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I simboli sono importanti. Così, quindici giorni di vacanze pagate in busta paga alla voce "congedo matrimoniale" valgono quasi come una legge, e il permesso di un giorno per restare a casa insieme al figlio della tua compagna che ha la varicella sembra una vincita al lotto. Il "diversity management", espressione americana e un pò astratta che indica la capacità delle aziende di "gestire" le differenze tra i propri dipendenti, e dunque di prevenire ogni discriminazione, sta contagiando come un virus anche il mondo del lavoro italiano. ...

Huffington Post
27 08 2014

Non si augura mai il licenziamento di una persona, soprattutto in questo momento storico del Paese, dove trovare lavoro è difficile, se non impossibile. L'episodio avvenuto quando dei ragazzi hanno notato che sullo scontrino del conto c'era scritto "mi raccomando so' ricchioni", e giustamente protestato, racconta più di tanti dotti trattati che l'omofobia sociale è ancora molto diffusa nell'italico suolo. Questo accade anche perché la politica non è stata capace di approvare alcuna legge di riconoscimento dei diritti delle persone lgbt.

Ora il cameriere è stato licenziato e il proprietario del locale si è scusato con i malcapitati. In questi casi non è possibile stare nel mezzo: per quanto mi riguarda il licenziamento è assolutamente adeguato. Un esercizio pubblico ha il dovere di tutelare la propria immagine e mettere in campo tutti quegli strumenti commerciali e pubblicitari per incrementare il proprio fatturato. L'azione del dipendente si è concretamente prefigurata come un danno all'attività e, quindi, è stato giustamente allontanato.

Ho già letto diversi commenti sul web che solidarizzano con il cameriere allontanato, molti di questi sono di persone gay, che ritengono il provvedimento spropositato, per un atto ritenuto poco più di una bravata di cattivo gusto. La società contemporanea ci propone spesso uno schema (peraltro ricorrente nella storia) per cui le vittime son trasformate in colpevoli, poiché le loro rimostranze provocano un danno a chi le ha offese. Non è inutile rammentare, quando la violenza sessuale sulle donne era considerata un delitto contro il pudore, quali processi s'imbandivano nelle aule dei tribunali e sui mass media. Non deve inoltre stupire che proprio tanti omosessuali solidarizzino con il cameriere, perché il meccanismo che scatta è quello della svalorizzazione di sé quando la propria identità si proietta nel conflitto sociale e culturale. Anche per loro il licenziamento del dipendente è una buona lezione, necessaria per riflettere davvero sulla disparità del rispetto che è percepito tra maggioranze e minoranze, tra gruppi di diversa estrazione nazionale, di genere, di censo, di età, di abilità, d'identità e orientamento sessuale, di credo.

Ripeto il dispiacere per il licenziamento subito dal cameriere, e mi auguro che presto trovi un nuovo posto di lavoro; forse questa vicenda gli rammenterà che una discriminazione può, persino in Italia, esser perseguita, se non per legge, almeno in ragione delle basilari regole del mercato.

Aurelio Mancuso

Senior LGBT Italia, per invecchiare insieme gaiamente

  • Mercoledì, 27 Agosto 2014 10:39 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Grande Colibrì
27 08 2014

"Oggi le prime comunità visibili di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali nel mondo stanno invecchiando e nascono nuove necessità e nuovi bisogni, anche perché spesso queste persone non hanno figli o partner". La questione dell'invecchiamento delle persone omosessuali e transgender sta acquistando un'importanza e un'urgenza crescenti: affrontiamo questo tema con Jonathan Mastellari, attivista molto impegnato sui diritti delle persone LGBT migranti e da qualche mese coordinatore dei gruppi Senior LGBT Italia (facebook.com). "Crediamo che siano necessari un invecchiamento attivo e un dialogo tra le generazioni in una comunità di minoranza come la nostra, in cui l'avanzare dell'età fa paura e la perfezione fisica è sempre in prima pagina: è essenziale capire e affrontare i bisogni dovuti alla vecchiaia, alla malattia, alla solitudine, ma anche alla vita di tutti i giorni".

In molti paesi occidentali, numerose realtà hanno iniziato a immaginare e realizzare risposte a queste "nuove" esigenze, come riassume Jonathan: "In alcune parti del mondo, come la Germania, la Spagna, i Paesi Bassi e gli Stati Uniti, lo stesso mondo LGBT e le compagnie private che forniscono servizi alla popolazione anziana, spesso anche con l'aiuto del settore pubblico, si stanno muovendo per fornire una risposta a questi bisogni. Si tratta soprattutto di progetti di assistenza da parte di volontari e volontarie a persone sole o della creazione di strutture di cohousing dove persone di diverse generazioni condividono spazi e servizi comuni aiutandosi nelle necessità reciproche".

Anche in Italia qualcosa si sta muovendo: "Oltre al progetto di Lambda Torino che durante tutto l'anno scorso ha organizzato un corso di formazione sulla tematica, sono nati i gruppi Senior LGBT Italia a Modena, Bologna e Rimini. Ciascun gruppo, con le proprie modalità di organizzazione e di discussione, crea due volte al mese un momento di incontro e confronto su questi temi e inoltre organizza iniziative pratiche come proiezioni di film, convegni e progetti specifici per aprire il dibattito sull'invecchiamento LGBT sul territorio". Jonathan coordina le iniziative dei gruppi, la comunicazione e la logistica, "ma in ogni gruppo una persona senior LGBT si occupa di condurre i volontari e di gestire i loro sforzi, di raccogliere le loro idee e di cercare di non far sprecare le loro forze".

"Inizialmente - racconta ancora Jonathan - il nostro progetto si chiamava Over55 LGBT, ma poi abbiamo pensato che le persone potenzialmente interessate potessero vivere come un limite il riferimento al 55, inteso come età". I gruppi, infatti, non si rivolgono esclusivamente alle persone della terza o quarta età: "Qui si incontrano persone di qualsiasi età, orientamento sessuale e identità di genere: il nostro obiettivo è parlare di argomenti ancora fortemente tabù anche all'interno della nostra stessa comunità come l'invecchiamento delle persone LGBT e di quelle che non si dichiarano ma appartengono comunque alla comunità degli MSM (uomini che hanno o hanno avuto rapporti sessuali con altri uomini) e delle WSW (donne che hanno o hanno avuto rapporti sessuali con altre donne)".

Per partecipare agli incontri di Senior LGBT Italia, per diventare volontari o volontarie o semplicemente per chiedere ulteriori informazioni, potete scrivere all'indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (mettendo in copia anche Jonathan: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) o potete chiamare il numero di telefono 347-5592301.

Jonathan

Trans, Nicole e la violazione della dignità

Il Fatto Quotidiano
25 08 2014

Per capire l’enormità di quello che è successo a Nicole, la transessuale MtF che nel giorno del suo funerale è stata abbigliata in abiti maschili, porrò alcuni interrogativi utili a inquadrare il fatto nella sua importanza: cosa direbbe un tifoso di una squadra di calcio di fronte alla prospettiva di essere messo nella bara con la maglia di una squadra rivale e magari tanto odiata? O cosa potrebbe accadere se un fervente cattolico venisse acconciato così come previsto da un’altra religione? Cosa direbbero amici e familiari se venissero violate le identità di chi, ormai senza più vita, non può fare valere le ragioni delle proprie scelte?

Per quanto riguarda Nicole non si è trattato di disattendere una fede – calcistica o religiosa, poco importa – ma di violare la dignità di qualcosa che preesiste, se vogliamo, a qualsiasi costrutto umano: il proprio io, l’identità di cui è capace, la percezione del sé e della realizzazione della propria vita.

Viviamo in un paese in cui le persone transessuali vengono trattate come mostri sia dall’opinione pubblica, sia dalle istituzioni. Soprassederò su battute e semplificazioni, per cui “trans” molto spesso è sinonimo di prostituzione. Il transessualismo – ci fa notare la giurista Anna Lorenzetti, nel suo libro Diritti in transito – è ancora inserito nel DSM nell’ambito delle patologie mentali e la legge prevede che esso venga “curato”, tuttavia, attraverso un intervento chirurgico. Basta solo questo paradosso per capire l’insufficienza di un provvedimento giuridico che andrebbe ripensato integralmente.

Contrariamente al resto della popolazione, la persona trans per essere riconosciuta nella sua identità sessuale non può scegliere, ma è costretta a ricorrere al percorso medico, molto spesso doloroso e con un grave impatto sul benessere psichico di chi vi si sottopone.

Di fronte a tali evidenze, la decisione della famiglia di Nicole di non rispettare l’identità della figlia – che sicuramente in passato è stata un uomo, ma la cui anima era femminile e che aveva fatto di tutto per diventare come sentiva di essere – rappresenta un duplice insulto.

Innanzi tutto all’identità della persona, alla sua autodeterminazione e al rispetto dei legami di parentela. La famiglia dovrebbe tutelare chi la compone, non imporre la sua visione. Altrimenti non è famiglia, è abuso. E in secondo luogo, questa scelta va contro l’evidenza scientifica. Il nuovo DSM, infatti – ci ricorda sempre Anna Lorenzetti – dichiara che il malessere legato alla condizione delle MtF e degli FtM non va ricercato nella transessualità in quanto tale, ma nel fatto che la società non riconosce l’identità trans. Con la decisione di far tornare in abiti maschili Nicole, la sua famiglia non ha fatto altro che consolidare quella sfera di pregiudizio e di intolleranza che genera infelicità per migliaia di persone.

Concluderò ricordando lo splendido personaggio di Agrado, nel film di Almodovar Tutto su mia madre, che dichiara ad un certo punto: “Quel che stavo dicendo è che costa molto essere autentiche, signora mia, e in questa cosa non si deve essere tirchie, perché una è più autentica quanto più assomiglia all’idea che ha di se stessa.”

Si è tanto più veri/e quanto più si è come si vuole. Quest’evidenza sfugge, purtroppo, a chi obbedisce all’artificio dell’occhio sociale e delle sue convinzioni. Pazienza se a rimetterci sono ancora le identità, le aspirazioni e i sogni delle frange più fragili del nostro tessuto sociale.

Dario Accolla

 

Circolo Mario Mieli
22 08 2014

A memoria d’uomo è la prima volta che nel Parlamento cubano ci sia qualcuno che dice no alle proposte che vengono sottoposte a voto. In generale, il Parlamento di Cuba si riunisce un paio di volte l’anno. Nella sessione del dicembre 2013 – ma la notizia è solo di queste ore – Mariela Castro, cinquantatreenne figlia del presidente di Cuba Raúl Castro e attivista per i diritti degli omosessuali, si è schierata contro un progetto di legge che, a suo modo di vedere, non offriva sufficienti garanzie per le persone transessuali o per quanti sono affetti da AIDS/HIV.

Leggiamo su Il Post:
La legge in questione vieta le discriminazioni sulla base dell’etnia, del genere o delle preferenze sessuali dei lavoratori.

Sul blog di un attivista a favore dei diritti della comunità LGBT, Mariela Castro ha detto che non ha potuto votare a favore della legge perché questa non prevedeva «la certezza che i diritti di persone con una differente identità di genere venissero esplicitamente riconosciuti», facendo riferimento ai transessuali. Nella legge sono inoltre assenti riferimenti ai lavoratori malati di AIDS.

La figlia di Raúl Castro è leader del CENESEX – Centro Nacional de Educación Sexual, organo ufficiale che ha fatto molto per risolvere nel corso degli anni le discriminazioni nei confronti del collettivo LGBT di Cuba e si è adoperato specialmente per le persone transessuali.

Ricordiamo che solo nel 2010 Fidel Castro ammise che la persecuzione delle persone omosessuali a Cuba fu “una grave ingiustizia” e che avvenne perché lui era impegnato in altre questioni e non poté occuparsi della questione.

Affermò in quell’occasione il Líder máximo:
Se qualcuno è responsabile, sono io. È stata una grande ingiustizia, in quei momenti non mi potevo occupare di questo caso. Ero immerso nella crisi di ottobre [la “crisi dei missili” tra gli Usa, l’Urss e Cuba nel 1962], nella guerra e nelle questioni politiche.

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