×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 404

"Prima ancora della questione della maternità, qui è in gioco quella della discriminazione: questo cambio esclude un intero collettivo da un diritto, che, in quanto tale, deve essere accessibile a tutti". ...
Huffington Post
17 07 2013

Il corpo senza vita di Eric Ohena Lembembe è stato ritrovato, il 15 luglio sera, nella sua casa di Yaoundé, dopo che se ne erano perse le tracce per due giorni. Lo ha denunciato, in giornata, l'Human Rights Watch.

L'organismo internazionale ha dichiarato che, secondo la testimonianza di un amico, Eric aveva collo e gambe spezzate, mentre faccia, mani e piedi presentavano bruciature da ferro da stiro.

La vittima era uno dei dirigenti della Camfaids, associazione impegnata nella lotta all'aids e nella difesa dei diritti del popolo lgbt in Camerun, uno dei paesi più anti-gay al mondo.

Come giornalista Lembembe era una delle firme più autorevoli e attive di Erasing 76 Crimes, importante blog camerunese, su cui aveva scritto il popolare articolo "What traditional African homosexuality learned from the West", confluito successivamente in un volume miscellaneo sui diritti lgbt.

HRW ha lanciato un appello perché si faccia luce su questo efferato delitto e sulle motivazioni a esso sottese.

Neela Goshal, esponente di spicco dell'organizzazione, ha invitato Paul Biya, presidente del Camerun dal 1982, a rompere il silenzio sui ripetuti atti di violenza omofoba nel Paese e a condannare pubblicamente la barbara uccisione di Eric Lembembe.


La lettera di Davide, gay a 17 anni

Huffington Post
27 05 2013

Coraggiosa schietta e bella, oltre che drammatica, la lettera che Davide, gay a 17 anni, ha scritto su Repubblica qualche giorno fa. Davide ha affermato un diritto inalienabile: anch'io ho il diritto di esistere e di amare. Nessuno, men che meno lo Stato, può negare o restringere questo diritto.

A meno che l'indifferenza non abbia già corroso la nostra anima, o che l'ideologia religiosa o politica non ci abbia già reso del tutto cechi all'esperienza vitale dell'altro, non è possibile non essere scossi dal nostro torpore dalle frasi di un adolescente, come quando scrive:

Io sono gay, ho 17 anni e questa lettera è la mia ultima alternativa al suicidio in una società troglodita, in un mondo che non mi accetta sebbene io sia nato così.
Una lettura in chiave esclusivamente compassionevole della lettera-denuncia di Davide sarebbe però limitante, perché perderemmo l'opportunità di vedere nella sua esperienza anche un riflesso della nostra società, delle sue sfide, dei suoi limiti, ma anche delle sue opportunità.

Confidandoci la sua esperienza come gay, Davide ci rende coscienti di come la nostra sia una cultura logo-centrica, che produce e riproduce la realtà in termini binari definendo per sé stessa ciò che è bene e ciò che è male, adottando ciò che è buono, e dislocando ciò che definisce come cattivo. Quando Davide scrive che "non a tutti è data la fortuna di nascere eterosessuali", evidenzia la esperienza di chi, perché omosessuale, viene dislocato, marginalizzato ed escluso dal paradigma dominante dell'eterosessualità, al punto da sentirsi "sfortunato". Davide non dovrebbe sentirsi sfortunato a causa del suo orientamento sessuale. L'omosessualità infatti non è una scelta o un capriccio, ma una verità a cui non si può che rispondere - come fa Davide - nella ricerca di una propria coerenza di identità di genere. Ma se si sente sfortunato, è per via della realtà culturale che lo circonda e che lo definisce come figlio di un Dio minore.

Ecco allora che la lettera di Davide, è anche una lettera politica, perché ci invita a scegliere un percorso e costruire una realtà che si ponga come terza, capace cioè di costruire inclusione e di attribuire pari dignità alle persone umane, al di là del loro orientamento sessuale.

Ma mi sembra che Davide con la sua lettera ci fa anche un'altra provocazione, perché la sua richiesta di essere riconosciuto pienamente come persona, non è estranea alla crisi che il nostro paese vive e alla ricerca di una soluzione di fondo. Infatti, questo giovane gay ci da l'opportunità di comprendere che è approfondendo la nostra democrazia che possiamo dare un colpo di ali al nostro paese. È garantendo più inclusione, e non ripiegandoci su noi stessi, che come paese ci riscopriamo, ci reinventiamo e così ridiventiamo.

Permettetemi qui di citare un consigliere provinciale del Pd del Trentino Alto-Adige, Mattia Civico, che è pure mio fratello, perché è stato lui, durante una passeggiata a New York un paio di mesi fa, a suggerirmi la stretta relazione che esiste tra soluzione della crisi ed espansione dei diritti. E' un concetto che il consigliere Civico ha affermato durante il dibattito per la legge finanziaria lo scorso dicembre quando ha sottolineato che l'esclusione dell'altro per qualsiasi ragione (razza, religione o orientamento sessuale) non solo umilia la dignità delle persone, "ma mette anche un freno alla crescita del nostro sistema complessivo, negando alla nostra intera comunità una prospettiva di futuro".

Del resto, l'Italia ha già dato prova di questa capacità nel passato. Nel 1946, in pieno dopo-guerra, con un Paese in ginocchio, in un momento di massima difficoltà, abbiamo avuto la capacità di riconoscere il diritto di voto alle donne. E forse non è un caso, che il Presidente della Repubblica, nel pieno dell'attuale crisi, abbia posto il tema della cittadinanza da riconoscere ai bambini che nascono in Italia da genitori stranieri.

Il diritto degli omosessuali di potersi amare, è oggi la grande frontiera dei diritti civili. È una cartina di tornasole che misurerà la qualità della nostra democrazia ed il grado di civiltà raggiunto. In questo senso, la lettera della Presidente della Camera Boldrini, così come le dichiarazioni di alcune esponenti del Pdl, mi sono sembrate un segno di speranza, oltre che una risposta opportuna e necessaria alle parole di Davide. Perché dalla crisi si esce con più cittadinanza e con un senso più ampio e inclusivo di comunità. Questo ci ha ricordato Davide con la sua lettera, e con il coraggio della sua esperienza.

Link inchiesta
29 03 2013

La Corte Suprema si esprimerà a poco sul quesito “Impedire alle persone omosessuali di sposarsi viola la parità di diritti fra i cittadini garantita dalla Costituzione americana?” Indipendentemente da quanto deciderà la Corte, il caso è servito ad approfondire e diffondere un dibattito, oramai già mainstream nella società americana, sul significato di parole come “famiglia” e “matrimonio”. Il caso è anche servito a costatare, ancora una volta, come una maggioranza in continua crescita di Americani sia favorevole alle nozze gay.

In Italia, anche se il numero di persone favorevoli alle nozze gay cresce ogni anno, ancora non è maggioranza. In parte, siamo una società più anziana, dunque meno aperta al cambiamento. In parte, i modelli positivi di persone gay, anche se in aumento, sono ancora meno ( e meno “al top”) che negli Stati Uniti. In parte, la battaglia per il matrimonio ugualitario è ancora settorializzata e i loro portavoce sono spesso proprio le persone gay, mentre negli USA da Hillary Clinton a Obama a Beyoncé, moltissime sono gli opinion leader eterosessuali che si esprimono in favore dei diritti del movimento LGBT.

A parlare poi chiaramente in favore di questo tema sono anche le femministe americane, argomentando che il matrimonio ugualitario è propriamente un tema femminista. Non sono state infatti le femministe a rivendicare per prime la necessità di una visione delle relazioni di genere più libera e basata sull’uguaglianza ed il rispetto tra persone, più che sulla replica di ruoli tradizionali? Non sono state loro a dire che la famiglia doveva cambiare, aprirsi, ammorbidirsi per aggiustarsi alle necessità degli uomini e donne di oggi? Non è questa liberazione, infondo, la lezione del femminismo che ha aperto la strada alle politiche sulle pari opportunità? Per quanto mi riguarda, il ragionamento non fa una piega.

Certo, ci sono anche le teoriche femministe che sostengono che il matrimonio è un’istituzione patriarcale e come tale andrebbe eliminata, invece che riformata. E anche se questa è una posizione rispettabile, non risponde alle necessità di milioni di donne e uomini che oggi vogliono fare figli, avere accesso alle proprietà dei loro compagni o delle loro compagne di vita, e via dicendo. E per tutte queste cose, il matrimonio semplifica le cose. E poi c’è l’aspetto sentimentale. Per molti, uomini e donne, eterosessuali e non, al di là delle necessità pratiche, sposarsi vuol dire fare una scelta di vita importante, parlare di un impegno e di un amore diverso da tutti gli altri e come tale riconosciuto non solo dalla coppia, ma dalla società.

Moltissime delle giovani femministe americane questo lo hanno capito e si sono schierate a favore del matrimonio ugualitario, mettendosi dal lato giusto della storia, dei diritti umani e del progresso sociale.

Anche in Italia c’è un avvicinamento tra femminismo e diritti LGBT (o LGBTQA, come si dice qui, aggiungendo anche le categorie Queer o Questioning e Asexual), ma mi piacerebbe che andassimo oltre. Vorrei che tutte le donne abbracciassero i diritti LGBT come parte della piattaforma di pari opportunità, capendo non può esistere una società che rispetta le donne nella loro diversità senza rispettare i diritti delle persone LGBT. Almeno in questo, gli Stati Uniti sono sulla buona strada, speriamo che l’Italia li segua.

 

Se la parte del trans la fa il trans

  • Giovedì, 28 Marzo 2013 11:08 ,
  • Pubblicato in Flash news
west
28 03 2013

Si chiama Sü la protagonista di “The Switch”, la prima serie comica al mondo sulla vita delle persone transgender. Sü è una giovane donna che vive una vita normale. Ha un bel lavoro in un’azienda come software manager e vive in un grazioso appartamento della sua città. Quando però decide di fare “coming out” dichiarando la propria transessualità, all’improvviso il mondo le crolla addosso. Si ritrova disoccupata, costretta a ripartire da zero. Questa la breve trama dell’inedita sitcom, prodotta in Canada dalla Trembling Void Studios, che si compone di sei episodi di circa mezz’ora ciascuno, che verrà trasmessa su internet dal prossimo autunno. Tra le altre novità si sgnala un cast in ruoli trans saranno recitati per la prima volta da veri attori transgender. Secondo i realizzatori della pellicola, l’umorismo può essere un ottimo veicolo per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sulle difficoltà e discriminazioni che queste persone affrontano quotidianamente per il loro orientamento sessuale.




facebook