×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

"Genitori GAY - Good As You": un libro di Sara Kay

  • Venerdì, 08 Agosto 2014 13:33 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il grande colibrì
08 08 2014

"Il filosofo José Ortega y Gasset ha detto: 'Riflettere è considerevolmente laborioso, ecco perché molta gente preferisce giudicare'. Sono d'accordo e ho deciso di scrivere questo libro, forse con un po' di presunzione, per smuovere le coscienze. Ho cercato di farlo nel modo più neutro possibile, riportando studi, numeri ed esperienze di vita" spiega Sara Kay a Il grande colibrì. Ma questa è solo una parte della verità, perché "Genitori GAY - Good As You" (Tempesta Editore, 175 pp., 15€) non è solo un libro che racconta il fenomeno dell'omogenitorialità che, tra mille entusiasmi e pregiudizi, sta iniziando ad avere un'attenzione sempre maggiore e, per questo, a suscitare una ricerca di risposte sempre più forte. "Genitori GAY" è soprattutto una ricerca di informazioni e di certezze fatta per amore di una donna, di un rapporto e, chissà, di una bambina o di un bambino che potrebbe nascere in futuro...

"Un po' di tempo fa, era il 2012, si inizia quasi per caso a parlare di figli. Io già immaginavo [la mia compagna; NdR] sul divano bianco di casa nostra, sdraiata con un cucciolo appoggiato al seno, io seduta sugli sgabelli della cucina con una macchina fotografica per immortalare la mia prospettiva di felicità" scrive Sara Kay, per aggiungere poi: "Devo rendermi conto però che Raffaella non la pensa allo stesso modo. E' frenata, confusa, dice cose che si contraddicono". La prospettiva di diventare genitore in molte persone omosessuali genera paura, quasi panico. Sara ha iniziato ("più per tranquillizzare lei che me") a leggere libri, a informarsi, ha aperto un sito dedicato all'omogenitorialità (genitorigay.com). E alla fine ha scritto questo libro.

"Genitori GAY", insomma, è un libro con due madri: da un lato la razionalità degli studi e dei numeri, della scienza e dei pareri degli esperti; dall'altro l'emozione di una ragazza innamorata. Il rapporto tra queste due madri dal carattere apparentemente così inconciliabile non è privo di contrasti e di imperfezioni (il libro avrebbe avuto bisogno di un lavoro di editing serio, che avrebbe evitato alcuni refusi, come quando nell'elenco dei paesi che riconoscono alle coppie omosessuali il diritto di adottare compare... il Sudan!), ma in fin dei conti si crea un equilibrio sorprendente e coinvolgente: il libro riesce a conciliare la specializzazione dei pareri che raccoglie e il processo "artigianale" della sua creazione in modo persino commovente.

La prima delle tre parti che compongono il libro, quella che raccoglie interventi di esperti di diversa specializzazione, dallo psicologo Federico Ferrari (il cui scritto sarà pubblicato su ilgrandecolibri.com nei prossimi giorni) alla sociologa Daniela Danna, dal giurista Roberto Virzo all'antropologa Romana De Micheli, è quella più significativa da questo punto di vista: dietro alla sequela di pareri scientifici si percepisce costantemente il filo tessuto da Sara e così emerge la seconda natura di "Genitori GAY", rendendo accettabile e sensata una ripetitività che altrove risulterebbe fastidiosa. Parallelamente ad una raccolta di dati, il libro è la testimonianza del percorso di Sara, è un tributo d'amore e, in questo modo, diventa persino risposta esso stesso alla domanda sulla "opportunità" della genitorialità omosessuale.

La seconda parte dà voce direttamente alle madri lesbiche, ai padri gay, ai loro figli. Sono storie semplici, raccontante senza sensazionalismo, da cui traspaiono percorsi anche molto diversi, ma accomunati da una consapevolezza, sviluppata con coraggio e con costanza, che smentisce con forza la tesi di quegli omofobi che giudicano l'omogenitorialità come una scelta egoistica e irresponsabile. Paradossalmente, questi racconti suscitano entusiasmo, perché dimostrano quanto i pregiudizi siano infondati, e insieme sconforto, perché sembra assurdo che certe esperienze debbano ancora essere raccontate, che non possano ancora essere considerate come ovvie, quasi "banali"... La strada da percorrere è ancora lunga, ma con genitori così - viene da pensare - la meta sarà senza dubbio raggiunta.

Infine, la terza parte è quella più solida e che saprà convincere anche chi voglia puntare solamente all'anima razionale e scientifica del libro: tra i contributi di avvocati e giuristi, alcuni hanno una profondità di analisi insolita per un libro di divulgazione, pur rimanendo comprensibili anche al lettore meno esperto. Si segnalano in particolare gli interventi di Antonio Rotelli, co-fondatore e co-presidente dell'associazione Avvocatura per i diritti LGBTI - Rete Lenford, e di Dimitri Lioi, avvocato bergamasco che riesce a costruire un quadro d'insieme in cui omogenitorialità, matrimonio tra persone dello stesso sesso, scelte politiche e culturali del movimento LGBT riescono a collegarsi tra loro, a rafforzarsi reciprocamente e a trovare una propria convincente collocazione.
"Il libro sta avendo un buon riscontro, alcune copie sono state acquistate anche all'estero - racconta Sara Kay a Il grande colibrì: - E' una bella soddisfazione. Pensate che sto anche scrivendo una sceneggiatura a quattro mani con una giovane sceneggiatrice che ha letto il libro e ne è rimasta colpita: ora stiamo cercando patrocini e finanziamenti". E Raffaella adesso è pronta a diventare mamma? "E' una donna così intelligente! Abbiamo ragionato insieme su un tema che la spaventava tantissimo e si è ammorbidita sull'argomento. Poi siamo ancora giovani...".

Pier

 

Huffington Post
07 08 2014

Il motto della nostra associazione di genitori e aspiranti genitori omosessuali è "È l'amore che crea una famiglia", potremmo aggiungere che, insieme alla responsabilità e al rispetto, abbiamo i tre elementi che la saldano per sempre. Ma c'è chi passa l'esistenza a tentare inutilmente di buttare fango e veleni su ciò che con fatica costruiamo su questi tre pilastri solidi, in assenza di leggi che li rafforzino e diano loro la sicurezza e la serenità che ancora ci manca. È l'amore che crea una famiglia prima di tutto. È vero, al di là della retorica. Ed è bello. Soprattutto quando a dirlo sono le persone che per caso c'incontrano. Grazie a Pina Orsini che ci regala il suo incontro con una famiglia Arcobaleno.

Nate dall'amore

Dall'alto della mia "normalità" vorrei condividere alcune riflessioni che un'esperienza professionale mi ha permesso di maturare. Ho iniziato a seguire tre gemelline, dopo la loro nascita in Canada e dare consulenza alla neo mamma su cosa fare per assistere al meglio le tre neonate. Ho trovato una mamma, molto dolce ed attenta desiderosa di imparare e fare il meglio per le bambine, una mamma sensibile ai loro bisogni, come da tempo non mi capitava di incontrare.

In quest'ultimo decennio vedo sempre più spesso mamme troppo prese dal lavoro o altre cose, da dedicare sempre meno tempo alla maternità e devo ammettere anche se a malincuore che le mamme di oggi sono un po' diverse dallo stereotipo di mamma, che per anni ho assistito. Sono stata quindi colpita da questa mamma, particolarmente attenta e sensibile alla crescita e sviluppo delle sue bambine; l'unica cosa di diverso dalle altre situazioni è che questa mamma era un ragazzo cosi come il loro Papà, dal nome di Simone e Roberto. Viola, Sofia e Melissa, tre bambine, tre gemelline, nate da una gestazione di sostegno.

Non sono nate come di consueto dal piacere di un rapporto sessuale, preceduto da un desiderio di amore tra un uomo e una donna, dal desiderio di vedere concretizzato il proprio sogno di amore e procreazione. Come forse era una volta...

La realtà sappiamo tutti che non è così. Oggi molti bambini non nascono tutti da un grande amore, ma sono il risultato di un semplice impulso sessuale, un'infatuazione, un'attrazione. Tutte cose che nulla hanno a che vedere con l' amore decantato per anni nelle favole con le quali siamo cresciuti tutti dal finale romantico: "E vissero felici e contenti...".

Queste sorelline, non sono nate nel modo tradizionale che tutti noi conosciamo, ma non per questo non si può dire che non sono " figlie dell' amore". Queste esplosione di bambine, e di vitalità, sono il frutto di un sogno di una coppia di ragazzi, che volevano anche loro diventare genitori come tutte le coppie che vogliono realizzare il sogno di avere una famiglia. Dietro al loro concepimento c'è ad ogni modo, ed indiscutibile, un progetto di amore, un indissolubile bisogno di dare e ricevere amore, e confrontarsi con la realtà genitoriale più di quanto ce ne sia in una situazione considerata "normale".

Alle gemelline, protagoniste di questa vicenda, mi viene da dire: "Care Viola, Sofia e Melissa, il vostro arrivo in questa famiglia, è stato certamente desiderato, e aspettato con ansia, dolore e trepidazione, come si aspetta qualcosa che già sappiamo ci renderà felici. Essendo una mamma, prima di un'Ostetrica posso un po' immaginare le tantissime emozioni che il vostro arrivo possa aver generato, ed avendo avuto modo di conoscere l'animo dei vostri genitori, non ho dubbi, dell' amore e protezione immensa di cui potrete sempre godere."

Per tutte quelle persone, me inclusa, generate e create da famiglie etero-genitoriali, posso dire di non fossilizzarsi troppo sull'immagine stereotipata della " famiglia del mulino bianco". Penso che quello di cui hanno bisogno i bambini per crescere è, solo l'amore, e da chi viene donato non ha importanza, l' importante è riceverlo. Se parliamo del benessere per la società, non metto in discussione che la figura della mamma e del papà sia più facile da accettare, ma ad oggi nel 2014 abbiamo il dovere di vedere che le cose stanno cambiando; che ci sono delle persone che seguono il loro orientamento sessuale, e che scelgono di trasmettere l amore che hanno dentro, ai loro figli.

Purtroppo la realtà di oggi è ben differente dalle società che ci hanno preceduto, in cui la famiglia era il primo regno dell'uomo, un nido sicuro, dove ogni componente trovava, riparo amore e protezione. Oggi quanti ragazzi, ad iniziare da mio figlio, possono dire di aver goduto della presenza di tutti e due i genitori? Quanti bambini vengono abbandonati da un genitore prima ancora di nascere? Quanti bambini, vengono contesi tra genitori che si fanno la guerra? Quanti bambini sono vittima di violenze all'interno di quello che noi oggi chiamiamo famiglia? Quanti bambini, nelle migliori delle condizioni sono figli di genitori separati? Non mi sembra che questi numeri interessino mai veramente a nessuno, o suscitano particolare clamore, tanto è la consuetudine di questi avvenimenti...

Sono pienamente d'accordo e consapevole che non dovrebbe essere così, ma la realtà dei fatti è così, che ci piaccia o no, ed in questo degrado morale, che tutti noi abbiamo contribuito a creare, è l'unica realtà con cui dobbiamo fare i conti. La società, in questo momento, ha ben altri grandi problemi, sempre portati dal degrado morale. Ci sono infinite guerre religiose, dove non vengono rispettati neanche i bambini, droga, criminalità... e non è certo il momento di fare la guerra a coppie non eterosessuali, che al di là della loro scelta sessuale, non mi sembrano nuocere a nessuno. Anzi, spesso tra loro spiccano personalità importanti che contribuiscono notevolmente ad aumentare la creatività di ogni tipo nel mondo.

Il mio messaggio è: viviamo già dentro una guerra, anche se il rumore dei carri armati è soffuso, o reso ovattato dalla patina sociale, non c'è motivo di alimentare ulteriore guerra. Se c'è un Dio, è sempre lui che ha creato anche ciò, e allora chi siamo noi per discriminare, limitare o impedire all'omosessuale di avere e amare dei figli, di dare e ricevere amore, che è l'unica cosa, proclamata anche dalla bibbia, per cui vale la pena vivere... Ribadisco, la società purtroppo è cambiata.

Sarebbe bello avere tutte le famiglie del "mulino bianco" ma sappiamo bene che non è così. Non è così neanche nelle migliori delle famiglie, e allora bisogna imparare a convivere con le differenti realtà, dove ognuno ha i propri spazi, aumentando la tolleranza e la clemenza di fronte a scelte diverse dalle nostre, perché noi di certo non siamo nessuno per giudicare o emettere sentenze. Insomma, dall'alto della mia normalità, posso solo che invidiare, nel senso più positivo del significato, questa famiglia dove sono presenti amore, rispetto e collaborazione, raramente presenti in uguale misura nelle cosiddette "famiglie normali".

Sono sempre stata abbastanza orgogliosa di essere "semplicemente normale", ma in confidenza posso dire che ho visto cosi tante cose brutte e vergognose fatte dalle persone che noi chiamiamo "normali" che se ci fosse un modo, per passare alle persone non normali sarei ben contenta di farne parte. In questa esperienza ho compreso una cosa: "L' amore è solo Amore, e non può nuocere mai a nessuno, indipendentemente da quale sia la provenienza" e posso solo augurare ogni bene a questa nuova famiglia.

Ostetrica Pina Orsini

Giuseppina La Delfa

Per gli omosessuali che vivono in Anatolia e in Kurdistan, rispettivamente nel centro e nell'est della Turchia, le regioni cioè più tradizionaliste e povere, la vita è ancora molto difficile. ...

Huffington Post
01 08 2014

Tim Torkildson, social media strategist, è stato licenziato dalla Nomen Global Language Center, una scuola di inglese nello Utah, dopo aver messo sul blog un post di spiegazione della parola "omofonia".

Come riporta il Guardian, l'ormai ex dipendente voleva chiarire il significato di "omofonia", cioè la relazione tra due parole che hanno significato diverso ma stessa pronuncia. Invece è stato rimosso dal suo ruolo di capo dei social media perché il preside ha creduto che il post potesse dare l'impressione di voler promuovere l'omosessualità.

Il fraintendimento probabilmente deriva dalla stessa radice delle due parole "homophonia" e "homosexuality". Parlando al Salt Lake City Tribune, Torkildson ha detto che dopo il post è stato chiamato nell'ufficio del titolare Clarke Woodger che lo ha licenziato.

Secondo Torkildson, che ha pubblicato la conversazione tra i due su Facebook, Woodger ha detto che Torkildson stesso "non poteva essere attendibile" e che era preoccupato che la scuola sarebbe stata associata all'omosessualità. Il preside, da parte sua, ha negato le osservazioni del suo ex dipendente.

 

la Repubblica
01 08 2014

E' già sulla definizione da usare, in una storia come la sua, che Francesca Vecchioni - tra il riposo pomeridiano e i giochi all'aperto delle sue bambine, al mare - chiede di abolire le specifiche. Coppia gay, omosessuale, lesbica? "Non si può dire coppia e basta? Il problema nasce proprio da qui: noi siamo state una coppia e ora restiamo una famiglia come tante: vorremmo avere gli stessi diritti e doveri e vorremmo poter dare alle nostre figlie le stesse garanzie dei figli delle altre coppie separate".

La figlia di Roberto Vecchioni e la sua compagna, Alessandra Brogno, si sono lasciate, e sarebbe un fatto del tutto privato se questo non ponesse un tema delicato: la coppia ha avuto due anni e mezzo fa le gemelle Nina e Cloe, figlie biologiche - grazie alla fecondazione eterologa fatta in Olanda- di Francesca. E quindi, per la legge, perfette sconosciute per Alessandra. ...

facebook