3 ottobre 2013, muoiono in mare 366 migranti

  • Sabato, 03 Ottobre 2015 13:01 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
3 ottobre 2013Stefano Galieni, Zeroviolenza
3 ottobre 2015

Lo scorso anno, il 3 ottobre, nel primo anniversario della strage di  Lampedusa, accaddero molte cose. Accadde che un governo, un parlamento e le istituzioni europee vennero contestate perché si continuava a morire in mare.

OIM: Sono oltre 2000 i migranti morti nel Mediterraneo nel 2015

  • Mercoledì, 05 Agosto 2015 13:58 ,
  • Pubblicato in Flash news

Melting Pot
05 08 2015

Comunicato stampa dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni
Ginevra 4 agosto 2015 - Sono più di 2.000 i migranti morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo ed arrivare in Europa. Questa rotta si conferma così come la più pericolosa per chi rischia la vita alla ricerca di un futuro migliore. L’anno scorso, nel medesimo periodo, i decessi in mare erano stati 1.607; 3.279 alla fine del 2014.

La maggior parte dei migranti ha perso la vita nel Canale di Sicilia, lungo la rotta centrale del Mediterraneo che collega la Libia all’Italia: è proprio in questo tratto di mare che le imbarcazioni usate dai trafficanti, in pessime condizioni già al momento di partire, rischiano di naufragare.

I dati raccolti dall’OIM suggeriscono che la rotta del Canale di Sicilia sia sproporzionatamente più pericolosa delle altre. Nonostante l’Italia e la Grecia siano entrambe interessate da flussi migratori molto significativi (rispettivamente circa 97.000 e 90.500), i tassi di mortalità sono molto diversi: sono stati circa 1.930 i migranti morti nel tentativo di arrivare in Italia, mentre sono stati circa 60 i migranti morti sulla rotta verso la Grecia.

Nel corso dell’ultima settimana sono stati circa 20 i morti in mare. Le salme di 14 di loro, appartenenti a un gruppo più grande di 456, sono stati trovati in acque internazionali dalla nave della marina irlandese LÉ Niamh e portati al porto di Messina il 29 luglio.

Lo staff dell’OIM presente nel sud Italia ha parlato con alcuni dei sopravvissuti: secondo le testimonianze dei migranti, il motore della barca si è surriscaldato durante la traversata. Per raffreddarlo, hanno dovuto usare l’acqua potabile a bordo ma 14 di loro non ce l’anno fatta a causa della sete e del caldo.

“E’ inaccettabile che nel XXI secolo le persone in fuga da conflitti, persecuzioni, miseria e degrado ambientale debbano debbano patire tali teribili esperienze nei loro paesi, per non dire quello che sopportano durante il viaggio e poi morire alle porte dell’Europa", ha detto il Direttore Generale dell’OIM William Lacy Swing.

Nonostante queste tragedie, l’OIM vuole riconoscere gli sforzi straordinari delle forze navali nel Mediterraneo, che continuano a salvare vite umane ogni giorno. Il numero di decessi è diminuito in maniera significativa negli ultimi mesi e ciò è dovuto in gran parte al potenziamento dell’operazione Triton: il Mediterraneo è ora perlustrato da un maggior numero di imbarcazioni che si possono spingere fino a dove partono le richieste di soccorso.

Sono quasi 188.000 i migranti salvati nel Mediterraneo fino ad ora e l’OIM sostiene con forza il proseguimento di tali attività. L’Organizzazione ritiene che il numero di migranti in arrivo aumenterà nei prossimi mesi e la soglia dei 200.000 sarà raggiunta molto presto.

Nel frattempo i media internazionali hanno fatto circolare la notizia della morte di un migrante marocchino di 27 anni: l’uomo, nascosto in una valigia, stava viaggiando nel bagagliaio di una macchina a bordo di un traghetto partito dall’enclave di Melilla e diretto verso la Spagna meridionale. Purtroppo è soffocato prima di raggiungere la sua meta.

vedi sito Organizzazione Internazionale per le Migrazioni

 

Said nuovo italiano, dal barcone agli studi

muroNon si è mai presentato nessuno, ma se un giorno mi dovessi trovare davanti il presidente del Consiglio gli direi: "Queste persone hanno bisogno di noi, del nostro ultimo aiuto, non possiamo permetterci di respingerle". 
Silvia D'Onghia, Il Fatto Quotidiano ...

“Contro le stragi in mare, subito un corridoio umanitario”

  • Mercoledì, 20 Maggio 2015 13:30 ,
  • Pubblicato in Flash news

MicroMega
21 05 2015

La Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e la Comunità di Sant’Egidio lanciano una campagna per costruire un corridoio umanitario per i migranti: “Una proposta sensata e razionale”. Il progetto verrebbe finanziato dai soldi derivanti dall’8 per mille: “Proponiamo un’accoglienza a costo zero per lo Stato e un modello esportabile in altri Paesi”.

di Giacomo Russo Spena

Il Mediterraneo, un cimitero liquido di corpi respinti, umiliati, seviziati: uomini, donne, bambini nei fondali del mare. Un corridoio umanitario, l’idea per salvare migliaia di persone in fuga da guerre, carestie ed epidemie. E arginare la barbarie. La nostra barbarie. Il progetto si autofinanzierebbe con l’8 per mille, senza gravare minimamente sulle casse dello Stato.

La Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e la Comunità di Sant’Egidio – i promotori della campagna – ritengono il corridoio umanitario una “buona pratica”, un intervento indispensabile per salvare vite e rompere le barriere fisiche ed ideologiche tra il “noi” e “loro”. Senza la pretesa di risolvere l’annosa questione, la proposta assume un significato politico: consolidare l’impegno italiano e di altri Paesi europei ad evitare l’atrocità delle morti in mare. Restiamo umani.
Ma guai a tacciare il progetto di buonismo, termine in gran voga. “La nostra posizione è semplicemente realista”, replica Paolo Naso, valdese, professore in Scienza politica alla Sapienza di Roma. “Bloccare i flussi è un’illusione ipocrita, politicamente insensata, venduta in maniera propagandistica dalle destre xenofobe. Oltre a venire meno ai principi di solidarietà e ai diritti umani sanciti dalla nostra Costituzione – continua – è impossibile la paralisi delle migrazioni frutto di guerre e persecuzioni. La disperazione è più forte di qualsiasi muro”.

In tale scenario globale, l’Occidente non è esente da responsabilità avendo aumentato l’instabilità politica di intere aree. Le geometrie delle alleanze diplomatiche, in questi anni, sono state variabili e dinamiche: ora si coopera con Stati che erano considerati “canaglie” per isolare i fondamentalisti islamici; si esaltano i rivoltosi contro regimi dittatoriali, precedentemente partner economici; si armano popolazioni, considerate terroriste fino a poco tempa fa, in difesa del diritto ad esistere come minoranze etniche e confessionali. Così i recenti bombardamenti umanitari (ossimoro per eccellenza) in Libia hanno aumentato, secondo i dati dell’Unhcr, i numeri di rifugiati in viaggio verso l’Europa. Una quota, di oltre 10 per cento, è rappresentata da minori non accompagnati. Tantissimi. E anche il numero delle donne sole è salito.

“Proponiamo un’accoglienza a costo zero per lo Stato, un modello esportabile in altri Paesi”, spiega Paolo Naso, portavoce della campagna Mediterranean Hope, iniziata lo scorso anno, sempre grazie ai finanziamenti derivanti dall’8 per mille, con un progetto umanitario e sociale, teso all’accoglienza e all’avvio all’integrazione dei profughi che intendono restare in Italia. Ora il, necessario, corridoio umanitario che avrà un costo di 500mila euro. “Ci stanno arrivando molto richieste di partenariato internazionale, è un segnale di speranza. L’opinione pubblica preme per i canali umanitari dall’Africa”, rende noto la Fcei dando la massima trasparenza sui conti. Altre Chiese protestanti in Spagna, Olanda, Germania, Austria sono interessate ad importare il modello italiano. E stanno finanziando la campagna di Mediterranean Hope. Monta la proposta del corridoio umanitario.

I primi volontari sono in partenza il 20 maggio alla volta di Rabat e Tangeri, due città del Marocco. Da lì partirebbe il primo corridoio umanitario. Le ambasciate avranno un ruolo fondamentale con il compito di ricevere le richieste e riconoscere dei visti in regime di protezione umanitario. Nello specifico, si tratterebbe di aprire nei Paesi da cui partono i migranti, in accordo con le ambasciate italiane, un canale dedicato per ottenere visti per motivi umanitari. Una volta ottenuto, il soggetto richiedente potrà imbarcarsi su un volo regolare e, all’arrivo in Italia, richiedere asilo. Evitando carrette del mare e scafisti.
Il “progetto pilota” dei valdesi si appella ad un cavillo legislativo delle norme europee: un regolamento istituirebbe il Codice comunitario dei visti, vale a dire la possibilità di concedere visti con validità territoriale limitata, in deroga alle condizioni di ingresso previste in via ordinaria dal codice frontiere Schengen, “per motivi umanitari o di interesse nazionale o in virtù di obblighi internazionali”.

Intanto in un recente sondaggio Ipsos emerge che l’immigrazione sia sovrastimata (1/4 del campione ritiene che 1 cittadino su 2 in Italia sia di origine straniera) e considerata un costo per i contribuenti (quasi il 70% del campione). Alle forme della paura e alla discriminazione razzista vanno attribuite una specifica densità politica, necessaria alla governance per gestire la crisi, e sociale, costitutiva dei rapporti di produzione: non è un mistero che la Lega parli alla pancia del Paese foraggiando la “guerra tra poveri”. Una psicosi da invasione, i numeri dicono altro.

Secondo le Nazioni Unite – come riportato da Internazionale – i migranti sono in aumento dal 1990, anche se sono solo il 3 per cento della popolazione mondiale: “Non siamo in una situazione di emergenza, è difficile, ma strutturale”. Per quanto riguarda i numeri, i migranti arrivati in Italia nei primi quattro mesi di quest’anno sono meno di quelli arrivati nello stesso periodo del 2014. Secondo l’Unhcr, tra gennaio e aprile del 2015 sono arrivati in Italia 26.165 migranti, mentre negli stessi mesi del 2014 ne erano arrivati 26.644. Gli arrivi sono pressoché identici, ad aumentare le morti in mare per la sospensione di Mare Nostrum archiviato per motivi prettamente economici. I dati del ministero dell’Interno sull’esito delle operazioni di salvataggio effettuate dalla Marina Militare e dalla Guardia Costiera nell’ambito di Mare Nostrum riportano numeri superiori alle 110mila persone, per un costo di circa 10milioni di euro al mese, con un trend di “sommersi” nei fondali marini inferiore rispetto ad oggi. Da Mare Nostrum si è passati a Triton, al pattugliamento delle coste dell’area Schengen e alla guerra agli scafisti con la possibilità di bombardamenti in mare.

Quale risultato ha portato l’abbandono di Mare Nostrum? Un semplice, e ovvio, incremento del traffico di essere umani da parte degli scafisti. I migranti si rivolgono a loro, non viceversa, pagando cifre spropositate e mettendo a rischio consapevolmente la propria vita pur di raggiungere l'Europa. Gli scafisti farebbero affari d'oro nel mercato aperto dal controllo delle frontiere esterne ed esistono perché chi fugge da guerre o povertà non può entrare nello spazio Schengen con mezzi di trasporto ordinari (navi, aerei, macchine).

In questi giorni a Bruxelles si discute delle politiche migratorie in vista dell’estate. Il piano dell’Unione Europea si basa su tre pilastri: aumento della dotazione finanziaria per Triton e Poseidon, le missioni militari che intercettano i barconi dei trafficanti; un piano di redistribuzione dei migranti fra i paesi europei in base alle possibilità economiche e alla popolazione di ogni Paese; la successiva elaborazione di una azione militare per distruggere i barconi degli scafisti prima che partano. Sulle quote c’è ancora grande confusione, trattandosi di un parziale superamento del regolamento di Dublino (trattato che obbliga al migrante di rimanere nel primo Stato europeo in cui mette piede).

“Ha ragione chi, in questi giorni, sta richiamando l’Unione europea a misurarsi, finalmente, con una visione olistica dell’immigrazione, a smetterla, perciò, di osservarsi attraverso un binocolo rovesciato che la rappresenta come un fortino assediato – ha scritto recentemente Marcella Lucidi sul sito Italiani Europei – C’è da scegliere se rimanere esclusi dai grandi processi in atto, in attesa che altri sollecitino relazioni, cambiamenti o conflitti, investano sulle risorse o sulla crescita dell’economia africana o, diversamente, la sfruttino, o se entrare in quei processi con una politica estera comune, che collochi l’Europa in un sistema di alleanze utili a gestire le più gravi situazioni di crisi, tra le quali quelle che interessano il Mediterraneo e, specialmente, la Libia”. Gli stessi valdesi non si reputano soddisfatti per le ultime misure dell’UE: “Troppo poco”. Sono pronti a partire col progetto del corridoio umanitario. Un’urgenza. Una scelta di civiltà.

Contro Piano
19 05 2015

Le seguenti associazioni antirazziste siciliane non condividono la scelta della Procura di Catania e del governo italiano di non assumersi la responsabilità di disporre il recupero del relitto del più grande naufragio (almeno 800 morti) nel Mediterraneo dal secondo dopoguerra ad oggi. I principali motivi sono:

 

---I parenti delle vittime vorrebbero verità e giustizia sulla fine dei loro cari; vorrebbero avere la possibilità di procedere alla identificazione delle salme. V orrebbero piangere i loro scomparsi in un luogo preciso. Inoltre, secondo alcune legislazioni dei paesi d’origine, senza le salme dei defunti non avranno assistenza. Ad un mese dal naufragio i riconoscimenti, anche se costosi, sarebbero possibili.

 

---Bisognerebbe accertare la reale dinamica del naufragio, i pochi superstiti hanno dichiarato che la nave soccorritrice avrebbe più volte urtato il barcone durante le operazioni di soccorso. Occorre dunque un esame approfondito del relitto.

 

---Recuperando il relitto si potrebbero identificare non solo gli scafisti, ma risalire agli organizzatori del viaggio della morte. Sembra infatti che il peschereccio provenisse dall'Egitto.

 

Alcuni di noi hanno seguito il processo per il naufragio del Natale ’96 a 19 miglia da Portopalo. Dopo 13 anni di processi e grazie alle testimonianze dei superstiti alcuni responsabili furono condannati a Catania a 30 anni; l’allora primo ministro Prodi si rimangiò l’impegno a recuperare il relitto, ma grazie all’impegno di alcuni familiari delle vittime si denunciarono le reti di trafficanti, che lo scomparso Dino Frisullo definiva “holding degli schiavisti”. Senza quell'impegno della società civile non si sarebbe mai fatta giustizia.

 

A 19 anni da quella tragedia la situazione dei diritti umani delle/i migranti è drammaticamente peggiorata, le legislazioni dei governi europei e dell’UE sono sempre più securitarie e liberticide, anche per i richiedenti asilo. Anziché garantire l’accoglienza a chi fugge da guerre (spesso causate da “interventi umanitari” di Nato, Usa ed UE) i governi europei stanno programmando un intervento, chiaramente militare, per distruggere i barconi dei trafficanti, con quali “danni collaterali”? Non dimentichiamo l’omicidio del cooperante palermitano Lo Porto per un intervento anti-ISIS con i droni, gli aerei senza pilota, dei quali la base di Sigonella è diventata capitale mondiale.

Non condividiamo che si criminalizzino soltanto scafisti, quando non si riesce a perseguire a monte le reti criminali di trafficanti e le mafie del mediterraneo.

I servizi segreti occidentali ed il governo libico di Tobruk sono stati capaci, finora, di delirare su presunti terroristi dell’ISIS, che potrebbero arrivare in Sicilia infiltrandosi fra i migranti. In realtà sono in corso manovre politiche guidate dal governo inglese e sostenute dall'Egitto per legittimare un intervento militare in Libia.

 

Questo disegno allarmistico, che passa attraverso il controllo dei mezzi di informazione, potrebbe avere effetti devastanti nell’opinione pubblica per giustificare le scellerate politiche di crescente militarizzazione delle nostre coste, del Mediterraneo e della nostra isola.

Rete Antirazzista Catanese, Comitato di base NoMuos/NoSigonella, La Città Felice, Cobas Scuola, LILA, Catania Bene comune, Associazione Altro diritto- Sicilia, Centro Impastato, Casa memoria Felicia e Peppino Impastato (Cinisi); Borderline Sicilia

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