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Agender: è tempo di rivoluzioni

  • Venerdì, 27 Febbraio 2015 10:27 ,
  • Pubblicato in Flash news

LezPop
27 02 2015

Da anni si parla del fatto che la moda tenda alla neutralizzazione delle differenze di genere. In Inghilterra non solo se ne parla. In Inghilterra si fa. I grandi magazzini Selfridges, fondati nel 1909 dall’imprenditore statunitense Harry Gordon Selfridge, trasformeranno il loro principale punto vendita, che si trova in Oxford Street, in un negozio d’abbigliamento neutro. Se fino ad oggi il negozio era organizzato in due settori ben definiti, uno dedicato all’uomo, l’altro alla donna, dal 12 marzo si trasformerà un unico grande ambiente per abiti unisex. Il progetto, intitolato Agender, non si limiterà all’abbigliamento: le vetrine e il sito daranno spazio anche alla musica, alla fotografia, al cinema e al design che investigano sul gender, allargando ulteriormente il dibatto.

Purtroppo si tratta di un progetto temporaneo, che si esaurirà alla fine del mese di aprile, ma la direttrice creativa di Selfridges, Linda Hewson, ha spiegato al Women’s Wear Daily che Agender è solo l’inizio di un percorso che stanno intraprendendo. La Hewson ha dichiarato che tale proposta non vuole solo sfruttare una tendenza del momento, ma è il riconoscimento e la risposta a un cambiamento culturale e sociale già in atto. Il progetto servirà da banco di prova per la sperimentazione attorno alle idee di genere, sia per consentire ai clienti di avvicinarsi a tale esperienza senza preconcetti, sia per il negozio stesso, che in quanto rivenditore, ha il potere di influenzare il modo di concepire la moda.

Questa proposta rappresenta un’importante novità: Selfridges infatti è un marchio altamente consolidato, con una diffusione capillare in Inghilterra, specializzato in abbigliamento piuttosto convenzionale e tradizionale. Inoltre quello di Oxford Street è il secondo negozio più grande nel Regno Unito, (preceduto solo da Harrods ) e le sue vendite sono tra le più alte: quindi Agender avrà un impatto sul pubblico davvero notevole, raggiungendo anche persone che non si sono mai interrogate su tali questioni.
La moda è sempre stata una forma sociale di controllo. Nei secoli scorsi, nelle società di classe, caratterizzate da un’organizzazione rigida e fissa, la codificazione dell’abbigliamento era frutto di tale rigidità. I codici vestimentari erano altrettanto fissi e univoci, non lasciavano spazio a fraintendimenti o a interpretazioni personali. Quando, dopo la rivoluzione francese, venne finalmente sancito il diritto di ciascun cittadino di scegliere il proprio abbigliamento, di presentarsi al mondo secondo il proprio gusto, l’unico vincolo sopravvissuto fu proprio quello del genere. Vincolo al quale ancora oggi siamo ancorati.

Sembra ricorrere, tra i generi, una linea di demarcazione insormontabile, che viene esercitata anche attraverso il modo di vestire. Tutte quelle caratteristiche tipiche degli abiti, che ormai implicitamente associamo alle donne piuttosto che agli uomini, sono solo il frutto della stratificazione morale ed economica del corso dei secoli, sono il bisogno di ordine presentato come caratterizzazione innata. Mettere in discussione le connotazioni del genere, significa ridefinire l’intera società, perché, nel pubblico, in privato, in ogni interazione, nel linguaggio di ciascuno, i generi sono sempre compresi: non esiste più pensiero sulla persona svincolato da tali stereotipi. Continuare a segnare queste differenze, continuare ad affermare come naturale la distanza tra i generi che la cultura ha creato e ampliato, significa consolidare le gerarchie che reggono l’ordine sociale costituito.

L’aspetto infatti veramente rivoluzionario di Agender sta proprio nel fatto che, invece di mirare a rendere il concetto femminile e maschile più flessibili, sembra eliminare del tutto tale divario, con tutto ciò che ne consegue. Selfridges così, non solo darà finalmente alle persone che non s’identificano nel concetto di maschio o femmina la libertà di comprare abiti che possano meglio riflettere la loro identità, ma a darà anche tutti gli altri la possibilità di sperimentare e divertirsi coi generi, dando vita a un momento, seppur lieve, di insurrezione sociale.

Giada

Lesbica non è un insulto

  • Giovedì, 26 Febbraio 2015 15:48 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
26 02 2015

In Italiano esistono tantissime parole, molte di origine dialettale, per offendere un omosessuale maschio. Per le donne omosessuali, invece, basta dire lesbica. Ciò accade perché, nel nostro paese, l’immaginario legato alle donne che amano altre donne è del tutto distorto, oppure assente. Le lesbiche possono essere creature o molto brutte e molto mascoline (quindi non desiderabili dagli uomini), oppure le protagoniste di tantissimi film porno, dove – ovviamente – arriva il maschio di turno a insegnare loro cos’è davvero il sesso (quindi, lesbiche a tempo determinato).

E in questo triste scenario, fatto di stereotipi e di distorsione della realtà, una giovane fotografa torinese Martina Marongiu ha realizzato “Lesbica non è un insulto”. Si tratta di 12 scatti in cui i corpi delle modelle diventano una tela dove vengono scritte le risposte a quelle frasi che ogni lesbica si sente tatuare addosso nel momento in cui scopre il proprio orientamento sessuale. «In questo modo, i corpi diventano degli strumenti per lanciare un messaggio semplice e diretto», ci ha spiegato Martina Marongiu.

Il lavoro è nato dal confronto con le ragazze che hanno posato, Fabiana Lassandro, Dunja Lavecchia, Letizia Salerno, Morena Terranova, «abbiamo scelto le frasi insieme. E la domanda di partenza era “qual è il pregiudizio che ti senti più addosso?”». E così sono nate alcune delle scritte sui corpi delle modelle: “Non tutte le lesbiche hanno i capelli corti”, “Con lei tocco il cielo con due dita”, “Non cercare chi fa l’uomo”, “Amo le donne non odio gli uomini”, “Sono lesbica e non è una fase”, “Non ostento, esisto”.

Il progetto, nato nel 2013, è stato finora portato in giro soprattutto nel Nord Italia, in diversi contesti, sia LGBT che non. Uno dei più importanti è stato Paratissima, mostra di arte contemporanea torinese, con più di 600 espositori, dove Lesbica non è un insulto si è classificato tra i primi 15. «Ad ogni esposizione lasciamo il libretto dei commenti, dove chi vuole può esprimere il proprio parere. E alcuni sono incredibili, oltre a chi ci sostiene, ci sono persone che criticano i riferimenti al sesso, del tipo, “la storia delle due dita ve la potevate evitare”, “volete comunicare o sedurre?”, oppure, e spesso sono gli uomini, chi considera le foto troppo“provocanti”».

In effetti, i corpi rappresentati in Lesbica non è un insulto non sono né asessuati, né asettici, «la mia intenzione era realizzare delle belle immagini, non immagini mediocri o immagini bruttine. Tutte e cinque le modelle hanno banalmente un bel fisico, e sono così, non le ho neanche modificate con Photoshop».

Quest’inverno è partito il crowdfounding per il progetto, che si è chiuso pochi giorni fa con successo, «molte associazioni ci avevano chiesto di portare le foto in giro per l’Italia – ha spiegato Martina Marongiu – ma spesso era difficile avere un rimborso spese. Così, con i soldi del crowdfounding, possiamo partire in tour, prima tappa a marzo, a Torino, circolo Mourice, poi Genova, Reggio Emilia, e in Toscana. Inoltre vogliamo ristampare le foto».

Lesbica non è un insulto, però, non si ferma qui. «Grazie al NoStrano Festival – ci ha raccontato Martina Marongiu – abbiamo conosciuto le Badhole. E le prossime modelle saranno proprio loro». E allora non ci resta che aspettare per vedere il risultato di quest’incontro con le autrici e registe di Re(l)azioni a catena, che di sicuro sarà molto, molto interessante.

Potete trovare Lesbica non è un insulto su Facebook, Instagram e sito web.

È gay, non gli rinnovano la patente

  • Giovedì, 26 Febbraio 2015 11:03 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Garantista
26 02 2015

Ancora una volta una notizia che associa codice della strada e preferenze sessuali in modo del tutto assurdo. Questa volta a farne le spese sarebbe, almeno secondo la sua denuncia, Simone R., ventinovenne residente a Pavia, che ha denunciato un grave atto di discriminazione nei suoi confronti: il mancato rinnovo della patente dovuto alla sua omosessualità.

Simone è assistito nella sua battaglia legale dall’associazione Agitalia, che raccontano con queste parole l’accaduto: «Qualche giorno fa il nostro associato che aveva fatto domanda per il rituale rinnovo della patente di guida civile di tipo B si è visto negare il predetto rinnovo per ’inidoneità psicofisica’ alla guida di autovetture avendo dichiarato, in sede di colloquio con il medico legale, di essere omosessuale».

La visita risale all’11 dicembre scorso e si è svolta presso la sede Asl di competenza. Risulta che la Prefettura di Milano abbia confermato l’esito degli esami della motorizzazione civile di Milano. «Tralasciando in questa sede – prosegue Agitalia – ogni considerazione sulla possibile valenza ’omofobica’ del suddetto diniego preme a questa associazione rappresentare l’assoluta infondatezza, anche di merito, dell’asserzione avallata dalla Prefettura. Il ricorrente, infatti, pur vivendo la propria personale condizione di omosessualità e pur essendo stato ritenuto non idoneo all’uso delle armi, non risulta, al momento della visita medico legale, affetto da alcuna patologia di rilievo che possa in qualche modo interferire con la propria capacità di condurre veicoli a motore. Abbiamo presentato ricorso al Giudice di Pace di Pavia, dove il giovane risiede, quale foro territoriale competente in favore del consumatore».

Una vicenda analoga era capitata a Danilo Giuffrida, un ragazzo siciliano a cui lo scorso gennaio, la Corte di Cassazione ha dato ragione, e per cui ha stabilito un diritto a un risarcimento per un vero e proprio «comportamento omofobico» oltre che «intollerabilmente reiterato» da parte della pubblica amministrazione.

Contro natura! Quale natura?

Il libro di Nicla Vassallo, universitaria e intellettuale militante ci regala un nutrito argomentare a favore dell'accesso di coppie same-sex all'istituto del matrimonio. Uno dopo l'altro vengono smontati i molti ingombranti idòla che ostacolano la discussione, dalla pretesa minaccia del matrimonio same-sex nei confronti della sacralità del matrimonio alla finalità procreativa del matrimonio, dalla immutabilità del matrimonio tradizionale alle pretese etiche e addirittura epistemiche di stravaganti paladini dell'eterosessualità.
Roberto Casati, Il Sole 24 Ore ...

Huffington Post
20 02 2015

Scandalosa Madrid. Potrebbe essere questo il commento alla circolare diffusa tra i dipendenti della metropolitana della capitale spagnola che "invita gli agenti della sicurezza a controllare in particolare omosessuali, mendicanti o musicisti", categorie "accusate" di viaggiare spesso senza biglietto o con ticket non validati. Un documento che ha fatto infuriare la direzione del servizio di trasporti locali che ha immediatamente provveduto ad aprire un'inchiesta sull'accaduto. Dalle prime indagini sarebbe stato un dipendente della sicurezza ad inviare il messaggio omofobo e per questo sarebbe già stato sospeso dall'incarico.

Una nota che, naturalemente, è stata accolta con sconcerto da molti dipendenti, che non hanno esitato a denunciare la carta ritenuta "discriminatoria, offensiva e omofoba", come ha sottolineato Teodoro Piñuelas, del sindacato UGT che rappresenta i dipendenti della metropolitana. Il sindacato ha quindi portato la nota all'attenzione delle autorità metropolitane. "Non capisco il motivo per cui si dà per assodato che gli omosessuali non paghino i biglietti e che per questo vanno monitorati e non invece coloro che sono altri, biondi o che portano gli occhiali" ha detto ancora Piñuelas a El País.

"È deplorevole e prenderemo una serie di misure per identificare i responsabili", ha dichiarato subito una portavoce della metropolitana di Madrid, precisando che il direttore generale della metropolitana avrebbe incontrato le associazioni di difesa degli omosessuali per "presentare personalmente delle scuse". "Una persona è stata identificata e una procedura disciplinare sarà aperta a suo carico", ha aggiunto ancora la stessa fonte.

La portavoce ha insistito che "non si tratta di un documento ufficiale ma di una email di un dipendente che l'ha inviata al dipartimento di sicurezza". "Vogliamo sapere chi sono i superiori che non hanno visto questo documento o che hanno dato il loro assenso" alla sua circolazione, ha concluso la portavoce.

Il collettivo delle lesbiche, dei gay, dei transessuali e bisessuali di Madrid (cogam) ha espresso "sorpresa e indignazione" per un documento che colpisce "l'uguaglianza riconosciuta dalla costituzione e invita i controllori della metropolitana di Madrid ad adottare dei comportamenti omofobi".

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