L'Italia di fango. Ammaniti torna nelle borgate

La caratteristica dominante di Niccolò Ammaniti è una presa narrativa fuori dal comune su persone e oggetti che rappresenta.
Alberto Asor Rosa, La Repubblica ...

Con Carla Lonzi. La mia opera è la mia vita

  • Mercoledì, 10 Settembre 2014 10:26 ,
  • Pubblicato in Il Libro
Carla Lonzi10 settembre 2014

Pubblichiamo qui, per gentile concessione dell'editore Ediesse, un breve estratto del libro di Maria Luisa Boccia, Con Carla Lonzi. La mia opera è la mia vita.
La felicità mi è sembrato il tema centrale di tutte le narrazioni di Austen perché lei ha in mente di raccontare le forme che può prendere la libertà femminile in un contesto di necessità. La sua scrittura ha la forza che nasce dal racconto della materialità delle vite senza che mai questa sia un condizionamento definitivo. ...

Di che campano gli scrittori

  • Lunedì, 28 Luglio 2014 11:27 ,
  • Pubblicato in La Denuncia
Stefano Ciavatta, Pagina 99
26 luglio 2014

Come campa uno scrittore? Un tempo Dumas lavorò in albergo e poi come calligrafo e quindi per il teatro. Borges fu irriso da Péron che, ricevuta una lettera per la richiesta di un impiego, gli diede quello da ispettore al commercio dei polli. ...

Le Marche, femminili e plurali

  • Mercoledì, 16 Luglio 2014 10:19 ,
  • Pubblicato in Flash news

Lipperatura
16 07 2014

Oggi una segnalazione, e per giunta tardiva: chiedo venia per questo, ma in tutta sincerità la fatica dei mesi passati e quella ancora presente pesa. Non per questo rinuncio all’invito: Femminile plurale è un’antologia preziosa, e non soltanto perché racconta la mia regione di elezione e di anima, le Marche (che sono femminili e plurali, appunto), ma perché ne tira fuori il lato meno evidente, quello che poco ha a che spartire con la retorica dei monti azzurri e del gran poeta di Recanati. Dentro ci sono le donne che nelle Marche sono nate o hanno scritto, e donne qualunque, e le strade e i paesaggi e i luoghi, e la storia, e i nomi.

Dentro c’è anche la famigerata statua, Violata, di cui la curatrice dell’antologia, Cristina Babino, si è disperatamente e passionalmente occupata. Verrebbe da dire invano, perchè Violata è ancora là, ad Ancona, e purtroppo è ancora là come “simbolo” della violenza contro le donne, anche se non è per questo che è ancora là, e se è simbolo di qualcosa lo è dell’inseguimento alla visibilità che “in nome e per conto” delle donne stesse si è svolto, contro ogni ragionevolezza, contro ogni approfondimento, contro ogni regola elementare del vivere civile (non un bando pubblico, ma la trasformazione dell’offerta dello scultore locale di un’opera già pronta e con altre destinazioni in opera pensata per le donne e approvata dalle donne).

La casa editrice è piccola, ma procuratevi ugualmente il libro: peraltro, parte dei ricavati andrà a finanziare i centri antiviolenza, e di questi tempi è cosa buona, giusta, indispensabile.

facebook