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Da agender a bigender, da fluido a neutro, da trans a intersessuale, passando per maschio, femmina, ma anche "femminiello", da oggi sulle nostre pagine di Facebook autodefinirsi sarà più democratico, ma anche forse assai più complicato. Come già avvenuto negli Stati Uniti, e sotto la stretta supervisione dell'Arcigay, anche nei profili italiani si potrà definire la propria identità di genere in ben 58 modi diversi. ...
La giornata di oggi contro l' omofobia ci ricorda che ormai ci sono due mondi. Da un lato quello reale e quotidiano, fatto di persone che, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, ridono, scherzano, amano, vivono in coppia, sognano di diventare mamme o papà. ...

Costanza Miriano: paura dei gay?

Il Fatto Quotidiano
09 05 2014

Costanza Miriano, giornalista e scrittrice – suo l’inquietante titolo Sposati e sii sottomessa – è stata recentemente invitata alla Luiss Guido Carli per il convegno Secolarizzazione. La famiglia nel politeismo dei valori. L’incontro, previsto per il 6 maggio, è stato poi rimandato generando non poche polemiche. L’autrice si è lamentata di “incredibile maleducazione” da parte degli organizzatori e ha tirato in ballo tentativi di censura da parte delle organizzazioni Lgbt, ree di avere imposto un diktat prima per rubarle la scena, poi per estrometterla del tutto dall’incontro.

Tuttavia dai comunicati ufficiali delle associazioni studentesche coinvolte, emerge un’altra verità. Dichiara LiberaLuiss, che ha organizzato l’evento: “Una volta a conoscenza della conferenza in programma, l’associazione studentesca Luiss Arcobaleno, nella persona del suo presidente Edoardo Messineo, ci ha chiesto di poter aprire una tavola rotonda nella seconda parte della conferenza, così da poter ottenere un confronto sui temi della famiglia anche con la dott.ssa Miriano […] la quale però si è fermamente opposta a questo confronto. Purtroppo, ci sentiamo di aggiungere”. Nessun diktat e nessuna censura. Solo un tentativo di confronto di fronte a un ospite le cui idee potrebbero essere definite, sic et simpliciter, come medievali.

A tale proposito, Miriano – sempre dalle colonne del suo sito – dichiara di non riuscire a capacitarsi di alcune questioni. Innanzi tutto respinge le accuse di omofobia che le vengono mosse. Lei di omosessualità non ne sa nulla, le basta solo quello che dice la chiesa (che però dipinge le persone Lgbt come soggetti depravati). Quindi afferma che sarebbe andata a parlare di famiglia e dell’inevitabilità della presenza di un padre e di una madre all’interno del nucleo familiare. Cosa c’è di lesivo in tutto questo?

Adesso, poiché questa gentile e garbata signora non riesce a comprendere le ragioni per cui il suo pensiero può risultare offensivo, cercherò di proporle un elenco di considerazioni di cui spero vorrà fare tesoro.

1. Sostenere che c’è famiglia solo in presenza di un padre e una madre è irrispettoso per tutte quelle realtà alternative e che aumentano sempre di più nel nostro paese. E non parlo solo di coppie dello stesso sesso, ma anche di famiglie monoparentali e di famiglie ricomposte.

2. Dichiarare di non essere omofobi quando poi pubblicamente si inneggia alle leggi antigay di Putin – da lei per altro definito uomo dell’anno – porrebbe chiunque in allarme, in un consesso civile.

3. La giornalista accusa di arroganza le associazioni Lgbt, poiché ogni qual volta si parla di famiglia pretendono di dire la loro. In verità, più che arroganza, si chiama democrazia. Ed escludere dal concetto di famiglia quelle persone che mettono in piedi progetti affettivi, pagano le tasse, condividono un tetto e pensano alla prole, è un atto di violenza. Basta vedere quello che succede nei paesi più avanzati rispetto al nostro per capire di cosa stiamo parlando.

4. Non si comprende ancora come mai chi sostiene la retrocessione della figura femminile nel contesto sociale contemporaneo abbia poi questa esigenza di primeggiare senza contraddittorio, per di più. Una maggiore coerenza farebbe bene alla sua credibilità.

5. Fa specie, infine, notare come il fronte degli omofobi (e delle omofobe) pretenda contraddittorio quando si deve parlare di uguaglianza delle persone Lgbt – come se la diseguaglianza e le discriminazioni avessero lo stesso valore dei principi della democrazia – ma poi teme il confronto sul proprio territorio ideologico. Bizzarro, oserei dire.

Sia ben chiaro: nessuno pretende che due eterosessuali smettano di esser tali, che non si sposino e facciano figli, ma il concetto di famiglia è cambiato e Luiss Arcobaleno voleva dar voce, democraticamente attraverso il dibattito e solo dopo la conferenza, anche alle nuove realtà. Costanza Miriano ha avuto paura del confronto, ha montato il caso mediatico e l’ha infarcito di inesattezze per poi lamentarsi di esser stata discriminata. Non vorremmo pensare che la forza della fede di questa signora non è poi così robusta come vorrebbe farci credere se è costretta a ricorrere a questi mezzucci per sperare di ottenere ragione.

Dario Accolla

LezPop
09 05 2014

A differenza del resto dell’Europa, in Italia l’Eurovision Song Contest non è tra gli eventi annuali più apprezzati, tanto che quasi nessuno sa della sua esistenza. Eppure basta valicare le Alpi per scoprire che ha una portata enorme ed è seguitissimo dai giovani per la peculiarità di mostrare a reti unificate cantanti di varie nazionalità e di grande talento.

Negli ultimi anni l’Eurovision è stato anche usato per veicolare in mondo visione un messaggio che ci sta molto a cuore: i diritti alla comunità LGBT. Era così l’anno scorso con Krista Siegfrids ed è così anche quest’anno. Nel momento in cui scrivo, la cantante austriaca Conchita Wurst è stata salutata con una lunghissima ovazione.

Per questo è emozionante veder sventolare tra le bandiere delle nazioni partecipanti anche decine di bandiere arcobaleno. Ammetto di non aver visto tutta la serata e non so se gli speaker italiani hanno speso qualche parola per farlo notare ma ormai i colori rainbow sono un messaggio riconoscibile e la loro presenza è il simbolo che davvero le cose cambiano (e che da qualche parte sono già cambiate).

Fou Savant

Lituania bocciata la legge omofoba

  • Lunedì, 17 Marzo 2014 15:55 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
17 03 2014

Nonostante faccia parte dell’Europarlamento, che da sempre vieta qualsiasi legge anti-gay o iniziativa omofoba, la Lituania è stata protagonista di un momento davvero delicato per la comunità LGBT: parliamo al passato, perché, fortunatamente, il rischio dell’approvazione di una legge omofoba è stato scongiurato.

Ma procediamo con ordine. Il pacchetto di leggi omofobe è stato proposto dal deputato Petras Gražulis e comprendeva: divieto di ogni tipo di discorso, manifestazione, video, insomma qualsiasi cosa, a sostegno dei diritti gay; divieto esplicito delle unioni e delle adozioni per gli omosessuali; divieto di iniziare cure ormonali e operazioni chirurgiche per il cambio di sesso (ed è quest’ultimo punto che palesa la fobia del deputato, visto che il passaggio male-female/female-male non è certo un pericolo per la società, non avvenendo sotto agli occhi di tutti).

L’obiettivo di Petras Gražulis – questo, almeno, è quanto ha dichairato - è quello di impedire l’organizzazione del Gay Pride; ma, a nostro avviso, è solo una scusa, perché ci sono mille e uno modi per raggiungere tale obiettivo (tra l’altro, deve essere ancora discussa una legge che imporrebbe agli organizzatori della manifestazione di pagare di tasca propria tutte le spese di sicurezza legate all’evento…) e, se le sue intenzioni fossero state solo queste (e non quelle di colpire tutti i gay), certo il deputato non avrebbe proposto un pacchetto di norme.

Anche i conservatori contro la legge “Gli omofobi – queste, le parole di un esponente delle associazioni LGBT in merito al Gay Pride che non sono riuscì a fermare tempo fa – erano davvero frustrati perché non potevano fermarci”; la legge anti-gay in stile Putin, quindi, sarebbe servita proprio per evitare altre manifestazioni del genere e non solo: peccato che il progetto sia fallito, perché con 39 voti favorevoli, 34 contrari e 20 astensioni, il pacchetto non è diventato legge, e pure alcuni conservatori hanno fatto sentire il proprio dissenso: la parlamentare Maria Cigriejiene, per esempio, ci ha riso su: “Perché si sta parlando di valori familiari? Se ricordo bene, l’onorevole Gražulis ha appena rotto con sua moglie”. Quale sarà la prossima vergognosa mossa del deputato lituano?

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