centri di comando e controllo, dei sistemi di difesa aerea e di guida missili installati a terra o imbarcati su aerei o navi”, riportano i manuali delle forze armate. I dati intercettati a Lampedusa sono poi inviati per la loro elaborazione al Reparto Supporto Tecnico Operativo Guerra Elettronica (Re.S.T.O.G.E.) di Pratica di Mare, transitato dal 1° dicembre 2013 alle dipendenze della neocostituita 9^ Brigata Aerea Intelligence, Surveillance, Target Acquisition and Reconnaissance - Electronic Warfare (ISTAR-EW). Come specificato dal ministero della Difesa, questa importante brigata dell’Aeronautica ha il compito di “fornire il supporto operativo di guerra elettronica attraverso attività tecniche ed addestrative finalizzate a migliorare l’autoprotezione degli aeromobili e ad assicurare una tempestiva risposta alle evoluzioni della minaccia presente in uno scenario operativo”.

Sempre nel settore dell’intelligence militare, dal 12 gennaio 2007 opera a Lampedusa il 9º Nucleo controllo e ricerca (N.C.R.) che ha assorbito le attività sino ad allora svolte dal 7° Distaccamento autonomo interforze (D.A.I.). Il 9° N.C.R. dipende dal Centro Intelligence Interforze di Castel Malnome, Roma, a sua volta subordinato con la Scuola interforze intelligence-guerra elettronica (S.I.I./G.E.) al 2° Reparto informazioni e sicurezza dello Stato maggiore della difesa che ha unificato e posto sotto il proprio controllo le diverse strutture di spionaggio delle forze armate italiane.

L’Aeronautica militare è presente a Lampedusa dal 1958 con un Teleposto Telecomunicazioni e una Stazione di Meteorologia. La prima grande installazione radar è entrata in funzione nel 1983, mentre tre anni dopo, a seguito della crisi Usa-Libia, fu costituita nell’isola la 134ª Squadriglia Radar, con lo scopo di garantire la sorveglianza e il controllo dello spazio aereo in ambito nazionale e Nato. Nel 1993 fu attivato pure un Distaccamento per il supporto logistico, tecnico e amministrativo di tutti gli enti dell’Aeronautica militare, attualmente ospitato in alcune palazzine nella parte sud-orientale dell’isola, adiacenti al sedime dell’aeroporto civile. Nel 1998 la sala controllo della 134^ Squadriglia radar, collocata geograficamente con i suoi sensori nell’area già occupata dalla Stazione Loran Usa, ha assunto la configurazione di sensore remoto con riporto dei data link al 34° Gruppo Radar di Noto - Mezzogregorio (Siracusa) e ai centri operativi del Gruppo Riporto e Controllo Difesa Aerea di Poggio Renatico (Ferrara) e del 22º Gruppo Radar di Licola (Napoli).

Da qualche mese l’Aeronautica ha sostituito il suo radar di sorveglianza FADR (Fixed Air Defence Radar) RAT 31-SL (operante in banda S con emissioni da 2 a 4 GHz) con il modello RAT 31-DL (operante in banda D con emissioni da 1 a 2 GHz). “L’operazione fa parte di un programma nazionale di sostituzioni per liberare le frequenze della banda D e renderle disponibili per le comunicazioni dei dispositivi WiMax”, spiega il prof. Massimo Coraddu, il fisico sardo co-autore dello studio del Politecnico di Torino che ha documentato i gravi rischi per la salute umana e il traffico aereo delle emissioni del sistema satellitare MUOS di Niscemi. “I due diversi modelli di radar RAT sono stati realizzati dall’industria italiana Selex (Finmeccanica) ed emettono impulsi di microonde molto brevi e di elevata potenza. Il RAT 31-DL ha una potenza media di 2,5 KW e forma brevi impulsi in cui la potenza concentrata è di 84 KW. Del radar RAT 31-SL non è invece nota la potenza media, mentre sappiamo che ha una potenza concentrata di 155 KW. Purtroppo non sono pubblici altri dati radiotecnici indispensabili per un’accurata analisi delle emissioni e né i militari e né Selex hanno fornito le previsioni sui livelli di irraggiamento nel territorio circostante”.

Secondo un primo censimento delle sorgenti elettromagnetiche presenti a Lampedusa effettuato da Massimo Coraddu e dall’Associazione culturale “Askavusa”, oltre al nuovo FADR RAT 31-DL nella zona occidentale dell’isola sono operativi pure due radar di sorveglianza costiera, un radar GEM e un radar EL-M 2226 prodotto dall’azienda israeliana ELTA-System di cui esiste un esemplare identico anche a Capo Grecale. “Ad Albero Sole sono presenti inoltre numerose antenne operanti su bande diverse e altri dispositivi non chiaramente identificabili, tra cui una cupola che potrebbe ospitare un altro radar”, spiega Coraddu. “Altri due radar per la sorveglianza costiera si trovano nel vicino sito della Marina militare. Le caratteristiche tecniche di questi dispositivi non sono note ma nel 2014 la Marina ne ha proposto la sostituzione con due nuovi radar, sempre per la sorveglianza costiera, il Gabbiano T200C e il RASS CI (Radar di Scoperta di Superficie), entrambi prodotti da Selex. Nello studio di fattibilità ambientale fornito dall’azienda italiana, ci sono alcuni dati tecnici solo per il primo modello radar (frequenza 9.1-9.7 GHz, potenza media 215 W, potenza di picco 3.45 KW, guadagno d’antenna 28.5 db).

In base alle nostre conoscenze è però verosimile che il RASS CI sia molto più pericoloso del Gabbiano T200C: si tratta infatti di una versione costiera del radar RASS C imbarcato nelle unità militari, come si deduce dalla presentazione fatta da Selex alla fiera internazionale degli armamenti di Bourget 2011”.

Nella parte restante dell’isola ci sono però altri pericolosi dispositivi emittenti: ripetitori radiotelevisivi e per la telefonia cellulare, trasmettitori VHF per le comunicazioni in mare e per quelle aeroportuali, il radar per la sorveglianza costiera avanzata EL-M 2226 di Capo Grecale installato dalla Guardia di finanza all’interno di un’area di proprietà del Comune di Lampedusa e Linosa affidata in concessione a Telecom. “I radar EL-M 2226 sono stati acquistati in Israele grazie al Fondo per le frontiere esterne Ue 2007-13 e dovevano essere attivati pure in tre località sarde e a Capo Murro di Porco a Siracusa, ma le proteste popolari e ben tre sentenze del Tar di Cagliari hanno costretto la Guardia di finanza a rimuovere gli impianti e congelare sine die il programma finalizzato ad un impiego militare contro i migranti”, ricorda Giacomo Sferlazzo di “Askavusa”.

“Il radar di Capo Grecale emette un’energia estremamente concentrata in un fascio ristretto (EPR - Equivalent Power Rate)”, allerta il prof. Coraddu. “A prima vista, la potenza di 50 W dell’EL-M 2266 israeliano potrebbe apparire bassa, ma questa impressione è erronea. Per ottenere la potenza equivalente emessa nella direzione del fascio, bisogna moltiplicare infatti i 50 W per il guadagno d’antenna di 37-38 db, che equivale a un’amplificazione di 10G/10, cioè 5.000 - 6.000 volte maggiore. Nella direzione di emissione, l’intensità del fascio equivarrà dunque a 250-300 KW”.

Lampedusa, la sua popolazione, la flora e la fauna sono senza alcun dubbio le vittime inconsapevoli di un insostenibile inquinamento elettromagnetico, colpevolmente ignorato o occultato dalle autorità militari e sanitarie e dagli amministratori locali e regionali. “Dato il gran numero di sorgenti diverse, tutte di notevole intensità e la piccola superficie a disposizione, l’isola di Lampedusa presenta una densità molto alta e del tutto inusuale di emissioni elettromagnetiche”, denuncia il prof. Coraddu. “Sono state già evidenziate situazioni critiche, duplicazioni di funzioni (si pensi che sono presenti perlomeno sei radar di sorveglianza costiera da terra), mentre di molti dispositivi non sono note le caratteristiche radioelettriche e non è mai stata fatta una stima delle loro emissioni. La situazione appare in larga misura fuori controllo. Non esiste un’anagrafe completa e organica delle sorgenti elettromagnetiche operanti e della loro collocazione. Sarebbe quanto mai necessario uno studio di tutte le sorgenti, del loro irraggiamento complessivo, dei possibili effetti sulla salute della popolazione e sull’ambiente naturale, per procedere poi a una riduzione delle emissioni e alla ridistribuzione delle sorgenti in modo da evitare, per quanto possibile, le situazioni di rischio”.

“La proliferazione del tutto ingiustificata e con effetti pericolosissimi per la salute della popolazione, il territorio e l’ambiente, di sistemi radar e telecomunicazione militare e delle antenne della telefonia cellulare, localizzati vicinissimi agli abitati o in luoghi utilizzati per attività ecoturistiche, pregiudicando l’immagine e le attività socioeconomiche dell’Isola”, afferma Annalisa D’Ancona, rappresentante legale dell’Associazione “Askavusa”. “Il preoccupante quadro epidemiologico registrato dalle autorità sanitarie e dai ricercatori tra la popolazione lampedusana, con un’alta incidenza di alcune forme tumorali, ben al di sopra delle medie regionali, impone l’adozione immediata di misure che riducano drasticamente l’inquinamento elettromagnetico. Per questo, in occasione della mobilitazione antirazzista del 1° maggio abbiamo lanciato una sottoscrizione popolare per chiedere alle autorità militari e alle compagnie telefoniche di eliminare i radar, gli impianti di guerra elettronici e le infrastrutture telefoniche che svolgono funzioni analoghe e di di bloccare tutti i nuovi insediamenti previsti nell’isola. All’Amministrazione comunale chiediamo invece di varare un regolamento che imponga il rispetto dei limiti di legge alle esposizioni elettromagnetiche e vieti la presenza di fonti di emissioni in vicinanza di asili, scuole, presidi sanitari e nei pressi del centro abitato”.

foto: Usa Army/Flickr
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Atlasweb
05 05 2015

Quasi 6000 migranti sono stati soccorsi dalla Guardia costiera italiana e da navi francesi nel corso del fine settimana. In totale sono state 17 le operazioni di soccorso condotte al largo delle coste libiche; sono stati recuperati anche dieci corpi senza vita.guardia-costiera

Secondo alcune stime, sicuramente caute, almeno 1750 migranti hanno perso la vita quest’anno nel tentativo di attraversare il Mediterraneo in direzione dell’Europa. Il numero dei morti è in aumento rispetto allo scorso anno, quando sullo stesso tratto di mare l’Italia stava portando avanti l’operazione Mare Nostrum, che prevedeva la ricerca e il soccorso dei natanti in difficoltà.

L’operazione era stata poi sospesa anche per le critiche di alcuni partner europei; nelle ultime settimane è stato fatto però un passo indietro in seguito al naufragio di un barcone con circa 800 persone a bordo, quasi tutte annegate.

Il Fatto Quotidiano
04 05 2015

Ancora morti nel canale di Sicilia. Sono dieci i corpi di migranti recuperati al largo della Libia dai mezzi impegnati nelle operazioni di soccorso. A due settimane dal naufragio che ha causato oltre 750 vittime, ci sono altre vittime del mare nel tentativo di raggiungere l’Europa. I mezzi di soccorso nelle ultime 48 ore hanno intercettato decine di barconi e gommoni, salvando oltre 5.800 migranti.

Nelle acque sono impegnati diversi mezzi della Capitaneria di Porto, della Marina militare e imbarcazioni civili. Tre dei corpi ripescati in mare senza vita, morti probabilmente per gli stenti della traversata, erano a bordo di un gommone con 105 persone soccorso da un mercantile battente bandiera di Panama – che ha raccolto anche 107 persone che viaggiavano su altro gommone, che porterà a Taranto – a 45 miglia a nord est di Tripoli. Altri quattro cadaveri erano invece a bordo di un altro gommone con 73 migranti, soccorso dal mercantile Zeran a 35 miglia a nord est di Tripoli. Sul gommone c’erano anche altri due migranti le cui condizioni sono gravissime. Tre migranti sono morti lanciandosi dal gommone su cui stavano viaggiando nel tentativo di raggiungere un rimorchiatore che si stava avvicinando per i soccorsi. Il gommone, con 80 persone a bordo, è stato intercettato a 35 miglia a nord di Zhuwara. Quando hanno visto i soccorsi, le tre persone si sono buttate in acqua.

Elogio dell’indignazione

  • Martedì, 28 Aprile 2015 14:16 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
28 04 2015

Sto male. Sono livido di odio e di disprezzo. Non “io” sto, male, ma detto nel modo più anonimo, vorrei dar voce a un sentimento impersonale, magari di minoranza, ma che me ne frega. Ho tutte le ragioni di star male. Abbiamo, anzi, tutte le ragioni. Anche se è una passione triste, come si fa a non odiare. A non odiare quelli che “sto con Stacchio” (eccetto Stacchio medesimo, che se ne è coraggiosamente dissociato), quelli che “vengono a rubarci il lavoro”, quelli che “aiutiamoli a casa loro”, quelli che “vedi che spalle larghe hanno, facessero le guerre in Africa e in Siria”.

Ci saranno tutte le spieghe sociologiche per interpretare la guerra fra poveri e il white trash, ma sono lo stesso degni di odio. Non tutte le idiozie sono giustificabili, da una certa età in poi i cretini devono farsi carico di quanto lo sono. Anche se è una passione triste, come si fa a non disprezzare. A non disprezzare le persone più “avvedute” che, per carità, loro non vogliono respingere a mare i migranti e soffrono, anime belle, a vederli rinchiusi nei Cie come bestiame, tuttavia discutono animatamente sui giornali e sul web, in parlamento e al caffè Commercio, se è meglio affondare i barconi (vuoti, per carità, o almeno speriamo che lo siano) o bloccare i porti di imbarco, quali pene irrogare agli scafisti e come riconciliare i due governi libici o quali ribelli siriani foraggiare o se selezionare i profughi per religione. Si è perfino rifatto sentire Bertolaso. Bertolaso!

Beninteso, ognuno scaricando le responsabilità di eventuali azioni militari sugli altri: tocca ad Alfano, no ai militari, alla Ue, all’Onu, alla Nato, a Obama, al governo di Tripoli o q quello di Tobruk. E chi è stato così stronzo da rovesciare il bravo Gheddafi? Io? No, tu, ecc. ecc. Idiozia, nausea. Come se i profughi fuggissero perché ci sono gli scafisti e i barconi e non perché sono incalzati dalla fame e dalle guerre. Come se le cause delle migrazioni fossero i mezzi di trasporto e i voraci traghettatori – le start-up del Canale di Sicilia. Come se gente alla disperazione si facesse spaventare dai motoscafi della guardia costiera in mare, dai droni nel cielo e dalle ronde padane una volta arrivati.

Si può essere più ciechi o in malafede? Forse quegli astuti strateghi da lunedì sport sono meglio dei leghisti con le corna o di Joe Formaggio col fucile sotto il letto? Alfano e Renzi con le camicie bianche valgono più di Salvini con la felpa? Si chiacchiera di affondamento barconi (con i droni, di malfamata precisione), blocco dei porti, sbarchi in Libia, controllo dei suoi confini meridionali, si votano decaloghi europei in materia, si sproloquia sull’innocenza delle famiglie ospitate nelle stive dei mezzi affondati (Renzi ha riportato forse lo score più atroce), si tratta con governi-fantasma libici pronti a negoziare soprattutto quanto è in possesso dei loro rivali, si rifinanzia il fallimentare Triton, senza che nessuno abbia il coraggio di additare le cause delle migrazioni e tanto meno di offrirsi di accoglierne le vittime. Sembra che l’unico problema sia se lasciarle morire in mezzo al mare, sulla costa africana, nei deserti interni o a casa loro nel Sahel, in Eritrea, in Somalia, in Siria. Lo chiamano “governare il fenomeno”. Fra velleità marziali, promesse vaghe e rifiuti precisi questo è stato anche il “grande risultato” del vertice UE, che Renzi vanta quasi come la due giorni con Obama, In entrambi i casi le brutte notizie sono rinviate a dopo.

Naturalmente questo affannarsi intorno all’emergenza spinge sotto il tappeto la condizione dei migranti già insediati in Europa e in Italia, se non per le furie della legislazione antiterrorismo. L’allarme Isis serve solo a nascondere la tragedia dei naufragi e a insinuare che i profughi sono sospetti criminali. Zingari in armi. Assurdo, ma intanto quale forza politica si azzarda a misurarsi con la situazione dei richiedenti asilo, con la gestione dei permessi di soggiorno o addirittura con la concessione della cittadinanza secondo lo jus soli? Il solo continuare a parlare di “clandestini” è oggi oggettivamente incitamento e apologia di strage.

Mi correggo. L’odio, la collera, lo schifo di cui parlavo all’inizio in forma non individuale, dobbiamo chiamarli con un nome più preciso e collettivo: indignazione. L’indignazione, ricordiamo Spinoza, è una passione costituente, che trasfigura collettivamente il de-potenziamento dell’odio e ne fa un’arma per combattere le ingiustizie del potere. Non dei capri espiatori scafisti e terroristi (un modo per rigettare la colpa su una parte dei migranti: vedi che non sono “famiglie innocenti”), ma dei governi che chiudono gli occhi, dei populisti selvaggi che sciacallano sui morti, dei populisti ipocriti alla Grillo e Alfano, degli strateghi neo-coloniali che vogliono spartirsi il petrolio della Libia e della Nigeria. E della governance europea che – nell’impossibilità di arginare i flussi esistenti – non trova di meglio che incaricare Frontex di rimpatriare, appunto, i “clandestini”. Un tempo lo avrebbero fatto con gli evasi da Auschwitz o con i superstiti armeni.

*tratto da Alfabeta2

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