Huffingtonpost
01 10 2014

Un anno dopo i naufragi al largo di Lampedusa, in cui annegarono oltre 500 persone, un nuovo rapporto di Amnesty International mette in luce come "la vergognosa mancanza d’azione dei paesi dell’Unione europea abbia contribuito all’aumento delle morti nel mar Mediterraneo, dove migliaia di migranti e rifugiati hanno perso la vita nel tentativo disperato di raggiungere le coste europee": almeno 2500, ma il numero potrebbe essere molto più alto.

Nel rapporto di Amnesty International, intitolato “Vite alla deriva: rifugiati e migranti in pericolo nel Mediterraneo centrale”, la risposta dei Paesi europei alla questione dei profughi viene definita "penosa".

“Mentre l’Unione europea erige muri sempre più alti, i rifugiati e i migranti attraversano il Mediterraneo nel disperato tentativo di raggiungere le coste europee. Stipati su imbarcazioni insicure da scafisti senza scrupoli, ogni settimana centinaia di loro ondeggiano tra la vita e la morte, tra la speranza e la disperazione” tuona John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International, per il quale Bruxelles dovrebbe mettere a disposizione più navi e maggiori risorse per il salvataggio dei profughi che si imbarcano alla ricerca della salvezza.

Amnesty riconosce l'importanza della missione italiana Mare Nostrum che ha tratto in salvo 130mila persone in undici mesi. Ma chiede "percorsi sicuri e legali" (i cosiddetti corridoi umanitari) per coloro che scappano dalle persecuzioni e dalle guerre, affinché non debbano più affidarsi all'incertezza delle onde e alle mani dei trafficanti senza scrupoli.

Mohammed, 22 anni, proveniente da Damasco (Siria), ha raccontato ad Amnesty International: “Quando abbiamo lasciato la Libia, eravamo 400 adulti e circa 100 bambini. Abbiamo dovuto raggiungere a remi l’imbarcazione più grande. All’inizio non riuscivo a vederla, poi quando l’ho notata ho visto che era in cattive condizioni. Non volevo salire, ma lo scafista mi ha minacciato con una pistola. Ci sono volute due ore per far salire tutti. Poi, alle 2 di notte, ho sentito degli spari. Un’altra imbarcazione con uomini armati a bordo ci si è messa davanti. Hanno cercato di fermarci per circa quattro ore. Sparavano da ogni direzione. All’alba, se ne sono andati. La nostra barca, danneggiata, stava affondando. Abbiamo gettato in mare tutte le nostre cose, compresi i salvagente: volevamo vivere!”.
Grande preoccupazione suscita il futuro ritiro di Mare Nostrum dalle acque che separano la Libia dall'Europa. L'annuncio è stato ripetuto dal ministro dell'Interno Angelino Alfano, anche se per la Commissione europea la nuova missione Triton/Frontex Plus non potrà sostituire Mare Nostrum. “La recente proposta di affidare tali operazioni a Frontex, l’agenzia dell’Unione europea per il controllo delle frontiere, sarà un passo positivo solo se gli stati membri metteranno a disposizione mezzi adeguati e se le operazioni si svolgeranno in acque internazionali con un mandato nettamente focalizzato sulla ricerca e il soccorso”, si raccomanda Dalhuisen.

Infine l'associazione umanitaria chiede una revisione del regolamento di Dublino, secondo il quale lo stato dell’Unione europea di primo arrivo è responsabile dell’esame delle domande d’asilo: una norma che "pone onere iniquo a carico dei paesi impegnati nelle operazioni di soccorso, che devono poi provvedere alle necessità di lungo termine delle persone soccorse". Occorre arrivare a una "responsabilità condivisa tra i Paesi europei".

Una risposta ai signori della guerra

  • Mercoledì, 01 Ottobre 2014 00:00 ,
  • Pubblicato in primopiano 2
"Fatal journeys" è il titolo del rapporto dell'organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim), che registra 40.000 disperati, morti durante la fuga dal proprio paese dal 2000 e 20.000 di questi nel Mediterraneo. Le cifre potrebbero essere anche superiori, ma spesso chi sparisce in mare non ha nemmeno chi possa rivendicare il suo corpo. Corpi straziati, di uomini, dorme e bambini, senza nome.
Giuliana Sgrena, Il Manifesto ...

La Repubblica
30 09 2014

ROMA - Dal 1° al 5 ottobre, si terrà a Lampedusa Sabir, il Festival diffuso delle culture mediterranee, promosso da Arci, Comitato 3 ottobre e Comune di Lampedusa, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Rai. Sabir, che dà il titolo al festival, era un idioma parlato in tutti i porti del Mediterraneo dal Medioevo fino a tutto il XIX secolo. Uno strumento di comunicazione in cui confluivano parole di molte lingue del Mediterraneo e che consentiva ai marinai e ai mercanti dell'area di comunicare fra loro. Il titolo ha l'intento di evocare la vocazione storica dell'isola di Lampedusa, che le deriva dalla sua collocazione geografica e che ha visto, nel corso dei secoli, il passaggio delle grandi civiltà mediterranee. Lampedusa, dunque, come luogo di incontro e di scambio di culture, tradizioni e saperi. Oggi Lampedusa, nell'immaginario collettivo, è soprattutto legata ai grandi flussi di migranti, alle tragedie che nel canale di Sicilia si cono consumate, a un'accoglienza quasi sempre fornita in condizioni di emergenza, nonostante la solidarietà di cui spesso hanno dato prova, in condizioni difficili, i suoi abitanti.

LEGGI IL PROGRAMMA

Dibattiti ed ospiti internazionali. L'intento del Festival è quello di restituire all'isola un'immagine diversa, di valorizzarne il potenziale sociale, economico e culturale, di rafforzarne il ruolo di ponte tra le due sponde del Mediterraneo, per la costruzione di uno spazio aperto e solidale tra i paesi che vi si affacciano. Durante i 5 giorni del festival si alterneranno dibattiti con ospiti internazionali, europei e provenienti dalla sponda sud del Mediterraneo, comprese alcune delle aree di guerra; laboratori, eventi teatrali e musicali, spazi dedicati alla letteratura. Il 3 ottobre ci saranno varie iniziative in ricordo del tragico naufragio in cui persero la vita 368 migranti, iniziative di cui saranno protagonisti i familiari delle vittime e i superstiti. La direzione artistica degli eventi teatrali è affidata ad Ascanio Celestini, mentre per gli eventi musicali la direzione artistica sarà di Fiorella Mannoia.


Sulla sponda nord, a sud del Mediterraneo. Ecco il testo del comunicato ufficiale dell'iniziativa. "Arriveranno a Lampedusa un gran numero di attivisti sociali della sponda nord e sud del Mediterraneo, quelli che tutti i giorni con le unghie e con i denti difendono democrazia, diritti e dignità contro potenti avversari e grandi minacce economiche, militari, sociali e culturali. Discuteranno, in modo orizzontale e paritario, con europarlamentari progressisti, intellettuali, personalità e artisti alla ricerca delle alleanze possibili e necessarie sull'agenda di mobilitazione del prossimo anno e sulle "Alternative Mediterranee". Solo rafforzando il fronte comune fra le due rive, riconoscendosi alleati paritari, abbandonando ogni tentazione al paternalismo neo-coloniale, possiamo trovare la forza per fermare la guerra e le occupazioni, difendere e allargare democrazia reale e diritti, impedire l'accordo di libero scambio TTIP fra Europa e Usa e quelli che l'Unione Europea sta continuando ad imporre ai paesi del Maghreb e del Mashrek, contrastare il neoliberismo globalizzatore e ri-localizzare l'economia, fermare il cambio climatico, creare lavoro reddito e occupazione, imporre corridoi umanitari, conquistare i diritti dei migranti. Per ricostruire intorno a questo mare il solo progetto di futuro giusto e possibile, che cacci guerra e sfruttamento dalla storia".

"No alle belle statuine". "Sabir - prosegue il documento - sarà anche una tappa verso il FSM di Tunisi che si terrà a marzo 2015. Nel dicembre scorso, a Casablanca, quando presentammo l'idea del Forum di Lampedusa, solo una cosa ci disse Kamal Lahbib, una delle personalità più autorevoli della sinistra sociale e culturale maghrebina: "Abbiamo fatto tante cose insieme, e posso parlare sinceramente: se dobbiamo venire a Lampedusa per ritrovarci, come succede quasi sempre in Europa, con noi a fare le belle statuine e voi a fare la politica, sappiate che rimarremo a casa. Rimarremo a casa se metterete al centro solo le vostre priorità europee, se il programma non guarderà al Mediterraneo davvero riconoscendo pari dignità ai due punti di vista. Solo da questo scarto può consolidarsi un'altra visione, un'altro progetto mediterraneo" Kamal verrà a Lampedusa. Abbiamo cercato, preparando il programma, di tenere sempre a mente il suo avvertimento. Chi vuole condividere l'impegno a rispettare questo impegno, è molto benvenuto a Lampedusa".

Lampedusa è una favola!

  • Lunedì, 29 Settembre 2014 09:01 ,
  • Pubblicato in Il Racconto
LampedusaInFestivalValentina Faraone, Zeroviolenza
29 settembre 2014

L'atmosfera al Lampedusa in festival è di quelle da non scordare. Da una spiaggia all'altra installazioni di vignette, fotografie, ombrelloni illustrati. L'isola intera è un laboratorio permanente di dibattiti, documentari, chiacchiere e pranzi collettivi in campeggio, cucinati da Miguel: mani sapienti e sguardo sempre sorridente.

Di lavoro si muore a Taranto e in Nicaragua

  • Venerdì, 26 Settembre 2014 13:46 ,
  • Pubblicato in Il Racconto
LampedusaInFestivalValentina Faraone, Zeroviolenza
26 settembre 2014

Di lavoro si muore.
Perchè le condizioni di sicurezza non sono adeguate.
Perchè bisogna lavorare a ritmi estenuanti.

Oppure si muore perchè il lavoro che fai ti avvelena la vita.

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