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La lotta per la libertà che nasce a Lampedusa

Lampedusa un anno dopo. La lotta al regime gulag di Eritrea si compatta attorno al naufragio. 
"Noi pensiamo di essere dei piccoli tassi. Nient'altro che dei piccoli tassi che rosicchiano i pilastri di legno su cui poggia il regime eritreo. Il nostro obiettivo è farlo cadere".
Parla per metafore Amanuel, uno dei giovani eritrei che stanno creando in Europa un coordinamento di tutte le forze di opposizione al regime di Isaias Afewerki, il dittatore che tiene in pugno il Paese fin dall'indipendenza dall'Etiopia, ottenuta nel 1991 e sancita ufficialmente nel 1993.

Alessandro Leogrande, Pagina 99...

L’Espresso
13 10 2014

Di fronte al disastro umanitario, l’unico accordo che i governi dell’Unione Europea hanno trovato e anche l’unico progetto internazionale che l’Italia ha sostenuto a Bruxelles sfruttando il semestre di presidenza europea, è l’operazione «Mos Maiorum»: l’avvio di una retata internazionale di polizia che punta alla schedatura di decine di migliaia di profughi e di immigrati dentro il territorio della Ue

Ha vinto il mondo dei bambini. Il Nobel per la pace assegnato a Malala Yousafzay, 17 anni, pakistana, e a Kailash Satyarthi, 60 anni, indiano, attivisti e testimoni, «per la loro lotta contro la repressione dei bambini e dei giovani e per i diritti di tutti i bambini all’istruzione», richiama l’attenzione sulla difesa dei diritti umani. «People of Lampedusa», la gente di Lampedusa, espressione usata per rappresentare i soccorritori e i profughi del Mediterraneo, alla fine era entrata nella lista ristretta selezionata dal Comitato norvegese. E questo è stato possibile grazie a Elisabeth Eide, l’accademica di Oslo che aveva formalizzato la petizione lanciata da «l’Espresso», ma anche grazie alla straordinaria mobilitazione dei nostri lettori, da tutto il mondo, dopo le stragi del 2013.

Al mondo dei bambini appartenevano anche Bisher, Joud, Nahel e gli altri sessanta piccoli profughi annegati esattamente un anno fa con oltre duecento esuli siriani nel naufragio dell’11 ottobre. Da allora il bilancio tra il Nord Africa e l’Europa si avvia a raggiungere i 4.000 morti. Tra loro, moltissimi bimbi, come i 100 minori di 10 anni scomparsi con il barcone speronato dai trafficanti il 10 settembre: 500 dispersi in un colpo solo.

Eppure di fronte al disastro umanitario, l’unico accordo che i governi dell’Unione Europea hanno trovato e anche l’unico progetto internazionale che l’Italia ha sostenuto a Bruxelles sfruttando il semestre di presidenza europea, è l’avvio di una retata internazionale di polizia che punta alla schedatura di decine di migliaia di profughi e di immigrati dentro il territorio della Ue. L’operazione, coordinata dalla Direzione centrale dell’immigrazione e della polizia di frontiera del ministero dell’Interno italiano, in collaborazione con l’agenzia Frontex, si svolgerà dal 13 al 23 ottobre. I suoi contenuti sono stati diramati con una nota riservata del Consiglio d’Europa, la numero 11671/14, con sei obiettivi principali, che si possono leggere qui, nel testo della circolare pubblicata dal sito statewatch.com.

Il ministro dell’Interno italiano, Angelino Alfano, ha un interesse particolare nell’operazione: salvare la faccia dopo aver consentito, per oltre un anno, che almeno centomila profughi soccorsi in mare o arrivati sulle coste italiane abbiano potuto continuare il loro viaggio verso il Nord Europa senza essere identificati. Sia il ministero dell’Interno, sia le famiglie di esuli sopravvissuti al viaggio, avevano e hanno lo stesso interesse: dribblare i vincoli assurdi del regolamento di Dublino. Senza identificazione, il ministero italiano ha evitato che almeno centomila profughi fossero obbligati a risiedere in Italia. I profughi, almeno quelli che sono riusciti a raggiungere il Nord Europa, hanno evitato di rimanere bloccati in un Paese piegato dalla recessione che non offre né un valido supporto né lavoro. Ma siccome la faccia di tanti ministri dell’Unione conta più di qualsiasi buon senso, ecco che ora si scatenano le guardie.

Uno Stato, e anche una unione di Stati, hanno il giusto potere di identificare i loro cittadini. La differenza la fa il modo. E il titolo scelto dal Consiglio d’Europa per lo spettacolo che da questa settimana andrà in scena è, a mio parere, agghiacciante: «Mos Maiorum», il costume degli antenati, che può essere tradotto anche nella morale degli antenati. È un po’ come dire: adesso vi facciamo vedere come avrebbero fatto i nostri vecchi padri. Ebbene quali sono gli antenati che l’Europa vuole far conoscere ai nuovi arrivati: Altiero Spinelli o Benito Mussolini? Sempre di nostri antenati si tratta.

Allora perché non chiamare l’operazione «Humanitas»? Quando si tratta di corpi di polizia, bisogna stare attenti alle parole che si usano. Perché se un poliziotto da tutore della legge comincia a sentirsi tutore della morale, tutti dobbiamo avere paura. E l’impiego nel titolo dell’operazione della parola latina «mos», radice etimologica della nostra parola «morale», magari è solo una svista. Ma secondo me è un messaggio chiaro e tondo.

«Mos Maiorum», nel suono e nel significato, fa pensare a quei tatuaggi che fascisti praticanti e naziskin si fanno incidere a caratteri gotici sulla pelle delle baccia o del collo. Una schifezza.

I volantini distribuiti in questi giorni dalle questure sono un esempio della violenza che sarà messa in campo. L’esordio è uno strafalcione giuridico che il ministero dell’Interno dovrebbe correggere subito: «I migranti che fanno ingresso illegale nel territorio dello Stato italiano, anche se soccorsi in mare, devono essere identificati mediante l’acquisizione delle generalità e il fotosegnalamento». Ma i migranti soccorsi in mare, o che sbarcano chiedendo assistenza perché nel loro Paese sono in pericolo, non «fanno ingresso illegale»! C’è un’enciclopedia di norme internazionali, europee e nazionali che rendono legale il loro arrivo.

Lo stesso volantino conclude, ricordando che: «In ogni caso la polizia procederà all’acquisizione delle foto e delle impronte digitali, anche con l’uso della forza se necessario». Verranno insomma presi a manganellate, come è già successo qualche volta in Sicilia.

Invece dei manganelli, sarebbe meglio spiegare ai profughi arrivati che essere identificati assicura un diritto fondamentale: cioè il diritto a esistere. E darebbe la possibilità all’Italia di rompere legalmente la barriera del regolamento di Dublino chiedendone una riforma (sempre che Matteo Renzi ricordi ancora di avere la presidenza semestrale dell’Unione). Bisognerebbe anche spiegare bene che i centomila passati senza essere identificati non hanno esercitato un loro diritto, ma hanno approfittato di una violazione della legge commessa dallo Stato italiano. E bisognerebbe anche saper spiegare perché una famiglia di profughi siriani dovrebbe rimanere in Italia quando avrebbe parenti in Svezia o in Germania disposti a ospitarli privatamente. Ma su questo aspetto il regolamento di Dublino non segue le regole della logica lineare. E non ci sono spiegazioni da dare.

Il volantino del ministero dell’Interno, i suoi colossali errori giuridici e le minacce di botte sono già una evidente conseguenza della precisa scelta del titolo. Il concetto di «mos maiorum» è qualcosa di ben differente dal significato di «humanitas».

Un anno fa a Lampedusa, davanti alle centinaia di bare del naufragio del 3 ottobre, il socialdemocratico Martin Schulz, attuale presidente del Parlamento europeo, pronunciò le seguenti parole: «Non possiamo permettere che le persone muoiano. Lampedusa deve essere il punto di non ritorno della politica europea per i rifugiati». Dopo un anno, l’operazione di soccorso Mare nostrum sta per concludersi per lasciare il posto ai respingimenti di Frontex, il regolamento di Dublino continua ad arricchire passatori e trafficanti attraverso le frontiere interne, mentre i governi europei, come la famosa orchestra del Titanic, continuano a fingere che al di là delle frontiere mediterranee nulla stia accadendo.

Ecco perché, persa l’occasione del premio Nobel, su Lampedusa, sul Mediterraneo, su tutti noi che ancora speravamo in un impegno europeo, sta per ritornare il buio. Almeno per coerenza, per rispetto ai morti, questa famigerata operazione congiunta avrebbero dovuto chiamarla «Mors maiorum».

 

Lampedusa sogna una nuova vita

G.Klimt, L'albero della vita
Com'è Lampedusa dietro Lampedusa? Come sono l'isola, il suo paese, la sua gente quando le notizie sfumano e le telecamere se ne vanno? Le fotografie di Giovanni Cocco raccolte in questo reportage raccontano i lampedusani nella loro vita quotidiana, al di fuori delle immagini di sbarchi e tragedie che hanno riempito i nostri occhi. Una pausa di silenzio in questi giorni in cui si commemorano i 366 profughi eritrei annegati nel naufragio del 3 ottobre 2013. 
Fabrizio Gatti, l'Espresso ...

L'abbraccio di Luam al muratore eroe

  • Venerdì, 03 Ottobre 2014 00:00 ,
  • Pubblicato in primopiano 2
Lei si chiama Luam, ha 25 anni ed è una sopravvissuta, una delle 153 vite strappate al mare quel giorno. Morirono in 368, tutti eritrei come lei. [...] "Sono stata l'ultima a essere salvata e oggi ritrovarmi a Lampedusa mi emoziona moltissimo. Vorrei ringraziare la gente di quest'isola per quello che ha fatto e che fa e vorrei ricordare il sacrificio di chi non c'è più".
Giusi Fasano, Corriere della Sera ...

Strage del 3 ottobre: in un anno non è cambiato niente

  • Giovedì, 02 Ottobre 2014 09:15 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
02 10 2014

A un anno dalla tragedia del 3 ottobre e alla vigilia della commemorazione di Lampedusa, ci sarà un incontro all Camera.
Dopo un anno non è cambiato nulla in fatto di immigrazione: "In 12 mesi non è stata presa nessuna decisione politica nel paese. Invece in questo momento più che mai gli interventi politici sono necessari, soprattutto in considerazione che l'Italia ha davanti a sé altri tre mesi di presidenza europea, ed è questo il momento migliore per promuovere iniziative concrete e condivise tra gli stati". A sottolinearlo è Christopher Hein, direttore del Cir (Consiglio italiano per i rifugiati) nel corso di una conferenza stampa organizzata oggi alla Camera su Mare nostrum, un anno dopo la terribile tragedia che costò la vita a 366 persone, a largo di Lampedusa.

"La commemorazione del 3 ottobre deve servire per fare politica non solo per fare retorica, perché di retorica ne è già stata fatta abbastanza nei giorni successivi a questa terribile strage - sottolinea Hein - in questo momento invece l'Italia ha la possibilità di prendere decisioni concrete".

In particolare, spiega il direttore del Cir, l'Italia ha la possibilità recepire nella legge delega sull'asilo due direttive europee, che riguardano le procedure e l'accoglienza. "Sono d'accordo con chi sostiene che bisogna dare ai migranti la possibilità di fare richiesta d'asilo prima di partire - aggiunge - ma ora abbiamo la possibilità di mettere questa proposta nella legge sulle procedure d'asilo. E oggi, alla vigilia dell'anniversario del 3 ottobre, è un atto politico che va fatto assolutamente e su cui bisogna stringere i tempi".
L'incontro alla Camera è stato organizzato da Mario Marazziti di Per l'Italia e da Khalid Chaouki, del Pd, con l'obiettivo di rilanciare alcune proposte per evitare nuove morti in mare. In particolare Marazziti ha ribadito la necessità di favorire canali umanitari di ingresso: "ci sono proposte che l'Italia e l'Europa possono mettere in pratica subito - sottolinea il parlamentare di Per l'Italia - inanzittuto con il rilascio di permessi per motivi umanitari; in secondo luogo con la creazione di un campo di accoglienza europeo con sede in Sicilia dove poter esaminare le proposte d'asilo. Si deve poi riprendere il controllo della Libia e, infine, per creare un sistema condiviso di intervento dare vita ad un'Agenzia europea per l'immigrazione, che operi dall'altra parte del Mediterraneo". Marazziti ha poi sottolineato l'importanza di Mare nostrum, "operazione che non può essere interrotta".

Anche Khalid Chaouki, reduce da una visita sulla nave San Giusto, si è detto "orgoglioso dell'operazione Mare nostrum. Quella tragedia di un anno fa - aggiunge - ha rappresentato un nuovo inizio, che ha permesso di salvare migliaia di vite. Questo è un dato di fatto, ed è per questo che continueremo a difendere questa operazione umanitaria. Siamo convinti che il governo la porterà avanti, ma serve anche un coordinamento europeo. L'Europa non può girarsi dall'altra parte. Anche se in questo momento ci sembra di intravedere segnali positivi, il nuovo commissario designato Avramopoulos ha detto chiaramente che non può esserci una Fortezza Europa".

Il deputato Pd ha ricordato inoltre che su oltre 130mila arrivi, non è stato segnalato nessun caso di contagio di Tbc o altre malattie: "respingiamo con forza l'idea che i migranti siano portatori di malattie". Per Beat Schuler, di Unhcr, l'operazione Mare Nostrum è "un alto esempio di operazione umanitaria, che ha permesso di salvare migliaia di persone proveniente anche da paesi come Eritrea e Siria. Auspico - ha aggiunto - che si possano creare le condizioni per evitare nuove tragedie. Bisogna anche pensare a fermare i trafficanti, un impegno che l'Unione europea si deve assumere". Unhcr ricorda, inoltre, che la maggior parte dei profughi, circa tre milioni, trova rifugio nei paesi limitrofi, mentre in Europa quest'anno ne sono arrivati 200 mila.

Il 3 ottobre a Lampedusa la strage di un anno fa sarà ricordata con diverse iniziative, organizzate dal Comitato 3 ottobre. Anche la comunità di Sant'Egidio organizza sull'isola una veglia di preghiera in cui saranno ricordati i nomi di tutte le vittime, perché spiega Daniela Pompei, della comunità: "bisogna ricordare che dietro i numeri ci sono delle persone".

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