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Roghi di libri per bambini, ancora. Aiuto

  • Mercoledì, 17 Dicembre 2014 13:19 ,
  • Pubblicato in Flash news

Lipperatura
17 12 2014

Questa è una storia a puntate. Una storia triste, una storia apparentemente circoscritta. Una storia che riguarda le bambine e i bambini, e le bibliotecarie, e il progetto Nati per leggere. E che riguarda le mamme. Giusto, le mamme, quelle di cui tanto si parla in questi giorni con feroce curiosità, quelle che devono essere sempre perfette e mai depresse (consiglio il proposito lo splendido post di Helena Janeczeck sulla madre-strega). Le mamme che a volte si fanno branco, perché così si fa, da millenni, e così si ritiene giusto.

Possiamo partire da un libro, Il libro delle famiglie di Todd Parr, dove si racconta la verità. Le famiglie sono plurali, sono diverse fra loro (diamine, lo dice persino l’Istat). Possono essere formate da un genitore, o da due, e quei due possono essere dello stesso sesso. Normale, no? No. Se digitate su google il titolo del libro seguito dalle parole “contro il gender” potete rendervi conto da soli delle reazioni feroci che il libro ha suscitato tra i fondamentalisti cattolici (sì, fondamentalisti: altro termine non mi viene). Qui, per dire, ce n’è una.

Possiamo partire anche da un altro libro. Un classico, davvero: si chiama Piccolo blu e piccolo giallo, lo ha scritto Leo Lionni e parla, semplicemente, di amicizia. Però c’é un precedente: questo libro fa parteanche del progetto “Leggere senza stereotipi”, e la parola “stereotipi” è sufficiente per far venire il mal di pancia ai fondamentalisti di cui sopra. Già qualche tempo fa la storia di due macchie di colore diverso che insegnano alle bambine e ai bambini cosa significhi la parola rispetto è stata oggetto di strali e crociate: qui un riassunto.

Andiamo avanti. Ci sono progetti per diffondere la lettura nelle scuole. Sono noti e preziosi: Nati per leggere e In vitro. Progetti preziosi, che provano a cambiare le cose nel paese dei non lettori. E, aggiungo, anche degli stereotipi, tanto per far venire i crampi a qualche fondamentalista di passaggio. Magari quelli che credono a quanto scrive Il Giornale sugli svenimenti dei bambini che sentono parlare (oddio!) di gender a scuola.
Ora, se avete avuto la pazienza di aprire tutti questi link e arrivare fin qui, arriviamo al punto. C’è una città, che per ora rimane anonima, dove un gruppo di mamme, sembra appartenenti al movimento Rinnovamento per lo Spirito Santo che ha deciso che quei progetti (Nati per leggere e In vitro) non s’hanno da fare. O che, quanto meno, i libri proposti vadano prima vagliati da loro. C’è una scuola dove la direttrice scolastica sta dando ascolto, a quanto pare, a quelle madri. C’è una scuola dove a una riunione è stato convocato un sacerdote esorcista, che ha ovviamente tuonato contro l’orrore della vicenda (forse dimenticando, chissà, che l’indice dei libri proibiti non esiste più.
Ufficialmente).

C’è una raccolta firme aperta dalle mamme. C’è una richiesta di controllo, da parte della scuola, di sapere chi entra nell’istituto per parlare del progetto, quali titoli vengono letti, con quali argomentazioni. Naturalmente la richiesta arriva dopo le pressioni dei fondamentalisti medesimi, che on line mettono a disposizione il modulo da compilare contro il gender. E, mentre noi si parla d’altro, si mobilitano contro ogni progetto di reciproco rispetto.

Ecco, questa è la prima parte della storia. Prima di raccontarvi il resto, e di dirvi dove sta accadendo tutto questo, chiedo e vi chiedo, e chiedo al ministero dell’Istruzione, a quello per i Beni Culturali, al Centro per il Libro e la Lettura, di intervenire. Perché questa è una battaglia contro i libri: libri scelti e vagliati anche istituzionalmente. Questo è, ancora una volta, un rogo potenziale. Che questa violenza si fermi, una volta per tutte. I libri per bambini aprono menti, e non le chiudono.
In una parola: aiuto.

Al via L/ivre: il gusto dell'indipendenza!

  • Lunedì, 15 Dicembre 2014 14:38 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
15 12 2014

Il tema dell'indipendenza oggi rischia di essere digerito dal dibattito mainstream provocandone l'inevitabile caduta nel novero delle etichette utili alla vendita: tra il vintage, l'etnico e l'immancabile bio, troviamo l'indipendente, una variante sul mercato per palati raffinati.

Così come il benessere diventa un prodotto che si compra in beauty farm, il buon vino e il buon cibo stanno, portafoglio permettendo, nel ventaglio delle possibilità: dal Junk Food al Made in Eataly, per molti ma non per tutti. Ed è un vezzo ostinarsi al lavoro artigiano dell'editore: nell'epoca del megabookstore, il libro è un prodotto come gli altri ma scade molto prima. Però fanno colore gli editori indipendenti, fanno chic, quasi tenerezza. E nei salotti, nelle fiere, persino nelle Feltrinelli, chi non gli riserva un cantuccio nell'ultimo scaffale? chi non testimonia il suo dispiacere per la scomparsa del panda? ma gli affari sono affari!

E invece, oggi più che mai, l'indipendenza non è un'opzione tra le altre, ma è un terreno di battaglia, una sfida, una modalità di agire discontinuità e praticare l’alternativa dentro la crisi che viviamo. Questo è il senso della scommessa che ci poniamo anche con L/Ivre, il festival dei vini e dei libri indipendenti, organizzato dall'atelier autogestito ESC...

Dal 17 al 21 dicembre torna L/ivre. Giunto alla sua terza edizione, L/ivre è un festival di cultura indipendente autofinanziato e autorganizzato, che si sviluppa in sinergia con editori, produttori vinicoli, artisti, autori, ricercatori. Non vuole essere la costruzione di un ennesimo "salotto alternativo", insomma, ma prova ad agire dentro le contraddizioni e i conflitti che si aprono nel panorama di una produzione culturale, editoriale e enogastronomica sempre più mercificata e esclusiva, uniforme e usa-e-getta. Assume valore politico, oltre che culturale, costruire ambiti in controtendenza e autonomi rispetto alla definizione di monopoli nel mondo editoriale. La concentrazione di molte case editrici in pochi potentissimi gruppi che controllano tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione e vendita, rappresenta l'articolazione nostrana di un problema che a livello globale porta il nome di colossi come Amazon. La finanziarizzazione del mercato del libro e della cultura è un tema immediatamente democratico: la minaccia che questi processi costituiscono per la "bibliodiversità" parla di una sempre più condizionata circolazione dei saperi, dell'informazione e delle conoscenze. A fronte di condizioni sempre più dure in cui conquistare visibilità, il mondo dell'editoria indipendente continua a essere molto vivace e a nutrirsi di sempre nuovi esperimenti. Un serbatoio di idee e nuovi autori, di ricerca e sperimentazione, che riesce a rafforzarsi tanto più sa entrare in condivisione e scambio con i laboratori culturali e sociali attivi nei territori.

E assume valore politico, oltre che sociale e culturale, concentrarci su ciò che mangiamo e beviamo, promuovere una produzione agro-alimentare rispettosa del territorio e dei diritti di chi la lavora, educarsi a riconoscere prodotti e sapori non standardizzati e massificati, fuori da fasce di mercato sempre più rigide e inaccessibili. Aldilà di vezzi da gourmet, si tratta di questioni di eccezionale materialità e concretezza: nel momento in cui beni fondamentali come l'acqua, la terra, il cibo sano sono trattati alla stregua di merci qualunque, sottrarre il cibo dalle regole del mero profitto vuol dire rivendicare e praticare l'accesso per tutti al buon cibo, al buon bere e alla qualità non come un lusso ma come un diritto.

L'ambizione di L/ivre è quella di contribuire a fare rete tra spazi liberati e autogestiti, editori, lettori, artisti, produttori, autori, ricercatori; di costruire nuovi spazi di visibilità per questo grande bacino di ricerca, nuovi circuiti di circolazione e produzione di beni e saperi, nuovi spazi di promozione e distribuzione indipendenti. A 10 anni dalla sua occupazione, Esc rilancia affinché la pratica dell'autogestione e dell'indipendenza continuino a concatenarsi per preservare e moltiplicare gli spazi di libertà, autonomia e sperimentazione, oggi così duramente attaccati; e per disegnare linee di fuga dentro la ridefinizione del mercato culturale e della conoscenza. Anche a partire dalla rivendicazione del diritto alla cultura e a una socialità non schiacciate sul mero consumo, in discontinuità e in rottura con logiche di cattura della creatività diffusa e di mappatura dei gusti a fini commerciali. Il festival sarà, come sempre, l'occasione per discutere insieme di società, mondo, cultura, crisi, cibo, sport, ambiente, arte, attraverso dibattiti, reading, presentazioni, degustazioni, mostre, concerti, proiezioni, nuovi linguaggi artistici (leggi il programma completo). Ma la piazza di Esc sarà soprattutto l’occasione per conoscere le produzioni dei 43 editori indipendenti aderenti alla manifestazione, su cui verrà praticato lo sconto del 15%. Ci sarà inoltre l'opportunità di incontrare alcuni dei 16 vignaioli che partecipano al festival e di degustare vini alla mescita, accomunati dall'alta qualità, dal prezzo accessibile, dalle modalità di produzione rispettose della materia prima, del lavoro e della terra.

Per quanto riguarda il programma segnaliamo in particolare, tra le presentazioni: la riedizione del Derby del bambino morto. Violenza e ordine pubblico nel calcio (Alegre), Il tumulto e il silenzio (Il Sirente), La dittatura dello Spread. Germania, Europa e Crisi del debito; Senza Padri. Economia del desiderio e condizioni di libertà nel capitalismo contemporaneo (Derive Approdi), Un giorno triste così felice (66thand2nd), "VILLADROME" reading delle poesie di Emilio Villa, a cura Di ESCargot. Tra gli ospiti: Donatella della Ratta (esperta di media arabi Mediaoriente.com, co-fondatrice di SyriaUntold.com), Valerio Mastandrea, Lorenzo Iervolino, Vincenzo Ostuni ed ESC/argot.

Le degustazioni: Rasicci (Abbruzzo), Patruno (Puglia)

Musica: Okapi, Minim’art, Turàn, Folkways, Underdog, Luzy Elle, Samba do Bigode

More info e tutto il programma sul sito di Livre

I ragazzi salvano il mercato dei libri

Corriere della Sera
05 12 2014

Il mondo salvato dai ragazzini, si potrebbe azzardare giocando con un celebre titolo di Elsa Morante: un libro su cinque tra quelli che si vendono in Italia è pensato per loro

di Edoardo Sassi

La crisi del settore c’era. E c’è ancora. Anche quest’anno infatti un segno meno generalizzato caratterizza l’intero mercato del libro, non solo quello prodotto dalla piccola e media editoria i cui marchi principali, circa quattrocento, sono riuniti da ieri e fino all’8 dicembre nel Palazzo dei Congressi dell’Eur, a Roma, per la tredicesima edizione della fiera «Più libri più liberi». Si comprano dunque sempre meno volumi: in calo sia le vendite per numero di copie, che «a valore» (il fatturato in base al prezzo di copertina), come risulta chiaramente dall’annuale indagine che la società Nielsen conduce basandosi sul cosiddetto «scontrinato» (dati dunque relativi a numeri e soldi) e presentata ieri pomeriggio nel corso della kermesse romana.

I piccoli e medi editori (lo studio considera tali quelli che hanno un venduto nei canali trade libri per un valore non superiore ai dieci milioni di euro) non vanno in sostanza né meglio né peggio dei grandi. Ma tutti vanno male. Considerando infatti l’intero mercato — grandi e piccoli insieme, tutti i canali di vendita compresa la grande distribuzione — nei primi dieci mesi di quest’anno (da gennaio a ottobre) la perdita segna un meno 4,6 per cento di fatturato (pari a circa 43 milioni di euro) e un meno 7,1 di copie di volumi di carta venduti, che equivale a cinque milioni e mezzo di libri in meno rispetto al 2013. Numeri che vanno a sommarsi a quelli di un crisi già forte negli anni precedenti: considerando i dati del biennio 2012-2014 il fatturato è infatti passato da un miliardo di euro circa (1,012,614) ai 904 milioni odierni, e le copie vendute da 79 milioni circa a 72 milioni.

In controtendenza, sia pure in questo generale clima di perdita, il dato ristretto al campione degli espositori presenti con uno stand a «Più libri più liberi» (fino all’anno scorso l’indagine Nielsen era condotta solo sulle piccole case editrici presenti in fiera, da quest’anno la ricerca si è invece allargata a tutti i 5.663 marchi con venduto inferiore ai 10 milioni di euro annui). Esclusa la grande distribuzione, i marchi presenti in questi giorni a Roma crescono infatti, rispetto al 2013, di un 1,1 per cento nella vendita di copie e di un 2,2 quanto a fatturato (tutti i piccoli insieme invece, i presenti e non all’Eur, registrano un calo del 3,4 per cento per copie vendute e del 2,5 per cento per fatturato).

«Anche nelle difficoltà — ha commentato ieri Marco Polillo, presidente dell’Associazione Italiana Editori (Aie) — esiste una punta di diamante innovativa e attenta in grado di segnare il mercato nel suo complesso. Sia il nostro Rapporto sulla piccola e media editoria, sia l’indagine Nielsen indicano infatti, al di là dei segni meno generalizzati, che esiste un dieci per cento circa di piccoli e medi editori che non solo crescono, ma crescono quel tanto da smorzare i segni meno complessivi. E quel dieci per cento di editori sta qui».

Nella tendenza generale del mercato (negativa) — tutto il mercato, grandi e piccoli insieme — sono comunque interessanti alcuni dati emersi dall’indagine e che concernono i diversi generi più o meno venduti: cresce ancora, ad esempio, il peso dei volumi per bambini e ragazzi, al punto che le copie raggiungono il 20,5 per cento del totale e si avvicinano sempre di più al segmento della fiction straniera, il genere più venduto in assoluto e che pesa per il 26,1 per cento (in calo però rispetto agli ultimi anni). Il mondo salvato dai ragazzini, si potrebbe azzardare giocando con un celebre titolo di Elsa Morante: un libro su cinque tra quelli che si vendono in Italia è pensato per loro. E il genere infanzia si piazza al secondo posto anche nel mercato specifico dei piccoli editori: per loro un quarto delle copie vendute riguarda la non fiction pratica (manualistica, cucina, salute, tempo libero, guide), ma a seguire sono i libri per bimbi: 18,3 per cento. Terza posizione per la non fiction specialistica, leggermente al di sotto, con il 17,9 per cento. All’ultimo posto (11,3 per cento del campione) romanzi e racconti italiani.

Un'osservazione

  • Giovedì, 27 Novembre 2014 14:19 ,
  • Pubblicato in Flash news

Lunanuvola's Blog
27 11 2014

("An observation", di Melissa McEwan, attivista femminista, nov. 2014, trad. Maria G. Di Rienzo)

Una delle cose che alcune persone dicono, per scoraggiarne altre che lottano per la giustizia sociale, è che il mondo non cambierà mai e sarà sempre terribile.

E, nonostante pezzi e frammenti di progresso, qui e là, il disturbante sospetto che ciò possa essere vero è uno dei fattori che può demoralizzare chi lotta per la giustizia sociale.

Forse quelli hanno ragione. Forse il mondo sarà sempre terribile, in un modo o in un altro.

Ma questo è il pensiero che sostiene me, sempre: forse, quel che stiamo facendo è rendere il mondo tollerabile per degli individui che ci vivono. E non è una piccola cosa.

Curarsi delle altre persone è sempre importante. Potrebbe persino essere la cosa più importante. In special modo in un mondo che si cura solo di un numero davvero ristretto di individui.

Perciò, che vuol dire anche se avessero ragione? Mi spinge solo ad aver maggior cura. Non mi dà alcuna ragione per averne di meno. E di certo non me ne dà alcuna per smettere di aspettarmi qualcosa di più.


L'autunno nero dei libri

Salvador DalìÈ un paradosso, la letteratura non è morta (anche se non si sente molto bene, di sicuro) e comunque poi sono arrivati i supporti digitali con la possibilità di definire la grandezza dei caratteri. E non solo. Ormai da qualche anno l'ossessione del mercato del libro si chiama digitale. Eppure i dati dicono che in Italia cresce ma non troppo. Almeno, non come ci si aspettava.
Silvia Truzzi, Il Fatto Quotidiano ...

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