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Kirghizistan, "basta lezioni di omofobia dalla Russia!"

  • Giovedì, 31 Luglio 2014 11:44 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Grande Colibrì
31 07 2014

La Russia cerca di diffondere sempre più l'omofobia, in particolare nei paesi dell'est europeo e negli stati ex sovietici dell'Asia. Tra questi, il Kirghizistan sta discutendo in questi giorni una serie di provvedimenti che sembrano fotocopiati da quelli approvati lo scorso anno dal Cremlino, ma con qualche particolare che ne peggiora persino la portata. Ad opporsi a queste norme ci sono, apertamente, pochi attivisti. Tra di loro Dastan Kasmamytov, che illustrerà sabato pomeriggio la situazione del proprio paese in una conferenza a Roma (via di Torre Argentina 76, ore 16) organizzata da Certi Diritti in collaborazione con Il grande colibrì (parteciperà anche Antonio Stango, che segue i lavori della Commissione per i diritti umani dell'ONU per il Partito Radicale Transnazionale). Abbiamo intervistato Dastan Kasmamytov per avere maggiori notizie e per capire come sostenere l'opera degli attivisti kirghisi.

Com'è la vita quotidiana delle persone LGBT in Kirghizistan? Esiste ad oggi qualche forma di riconoscimento di diritti da parte dello stato per le persone LGBT?

La vita quotidiana delle persone LGBT è molto nascosta, ci sono solo poche persone che sono venute allo scoperto. Questo a causa del diffuso pregiudizio, della violenza e dell'odio. Secondo il diritto le persone LGBT hanno gli stessi diritti, poiché la Costituzione proibisce qualsiasi tipo di discriminazione (senza menzionare tuttavia l'orientamento sessuale e l'identità di genere), ma di fatto le persone LGBT affrontano stigma, odio e violenza ovunque: in casa, al lavoro, a scuola, eccetera. In più la situazione è peggiorata a causa della brutalità della polizia verso gli LGBT, che è stata ben documentata di recente da un rapporto di Human Rights Watch (hrw.org).

Quali sono i peggiori casi di discriminazione?

I peggiori casi di discriminazione, odio e violenza sono affrontati da coloro che subiscono uno stigma multiplo per ragioni che includono l'orientamento sessuale, l'identità di genere, lo status socio-economico, l'etnia, eccetera. Per esempio, la vita quotidiana delle lavoratrici del sesso transgender arrivate da aree rurali o la vita di una persona transgender con disabilità è molto più difficile della vita di altri LGBT. Inoltre gli attivisti LGBT affrontano odio e violenza a causa della loro visibilità.

Una nuova proposta di legge è in discussione: cosa comporta?

Di base, la legge sulla propaganda che si discute ora è importata dalla Russia e copiata parola per parola dall'analoga legislazione russa. In ogni caso la legge proposta in Kirghizistan è molto più dura: prevede detenzione fino a cinque anni per ogni notizia sulle relazioni sessuali non tradizionali diffusa su mass media, internet e altri mezzi di comunicazione. Inoltre, a differenza della legge sulla propaganda russa, la proposta kirghisa proibisce la propaganda a chiunque, non solo ai minori.

La proposta non è l'unica in discussione in parlamento, giusto?

La legge sulla propaganda è parte di un pacchetto importato dalla Russia che mina i diritti umani, la società civile e la democrazia in Kirghizistan, minacciando la libertà d'espressione, di riunione, di associazione, il diritto ad informare, eccetera. In settembre il nostro parlamento discuterà anche una legge sugli agenti stranieri. Ci sono stati anche tentativi di approvare un disegno di legge sullo spionaggio e di bloccare la legge progressista sui diritti e la salute sessuale e riproduttiva. Infine il governo ha già limitato il diritto di assemblea, restringendo le possibilità di riunioni pubbliche e perseguitando gli attivisti, che esprimono opinioni negative sull'influenza russa.

La Russia come influenza, direttamente o indirettamente, il dibattito sui diritti LGBT nel vostro paese?

La Russia gioca un ruolo enorme, imponendo un concetto di "valori tradizionali, culturali e morali", sia globalmente che a livello regionale. I politici russi sono efficaci nel sostegno "dietro le quinte" e influenzano direttamente i nostri politici. C'è inoltre un chiaro collegamento tra coloro che hanno organizzato un incontro anti-LGBT davanti all'ambasciata americana e al parlamento, e le organizzazioni russe come Rossotrudnichestvo (RusAID) e l'Istituto di studi eurasiatici. In più la Russia appoggia i gruppi anti-occidentali, anti-LGBT, anti-Ucraina che hanno iniziato a occupare stabilmente gli spazi dei mass media e dei social media. E la Russia fa a sua volta propaganda diretta, pagando giornalisti locali per scrivere articoli pieni di odio, blogger per scrivere post pieni di odio e nazionalisti per organizzare incontri anti-LGBT.

Le autorità religiose si sono espresse a proposito della proposta di legge?

Le autorità religiose (i muftì) hanno emesso una fatwa (opinione legale religiosa) in gennaio con un chiaro incitamento all'odio e all'uccisione delle persone LGBT. Questa fatwa ha giocato un ruolo importante nel formare l'opinione pubblica, dato che molti in Kirghizistan sono musulmani.

Cosa possono fare i gruppi fuori dal Kirghizistan per aiutare la vostra lotta contro questa proposta di legge?

Di recente abbiamo pubblicato un comunicato per la comunità internazionale, dove proponevamo cinque modi per aiutarci (docs.google.com). Innanzitutto potete diffondere informazioni a proposito della legge sulla propaganda; poi potete discuterne e attivarvi; in terzo luogo potete richiedere migliori politiche d'asilo per persone LGBT che provengono dal nostro stato; inoltre i finanziatori stranieri dovrebbero rivedere il loro impegno e i loro programmi in Kirghizistan; infine le organizzazioni internazionali e i governi che ci appoggiano dovrebbero introdurre sanzioni verso le personalità omofobe.

Quando una nazione approva o discute leggi omofobiche, molti attivisti propongono il boicottaggio dell'intera nazione: basta viaggi in quel paese, basta commerci, basta aiuti per lo sviluppo… Una proposta di questo tipo è controversa: secondo alcuni è l'unico modo per esercitare una forte pressione sui governi omofobici; secondo altri è una misura inefficace e ingiusta, anche perché penalizza pure la popolazione non omofoba. Qual è la tua opinione?

Siamo contrari a misure di questo tipo. Se la nazione dovesse avere problemi per sanzioni così severe, gli attivisti LGBT sarebbero i primi a prenderne la colpa. Questo non ci aiuterebbe per nulla. Proponiamo piuttosto di rivedere i finanziamenti per l'aiuto allo sviluppo, per assicurarsi che finiscano a gruppi vulnerabili e di introdurre misure concrete e sanzioni (negare il visto, congelare le loro partecipazioni finanziarie all'estero, eccetera) contro esponenti pubblici omofobi, compresi coloro che hanno proposto il disegno di legge.

Pier e Michele

Dopo la battaglia sull'Obamacare sulla copertura assicurativa per le pratiche anticoncezionali per i propri dipendenti, adesso se ne sta per aprire un'altra, altrettanto dura in tema di impiego: anche le associazioni religiose che sono federal contractor e hanno un giro d'affari oltre i 10 mila dollari dovranno assumere, senza discriminazioni, anche gay, lesbiche, transgender e bisessuali. ...

Polizia Gayfriendly a Manchester

  • Giovedì, 24 Luglio 2014 15:09 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
24 07 2014

La polizia di Manchester, in Inghilterra, ha in dotazione una nuova fiammante vettura che mette in chiaro la posizione del corpo di polizia stesso nei confronti dell’omofobia: lotta a ogni livello. È stata presentata, infatti, una coloratissima vettura della Hyundai per mettere in pratica uno degli slogan della città, vale a dire: Basta con i crimini di odio. Denunciali. Sulle fiancate e sul davanti si legge Police with Pride e tutta la macchina è decorata con i colori rainbow.

L’idea può essere vista come stravagante, eccessivamente appariscente e, di primo acchito, poco utile. Ma è pur vero che vedere una macchina così colorata che attraversa le strade della città illustra chiaramente il fatto che la polizia – almeno quella di Manchester – è lì anche per le persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali.

La vettura è stata realizzata in vista del Pride che si terrà in agosto a Manchester: la polizia locale ben sa che il borgo metropolitano di Manchester è un punto in cui si ritrovano molte culture assai differenti tra di loro e che possono sorgere alcuni problemi. Con questa idea, pertanto, intendono esortare le persone a denunciare gli atti di odio nei confronti della comunità LGBT.

Ve la immaginate una macchina simile durante i Pride che si tengono in Italia? O anche per le strade delle città italiane? Magari pure con tanto di prete che la benedice, che si sa che in Italia non si muove nulla senza che prima non ci sia stata una benedizione ecclesiastica (e non solo in senso fisico, ma anche figurato!).

Le suore di Trento

Internazionale
22 07 2014

Le suore di Trento hanno ragione. Per quale motivo un istituto scolastico cattolico, gestito da religiose, dovrebbe accettare un’educatrice omosessuale? Per chi considera l’omosessualità una devianza, una triste sventura, è del tutto legittimo porsi il problema di quanto un docente gay o una docente lesbica possa agire come esempio negativo sugli alunni e le alunne.

Il problema infatti non è delle suore, ma di uno stato laico e aconfessionale che finanzia le loro scuole e se ne vanta, affermando per legge (n. 62 del 2000) che quegli istituti fanno parte del sistema scolastico pubblico.

Il problema è di una ministra come Stefania Giannini che a fronte di un episodio come quello della scuola di Trento cade dal pero e minaccia di agire con la “dovuta severità”, quando le basterebbe dare un’occhiata alle carte formative delle scuole cattoliche per accorgersi quali sono i requisiti richiesti ai docenti e alle docenti, come per esempio “vivere un’esemplare vita cristiana” (ovvero quella che la Chiesa ritiene tale).

Il problema è di un’amministrazione come quella di Bologna che si accanisce a ignorare i risultati del referendum cittadino di poco più di un anno fa, nel quale si è affermata la volontà di reindirizzare sulle scuole materne statali e comunali i soldi pubblici destinati agli istituti parificati (la stragrande maggioranza dei quali ha un orientamento confessionale).

Proprio in occasione di quel referendum ci chiedevamo quale trattamento potrebbero subire in certi istituti i maestri e le maestre che non rientrassero in determinati parametri: “A parità di preparazione professionale, una maestra divorziata avrà le stesse possibilità di essere assunta di una felicemente coniugata? E una maestra che esprimesse posizioni critiche nei confronti della Chiesa quante possibilità avrebbe di insegnare in queste scuole? Una maestra gay verrebbe valutata per la sua preparazione o verrebbe discriminata?”.

L’episodio di Trento fornisce già una risposta, per quanto scontata, dato che si tratta di una contraddizione evidente per chiunque non voglia fingere di non vedere e per chi – come i suddetti amministratori – allora ci accusò di “ideologismo” e “statalismo”. Come se esistesse qualcosa di più ideologico della discriminazione sessuale o di più statalista dei finanziamenti pubblici ai privati.

Il governo di centro-destra-sinistra attualmente in carica non sembra, né può essere, intenzionato a cambiare rotta in materia di finanziamenti pubblici alle scuole parificate. Proseguirà sulla stessa linea degli ultimi quindici anni, continuando a ripetere il ritornello “scuola parificata = meno costi per lo stato”. Poco importa quali siano i costi sociali, culturali, civili, di tale politica.

Perché gira e rigira si torna sempre al punto di partenza: quale modello scolastico vogliamo finanziare con i nostri soldi? Vogliamo ancora garantire a tutti un’istruzione pubblica di buon livello, ispirata ai princìpi costituzionali e che quindi rifiuta e combatte le discriminazioni di ceto, confessione, etnia, orientamento sessuale, abilità, eccetera? Oppure preferiamo che i nostri soldi siano utilizzati per finanziare le scuole di ogni distinto gruppo sociale, religioso, etnico o politico? Pensiamo ancora che sia importante educare i futuri cittadini al rispetto di determinati princìpi e pratiche di convivenza tra diversi, all’accettazione delle differenze, al rispetto, all’eguaglianza, alla libertà? Oppure non ce ne frega più niente, ognuno per sé e Dio (fuori di metafora) per tutti?

Il destino di questo paese, viene da dire, è contenuto in buona parte nella risposta a queste domande e non è certo roseo. Ma vale ugualmente la pena continuare a porle ai governanti e agli amministratori che fingono di non vedere i fari del camion in fondo al tunnel. Se non altro per farli sentire un po’ peggio ogni volta che si guardano allo specchio.

Pascale pro gay: "Le battute di Silvio? Non mi fanno ridere"

  • Mercoledì, 09 Luglio 2014 08:46 ,
  • Pubblicato in Flash news
Il Fatto Quotidiano
09 07 2014

Una tessera di Gaylib, associazione di centrodestra, e una di arcigay, storicamente vicina alla sinistra.

La svolta sui diritti Lgbt di Francesca Pascale, compagna dell'ex premier Silvio Berlusconi, è bipartisan, così da non scontentare nessuno. E passa da Napoli, dove ieri sera la fondatrice del fu comitato "Silvio ci manchi" ha ricevuto le tessere delle due associazioni in difesa dei diritti dei gay davanti a decine di curiosi e altrettanti giornalisti. ...

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