×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

Conchita Wurst al Parlamento europeo

  • Venerdì, 12 Settembre 2014 13:17 ,
  • Pubblicato in Flash news

Giornalettismo
12 09 2014

Conchita Wurst canterà l’8 ottobre davanti al Parlamento europeo. La cantante austriaca, diventata famosa grazie alla sua partecipazione all’Eurovision Song Contest della scorsa primavera, è stata invitata da diversi gruppi parlamentari per promuovere la lotta contro la discriminazione e in favore dell’uguaglianza. L’invito è stato definito un grande onore dalla cantante con la barba, diventata icona della comunità Lgbt.

CONCHITA WURST AL PARLAMENTO EUROPEO - Conchita Wurst è stata invitata da cinque parlamentari europei a esibirsi di fronte alla sede che ospita l’assemblea legislativa dell’UE. Mercoledì 8 ottobre la cantante austriaca si esibirà per un’ora sull’Esplanada Solidarnosc, la via pedonale che porta all’ingresso del Parlamento Europeo. Conchita Wurst passerà così dal palco dell’Eurovision Song Contest, il festival musicale del Vecchio Continente, ad un’esibizione dal forte sapore politico. La cantante è stata invitata da cinque parlamentari di altrettanti gruppi politici per rafforzare la battaglia contro la discriminazione. La vice presidente dell’Europarlamento, Ulrike Lunacek, ha rimarcato come il grande segno di apertura e non discriminazione dato dalle persone con i loro voti per Conchita Wurst dovrà rispettato dalle autorità comunitarie e dagli Stati membri dell’UE con nuove norme che assicurino una vita e amori senza paure per tutti gli uomini e le donne. I parlamentari europei che hanno invitato la cantante austriaca ribadiscono come la sua performance rappresenti uno dei tanti momenti dell’impegno contro la discriminazione portato avanti dall’istituzione.

LA GIOIA DI CONCHITA WURST - Conchita Wurst, pseudonino di Thomas Neuwirth, ha sottolineato all’agenzia di informazione austriaca APA la sua grande gioia per l’invito a cantare di fronte al Parlamento europeo. « Chi si impegna per più amore, rispetto e tolleranza, può far parte di un movimento molto più grande che può essere supportato dai cittadini dell’Europa così come dalla politica. Purtroppo però questo impegno viene combattuto da altre forze». Per la cantante è importante esibirsi per un’Europa che sia al fianco della battaglia per la dignità umana e dell’uguaglianza. «I colori politici non mi interessano, fino a quando l’impegno per le persone è in primo piano».In questi mesi la popolarità della cantante è cresciuta a dismisura, e si è esibita in molte manifestazioni di supporto alla causa per i diritti Lgbt. Il concerto di fronte al Parlamento europeo sarà gratuito, e sarà aperto a parlamentari e cittadini.

La battaglia per i diritti trans va in onda su Rai3

  • Venerdì, 12 Settembre 2014 10:42 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
12 09 2014

Durante la nuova stagione di “Storie Maledette”, storico programma di Franca Leosini che tornerà in onda a partire da sabato prossimo, le storie di sangue lasceranno eccezionalmente spazio alla vicenda di Alessandra Bernaroli, bancaria emiliana costretta allo scioglimento del proprio matrimonio dopo la riassegnazione anagrafica del genere.

“La puntata del prossimo 4 Ottobre” – secondo Andrea Maccarrone, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli – “racconterà una violenza diversa ma non meno crudele di quella cui sono abituati gli affezionati telespettatori del programma di Rai3: quella di uno Stato carnefice e incapace di registrare i cambiamenti della nostra società. Uno Stato che continua a negare diritti e uguaglianza alle cittadine e ai cittadini Lgbt obbligandoli spesso a scegliere, come nell’emblematico caso di Alessandra, fra la propria autodeterminazione e il riconoscimento dei propri legami e affetti”.

“Storie Maledette” permetterà a milioni di italiani di conoscere il difficile percorso fisico e morale di chi sceglie di intraprendere la strada della rassegnazione del genere con una puntata che conferma la straordinaria sensibilità e vicinanza di Franca Leosini nei confronti della comunità gay, lesbica, bisessuale e trans.

Ringraziamo Franca per l’amicizia e la grande attenzione che mostra nei confronti delle nostre battaglie e auguriamo a lei e a tutta la redazione di “Storie Maledette” il nostro migliore in bocca al lupo per la nuova stagione del programma.

Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Andrea Maccarrone – Presidente
3297488791

Ufficio Stampa
Andrea Berardicurti – Andrea Contieri
065413985 – 3487708437

Da allora tante cose sono cambiate, ma gli uomini sono rimasti gli stessi: facili prede di propaganda e disinformazione. E così oggi una critica furiosa investe una sentenza del Tribunale per i minorenni di Roma, che ha consentito a una lesbica di adottare una bambina, figlia della sua convivente, in realtà sua coniuge a seguito di matrimonio celebrato in Spagna. Se le critiche fossero motivate solo dalla faziosa ideologia dei cattolici, pazienza [...] Ma la critica giuridica (e psico-sociale) è davvero infondata. ...

Circolo Mario Mieli
04 09 2014

Con questo articolo inizia la collaborazione tra Plus e il blogger statunitense Mark S. King, autore del sito My Fabulous Disease, all’avanguardia nella lotta allo stigma verso le persone sieropositive. Gli articoli di Mark sono molto diretti, a volte sconcertanti nella scelta – volutamente provocatoria – degli argomenti e dei paragoni, tant’è che il suo pensiero non collima sempre con le posizioni di Plus. Detto questo, abbiamo deciso di pubblicarne alcuni in traduzione (con piccoli aggiustamenti di natura esplicativa) per dare una «scossa», anche in Italia, al dibattito su temi troppo spesso ignorati dalla nostra comunità.

Quando Donald Sterling insultò Magic Johnson dandogli del promiscuo e dell’indegno, l’accusa non suonò nuova a chi viveva con l’hiv. L’abbiamo sentita per anni. Ancora oggi molte di queste idee sbagliate persistono, addirittura – o forse soprattutto – tra i maschi omosessuali. Certi atteggiamenti possono ferire, stigmatizzare, pur nella loro assurdità. Cerchiamo allora di mettere i puntini sulle i stilando una lista di dieci cose che i maschi sieropositivi vorrebbero tanto far sapere ai maschi sieronegativi. Questa lista può non rispecchiare al cento per cento le opinioni di tutti i gay con hiv, ma include sicuramente molte delle loro frustrazioni.

1. Non tutti i maschi sieropositivi sono tossici con la fissa del bareback

È umano, forse, cercare di trovare la «falla» in coloro che s’infettano. Vederli come estremisti ci fa sentire per certi versi al sicuro. Eppure, la verità è che la maggioranza delle nuove infezioni si verifica all’interno di «relazioni primarie», come una storia fissa o una frequentazione abituale, spesso perché uno dei due non sa di essere infetto e finisce per trasmettere l’hiv al partner. Ecco perché ha senso insistere col test, e farlo regolarmente. Di solito le nuove infezioni non sono, statistiche alla mano, il risultato di una notte brava a un sex party imbottiti di crystal meth, né di un pomeriggio etilico in sauna. Certo, queste sono situazioni possibili, ma il concetto è che il sesso tra persone che si vogliono bene non è per forza più sicuro. Per l’hiv, una striscia di pelle nera o il fiocchetto di un regalo d’anniversario sono la stessa identica cosa.

2. Vivere con l’hiv non è un film ospedaliero dell’orrore

Sì, quando hai l’hiv vai regolarmente dal dottore e prima o poi prendi medicine. Ma non bisogna confondere una condizione cronica con una acuta, l’infezione con la malattia. Grazie all’ampia gamma di farmaci antiretrovirali, gli effetti collaterali sono stati ridotti di molto, e i nuovi ritrovati li ridurranno ulteriormente. I sieropositivi non piangono come fontane ogni mattina mentre trangugiano le pillole insieme al caffellatte. Devono prenderle ogni santo giorno, questo sì, magari a orari ben definiti e dopo aver consumato un pasto completo. È scocciante, ma non certo drammatico.

3. Un’infezione da hiv non ti trasforma automaticamente in un bugiardo patentato

Uno dei pregiudizi più penosi circa i maschi positivi è che mentono come se respirassero sul loro stato sierologico pur di scopare, magari con l’obiettivo di infettarti. Ce la facciamo a rimodulare questi cliché sulla trasmissione intenzionale, per cortesia? La verità è che i sieropositivi possono avere difficoltà a rivelare il proprio status… proprio per paura di discriminazioni derivanti da sciocchezze come questa. È ingiusto dare la colpa a tutti i positivi del comportamento criminoso di pochi.

4. «Sono pulito, devi esserlo anche tu»: una bella stronzata

Se in chat usi questa frase a mo’ di «filtro» per cercare nuovi scopamici, sappi che stai commettendo un grosso errore. Tanto per cominciare bisogna tenere a mente che i positivi con viremia non rilevabile non possono infettare nessuno, per cui rifiutare un partner per via dello stato sierologico rischia di essere una mossa puramente discriminatoria, e tutt’altro che pratica. Inoltre, etichettare chiunque come una merce difettosa o un frutto marcio è disgustoso (se ti è già capitato per un motivo o per l’altro, sai come ci si sente). Il «sono pulito» ti dà poi un senso illusorio di sicurezza, perché come dimostra uno studio britannico, il rischio di contrarre il virus è molto più elevato andando con qualcuno che crede di essere negativo e non lo è. Questo perché l’attività virale in una persona appena infettata, cioè in piena sieroconversione, può schizzare alle stelle senza che il diretto interessato lo sappia o possa impararlo a breve. Quindi, in ogni caso, evita mosse rischiose, metti le cose in chiaro, fa’ il test con lui oppure accertati che prenda le medicine e che sia «undetectable». E se senti il bisogno di chiedere subito lo stato sierologico al tuo partner, formula la domanda in maniera rispettosa («Il mio ultimo test è negativo. E il tuo?»). Chiedergli se è «pulito» o «senza malattie» ti fa fare la figura del cretino, soprattutto perché, quando si ha una vita sessuale, le infezioni sono tante e non si può mai sapere.

5. Sei l’unico responsabile della tua salute (comportamenti a rischio inclusi)

Dopo decenni di ricerca incentrata sulle persone con hiv, ora esistono trattamenti pensati anche per maschi sieronegativi e sessualmente attivi, come la PrEP (Pre-Exposure Prophylaxis, profilassi pre-esposizione – non ancora disponibile in Italia), uno strumento che consente di tenere sotto controllo i comportamenti a rischio. Sì, sono stati sollevati dei dubbi sulla tossicità del Truvada, la medicina che viene somministrata come PrEP, ma studi recenti hanno dimostrato come tali rimostranze fossero esagerate. Sei tu l’unico responsabile del tuo stato di salute, tutto dipende cioè dalle scelte che fai – che non hanno nulla a che vedere con lo stato sierologico del tuo partner, noto o ignoto che sia. Lo scaricabarile non ha mai giovato a nessuno, e a letto si è sempre tutti sulla stessa barca, che lo si voglia ammettere o meno.

6. I tipi con l’hiv non sono iperpromiscui… né hanno una vita sessuale schifosa… e non sono neppure delle monache di clausura

Ecco tre preconcetti ricorrenti… e falsi, se si prende come punto di riferimento la tipica vita sessuale di un maschio gay single.
Abbiamo tutti i nostri momenti no. A volte il carnet di ballo è pieno, ci sono tempi di vacche magre e altre volte ancora il sesso che facciamo fa schifo. Proprio come chiunque altro, anche i sieropositivi sono sull’ottovolante e quando le cose girano per il verso giusto fanno un sesso grandioso, di quelli da urlo. Giudicare le persone in base a quanto scopano è un argomento vecchio e ritrito (spesso usato contro tutti i gay) del quale faremmo volentieri a meno. Tra l’altro, è un ulteriore esempio di come si tenti di prendere le distanze dai sieropositivi etichettandoli come diversi da noi. Non lo sono mica. C’è la suora così come c’è la troia. Del resto, per beccarsela basta una volta sola. E non diamo forse della troia a chiunque scopi più di noi?

7. Come la si è presa e da chi è una questione privata

I dettagli di un’infezione altrui non sono roba da soap opera o da novella esemplare, per quanto buone possano essere le tue intenzioni. Se una persona sieropositiva è in vena di confidenze, può anche sciorinarti la sua storiella, ma è probabile che per lui la questione sia chiusa da tempo e che comunque si tratti di una vicenda noiosa. Ha fatto sesso senza le dovute precauzioni e se l’è buscata. Ah, vuoi pure i dettagli? Ma una forchettata di cacchi tuoi?

8. Se hai bisogno di informarti sull’hiv, datti una mossa

Avere l’hiv non significa possedere anche un master in epidemiologia o una specializzazione in malattie infettive. Non tutti i sieropositivi sono esperti del virus, specialisti nel campo della prevenzione – o attivisti. Vivono con hiv, tutto qua. E se si trovano nell’incresciosa situazione di doverti fare la lezioncina sui fondamentali della prevenzione, non te la prendere se saranno loro a dire no grazie, preferisco non scopare. Niente ammoscia gli animi come il signor virus hiv. E gran parte dei sieropositivi non ha voglia di «convincerti» prima di andare a letto. Anzi, tra i loro contatti vi sono sicuramente persone più bone di te e con qualche nozione in più tra neurone e neurone.

9. Dici che le persone sieropositive non vivono a lungo? Ma per carità…

Secondo studi recenti, una persona che al giorno d’oggi riceve la diagnosi di hiv in tempo utile (prima cioè che l’infezione raggiunga uno stadio avanzato) ha la medesima aspettativa di vita di una persona «normale». C’è chi sostiene addirittura che questa aspettativa possa essere superiore alla media, in quanto i frequenti controlli medici consentono di individuare subito, e trattare, gli eventuali problemi. Inoltre, è probabile che le persone sieropositive stiano molto più attente al fumo, alle droghe o all’alcol, che mangino bene e facciano esercizio fisico, in modo da restare in salute e vivere a lungo. Molti positivi lo sono di nome e di fatto, vivono la vita con gioia e guardano al futuro. Che motivo hanno di deprimersi? Col progredire delle scoperte scientifiche – ma anche delle infezioni – il numero dei maschi sieropositivi nella società è in aumento. Tanto vale capirli, rispettarli e accettarli invece di impiccarsi a paure antiquate e sciocchi pregiudizi.

10. … E le sorprese non finiscono qui

Molte ricerche in corso sono destinate a migliorare ulteriormente la situazione, rendendo la vita più facile e meno rischiosa tanto per i sieropositivi quanto per i sieronegativi. Stanno testando dei microbicidi rettali (pomate e clisteri che uccidono il virus all’istante), la gamma dei medicinali per la PrEP si sta ampliando e potrebbe includere iniezioni capaci di proteggere dal virus per mesi, evitando così la scocciatura della pillola quotidiana. Anche i profilattici stanno subendo un restyling volto a migliorarne il design e la sensibilità. Nel giro di non molto tempo si potranno eliminare anche i rischi d’infezione più modesti, e i farmaci antiretrovirali diventeranno sempre meno tossici e ancora più efficaci. Si tratta di progressi importanti non solo in termini di statistiche e numeri: di questo passo possiamo davvero colmare quel «viral divide» che ha danneggiato la nostra comunità per decenni, e continua a farlo.

L’originale, pubblicato sul blog di My Fabulous Disease, si trova a questo indirizzo.

Traduzione di Simone Buttazzi

 

La Stampa
29 08 2014

Una delle due donne è la madre naturale della piccola avuta all’estero tramite procreazione assistita eterologa. L’Italia si allinea così alle legislazioni già in vigore in Germania e Finlandia

L’adozione di un figlio da parte di una coppia omosessuale non è più un tabù. Almeno per il Tribunale per i Minorenni di Roma che ha riconosciuto l’adozione di una bimba che vive in una coppia omosessuale (lesbiche). La bambina è figlia biologica di una sola delle due conviventi, che sono libere professioniste. Le due donne, sposate all’estero, si erano rivolte all’Associazione italiana avvocati famiglia e minori, per procedere con il ricorso per l’adozione.

La coppia, che vive a Roma dal 2003, ha avuto una bimba all’estero anni fa con procreazione assistita eterologa per realizzare un progetto di genitorialità condivisa. Il Tribunale ha accolto il ricorso presentato per ottenere l’adozione della figlia da parte della mamma non biologica, la «stepchild adoption».

Per «stepchild adoption» si intende l’adozione del bambino che vive in una coppia dello stesso sesso, ma che è figlio biologico di uno solo dei due. Con questo provvedimento si rende possibile riconoscere ai i bambini nati e cresciuti in famiglie omogenitoriali gli stessi diritti di tutti gli altri bambini, a cominciare dal diritto di adozione da parte del genitore non biologico, così come già avviene nelle legislazioni tedesca e finlandese.

«Le due mamme hanno dapprima intrapreso e portato a termine un percorso di procreazione eterologa all’estero e, dopo la nascita della bambina, hanno stabilmente proseguito nel progetto di maternità condividendo con ottimi risultati compiti educativi ed assistenziali, nonché offrendo alla minore una solida base affettiva», spiega l’avvocato della coppia Maria Antonia Pili.
Il ricorso è stato accolto sulla base dell’articolo 44 della legge sull’adozione del 4 maggio 1983, n. 184, come modificata dalla legge 149 del 2001, il quale contempla l’adozione in casi particolari. «Ovvero - illustra ancora Pili - nel superiore e preminente interesse del minore a mantenere anche formalmente con l’adulto, in questo caso genitore `sociale´, quel rapporto affettivo e di convivenza già positivamente consolidatosi nel tempo, a maggior ragione se nell’ambito di un nucleo familiare e indipendentemente dall’orientamento sessuale dei genitori. La norma in questione infatti - ha aggiunto - non contiene alcuna discriminazione fra coppie conviventi siano esse eterosessuali o omosessuali».

Secondo Pili, dunque, il Tribunale per i Minorenni di Roma «ha correttamente interpretato la norma di apertura» già contenuta nella legge sull’adozione. «Non si è trattato, come ben argomenta sul punto la sentenza, di concedere un diritto ex novo, ovvero di creare una situazione prima inesistente, ma di garantire nell’interesse di una minore la copertura giuridica a una situazione di fatto già consolidata, riconoscendo così diritti e tutela a quei cambiamenti sociali e di costume che il legislatore ancora fatica a considerare, nonostante - ha concluso - le sempre più diffuse e pressanti rivendicazioni dei moltissimi soggetti interessati».

facebook