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Costa Rica presentati due progetti sulle unioni civili

  • Venerdì, 20 Marzo 2015 10:43 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
20 03 2015

Giungono buone notizie dalla Costa Rica per quel che riguarda i diritti umani delle persone LGBT: sebbene il matrimonio ugualitario sia ancora lontanissimo dall’essere una questione abbordabile, si stanno per compiere degli importanti passi avanti per l’uguaglianza di tutti i cittadini visto che si è in procinto di presentare due progetti di legge per normare le unioni tra persone dello stesso sesso.

Ad annunciarlo è il Governo stesso della Costa Rica dopo un incontro con attivisti del movimento lesbico, gay, bisessuale e transessuale del Paese: la Costa Rica segue in tal modo il percorso già intrapreso da altri paesi latinoamericani (non dimentichiamo che in Argentina, Uruguay e in alcune zone del Messico il matrimonio ugualitario è realtà). Subito dopo la presentazione dei due progetti di legge, inizierà il giro di consultazioni con diverse organizzazione, stando a quanto annunciato da Ana Gabriel Zuñiga, viceministra della Presidenza.

I due disegni di legge prevedono le unioni civili tra persone dello stesso sesso e vanno sotto il nome di Unioni di fatto un ddl e Plan de Sociedades de Convivencia l’altro. L’Assemblea Legislativa del paese li discuterà entro il prossimo 20 aprile, portando a compimento, in tal modo, una promessa fatta dal presidente della Costa Rica, Luis Guillermo Solís: quella, cioè, di lottare fattivamente contro la discriminazione.

Arcilesbica
13 03 2015

Negli ultimi giorni si è intensificata la campagna d’odio portata avanti da una articolata e potente rete di associazioni e partiti clericali reazionari e del panorama neo fascista e nazista, tesa a colpire la dignità delle per persone lgbt. Attraverso convegni come quello di Milano nella sede della Regione Lombardia che si terrà lunedì con la partecipazione del leader di Forza Nuova Roberto Fiore, che parlerà “Dal gender all’Isis” oppure con lo stravolgimento della realtà operata dai media e partiti della destra nei confronti de “Il gioco del rispetto” progetto del Comune di Trieste, si vuol passare l’idea che i gay e le lesbiche siano diventati un pericolo per l’integrità familiare, l’identità sessuale dei minori, per la libertà di pensiero.

“Tutto questo – sottolinea Paola Brandolini, presidente nazionale di ArciLesbica – avviene con un governo centrale e il Parlamento silenziosi, mentre è necessario intervenire a tutelare la scuola e il suo ruolo di formatrice di cittadini liberi da culture di stampo fascista. Vogliamo gesti e interventi chiari da parte del governo affinché non siano lasciati soli gli insegnanti e gli amministratori locali virtuosi a difendere la Costituzione e la libertà dei cittadini in tutti gli ambiti del vivere civile".

InsiemeI 28 paesi dell'Unione europea non sono soltanto divisi dall'economia ma anche dall'estensione dei diritti civili. La fotografia di questa situazione viene da alcune votazioni di questa settimana a Strasburgo su risoluzioni non legislative, cioè degli "inviti" ai governi ad agire su vari fronti, che restano di competenza nazionale. Ieri c'è stato un voto sul matrimonio omosessuale, lunedì uno sull'accesso all'aborto. Entrambi i testi sono passati ad ampia maggioranza [...]. La relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo era presentata da un eurodeputato italiano del Pd, Pier Antonio Panieri. Ma gli italiani del Pd si sono spaccati.
A.M.M., Il Manifesto ...

Alfano il divieto di trascrizione resta

Circolo Mario Mieli
12 03 2015

La decisione del Tar del Lazio non cambia la regola: resta che le nozze gay celebrate all’estero non si possono trascrivere. Se accade, come è successo a Roma, l’unica differenza introdotta dai giudici amministrativi è che l’annullamento spetta alla magistratura ordinaria.

È quanto sostiene il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, intervenuto a a Omnibus su La7: i matrimoni tra omosessuali «non si possono trascrivere, questo dice il Tar del Lazio. È vero che l’atto di cancellazione, secondo lo stesso Tar, non lo devono fare i prefetti ma i giudici, ma la sostanza rimane ed è la terza conferma dopo la Corte di Cassazione e la Corte costituzionale».

«Ho solo fatto rispettare la legge»

«Altri giudici – ricorda Alfano – avevano dato ragione a noi». E se il Tar del Lazio «ha deciso in modo diverso sulla competenza», non ha introdotto novità «dal punto di vista giuridico». E «in ogni caso non è il vangelo ma un Tar, ci saranno altri gradi di giudizio e vedremo».

Io, conclude il ministro, «ho semplicemente fatto rispettare la legge: c’è nel nostro ordinamento il divieto che due persone dello stesso sesso si sposino, se lo fanno all’estero e pretendono poi di trascriverlo in Italia fanno un atto in violazione della legge».

La motivazione del Tar

E in effetti nella motivazione della sentenza del Tar si legge che le coppie omosessuali, in base alle norme in vigore, «non vantano in Italia né un diritto a contrarre matrimonio, né la pretesa alla trascrizione di unioni celebrate all’estero, anche se le unioni tra persone dello stesso sesso non possono essere considerate contrarie all’ordine pubblico».

Tutto ciò «fatto salvo un intervento legislativo al riguardo, che ponga la legislazione del nostro Paese in linea con quella di altri Stati, europei e non».

Uganda horror: sta tornando la legge "ammazza-gay"

  • Venerdì, 06 Marzo 2015 10:15 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il grande colibrì
06 03 2015

Se Stephen King avesse dedicato i suoi racconti non agli zombie, ma ai disegni di legge anti-gay in Uganda, non avrebbe scelto il titolo "A volte ritornano", ma "Ritornano sempre". La proposta per condannare alla pena di morte prima e all'ergastolo poi le persone omosessuali è stata crivellata dalle critiche dell'opinione pubblica mondiale, avvelenata da alcuni dei suoi stessi promotori, bombardata da minacce di sanzioni, seppellita in modo apparentemente definitivo dal presidente ugandese Yoweri Museveni... ma è riuscita sempre a riemergere dalle sabbie dell'oblio e a continuare il proprio caparbio cammino. Aveva persino raggiunto la propria meta, con l'approvazione del parlamento e la ratifica del presidente, ma un vizio formale aveva portato alla sua cancellazione da parte della Corte suprema. Il sospiro di sollievo era stato generale: il film horror sembrava finito, scorrevano già i titoli di coda.

Ma ecco che sullo schermo una mano spunta da sotto la terra, come lo scherzo di un regista di B movie. Improbabile, incredibile, impossibile, ma vero: David Bahati, il deputato ugandese che ha legato indissolubilmente la propria carriera politica all'infame legge nota come "Kill the gays", ha annunciato che ripresenterà per l'ennesima volta la sua proposta in parlamento. Questa legge-zombie, morto vivente affamato di altra morte, oggi però fa meno paura che in passato, anche se sottovalutarla sarebbe un errore: il presidente Museveni sembra decisamente contrario (ma non è un tipo di cui fidarsi: ilgrandecolibri.com), i favorevoli alla proposta sono diventati meno numerosi e meno potenti, il movimento LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), al contrario, si è rafforzato.

Da dove deriva questa nuova forza? Le associazioni per i diritti di omosessuali e transgender hanno fatto una scelta vincente rinunciando a presentarsi come una "lobby" tesa a difendere esclusivamente i propri interessi, per impegnarsi invece su un fronte molto ampio di battaglie: la difesa dei diritti umani (dalla libertà di espressione al diritto ad un processo equo), lo sviluppo dei sindacati, il contrasto alla corruzione e, soprattutto, la lotta alla povertà, constatando come in un paese povero non potrà mai esserci una tutela reale dei diritti individuali. Come riassume Adrian Jjuuko, avvocato alla guida del Forum per la consapevolezza e la promozione dei diritti umani (HRAPF), "la comunità LGBT deve fare passi avanti insieme al resto della popolazione, altrimenti finiremo tutti nelle stesse sabbie mobili" (thedailybeast.com).

La situazione per le persone LGBT rimane comunque drammatica: nonostante le autorità neghino qualsiasi forma di persecuzione, un rapporto (scribd.com) dell'organizzazione per i diritti umani Chapter Four Uganda denuncia arresti per reati come atti osceni, sodomia e sesso contro l'ordine della natura avvenuti anche dopo confessioni estorte con la violenza o con minacce. Una volta in carcere, i detenuti omosessuali vengono malmenati e sono sottoposti a ispezioni anali, mentre gli viene negato arbitrariamente il diritto a uscire di prigione con il pagamento di una cauzione.

E spesso neppure la liberazione dal carcere è una vera liberazione: la polizia può deliberatamente rilasciare gli omosessuali in zone dove rischiano la vita, senza ovviamente garantire loro neppure un minimo di protezione. E' la situazione che stanno vivendo alcuni ragazzi a Kano, sottoposti per cinque giorni alle torture delle forze dell'ordine e ora nascosti nelle campagne da settimane, in attesa di giudizio e terrorizzati all'idea che possano finire nelle mani della folla inferocita che voleva linciarli (ilgrandecolibri.com). La campagna di solidarietà internazionale per garantire la loro sopravvivenza è fallita: in un mese sono stati raccolti appena 150 dollari (circa 135 euro). L'Uganda, evidentemente, è un film passato di moda.

Pier

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