×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 407

San Valentino 2015: la crisi del settimo anno

  • Giovedì, 12 Febbraio 2015 12:38 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
12 02 2015

Si avvicina San Valentino, una data che invita le coppie a celebrare il proprio amore e a rinfocolare la propria passione attraverso i consumi; che fa sentire particolarmente solo/a e sfigata/o chi non sta in coppia e che spinge chi pratica forme di sessualità [...] “diverse”, come i gay e le lesbiche o i /le poliamorose, a reclamare uguaglianza esibendo la propria capacità di scambiare cioccolatini, anelli, rose rosse e promesse di amore eterno quanto e più degli eterosessuali monogami.

Siamo queer, lesbiche, gay, trans, persone non monogame e persone che pur avendo pratiche monogame o eterosessuali non credono nella superiorità della monogamia o nella naturalità dell’eterosessualità.

Rifiutiamo l’immaginario romantico perché ci rendiamo conto che questa narrazione del sesso e dell’amore ci rende infelici: quando siamo in coppia, ci spinge a sviluppare dipendenza emotiva e a isolarci affettivamente, creando terreno fertile per piccole e grandi violenze; quando la coppia finisce, ci rende la separazione ancora più dolorosa del necessario, per via della solitudine, che è la naturale conseguenza dell’isolamento in cui ci eravamo chiuse/i, e del senso di fallimento; quando restiamo “single” troppo a lungo, ci fa sentire inadeguate/i e incomplete/i.

Se poi oltre a non avere un compagno/a non abbiamo nemmeno un lavoro, la mancanza di riconoscimento sociale è totale, e ci rende più ricattabili che mai, anche nella ricerca di un’indipendenza economica.

Diffondiamo piacere (+ intimità + affetto + cura)
Oggi vogliamo affermare che non abbiamo bisogno di biancheria di pizzo o di “offrirle una cena costosa” per godere dei nostri corpi; che non abbiamo bisogno di raccontare i nostri affetti con il linguaggio dell’amore coniugale per sentirci in diritto di viverli; che non stiamo aspettando di incontrare la Persona Giusta per amare e sentirci amate, e per sentire che la nostra vita è completa; che non abbiamo bisogno di convivere per legittimare le nostre relazioni d’amore.

Possiamo e vogliamo scambiare piacere, affetto, intimità, cura e impegno a starsi vicino – in varie combinazioni e dosaggi – con le nostre compagne e compagni, amiche e amici, con i nostri coinquilini, con gente incontrata per caso, con una o più persone con cui abbiamo deciso di condividere parti più o meno grandi della nostra vita attuale e dei nostri piani per l’immediato futuro. Non abbiamo necessariamente bisogno di concentrare tutte queste cose su un unico rapporto. Le nostre reti di affetto sono molteplici, intergenerazionali, collettive, internazionali, solide.

La precarietà nuoce gravemente alla salute sessuale
L’unica cosa di cui abbiamo bisogno per godere appieno del sesso e dell’amore è avere tempo, energia e spazio per farlo: non essere vampirizzate dal lavoro, dalla ricerca di lavoro o dalla povertà; avere una casa; non dipendere economicamente dai nostri genitori; essere supportate/i da servizi efficienti e da una responsabilità collettiva nella cura di eventuali bambini/e; non avere censori che pontificano sulla serietà, sulla legittimità o sulla completezza delle nostre vite sessuali e affettive. In altre parole, quello di cui avremmo davvero bisogno per amare e per scopare in piena libertà è un reddito di autodeterminazione per tutti/e sganciato dal lavoro.

Pensavo fosse amore… invece era il capitale
Fin da piccoli/e ci viene insegnato che per essere felici bisogna prima di tutto trovarsi un fidanzato/a. Ci sentiamo continuamente ripetere che la coppia è portatrice di futuro, stabilità, maturità, patrimonio e produzione, ossia gli ingredienti magici del capitalismo.

In effetti, che siamo etero o omosessuali, il modello di vita di coppia che ci viene proposto ci spinge a lavorare e consumare con più dedizione e passione (grazie IKEA!).

Nella precarietà diffusa e nella crescente competizione che acuisce le disparità basate sul genere, la classe sociale, l’appartenenza etnica, l’aspetto fisico e l’età, ci illudiamo che l’unico rifugio sicuro sia la coppia.

Naturalmente, se ci sentiamo stanche/i e depresse/i, è solo perché non abbiamo ancora incontrato la Persona Giusta e, quando la incontreremo, tutto andrà bene.

Così il mito dell’amore romantico, oltre a impoverire la qualità della nostra vita sessuale e affettiva, produce anche individui più docili allo sfruttamento e alle ingiustizie.

“Fatti una famiglia!” (Altro che welfare…)
Ci hanno abituate/i a pensare che la logica continuazione di un rapporto di coppia “serio” sia farsi una famiglia. In questo modo ci spingono a riprodurre all’infinito i modelli sociali esistenti.

L’immaginario romantico produce l’idea che una certa forma di relazione e un certo stile di vita siano più validi e degni di altri, creando gerarchie e discriminazioni fra le persone attraverso mille micropratiche sociali, oltre che nella distribuzione delle ultime briciole di welfare pubblico.

Un welfare che presuppone che il suo utente-tipo sia sempre membro o di una famiglia mononuclerare o di una coppia in quanto futura famiglia, e comunque che si pone solo come (misera) integrazione al lavoro di cura svolto dalle donne e al supporto economico di nonni e genitori.

La lotta transfemministaqueer migliora la tua vita affettiva molto più di una terapia di coppia!
Con questo non stiamo dicendo che ci siamo già individualmente e definitivamente liberate/i dal sogno del principe azzurro e dalla sindrome di due-cuori-e-una-capanna.

>Non è facile decolonizzare le nostre menti e i nostri cuori dall’idea che per essere adulti e realizzati bisogna avere una compagno/a, e dalla convinzione che concentrare tutti i nostri desideri, sforzi e aspettative su questa persona sia il salutare sintomo dell’amore “vero”.

>Non è facile nemmeno mettere in pratica forme di vita alternative a questo modello, perché tutta la nostra società è a misura di coppia (per quanto alcune coppie – quelle non sposate o quelle non eterosessuali – abbiano meno legittimità e diritti di altre).
Combattere questi condizionamenti culturali e materiali non è una questione di scelta individuale nè di crescita personale, ma un lavoro collettivo che abbiamo appena cominciato, e che per noi ha un immenso valore politico.

Decolonizzati anche tu!
La lotta all’amore romantico cosí come ce l’hanno insegnato è parte del nostro lavoro per la costruzione di un welfare queer dal basso e della nostra lotta all’eterosessualità obbligatoria, al binarismo dei generi, alla normatività della riproduzione, al controllo dei corpi e dei desideri da parte del mercato del lavoro e del consumo.

Al capitalismo rispondiamo creando forme di neomutualismo, cura e aiuto che scardinano l’individualismo e il modello riproduttivo della famiglia nucleare, che sostengono le nostre forme di sabotaggio dell’etica del lavoro, del merito e della produttività.

Smettiamo di riprodurre un modello di vita che ci rende ricattabili e isolate/i.

Noi autoproduciamo, noi liberiamo la creatività invece di riprodurre in serie.

>Decolonizzati anche tu! Seguici sulla nuova sezione del blog del SomMovimento NazioAnale dedicata alle Altre Intimità!

SomMovimento nazioAnale

Il Fatto Quotidiano
12 02 2015

Al via il primo progetto a Roma, e nel Lazio, sul legame tra la terza età e il mondo dei gay, lesbiche, bisessuali e transgender. Per migliorarne la qualità della vita, dal punto di vista sociale e psicofisico. Si chiama “Angelo azzurro. Percorsi di valorizzazione degli anziani Lgbt” ed è promosso dallo storico circolo di cultura omosessuale Mario Mieli insieme alla Regione Lazio. Un progetto, spiega Alessandra Cattoi, l’assessore alle Pari opportunità del Comune di Roma, che “rappresenta un passo in avanti per rispondere ai bisogni di persone che spesso hanno dovuto vivere clandestinamente il proprio orientamento sessuale. E e che ora vivono particolari fragilità dovute a problemi legati alla terza età, come la solitudine, l’isolamento, la non autosufficienza”.

In Italia, gli interventi legislativi e di welfare a favore delle persone anziane Lgbt si contano sulle dita di una mano. Attraverso varie attività, laboratori e uno sportello di ascolto, “Angelo azzurro” faciliterà invece la conoscenza e l’interazione tra coetanei, ma anche tra le generazioni. Un impegno speciale sarà dedicato alla sensibilizzazione in materia di servizi territoriali per over 65.

L’iniziativa, che ha come testimonial Leopoldo Mastelloni e Leo Gullotta, parte il 12 febbraio con l’attivazione di uno sportello di ascolto e orientamento nella sede romana del Circolo “Mario Mieli”, integrato agli altri servizi del territorio, dal Municipio alle Asl.
L’accesso diretto in sede sarà possibile il lunedì e il mercoledì dalle 14 alle 16, mentre tutti gli altri giorni, dal lunedì al venerdì, si potrà fruirne telefonicamente dalle 12 alle 16 tramite la Rainbow Line gratuita (chiamando l’800-110611). Il 4 marzo il via alle attività ludiche e culturali (tornei di carte, speed date, tour collettivi in centro) e a due laboratori: il primo sulle fantasie guidate (per acquisire competenze sull’espressione delle proprie emozioni, e sulla gestione dello stress), l’altro sull’omofobia interiorizzata (per dotarsi di consapevolezza e imparare a riconoscere le emozioni nella quotidianità).

“Nel corso del tempo, siamo venuti a contatto con tante persone Lgbt anziane, rendendoci conto di come queste presentino delle particolari fragilità e bisogni, rispetto ai loro coetanei eterosessuali – spiega a ilfattoquotidiano.it Andrea Maccarrone, presidente del circolo “Mario Mieli” -. Sentivamo quindi di dover offrire una risposta specifica, sul solco delle esperienze di altri Paesi europei come la Germania”. Nella capitale, e nel Lazio, il tema è particolarmente sentito: “Il nostro circolo opera da oltre trent’anni, e a Roma è molto alto il numero delle persone Lgbt. Molte provengono da altre regioni italiane, e invecchiando vien loro meno ogni tessuto sociale di base, ogni rete familiare di sostegno e protezione. Le difficoltà comuni a tutti gli anziani si moltiplicano”.

Ad esempio, “mancano tutele legali per le coppie di anziani Lgbt, e luoghi deputati alla loro socializzazione. Negli anni sono poi balzati agli onori della cronaca numerosi casi di violenza, e persino omicidi ai danni di anziani gay – ci dice ancora Maccarrone -. Anche alcune questioni inerenti la salute possono incontrare delle specificità di orientamento sessuale, di identità di genere”. E poi soffia forte il vento dell’omofobia. “Chi ha oggi sessanta, settanta o ottant’anni, è cresciuto in una società che lo costringeva all’invisibilità e così ha spesso metabolizzato modelli e sistemi di valori fortemente omofobi – conclude Maccarrone -. Gli anziani Lgbt sono più facilmente vittime, in contesti di coetanei, di ostilità, negazione, solitudine. E persino di ricatti, molestie, truffe”.

Maurizio Di Fazio

San ValentinoLa partita di pallone a un euro, per San Valentino, era stata la bell'idea lanciata dal Bologna Calcio qualche giorno fa. Un abbonato (lui, di solito), un partner (lei, di solito), invitati in curva in offerta speciale, il prossimo sabato, a Bologna-Ternana. Ma lo slogan, "Allo stadio con chi ami", non limitava le scelte di genere
Walter Fuochi, la Repubblica ...

Conferenza di presentazione del progetto "Angelo Azzurro"

  • Lunedì, 09 Febbraio 2015 08:04 ,
  • Pubblicato in L'Iniziativa


Progetto Angelo AzzurroMartedì 10 febbraio, dalle ore 11.30 alle ore 13.30 
Campidoglio - Sala del Carroccio
Roma

Io, la legge, la mia bimba, sulla carta resto nessuno

Klimt, MaternitàLa rimetto a letto e a letto torno anch'io non proprio certa di riuscire a riprendere sonno. Anche perché ho nella testa una domanda: mamma? Ma sono poi davvero la sua mamma? Non ha il mio cognome. Per la legge io sono nessuno. Se la donna che l'ha messa al mondo, la mia compagna, dovesse morire, lo Stato me la porterebbe via. Se finisse in ospedale non potrei decidere niente. Per andare a prenderla all'asilo ho bisogno del permesso della mia compagna proprio come una baby sitter. Eppure l'abbiamo voluta insieme. 
Rory Cappelli, la Repubblica ...

facebook