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Piccoli oltre le differenze di genere

  • Mercoledì, 26 Marzo 2014 10:35 ,
  • Pubblicato in Flash news
Il Corriere della Sera
26 03 2014

Per la prima volta in 51 edizioni non c’è Roberto Denti. Ma la Fiera del libro per ragazzi ieri ha voluto ricordarlo con una tavola rotonda e una targa consegnata a Gianna Vitali, per quarant’anni compagna di vita e e di lavoro dello scrittore, fondatore della Libreria per ragazzi di Milano, esperto raffinato ma senza spocchia della letteratura infantili, scomparso lo scorso maggio ...

Corriere della Sera
17 03 2014

Gli estimatori la chiamavano «divina», i detrattori «landra» (meretrice).

L’empio è lui perché non onora l’amore. La virtuosa è lei, perché sa amare

di Anna Meldolesi

Quanto ha amato Gaspara Stampa, e quanto ha scritto. Oltre duecento poesie dedicate allo stesso uomo, il conte Collaltino di Collalto, che troppo tiepidamente la ricambiava. Poetessa, cantatrice, donna ribelle alle convenzioni del tempo, in bilico tra successo e scandalo come una cortigiana. Con una franchezza e una modernità inaspettate per il Rinascimento, nelle sue Rime ha cantato i brevissimi diletti e lunghe doglie dell’amore, il desiderio femminile soddisfatto e insoddisfatto.

Quando’l disio m’assale, ch’è si spesso / Non essendo qui meco chi l’appaga / La vita mia è un morir’ espresso.

Non era aristocratica, non era sposata, non era neppure una vera veneziana. Gaspara nasce a Padova, probabilmente nel 1523, da un mercante di gioielli che vuole per lei una buona educazione letteraria e musicale. Dopo la morte del padre si trasferisce a Venezia con madre, fratello e sorella. Si esibisce nei salotti e nelle feste con un’arte che incanta molti e una condotta morale che scandalizza più d’uno. Morirà a soli 31 anni, avvelenata secondo un resoconto settecentesco, più probabilmente uccisa dall’influenza. Novella Saffo, gli estimatori la chiamavano «divina», i detrattori «landra» (meretrice).

Il suo canzoniere riprende il modello petrarchesco e inverte i ruoli. Il poeta che si strugge d’amore questa volta è una donna, l’amata che ispira quei versi è un uomo. Petrarca è lei, mentre lui è Laura. Lo fa negli stessi anni anche l’aristocratica romana Vittoria Colonna ma Gaspara ne è l’antitesi.

Vittoria canta l’amore perfetto, coniugale, di una sposa-vedova fedele e casta, per un marito carico di virtù morali con cui è stata felice. Gaspara arde di un amore imperfetto e doloroso, acceso dai sensi oltre che dai sentimenti, per un amante più giovane e socialmente superiore a lei, che l’abbandona. Un uomo che nella sua vita e nella sua opera non resterà neppure l’unico.

Una dozzina di poesie, tra le più irriverenti, sono dedicate a un altro, Bartolomeo Zen. La fedeltà di Gaspara non è per l’amato ma per le leggi dell’amore, nota Marina Zancan (Il doppio itinerario della scrittura, Einaudi). Chiama Collaltino «illustre mio Signore», ma gli rimprovera di avere un cuore d’orsa o di tigre, scrive che Venere gli ha donato la bellezza e Mercurio l’eloquenza, ma ha ricevuto la freddezza dalla luna. L’empio è lui perché non onora l’amore. La virtuosa è lei, perché sa amare. Oltre duecento poesie per un uomo, anzi no: oltre duecento poesie su se stessa che ama.

La protagonista è lei. Non si uccide come una Didone abbandonata, non vuole la pietà dei posteri ma la gloria, si augura l’invidia delle donne che verranno. Soffia su quel fuoco che ha nel petto e grazie a quello si afferma, per mezzo della scrittura poetica, in un’epoca in cui non era affatto scontato. Si racconta capace di attraversare le fiamme come la salamandra della leggenda e risorgere come la fenice.

Amor m’ha fatto tal, ch’io vivo in foco / Qual nova Salamandra al mondo, e quale / l’altro di lei non men stranio animale / Che vive, e spira nel medesmo loco.

Benedetto Croce le riconosceva «versi, immagini, sonetti interi di bellezza e gentilezza mirabili» anche se pensava che a volte la sua poesia rischiasse di diventare quasi un diario. L’opera di Stampa si alimenta di vita vissuta, la sovrasta e ne è schiacciata. È un peccato che la sua reputazione ne abbia a lungo oscurato l’arte. Le Rime sono uscite postume, per iniziativa della sorella Cassandra, e la vera fama è arrivata con qualche secolo di ritardo. Ma è bello pensare che Gaspara alla fine vendichi tutte le donne colpevoli di aver troppo amato. L’uomo di lettere e d’armi che tanto bramava oggi è considerato solo un «modesto poeta».

Lei è diventata cara ai romantici e ai neoromantici come Rilke, Jane Tylus ne ha tradotto i versi per la University of Chicago Press e molti la considerano una delle figure femminili più luminose e originali della letteratura italiana. 

8 marzo: i diritti delle donne, sin da ragazzi

  • Mercoledì, 05 Marzo 2014 14:09 ,
  • Pubblicato in Flash news

Settenove
05 03 2014


L'impegno di Settenove per la prevenzione della violenza di genere a partire dai più piccoli.
Il riconoscimento da parte della politica in un invito al Quirinale nella giornata dell'8 marzo

In tutta Italia si moltiplicano iniziative e manifestazioni per celebrare la Giornata internazionale della donna dell’8 marzo. Lo scorso anno in questo giorno abbiamo inviato il primo comunicato stampa che annunciava la nascita, a settembre 2013, di Settenove, casa editrice dedicata alla prevenzione della violenza di genere attraverso l’abbattimento degli stereotipi nei libri per ragazzi e giovani adulti.
Da settembre sono stati pubblicati sei libri, il primo di questi, C’è qualcosa di più noioso che essere una principessa rosa? di Raquel Dìaz Reguera, è già alla prima ristampa.
Gli altri titoli pubblicati sono: June e Lea di Sandrine Bonini e Sandra Desmazières, Papà aspetta un bimbo di Frédérique Loew e Barroux, Meat Market dell’editorialista dell’Independent Laurie Penny, Di pari passo. Percorso educativo contro la violenza di genere di Nadia Muscialini e, ultimo nato, Ettore, l’uomo straordinariamente forte di Magali Le Huche.
Fin dalle prime uscite la stampa ha accolto il progetto con molto interesse e alcuni libri hanno contribuito al dibattito – tutto italiano – sull'introduzione dell’educazione al genere nelle scuole prevista dall'ultimo decreto scuola: da una parte i contrari alle “nuove frontiere del femminismo letterario” (Il Secolo d’Italia), dall’altra i sostenitori della proposta di modelli nuovi e alternativi di mascolinità e femminilità (“Settenove è una casa editrice che fa quel che si dovrebbe fare: racconta altre storie, infrange stereotipi, sogna altri mondi”, ha scritto la giornalista Loredana Lipperini).
Tutti, in vario modo, hanno contribuito a destare l’attenzione sulle questioni legate all’identità di genere, al ruolo di genere e alle discriminazioni che questo comporta. Si tratta di aspetti essenziali per lo sviluppo umano e personale di ciascuno di noi, uomo o donna, riconosciuti dalla Convenzione di Istanbul del 2011 e dalla Convenzione Onu per l'eliminazione delle discriminazioni contro le donne (CEDAW) (adottata nel 1979, anno dal quale la casa editrice Settenove mutua il nome), ma pressoché ignorati dalla politica.
La nascita di Settenove ha riscosso interesse e attenzione da parte di varie istituzioni locali e nazionali, riconoscendo l'importanza cruciale dello sviluppo di una cultura dei diritti e del rispetto di genere tra i più giovani. Alla luce di questo, la fondatrice di Settenove, Monica Martinelli, è stata invitata a partecipare all’annuale cerimonia dell’8 marzo al Quirinale. Con lei sarà presente anche Nadia Muscialini, direttrice del centro antiviolenza Soccorso Rosa di Milano e autrice del libro Di pari passo, percorso educativo contro la violenza di genere, edito da Settenove.
In questi mesi l’attività di Settenove si è arricchita di nuovi incontri e molte intense collaborazioni: Nino Ferrara, Fulvia degli Innocenti, il gruppo Le scosse, Glòria Vives e tanto altro ancora.
Le prossime uscite saranno “Mi piace Spiderman… E allora?”, di Giorgia Vezzoli, esperta di comunicazione di genere e blogger; e “Parole Tossiche, cronache di ordinario sessismo”, di Graziella Priulla, docente di Sociologia dei processi culturali all'Università di Catania, esperta di identità di genere e linguaggi.

«Procuratevi i libri, diffondeteli, chiedeteli al vostro libraio, fate pubblicità:
perché questa è la strada da percorrere, comunque la pensiate, a qualunque genere apparteniate.
Buona fortuna, Settenove, e grazie.» Loredana Lipperini


Contatti: Maria Chiara Rioli, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., tel. 333 3301720
www.settenove.it
Facebook: www.facebook.com/settenove.it
Twitter: @ed_settenove
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Il coming out di Binya e altre storie Lgbt

  • Giovedì, 30 Gennaio 2014 16:23 ,
  • Pubblicato in La Storia
Igiaba Scego, Corriere delle migrazioni
27 gennaio 2014

Il 18 gennaio il più vulcanico degli scrittori kenyoti, Binyavanga Wanaina, ha compiuto 43 anni. Binya, come lo chiamano affettuosamente gli amici, ha deciso di festeggiare l'evento scrivendo un articolo che ha subito creato un caso intorno a lui.

Anche tu senti le grida che agitano l’onda del silenzio

  • Mercoledì, 27 Novembre 2013 09:26 ,
  • Pubblicato in INGENERE

Ingenere
27 11 2013

L'assenza del dolore, una notte senza paura, una mattina senza il ritorno del torturatore: nelle poesie di Mary Dorcey, la lirica di una vita quotidiana comune negata alle donne vittime di violenza. E la ricerca, anche attraverso i versi, di una dimensione collettiva femminile degna di essere celebrata.

Maria Micaela Coppola

“Perché non scrivo una poesia sulla donna comune?”: questo è l’incipit di una lirica di Mary Dorcey non a caso intitolata The Ordinary Woman (1991), in cui la poetessa irlandese svela le diverse interpretazioni attribuibili all’aggettivo ‘comune’ e più in generale a tutto ciò che appare ‘ordinario’ nell’esperienza di vita delle donne. Perché la ‘donna comune’ di Dorcey è drammaticamente ordinaria: la sua esistenza include attività consuete (svegliarsi, fare la spesa, leggere un giornale, guardare la tv o anche scrivere una poesia) che acquisiscono un nuovo, sorprendente senso se rappresentate in contrapposizione alla quotidianità di altre donne, quelle che sono vittime di violenza, incarcerate o impossibilitate a decidere del proprio destino. Anche la poesia qui presentata, Keeping Vigil (La veglia), ci invita ad osservare la vita ‘comune’ delle donne in quest’ottica di costante confronto, per riuscire a cogliere il significato profondo – e tragico – di esistenze femminili niente affatto ‘ordinarie’. E così, nei versi di Dorcey, il boschetto che è stato teatro di un primo bacio o il campo attraversato da un branco di cervi che corrono liberi sulla neve sono lo stesso boschetto e lo stesso campo percorsi da “branchi di donne” portate al macello come animali. Allo stesso modo, la donna alla quale è concesso di riempire la propria giornata di gesti comuni non è una donna comune: tutte le banali attività che essa può compiere fanno da controcanto alle violenze subite da quelle donne alle quali una tale ‘banale’ quotidianità è negata. Da qui il senso di un’esistenza femminile ordinaria ma anche privilegiata, ma anche di un’esperienza individuale in grado di proiettarsi, attraverso la poesia, verso una dimensione collettiva, e di una collettività femminile (e non solo) degna di essere celebrata: “Venite e celebrate ogni/ cosa privilegiata, eccezionale: acqua, cibo, sonno / l’assenza del dolore / una notte senza paura / una mattina senza/ il ritorno del torturatore” (The Breath of History – Il respiro della storia).

Keeping Vigil
(di Mary Dorcey, da Like Joy in Season, Like Sorrow, Salmon Poetry, 2001)

 

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