La santa benedizione alle editrici Lgtb

Nessuna condanna, nessuna approvazione, ma una benedizione e l'apertura di un dialogo. Questo è il senso della lettera ricevuta dalla coppia milanese che ha fondato "Lo Stampatello", casa editrice di libri per l'infanzia, alcuni dei quali sulle tematiche Lgbt.
Andrea Giambartolomei, Il Fatto Quotidiano
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Il Fatto Quotidiano
28 08 2015

Dopo aver fatto tanto parlare di sé per le sue opinioni conservatrici e aver messo al bando i libri gender dalle scuole veneziane, il sindaco Luigi Brugnaro ingrana la retromarcia. In due giorni passa dal “mai un gay pride a Venezia” ad offrire la disponibilità al “primo gay pride sull’acqua”.

Il sindaco spiega di non amare le manifestazioni sopra le righe mentre “il diritto di manifestare è per tutti e lo rispetto”. Per assurdo, ha spiegato appunto il primo cittadino veneziano, sarebbe anche “disponibile al primo gay pride sull’acqua lungo il Canal Grande aperto anche agli eterosessuali e magari con Elton John che vi partecipa e suona per noi”. “Sembra – ha detto – che tutto debba essere strumentalizzato ma questo non è il mio scopo”.

Sempre in queste ore Brugnaro ha dato il patrocinio del Comune a un’iniziativa, che si svolge collateralmente alla Mostra del cinema della Biennale, per promuovere la cultura del rispetto del diverso orientamento sessuale, pari opportunità e contro l’omofobia.

L’iniziativa è legata al “Queer Lion Award”, il riconoscimento che annualmente viene conferito al “Miglior Film con Tematiche Omosessuali e Queer Culture” tra quelli presentati alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.


Corriere della Sera
28 08 2015

Stefano se n’è andato il 25 giugno, sconfitto da un linfoma. Del lutto che gli ha portato via l’amore di una vita - «stavamo insieme da 21 anni» - Cesare ha due ricordi, uno brutto e uno bello. «Per la richiesta della cremazione ha dovuto firmare sua madre, io non ero nessuno. Alla cerimonia funebre laica, un nostro amico felicemente sposato ha detto che per lui noi eravamo la coppia ideale».

Cesare Piro si è iscritto al registro delle unioni civili di Roma quindici giorni prima che Stefano Ceccarelli, il suo compagno, morisse. Non hanno fatto in tempo a beneficiare del congedo straordinario retribuito, equiparabile alla licenza matrimoniale, che Almaviva, l’azienda di cui Cesare è un dirigente dell’area internazionale, ha predisposto a partire dal primo settembre, assieme a tre giorni di permesso retribuito in casi di decesso o grave infermità del partner per gli iscritti al registro delle unioni civili o sposati all’estero.

«La storia del nostro collega ci ha molto colpiti ed è stata una spinta motivazionale in più, ma in realtà attendevamo da tempo che una legge ci aiutasse a tutelare i nostri dipendenti: purtroppo tarda ad arrivare. Così abbiamo precorso i tempi», spiega Marina Irace, direttore delle risorse umane del Gruppo Almaviva, leader italiano nei servizi informatici alle grandi aziende, quarantamila dipendenti nel mondo di cui tredicimila nel nostro Paese.

L’iniziativa, nell’immediato, non aiuta Cesare a risolvere problemi pratici. «Come, per esempio, le questioni legate al testamento: io e Stefano dieci anni fa ci eravamo nominati eredi universali l’uno dell’altro, ma davanti al fisco sono un perfetto estraneo e adesso devo pagare una cifra esorbitante per la successione». A questo dovrà pensare il Parlamento, licenziando finalmente una legge che tuteli tutte le coppie di fatto, omosessuali e no.

Le aziende, nel frattempo, pubbliche o private, stanno facendo quello che possono, e sono sempre di più. A marzo l’Atac, la municipalizzata dei trasporti romani, ha concesso 15 giorni di congedo matrimoniale all’autista gay di un suo bus dopo l’iscrizione nel registro delle coppie di fatto in Campidoglio: era successo anche a Palermo pochi mesi prima, stessa situazione. L’università di Bologna Alma Mater ha fatto altrettanto con tre diversi docenti.

Un paio di settimane fa è stato il Massimo di Palermo ad accordare, primo teatro in Italia, permessi matrimoniali ai suoi dipendenti, per nozze o unioni civili. È una pratica ormai consolidata in Dhl (qui basta il certificato di convivenza rilasciato dal Comune, anche in assenza di Registro), Ikea (che prevede pure permessi familiari per occuparsi dei figli non biologici, basta il certificato anagrafico di convivenza), Servizi Italia e Call & Call.

Telecom e Intesa San Paolo hanno fatto la loro parte, nei casi di nozze all’estero tra persone dello stesso sesso. «Per le imprese è anzitutto un buon investimento, perché un dipendente felice produce di più, non si tratta semplicemente di una scelta ideologica, che pure è importante perché introduce ulteriori elementi di dibattito culturale. Il punto è che mentre una coppia eterosessuale può scegliere se sposarsi o no, una coppia omosessuale non ha scelta. Da un lato bisogna rimuovere una discriminazione, dall’altro adeguare ai nostri giorni l’istituto familiare. La legge non può tardare», promette Ivan Scalfarotto, sottosegretario alle Riforme costituzionali e ai rapporti con il Parlamento e già fondatore di Parks-Liberi e Uguali, l’associazione di imprese che lavora sui temi delle differenze e delle pari opportunità nelle aziende in cui la diversità viene considerata come un valore aggiunto.

Quest’anno il Glbt Diversity Index, l’indice di Parks che misura politiche e pratiche aziendali per dipendenti lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender, ha premiato Telecom Italia.

Elvira Serra

unioni-civiliMentre la politica ancora riflette sulle unioni civili, [...] c'è una comunità che conferma la sua attenzione ai diritti delle nuove famiglie, senza intaccare quella "tradizionale".
Andrea Giambartolomei, Il Fatto Quotidiano ...

Huffington Post
27 08 2015

"Sono musulmano e sono una drag queen, dovete accettarlo". La splendida risposta di Asifa Lahore alle minacce di morte ricevute dall'Islam

Il suo nome è Asif Quaraishi, in arte Asifa Lahore, ed è la prima drag queen musulmana del Regno Unito. Di origine pakistana, Asifa vive a Southall, nella provincia di Londra e si è affermata come personaggio cardine nella lotta per i diritti della comunità “Gaysian”, gli omosessuali asiatici.

A questo scopo si è raccontata nel documentario "Muslim Drag Queens" assieme a due dei suoi amici più cari. In onda su Channel 4, il film toccava temi quali l'integrazione degli omosessuali nei paesi di religione islamica, le scelte difficili che Asif ha dovuto compiere prima di decidere di trasformarsi in Asifa.

Dopo la messa in onda è scoppiata la polemica da parte del mondo musulmano che si è rivoltato contro la drag, con messaggi d'odio e minacce di violenze e di morte.

"Pensi che non so dove vivi? Pensi che non so dove siano tua mamma e tuo papà? Vai avanti e sarai ucciso". "Ti chiami musulmano? Dovresti vergognarti ed essere ammazzato". Questa la gravità degli attacchi rivolti ad Asif che ha manifestato il suo stato di disagio e di ansia, soprattutto per le implicazioni che potrebbero riguardare i membri della sua famiglia.

"Ho paura. Ho paura e sono costantemente preoccupato, ma noi gay musulmani abbiamo il diritto di essere ascoltati, condividere le nostre storie e non vergognarci di chi siamo" ha dichiarato la drag queen alla Thomson Reuters Foundation.

Una voce di sostegno arriva dal premio che Quaraishi ha ricevuto dal magazine britannico Attitude, che durante la cerimonia ha espresso tutta la sua ammirazione per il coraggio della drag, sottolineando l'importanza del lavoro di Asifa nel combattere per far sì che le 150 drag queen attive nel Regno Unito riconcilino la sessualità con la loro fede, qualsiasi essa sia. Ma soprattutto perché si liberino dalla minaccia dell'omofobia e dell'odio di genere.

Dopo aver ringraziato i suoi sostenitori e aver rassicurato il pubblico sull'incolumità sua e della sua famiglia, Asif ha commentato le minacce ricevute. Il messaggio d'integrazione e di uguaglianza dei diritti si rintraccia nitidamente nelle sue parole: "Sono pakistano, sono britannico, sono musulmano, sono gay, e sono una drag queen. Le persone pensano che queste cose non possano andare bene insieme, ma eccomi qui, questo sono io".

Alessandra Corsini

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