Osservatorio repressione
11 02 2015


Più di duecento migranti dispersi, 29 morti accertati. Sono le scelte politiche dei Paesi europei le cause profonde che li hanno determinati. Dobbiamo scardinare subito l’intero discorso sull’immigrazione: “parlare di persone da accogliere e non di frontiere da controllare; pensare alla sicurezza di chi migra e non solo a quella dei Paesi di approdo; cercare soluzioni strutturali e non di emergenza; pensare alle migrazioni come un prezioso fenomeno del presente e non come ad un fenomeno da reprimere inutilmente. Pensare che su quelle barche non ci sono Loro, ma ci siamo Noi. Tutti”

 

Il messaggio diffuso in rete dal Naga – storica associazione milanese di assistenza socio-sanitaria e per i diritti dei cittadini migranti, dei rom e dei sinti -, dopo la nuova strage in mare.

Sono oltre duecento i migranti dispersi nel canale di Sicilia per il naufragio di due barche avvenuto il 10 febbraio, dispersi che si sommano ai 29 migranti morti per ipotermia.

“Apprendiamo con dolore dei morti e dei dispersi nel canale del Sicilia. Il freddo e la bufera sono gli eventi atmosferici che hanno causato le morti e il naufragio. Sono però le scelte politiche dei Paesi europei le cause profonde che li hanno determinati”, afferma Luca Cusani presidente del Naga.

“Sicuramente la nuova missione militare Triton ha dimostrato immediatamente di non essere adeguata al salvataggio dei migranti che cercano di arrivare in Europa e sebbene Mare Nostrum abbia avuto il merito di salvare molte vite umane e una sua riattivazione sia auspicale, crediamo che le morti in mare possano essere evitate solo attraverso un ripensamento generale delle politiche migratorie europee”, prosegue il presidente del Naga.

“Crediamo sia necessario scardinare l’intero discorso sull’immigrazione: parlare di persone da accogliere e non di frontiere da controllare; pensare alla sicurezza di chi migra e non solo a quella dei Paesi di approdo; cercare soluzioni strutturali e non di emergenza; pensare alle migrazioni come un prezioso fenomeno del presente e non come ad un fenomeno da reprimere inutilmente. Pensare che su quelle barche non ci sono Loro, ma ci siamo Noi. Tutti”, conclude Luca Cusani.

Come Naga continueremo a fornire assistenza sanitaria, sociale e legale e continueremo a difendere diritti tutte le volte che cercheremo di soddisfare dei “bisogni”.

Info: 349 160 33 05 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – www.naga.it

“Asmat – Nomi”: un corto per non dimenticare

  • Mercoledì, 04 Febbraio 2015 15:00 ,
  • Pubblicato in Flash news

Cronache di ordinario razzismo
04 02 2015

“Asmat – Nomi”: è questo il titolo del cortometraggio realizzato dal regista Dagmawi Yimer per il Comitato 3 Ottobre, in collaborazione con l’Archivio delle memorie migranti e la campagna “Verità e giustizia per i nuovi desaparecidos”. Un video per ricordare le vittime della strage avvenuta il 3 ottobre 2013 al largo delle coste di Lampedusa, per costringere le istituzioni e la società civile “a nominarli uno per uno, affinché ci si renda conto di quanti nomi sono stati separati dal corpo, in un solo giorno, nel Mediterraneo”, come afferma il regista.

La strage del 3 ottobre è stata purtroppo preceduta e seguita da altri naufragi, da altre vittime. Troppe sono le persone che hanno perso la vita provando a raggiungere l’Europa. Vittime di quella che “non è un’emergenza, ma un fenomeno prevedibile e prevenibile”, come sottolinea il Comitato, che sollecita l’istituzione di una Giornata della memoria e dell’accoglienza. Proprio su questo punto è stata presentata l’anno scorso una proposta di legge, avviando nel contempo una petizione online su change.org. Il testo della proposta di legge, presentata alla Camera dei Deputati e avente come primi firmatari i parlamentari Paolo Beni, Khalid Chaouki e Ermete Realacci, è stato licenziato lo scorso 17 dicembre dalla Commissione Affari Costituzionali, che ha emendato l’art. 2; “in particolare – sottolinea il Comitato – la modifica introdotta in Commissione prevede che tutte le istituzioni, locali e nazionali, organizzino iniziative per sensibilizzare i giovani sui temi dell’accoglienza e dell’immigrazione”. Ad oggi, la proposta di legge ha ricevuto il parere favorevole della Commissione Affari Sociali, della Commissione Cultura, scienza e istruzione e della Commissione Bilancio, tesoro e programmazione, e verrà discussa in aula nei prossimi mesi.

Nel frattempo, è necessario tenere alta l’attenzione e non dimenticare quello che è successo, e che continua a succedere nel Mar Mediterraneo: per favorire la più ampia diffusione possibile, promotori e regista hanno reso il cortometraggio visibile gratuitamente in rete, ai seguenti link:

Versione italiana

Versione inglese

Il cortometraggio è stato presentato a Roma lo scorso 27 gennaio, proprio in occasione della Giornata della memoria.

Cosa succede dopo lo sbarco

LibertàDal suo ufficio decorato con pannelli di legno antico, la sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini non vede il mare, ma solo uno slargo in terra battuta. Da più di vent'anni qui le onde portano troppa miseria. La sindaca, 54 anni, preferisce vedere la foto appesa al muro che la ritrae insieme al papa: "Quest'estate sono arrivati più di cinquemila migranti alla settimana", dice con amarezza.
Elise Vincent, Internazionale ...

"Grave errore fermare Mare Nostrum"

L'operazione Triton non sostituisce Mare Nostrum e i migranti continueranno a morire nel Mediterraneo finché i Paesi Ue non avranno organizzato una vera operazione congiunta di ricerca e salvataggio. L'allarme è stato lanciato da un'appello Amnesty International e Medici Senza Frontiere alla vigilia del lancio dell'operazione Triton.
Mario Pierro, Il Manifesto ...

No radar - No carceri (centri di accoglienza ?)

  • Martedì, 28 Ottobre 2014 14:52 ,
  • Pubblicato in Flash news
ASKAVUSA 
28 10 2014

l 15 luglio 2014 si svolgeva a Lampedusa una conferenza di servizio in cui era presente anche il sindaco di Lampedusa e Linosa, per l’installazione di due nuovi radar a Lampedusa:

Il programma risale al 2008 ed è contrassegnato dalla cifra 9537. Leggendo quelle carte del ministero della Difesa, si scopre che Lampedusa verrà sottoposta a una doppia razione di onde radar, con l’attivazione di ben due sistemi. Il primo sarà realizzato a Cala Ponente e verrà messo a disposizione dell’aviazione militare italiana e delle task force della Nato che operano nel Mediterraneo.

Il radar di Lampedusa sarà un sistema avanzato di “WiMAX”- Fadr, una nuova tecnologia in grado di realizzare connessioni Internet senza fili ad alta velocità. Il radar fa parte di un contratto dal valore di oltre 260 milioni di euro che la seconda divisione di Teledife, la direzione generale delle Telecomunicazioni, dell’Informatica e delle Tecnologie Avanzate del ministero della Difesa ha siglato con le aziende del gruppo Finmeccanica.

(Piero Messina. L’Espresso 16/07/2014)

 

Sarà predisposto dalla Marina militare nell’ambito del programma pluriennale di ammodernamento e potenziamento delle infrastrutture nazionali (in tutto undici), facenti parte della Rete radar costiera (RRC) e della Centrale di Sorveglianza Marittima Associata (CSMA), la piattaforma fondamentale per la cosiddetta Consapevolezza della Situazione Marittima che consente di avere sotto controllo tutte le attività navali in corso nel Mediterraneo

(Antonio Mazzeo. 25/09/2014)

… il nuovo radar viene giustificato con la necessità di sostituire vecchi impianti obsoleti con tecnologie di ultima generazione.

(Piero Messina. L’Espresso 16/07/2014)

Il secondo radar previsto nell’isola di Lampedusa sarà messo a disposizione della 134^ Squadriglia Radar Remota dell’Aeronautica italiana, il primo avamposto della Nato nel Mediterraneo meridionale, come spiega il portavoce della Difesa. In una nuova torre di alloggiamento a Cala Ponente, l’impianto ospiterà il Fixed Air Defence Radar (FADR) RAT31-DL, acquistato dall’Aeronautica per la sorveglianza aerea a lunga portata e il potenziamento della rete operativa integrata nella catena di comando, controllo, comunicazione ed intelligence dell’Alleanza Atlantica.

Il ministero della Difesa non ha inteso fornire i dati relativi alle emissioni elettromagnetiche del nuovo impianto radar di Lampedusa, affermando che “il programma è sottoposto a secretazione”. Scarne pure le informazioni sulle caratteristiche tecniche e di funzionamento del sistema FADR rese dall’azienda produttrice. La brochure di Selex ES rivela solo che il Fixed Air Defence Radar opererà in banda D e avrà una portata sino a 470 km di distanza e 30 km in altezza, una potenza media irradiante di 2,5 kW e una potenza dell’impulso irradiato di 84 kW. L’antenna opererà in una frequenza compresa tra 1,2 e 1,4 GHz (L-band), all’interno dello spettro delle cosiddette “microonde”.

 

Il 10 gennaio 2012, rispondendo a un’interrogazione parlamentare che stigmatizzava i rischi per l’uomo e l’ambiente delle emissioni elettromagnetiche del radar RAT31-DL di Marsala-Perino, l’allora ministro della difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola, affermava che “il nuovo radar, grazie al tipo di realizzazione e ad una tecnologia molto avanzata, presenta caratteristiche migliori rispetto al radar già esistente e sito nella medesima area, sia in termini di efficienza che di livelli di emissione elettromagnetica, riducendo la potenza di picco di trasmissione del 50% circa”. I dati, sempre insufficienti o incompleti, sulle emissioni riscontrate nel territorio marsalese erano in verità tutt’altro che tranquillizzanti. Sempre per Di Paola, “il valore massimo (picco) del campo elettrico prodotto dal radar attualmente in uso e riscontrato lungo la contrada Bufalata (a circa 1 chilometro dall’installazione militare) è di circa un quarto del limite previsto di 1952 V/m, mentre il valore massimo (medio) del campo elettrico (sempre a circa 1 chilometro dall’installazione militare), è di circa 7 millesimi del limite previsto di 61 V/m.”. Nessun rischio in futuro, dunque, per gli abitanti di Lampedusa? A Borgo Sabotino (Latina), dopo l’entrata in funzione del FADR RAT31-DL presso il locale centro radar dell’Aeronautica militare, i residenti hanno denunciato l’insorgenza di anomale interferenze che impediscono il buon funzionamento degli strumenti elettronici d’utilizzo quotidiano. Con un’interrogazione parlamentare, alcuni senatori delMovimento 5 Stelle hanno chiesto ai ministri della Difesa e della Salute “se siano a conoscenza dei problemi registrati a Borgo Sabotino e del corretto svolgimento degli atti e fatti che abbiano portato all’istallazione di antenne e apparecchiature simili, sia del grado dell’affidabilità di tale procedimento e dell’impianto funzionante per la salute dei cittadini residenti”. Ad oggi, però, il governo non ha voluto rispondere.

(Antonio Mazzeo. 25/09/2014)

L’amministrazione comunale con un comunicato del 16/10/2014 rende noto che “Nel marzo 2014 sono iniziati i lavori di sostituzione del sensore RAT-31SL a causa di usura meccanica causata dalla salsedine, con altro analogo. Durante tale fase è stato temporaneamente istallato un radar mobile AN/TPS-77”MATRA” .

E che “Per un ammodernamento sul territorio nazionale della rete dei Radar per la difesa aerea, entro la fine del 2014 inizieranno i lavori per la sostituzione del Radar RAT-31SL con il più moderno RAT_31DL che avrà consumi elettrici e potenze di emissione elettromagnetica ridotte di circa il 50% rispetto al suo predecessore, liberando così la banda di emissione ceduta al Ministero delle Telecomunicazioni per la trasmissione dati.”

Ma la stessa amministrazione non ha ancora dato i documenti relativi ai radar in questione che abbiamo richiesto il 20/10/2014 (Numero di protocollo 17760) e cosa assai grave ha negato l’accesso agli atti ai consiglieri comunali. Inoltre nella richiesta si chiedeva di avere l’accesso ai documenti relativi al radar in dotazione della Guardia di Finanza EL/M-2226 ACSR, acquistato da Israele dalla Elta Systems Ltd grazie al Fondi per le frontiere esterne Ue 2007-13 e di quello sito in zona Cavallo Bianco in dotazione alla Guardia Costiera. In particolare il radar della Guardia di Finanza è già stato riconosciuto dannoso per la salute umana e ci sono due sentenze del TAR della Sardegna che attestano tale pericolosità, oltre a relazioni di esperti come il Dott. Massimo Corraddu (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ed esperto sugli effetti nocivi delle onde elettromagnetiche). Il radar in questione è stato rimosso da Tresnuraghes, da Capo Sperone (Sant’Antioco), Capo Pecora (Fluminimaggiore) l’Argentiera, nel comune di Sassari, a Melilli in Sicilia e in altri comuni dove la popolazione si è ribellata.

Come mai su questi radar l’amministrazione comunale non si pronuncia ? Abbiamo inoltrato due richieste alla Guardia di Finanza, per l’immediata rimozione del radar EL/M-2226 ACSR, una il 20/10/2014 e un’altra per mezzo di un nostro legale il 23/10/2014. Il radar è ancora in funzione e nessuna autorità dice niente. Un radar che è stato riconosciuto dannoso per la salute umana. Ci chiediamo che cosa sia la legalità ? La Guardia di Finanza cosi attenta quando si tratta di multare, controllare, sequestrare, come mai diventa sorda alla richiesta di non AMMAZZARCI ? Cosa dovremmo fare noi lampedusani a questo punto ? Dove ci vuole portare lo stato, che da una parte ci appunta medaglie e riconoscimenti e dall’altro ci schiaccia militarizzando l’isola e sfruttandola mediaticamente. Questa amministrazione cosi attenta alla legalità, perché non si esprime sul radar EL/M-2226 ACSR ? Perchè rispetto ai radar di Ponente continua a nascondersi dietro a questioni “nominali” come “E’ solo una sostituzione, non è un nuovo radar” o peggio “L’isola è stata sempre militarizzata”. Noi non accettiamo questo trattamento. Lampedusa e Linosa si collocano, in Sicilia, al secondo posto per tassi di mortalità per tumori, nello studio presentato in occasione della XVIII riunione scientifica annuale dell’Associazione Italiana Registri Tumori, svoltasi a Taranto nell’aprile 2014. Almeno che non si voglia tacciare di allarmismo anche l’Associazione Italiana Registri Tumori. Riteniamo che molte cose vadano approfondite, ad esempio: riportare i dati dei rilevamenti dei radar di Potenza Picena (rilevamenti fatti dall’Aeronautica Militare) per quanto riguarda il radar RAT-31 DL in funzione in quel comune, per tranquillizzare gli isolani, è segno: o di mala fede o di poca informazione. E’ noto infatti che a Potenza Picena c’è una forte opposizione popolare ai radar, insieme all’amministrazione comunale di Potenza Picena e all’associazione Città Prestata. Il 20 aprile 2013 si è svolto a Potenza Picena un convegno internazionale “Radar, radiofrequenze e rischi per la salute” organizzato dall’Associazione Città Prestata in collaborazione con il Tribunale della Salute e con l’Associazione per le Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale (A.M.I.C.A.), con la segreteria scientifica della Commissione Internazionale per la Sicurezza dei Campi Elettromagnetici (ICEMS)

Il convegno ha prodotto due documenti che invitano a “Spegnere i Radar” perchè dannosi per la salute. Noi chiederemo all’ARPA un rilevamento delle onde elettromagnetiche di tutte le fonti di possibile inquinamento elettromagnetico presenti a Lampedusa sia militari che “civili”, cosi come abbiamo già chiesto un esame epidemiologico (con la raccolta di quasi 900 firme in pochi giorni) all’A.S.P. di Palermo e all’ARPA.

Ci chiediamo anche come mai in questi anni nessuno si sia interessato a questo problema cosi grave. Ne Legambiente, ne il responsabile sanitario locale, ne le passate amministrazioni, ne gli isolani. Crediamo che non si possa tollerare più l’essere ammazzati e sfruttati. Invitiamo gli isolani a unirsi insieme per la salvaguardia delle Pelagie e la salute degli isolani e delle isolane.

Non tolleriamo neanche che sulla nostra isola continui ad esistere un carcere, chiamato Centro di Accoglienza, dove si fanno profitti sulla pelle dei migranti. Chiediamo corridoi umanitari , la regolarizzazione dei viaggi, la fine degli interventi militari da parte dell’Italia e la fine della produzione e vendita di armi, che sono la prima causa che genera le migrazioni. Anche noi stiamo vivendo un processo di militarizzazione che se non contrasteremo con decisione, finirà per fare di noi “migranti” e di Lampedusa: una enorme base militare (in parte lo è già) che oltre a renderci un obiettivo militare strategico ci fa complici di morte e disperazione.

LOTTIAMO !

Senza Paura !

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