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I trans in Costituzione

  • Venerdì, 20 Febbraio 2015 14:26 ,
  • Pubblicato in Flash news

l'Espresso
20 02 2015

Donne, uomini e transessuali, tutti ugualmente protetti dalla Costituzione.

La giunta militare al governo in Thailandia sta studiando delle modifiche alla Magna Charta per inserire un terzo genere, quello dei transessuali, oltre a quelli abituali maschili e femminili.

La Thailandia è la culla dell'industria del cambio di sesso ed è abituale incrociare dei transessuali, ma per loro la vita non è comunque rose e fiori. ...

Corriere della Sera
20 02 2015

Il prefetto di Milano, Francesco Paolo Tronca, ha nominato un commissario ad acta che ha cancellato la trascrizione dei 13 matrimoni omosessuali celebrati all’estero, che era stata fatta dal sindaco Giuliano Pisapia. Le coppie sono state informate tramite lettera. Secca, la replica del sindaco sul suo profilo Facebook: «Ci opporremo in tutte le sedi contro una decisione strumentale e discriminatoria». Non solo. Pisapia ha rinnovato il suo appello al Parlamento, «affinché intervenga al più presto con un provvedimento legislativo complessivo che finalmente allinei l’Italia a quell’Europa dei diritti cui aspiriamo». Infine, una stoccata al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, per il quale invoca una «formale mozione di censura» dagli scranni di Montecitorio. Punta il dito contro il responsabile del Viminale anche l’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino: «Invece di occuparsi di come accogliere dignitosamente gli immigrati, perseguita le coppie di fatto». Si dicono «sgomente» per «un intervento a gamba tesa, un atto oscurantista e fascista» le coppie omosessuali milanesi sposate all’estero, riunite nel gruppo «Love Out Law».

La vicenda
Più volte il sindaco Pisapia si era rifiutato di cancellare le nozze gay celebrate all’estero, ritenendole legittime. Era lo scorso 4 novembre quando il prefetto aveva adottato il «provvedimento di annullamento» di trascrizione dei 13 matrimoni tra persone dello stesso sesso trascritte dal sindaco. Nel provvedimento Tronca aveva ordinato al sindaco, in qualità di ufficiale di stato civile, di provvedere «senza ritardo» a tutti gli adempimenti. Il commissario ad acta si è recato nei giorni scorsi in Comune a cancellarle. «Un atto dovuto», lo definiscono fonti della prefettura.

I Giovani democratici: «Mozione contro Alfano, si dimetta»
E sulla trascrizione, da più parti, monta la polemica. Arriva dai Giovani democratici milanesi la proposta di presentare e votare una mozione contro il ministro dell’Interno: «Alfano si dimetta. Dimostra ogni giorno un’inettitudine disarmante che mette a rischio la fiducia e la tenuta del governo — dichiara Giacomo Marossi, coordinatore cittadino dei Giovani democratici — come se già non bastasse l’imbarazzo di starci in maggioranza».

De Corato: «Meglio tardi che mai»
Solidarizza con il prefetto Riccardo De Corato (FdI), vice presidente del consiglio comunale. «Meglio tardi che mai — il suo commento — . Finalmente anche a Milano il prefetto ha nominato un commissario ad acta per annullare le trascrizioni delle nozze gay. Siamo in ritardo di quattro mesi, a Udine questo passo era stato fatto a fine ottobre, mentre da noi è stato perso un sacco di tempo». Il consigliere all’opposizione ricorda inoltre come «in questi mesi avevamo più volte chiesto la soluzione della questione e il ripristino della legalità, scrivendo, il giorno dopo le trascrizioni di Pisapia, al prefetto Tronca. Ma il tempo è passato tra missive, dichiarazioni, prove di forza e pure un falso avviso di garanzia e la seguente sceneggiata del sindaco che si dichiarava indagato quando invece non lo era».

Huffington Post
20 02 2015

Laura e Giulia, adolescenti e lesbiche. Insultate a scuola, picchiate in famiglia. "Ci amiamo, ma abbiamo paura"

Pensate di camminare per strada con il vostro ragazzo o ragazza a fianco e non poterlo toccare, non poterlo tenere per mano. Pensate di rischiare di essere picchiati se da fuori si dovesse capire che state insieme. Pensate da ragazze di venire minacciate di essere violentate allo scopo di “guarirvi e aggiustarvi”, perché amate una donna anziché un uomo.

L'amore adolescenziale non dovrebbe vivere della paura di mostrarsi, ma per Giulia e Laura non serve molta immaginazione per figurarsi una quotidianità del genere. Il loro amore questa coppia lo vive ai tempi dell’omofobia, più radicata e ottusa di quanto non si possa credere. Sono due ragazze di Napoli, picchiate dai genitori e discriminate e derise nella scuola, dove la loro storia dagli insegnanti viene presentata ai compagni come un morbo, in grado di infettarli.

Laura e Giulia frequentano la stessa classe in un Liceo. Si sono innamorate e si sono fidanzate poco dopo essersi conosciute. Inizialmente nascondevano la loro storia, poi hanno deciso di viverla alla luce del sole e a quel punto è intervenuta la scuola.

“Il vicepreside diceva in giro che portavo le ragazze a diventare lesbiche, che era una malattia e io la stavo diffondendo”, ha raccontato Laura. “Durante le lezioni una delle nostre professoresse ripeteva che facevamo schifo, che non eravamo normali. ‘La gallina va col gallo o con un’altra gallina?’ chiedeva alla classe. Le mie compagne venivano fermate per i corridoi dai professori e veniva consigliato loro di non frequentarmi. Un giorno il vicepreside ha convocato la madre di Giulia per dirle che la perseguitavo e le stavo facendo il lavaggio del cervello”.

Quando la voce è arrivata all’orecchio del padre, Giulia è stata picchiata violentemente, le è stato sequestrato il cellulare ed è stata segregata in casa. “O scegli noi o scegli lei”, ma lei non voleva scegliere tra la famiglia e la fidanzata. A farlo l’hanno aiutata i genitori, cacciandola di casa.

È passato un po’ di tempo da quel giorno. Le ragazze hanno denunciato la scuola e Giulia il padre per le percosse subite. È tornata a vivere dai suoi, la mamma ha accettato Laura, il papà un po’ meno. A scuola la situazione non è molto cambiata, ma Laura ha l’appoggio di una professoressa che ha preso le sue difese davanti al preside. Manca un anno alla maturità.

“Io e la mia ragazza non possiamo camminare per strada mano nella mano. Ogni volta che è successo siamo state minacciate di essere picchiate o violentate per ‘portarci dall’altra sponda’. Dico la verità, la storia la vivo alla luce del sole, ma con i miei amici e in casa. In mezzo alla strada non mi sento tranquilla. E vorrei evadere, vorrei andare in un posto dove c’è la libertà. Perché per me il problema è anche Napoli. Per le strade di Napoli io e Giulia possiamo essere solo amiche. Punto”.

Silvia Renda

 

Amnesty International
13 02 2015

San Valentino, Amnesty International aderisce alle piazzate d'amore: flashmob in oltre 30 città per ottenere diritti

In alto i cuori in molte città d'Italia per chiedere gli stessi diritti per lo stesso amore, che sia eterosessuale o tra persone dello stesso sesso.

Nella giornata di San Valentino anche Amnesty International scende in piazza, insieme a moltissime associazioni italiane, per aderire alle Piazzate d'Amore, flashmob convocati per sabato 14 febbraio in oltre 30 città italiane.

L'idea nasce nell'ambito del lavoro comune portato avanti da molte associazioni per i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuate (Lgbti) unite, quest'anno, per rafforzare le loro richieste.

"Un simbolo semplice, un cuore e un uguale, per tenere assieme i valori dell'amore e dell'uguaglianza, per rivendicare l'applicazione piena dell'articolo 3 della nostra Carta costituzionale, per chiedere per tutti gli amori gli stessi diritti" - ha dichiarato Flavio Romani, presidente di Arcigay.

"In tema d'amore non dovrebbero esserci contrapposizioni - ha aggiunto - il diritto d'amare e di veder riconosciuto il proprio amore è legato al diritto di esistere di ogni essere umano, all'ambizione legittima di realizzare le proprie aspirazioni e progettare il proprio orizzonte".

‪#‎LoStessoSi‬ è l'hashtag della mobilitazione sui social media. Le città dove avranno luogo le Piazzate d'Amore sono 33 (Torino, Genova, Milano, Pavia, Verona, Vicenza, Padova, Trieste, Ravenna, Parma, Pistoia, Empoli, Firenze, Cecina (LI), Livorno, Pesaro, Assisi (PG), Pescara, Roma, Viterbo, Napoli, Potenza, Foggia, Taranto, Lecce, Reggio Calabria, Messina, Cremona, Catania, Palermo, Cagliari, 2 eventi a Bologna) ma diverse altre stanno aderendo all'iniziativa. ‬

Per essere aggiornato su luoghi e orari dei flashmob, consultare la pagina Facebook ufficiale

Nell'ambito della campagna per i diritti umani in Italia, Amnesty International si batte per i diritti delle persone Lgbti, chiedendo una legge che consenta il matrimonio egualitario.

Tra le altre raccomandazioni, si chiede anche una legge che includa l'omofobia e la transfobia tra i motivi alla base dell'aggravante del reato d'odio e una legge che permetta la libera scelta dell'identità di genere senza l'obbligo di cambiamento chirurgico del sesso.

Le altre associazioni che aderiscono all'iniziativa: Anddos, Agedo, Arci, Arcigay, ArciLesbica, Articolo 29, Associazione LGBT Quore Torino, Associazione Radicale Certi Diritti, Avvocatura per i diritti LGBTI - Rete Lenford, Cgil Nazionale - Nuovi Diritti, Cild - Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili, Condividilove, Coordinamento Torino Pride GLBT, Edge, Equality Italia, Esedomani Terni, Famiglie Arcobaleno, Gay Center, Gaycs, Gaynet, I Mondi Diversi, La Fenice Gay, Love out Law, Uaar.

Famiglie omogenitoriali, il conflitto inconcepibile

Il Fatto Quotidiano
13 02 2015

Che succede se una coppia di omogenitori litiga? Litiga di brutto, dico. Se litiga al punto da non riuscire più a portare avanti il progetto di crescere insieme un figlio. Se insomma si vuole separare. Un bel casino, succede. Infatti in Italia, a differenza che nelle famiglie normate, non è prevista la regolamentazione di una separazione, consenziente o unilaterale, per una coppia omosessuale, con o senza figli (diversamente sarebbe bislacco assai, non essendo legale l’omomatrimonio!). Quindi discutere di assegni familiari, tempi e modi per vedere il figlio, diritti e doveri di entrambi i genitori diventa un percorso talmente in salita da rischiare lo schianto. E naturalmente i figli ci vanno di mezzo.

Senza dubbio, non è un problema da poco, e vi spiego perché. Mentre il genitore riconosciuto (la madre o il padre biologici) ha tutti i diritti e tutti i doveri che il suo ruolo impone, l’altro (che in un paese civile sarebbe il padre o madre adottivi) in Italia non viene contemplato, quindi nemmeno il legame con il suo bambino – concepito e messo al mondo tanto quanto ha fatto il partner, seppure in modo diverso. Questo significa che, senza il consenso del genitore biologico, non c’è alcuna speranza di poter vedere il figlio, curarlo, prenderlo a scuola, ospitarlo in casa (saltuariamente o prevalentemente), portarlo in vacanza all’estero, e così via. Al contrario, il genitore biologico non potrà pretendere alcunchè dal co-genitore: aiuti economici in primis, ma anche tutto ciò che, in una separazione normale, viene stabilito tra le due parti.

Per capire meglio l’assurdo paradosso e il dramma che molti figli (molti di più dei 100 mila censiti quasi dieci anni fa) rischiano di dover subire per via di un governo che si ostina, nonostante i vari richiami, anche recentissimi, della Cassazione, a non legiferare in merito, ci ha pensato Rete Lenford, un gruppo di avvocati italiani uniti per difendere i diritti delle persone LGBTQI nel nostro vecchio paese. Che, qualche mese fa a Bergamo, ha organizzato, insieme all’Associazione Internazionale Mediatori sistemici, all’Università degli Studi di Bergamo, a Human Right Education, e ad Associazione Italiana Mediatori Familiari, un incontro chiamato Litigious Love con l’obiettivo di fornire una piattaforma di conoscenze pratiche e teoriche sul tema della mediazione familiare applicato alla risoluzione di controversie fra partner dello stesso sesso. Anche Sei come sei, il discussissimo romanzo di Melania Mazzucco aiuta a comprendere la drammaticità di questa situazione: è forse l’unica storia scritta in Italia sul tema, anche se la coppia in questione (due uomini con una bambina) si separa non per un conflitto ma per la morte di uno dei due partner.


Il fatto, insomma, è che una coppia omogenitoriale non può permettersi culturalmente di litigare. Sarà forse per questo che, secondo alcune statistiche, le omofamiglie sono più solide e meno litigiose? Oppure i conflitti restano dentro le mura di casa, danneggiando la vita del bambino, oltre quella dei due partner? Ha fatto molto discutere la separazione tra la figlia di Vecchioni, Francesca, e la sua compagna, coppia-simbolo, fino a poco tempo fa, delle Famiglie Arcobaleno. Renzi stesso aveva scelto Francesca per parlare dell’Italia che cambia, aperta ai diritti civili come il resto del mondo.

E allora viva i Tribunali e i Comuni, più svelti e coraggiosi dei legislatori, che a colpi di sentenze e trascrizioni cercano disperatamente di non perdere troppi passi coi tempi e di non lasciare troppe persone, troppi bambini (futuro della nostra Italia), irrimediabilmente indietro: esclusi.

Eugenia Romanelli

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