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La Stampa
06 08 2014

Hamid ha sedici anni, ma ne dimostra di più. Il volto scavato, sotto riccioli neri, tradisce i segni di una sofferenza portata con dignità.

E' partito dall'Eritrea più di un mese fa per raggiungere i genitori a Parigi, almeno così dice in un inglese incerto.

Il francese non lo conosce e l'italiano non ha avuto il tempo di impararlo, dopo lo sbarco a Lampedusa, assieme a tanti disperati in fuga come lui dall'Africa. ...


“Carneficine quasi quotidiane”

  • Mercoledì, 23 Luglio 2014 09:34 ,
  • Pubblicato in Flash news

Cronache di ordinario razzismo
23 07 2014

“E’ brutto dirlo ma mi sto abituando a queste carneficine, diventate quasi quotidiane”. A parlare è il maresciallo capo Giuseppe Palmisano, comandante della motovedetta che venerdì sera ha tratto in salvo circa 400 persone. Ventinove, però, non ce l’hanno fatta: sono morte nella stiva, asfissiate dalle esalazioni del motore. Tra loro, un bambino di 1 anno. Un mercantile danese ha avvistato nella notte tra venerdì e sabato l’imbarcazione sulla quale viaggiavano, recuperando i passeggeri con l’aiuto della marina italiana.

Si teme invece che siano più di 60 le vittime del naufragio avvenuto in acque libiche a una trentina di miglia dalla costa, sempre venerdì. Sono stati i superstiti a spiegare all’equipaggio del mercantile che li ha recuperati, dirottato dalla guardia costiera italiana, di essere partiti da un porto libico in “più del doppio”.
Mentre è di ieri la notizia di un gommone semiaffondato, recuperato da due navi, un elicottero e un mercantile battente bandiere delle Bermuda, che ha imbarcato 66 migranti e di cui 5 privi di vita. Secondo le testimonianze dei superstiti sarebbero state ottanta le persone a bordo del gommone.

Le chiama carneficine quasi quotidiane, il maresciallo Palmisano: e non potrebbero esserci parole più adeguate.
Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), tra venerdì e sabato scorsi “sono stati registrati oltre 5.200 arrivi e si calcola che le vittime di naufragi e avvelenamenti da monossido di carbonio potrebbero essere oltre 100, mentre molti di più sarebbero i dispersi: 60 persone al largo della Libia a cui purtroppo si potrebbero aggiungere le 240 persone di nazionalità eritrea che, stando ai racconti di molti testimoni e familiari, sarebbero partite sempre dalla Libia lo scorso 27 giugno e mai arrivate a destinazione né soccorse in alto mare”.

“Dobbiamo trovare più risorse per Frontex Plus, ma il problema dell’immigrazione va risolto alla radice”, afferma il presidente del Consiglio Matteo Renzi da Maputo (Mozambico), prima tappa del suo viaggio in Africa. Ancora una volta, constatiamo che l’unica proposta del governo è l’ampliamento di un’agenzia per il controllo delle frontiere, attiva dal 2006, che evidentemente non è riuscita a impedire tutte queste carneficine. Il motivo è che non è il suo scopo: l’obiettivo dell’agenzia è infatti il coordinamento del pattugliamento delle frontiere esterne aeree, marittime e terrestri degli stati della UE e l’implementazione di accordi con i Paesi confinanti con l’Unione europea per la riammissione dei migranti respinti alle frontiere.

Salvare vite umane sarebbe invece lo scopo dell’iniziativa di un’imprenditrice italiana (attiva nel settore assicurativo) e di suo marito, che starebbe per avviare la missione Migrant Offshore Aid Station (MOAS): una nave di 43 metri, con personale specializzato a bordo, e due elicotteri che invieranno le immagini all’imbarcazione. Dicono di essere stati ispirati dalle parole di Papa Francesco, “contribuire in prima persona ad aiutare gli altri, con le risorse e le capacità che abbiamo”.
Secondo quanto riportato da redattore sociale “il Moas non vuole competere con le operazioni di salvataggio italiane e maltesi ma offrire assistenza alle persone in difficoltà fino all’arrivo delle autorità competenti.” Se questa è la missione è sicuramente lodevole, resta a noi il dubbio profondo che la salvezza delle persone debba e possa dipendere dall’atto di “beneficienza” di un privato (se di questo solo tratta).

Il punto è un altro. Tante persone scappano su imbarcazioni di fortuna da guerre, conflitti, povertà estrema. Le migrazioni, le fughe di profughi e potenziali richiedenti asilo sono profondamente legate al contesto internazionale e ai conflitti in corso sui quali è difficile, ammesso che sia possibile, intervenire nel brevissimo termine.

Nel breve termine si potrebbe fare altro, torniamo a ripeterlo ancora. Si potrebbero aprire dei canali umanitari con il coinvolgimento delle Nazioni Unite. Si potrebbe applicare la Direttiva Europea sulla Protezione Temporanea (2001/55/CE), che prevede “norme comuni a tutti gli Stati membri per la concessione di una protezione temporanea alle persone che fuggono dai loro paesi, in caso di afflusso massiccio di sfollati nell’Unione”.

Poi c’è tutto quello che avviene dopo gli sbarchi. “Bisogna utilizzare le caserme per l’accoglienza transitoria dei migranti, come strategia di supporto per fare in modo che gli immigrati trovino accoglienza e poi vadano via. Non dobbiamo tenerli qui, perché la quasi totalità non vuole stare in Italia”. Le parole del ministro dell’interno Angelino Alfano esplicitano una verità estremamente grave: le persone non vogliono rimanere in Italia, e il governo dovrebbe chiedersi il perché, piuttosto che pensare di predisporre altri centri di smistamento, come li definisce Sicilia Borderline, un’associazione impegnata sul territorio siciliano, in diretto contatto con tutti i problemi che stanno affrontando i comuni della regione.
“La situazione nei diversi centri di accoglienza sul territorio siciliano è rimasta sostanzialmente invariata. Emergenza, improvvisazione e approssimazione sono stati ancora una volta elementi distintivi nella gestione dell’accoglienza. In Sicilia il “sistema” di accoglienza dei richiedenti asilo, già collassato da mesi, è rimasto in una condizione di equilibrio instabile grazie ad un maggior numero di trasferimenti dei migranti verso altre regioni italiane. Le condizioni di vita all’interno del CARA di Pian del Lago a Caltanissetta restano totalmente inadeguate ed aggravate dal costante sovraffollamento della struttura. Inoltre, di fronte al centro governativo, si sono nuovamente formati accampamenti irregolari ed invivibili – tre in tutto – in cui abitano numerosi richiedenti asilo in una condizione di totale subalternità che li espone a rischi notevoli, come ad esempio il business delle residenze a pagamento”, scrive l’associazione (qui più info).

Secondo l’ultimo rapporto dell’Osce l’Italia è il paese in assoluto con il maggior flusso di immigrati, ma non è capace di integrarli nella società.

Il Fatto Quotidiano
21 07 2014

I cadaveri sono stati recuperati durante l’intervento di soccorso a un'imbarcazione semi affondata. Sessantuno gli immigrati tratti in salvo, che hanno riferito che a bordo erano circa ottanta, mentre in 1771 stanno aspettando dal Ministero dell’Interno i nomi dei porti che potranno accoglierli.

Nuove vittime tra i naufraghi che tentano di raggiungere le coste italiane per allontanarsi dal nord Africa. Non si fermano gli sbarchi di migranti nel Canale di Sicilia. Cinque cadaveri sono stati recuperati durante l’intervento di soccorso a un gommone semi affondato. Sessantuno i migranti tratti in salvo, che hanno riferito che a bordo dell’imbarcazione di fortuna erano circa ottanta. Un’operazione compiuta dalla fregata Zeffiro, la corvetta Urania e da un elicottero EH101 decollato da Lampedusa, in cooperazione con la nave mercantile Genmar Compatriot (Bermuda). I corpi delle cinque vittime sono stati trasportati dalla motovedetta CP905 delle Capitanerie di Porto insieme con i 61 migranti salvati, mentre la nave Urania ha continuano a perlustrare la zona.

Oltre 1700 migranti in attesa di sbarcare - Sono 1771 i migranti soccorsi negli ultimi giorni dalla navi della Marina Militare, in attesa dello sbarco nei porti che saranno comunicati dal Ministero dell’Interno. Diverse le situazioni di emergenza che si stanno rincorrendo negli ultimi giorni all’interno dell’operazione “Mare Nostrum“. Quattro navi della Marina hanno recuperato diversi immigrati in arrivo dalle coste nordafricane. La corvetta Sfinge ha soccorso un gommone con a bordo 95 migranti, tra loro due donne, mentre la nave anfibia San Giorgio ha messo in salvo 276 profughi tra cui 33 donne e 5 minori; per due immigrati c’è stato bisogno di un trasporto con elicottero EH 101 verso l’ospedale di Catania. Continue le operazioni anche per la fregata Zeffiro, che ha soccorso tre gommoni imbarcando in totale 294 migranti tra cui 28 donne e 9 minori; non è da meno neppure la corvetta Urania, che si è occupata di un’imbarcazione di fortuna con 98 migranti, di cui 28 donne.

Le ultime operazioni - Diciannove morti sono stati soccorsi sabato, vittime del naufragio di un’imbarcazione di fortuna dalla Libia. I migranti sono morti a causa dei fumi fuoriusciti dal motore del barcone nella stiva. Mentre a inizio mese 834 migranti erano stati salvati sempre nel canale di Sicilia. Tra di loro, anche quattro donne incinte in procinto di partorire e alcuni neonati.

 

Diciotto corpi senza vita erano ammassati nella stiva del peschereccio partito dalla Libia con circa 400 profughi e migranti a bordo e soccorso ieri mattina all'alba in acqua maltesi dalla marina dell'isola-Stato a 64 miglia dalla costa sud di Lampedusa. ...
Il centro è rimasto aperto e che soprattutto, a governarlo, è la stessa cooperativa "Lampedusa accoglienza" contro cui tutti, dal ministro Alfano in giù, puntarono il dito annunciando l'immediata rescissione del contratto con successivo affidamento diretto alla Croce Rossa, senza gara d'appalto. ...

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