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Il bullismo omofobico che a scuola fa male da morire

cadmus-manikins"Il primo giorno di scuola ero emozionato e pieno di aspettative" racconta Davide ricordando i tempi delle superiori. [...] La persecuzione comincia una mattina d'autunno, durante l'appello. Quando l'insegnante pronuncia il suo nome, un compagno di classe dice a voce alta: "Finocchio!". [...] "Mi hanno rotto un braccio, e mi hanno pure detto che ero fortunato che non fosse il destro. Mi hanno spento sigarette sul collo mentre in due o tre mi tenevano fermo". "Un professore mi ha detto che la colpa dei miei problemi era mia: perché non dicevo ai miei compagni di essere etero?".
Vittorio Lingiardi, Il Venerdì-la Repubblica ...

Huffington Post
14 05 2015

Avevo cinque anni e mia madre venne a prendermi all'asilo. Quella volta, uscendo dalla classe, mi presentai tenendo per mano un bambino e una bambina e con una faccia seria (almeno per quanto si ricorda mia madre) dissi: "Mamma, lei è Loredana, la mia fidanzata, e lui è Mario, il mio fidanzato". Mia madre specificò che avrei dovuto scegliere solo la bambina, ma io a brutto muso le risposi: "No! A me, piacciono tutti e due, li voglio tutti e due!".

Alle elementari mi ritrovai in classe con entrambi, ma anche se il mio interesse per Loredana andava diminuendo, continuavo a parlarne con i miei genitori, che mi incoraggiavano a mandarle letterine e disegnini e, durante la ricreazione, spesso la tenevo per mano scimmiottando gli adulti. Ma con Mario era un'altra cosa, con il tempo diventammo sempre più solidali e complici, eravamo io e lui e il nostro segreto, fatto di brevi sguardi e, solo quando gli altri bambini erano distratti, di tenerezze.

Mario, con quel suo viso pallido e spigoloso, quel naso fin troppo pronunciato e lo sguardo aggressivo solcato da profonde occhiaie, non era affatto un bel bambino. Veniva spesso a scuola coperto di graffi e lividi che i suoi quattro fratelli maggiori gli procuravano durante liti e giochi violenti. Il suo grembiule blu era stinto e quasi mai portava il colletto con il fiocco. Uno scolaretto trasandato uscito da una pellicola neorealista. Io invece ero un piccolo lord. Mia madre mi vestiva molto bene, avevo tantissimi capelli biondi tagliati alla Rod Stewart (erano gli anni '70) e sotto il grembiule, t-shirt stampate, pantaloni scozzesi e sneakers scamosciate. In casa le mie sorelle mi adoravano e i miei genitori tendevano ad assecondare quasi tutti i miei capricci. Affermo questo non per vanità, ma per sottolineare quanto io e Mario eravamo agli antipodi. Ma entrambi, pur nascendo da realtà diametralmente opposte, una cosa l'avevamo capita: eravamo innamorati perdutamente l'uno dell'altro.

Un giorno, in quarta elementare, avevamo appena finito di giocare a pallavolo, era una tiepida mattinata primaverile. Ci eravamo rimessi i grembiuli e aspettavamo seduti a bordo campo che la maestra chiamasse i nostri nomi, per poi metterci in fila e uscire dalla scuola. Mario stava a pochi metri da me, sentivo che mi stava osservando, mi alzai e allontanandomi dal gruppo mi incamminai verso l'entrata secondaria. Lui mi seguì, cosi, naturalmente, e lì - nascosti tra il sottoscala e l'ombra delle siepi - mi accarezzò i capelli, mi mise le braccia intorno al collo e mi baciò per la prima volta. Ci baciammo come potevano baciarsi due ragazzini di nove anni con una scarsa conoscenza diretta sull'argomento.

Io e Mario, sapevamo bene chi erano i froci, sapevamo bene che tra maschi certe cose non si fanno, sapevamo bene che stavamo facendo la cosa sbagliata. Sapevamo per certo che, se ci avessero scoperto, i nostri compagni ci avrebbero escluso e i nostri genitori ci avrebbero quasi sicuramente picchiato. Per non parlare, poi, della maestra. Ma noi ci amavamo sul serio e dico sul serio.

In quinta le cose si fecero più complicate, ci confidammo che ci eravamo pensati tutta l'estate e spesso stavamo vicini e sempre più spesso parlavamo io e lui e nessun'altro. Qualche compagno iniziò a prenderci in giro. "Fidanzati, fidanzati, Ale e Mario sono froci!". Una volta per dimostrare che si sbagliavano lo trattai male e finimmo per fare a botte, finché la maestra non ci divise. Quella volta, a ricreazione, gli chiesi scusa piangendo e lui piangendo le accettò.

La scuola elementare stava finendo, alle medie saremmo andati in posti diversi e negli ultimi giorni, per il dolore, smettemmo perfino di parlarci. Non seppi mai più nulla di lui.

Ale e Edu

l'Espresso
08 05 2015

Insieme per il cambiamento e per l’Italia. Tutti quanti e nessuno escluso. Ex leghisti e ex fascisti, storicamente omofobi, candidati nel segno del renzismo. Un PD transgenico del secondo tipo attraversa l’Italia, dal Veneto alla Campania. Le coalizioni di centrosinistra alle prossime elezioni regionali presentano tra le loro fila candidati che mettono in imbarazzo il Partito Democratico che in questi giorni si appresta a discutere il ddl Cirinnà sulle Unioni Civili in Parlamento.

Si parte dal nord: in Veneto il Pd ha schierato Alessandra Moretti nella speranza di vincere sul territorio leghista, lacerato tra i lombardi di Salvini che sostengono il governatore uscente Luca Zaia e il veneto Flavio Tosi che va al voto da solo. Ma proprio tra candidati al consiglio regionale che sostengono Ladylike spunta il nome di Santino Bozza, per la lista “Uniti per il Progetto Veneto autonomo'. Bossiano di ferro ed ex consigliere regionale del Veneto della Lega Nord, Bozza è noto alle cronache per le sue uscite omofobe verso la comunità gay: "Da noi in Veneto si chiamano culattoni" aveva affermato nel 2012 ai microfoni della trasmissione radiofonica la Zanzara. "Non conosco la parola gay, io li chiamo culattoni. Gay è in inglese, io non conosco l’inglese. Qui in Veneto li chiamiamo culattoni. A me i gay non piacciono, se me li trovo vicino mi stacco di qualche metro. Sono diversi. Purtroppo esistono, sono malati, sbullonati".

La candidata Moretti, sommersa ieri dalle critiche da parte della comunità LGBT, si è così giustificata: “Bozza è candidato nella lista "Veneto Autonomo", ma le posizioni sui diritti civili sono espresse dall'intera coalizione”. Ma sul sito, a sette mesi dalla candidatura, il programma sui diritti manca. Stando a quanto dichiarato dall’eurodeputata saranno presentati lunedì i suoi impegni sul tema. Riecheggiano però parole dell’ex leghista sulle coppie omosessuali: “E se avessi avuto un figlio gay. Lo avrei curato, lo avrei portato anche a donne personalmente. Se avessi avuto una figlia donna, avrei fatto la stessa cosa, le avrei insegnato l’educazione sessuale”

Una storia molto simile in Campania, dove a marciare contro i gay è il candidato al consiglio regionale in sostegno al candidato presidente del Pd Vincenzo De Luca, si chiama Carlo Aveta che sul suo profilo facebook scrive: “Si può ancora dire in un paese "libero e democratico" che questi mi fanno schifo?" riferendosi nel 2014, durante la stagione dei Pride, a una foto dell’evento. Il curriculum del politico campano candidato con la lista Campania in rete, spicca per essere la coalizione del centro sinistra: Alleanza Nazionale e poi ne La Destra di Storace e difensore del ventennio fascista, almeno "fino al 1938" (cioè fino all'approvazione leggi razziali). Rispondendo alle recenti accuse di omofobia trasmissione. Radio Club 91, durante la trasmissione "I Radioattivi” ha precisato la sua posizione su Radio Club 91: "Se chiediamo a 10 italiani se si indignano di vedere persone nude che si baciano, probabilmente 9 su 10 la pensano come me".

Mentre De Luca minimizza la vicenda “Sciocchezze di Aveta ma una brava persona”.

Monta il malumore tra la comunità LGBT, Flavio Romani, Presidente di Arcigay trova “inammissibile l’incompetenza con cui trattano un tema come l’omofobia ed è avvilente che due personaggi che aspirano a cariche pubbliche facciano spallucce davanti a prese di posizione che lacerano il tessuto sociale e offendono cittadine e cittadini”.

Ma anche all’interno dello stesso PD l’imbarazzo è palese; Daniele Viotti, parlamentare europeo Pd, ha dichiarato: “Matteo Renzi deve intervenire, sia come segretario del Partito Democratico, sia come Presidente del Consiglio. Stare zitto su questo argomento vuol dire ledere la dignità di tutte le persone gay e lesbiche di questo paese, alla loro famiglie e a tutto l’elettorato laico e progressista di questo paese”.

Simone Alliva

Kenya: la dichiarazione omofoba di Ruto

  • Mercoledì, 06 Maggio 2015 08:37 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
06 05 2015

Niente gay in Kenya, per loro non c’è posto. Così il vice presidente del paese africano William Ruto liquida la questione durante una funzione religiosa che si è svolta in una chiesa vicino Nairobi, secondo quanto riportano le agenzie di stampa.

“Non permetteremo l’omosessualità nella nostra società perché viola i nostri principi religiosi e culturali” ha dichiarato Ruto di fronte alla congregazione, ricordando il sostegno ai “leader religiosi per difendere la nostra fede“.

“Non c’è spazio per l’omosessualità in questo Paese, ve lo posso assicurare” ha continuato. Un messaggio chiaro mandato proprio mentre è in visita in Kenya il segretario di Stato statunitense John Kerry, giunto in Kenya per parlare di terrorismo, ma anche di promozione dei diritti umani.

Come ricorda l’Ansa, Ruto è sotto processo al Tribunale Penale internazionale dell’Aja per crimini contro l’umanità. Alle dichiarazioni contro la comunità lgbt, ha risposto via twitter lo scrittore omosessuale Binyavanga Wainaina che lo ha definito “l’uomo più pericoloso in Africa”.

Keith HaringLa questione della donazione del sangue da parte delle cosiddette categorie "a rischio" prima fra tutte quelle degli omosessuali uomini, è vecchia e risale ai primi protocolli che dagli Stati Uniti e poi in Europa furono decisi dopo lo scoppio dell'epidemia nei primi anni '80. Il dibattito è tutt'altro che chiuso così come ci ricorda la sentenza pronunciata dalla Corte di giustizia dell'Unione Europea rispetto a un ricorso presentato contro l'attuale normativa vigente in Francia.
Aurelio Mancuso, Cronache del Garantista ...

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