Il Corriere della Sera
10 09 2013

Reggio Calabria – Si accende la radio europea antimafie. Una stazione multimediale che da Reggio Calabria amplificherà storie, dibattiti sulle mafie sino a farle arrivare in Europa. Si chiama «Nessun dorma» ed è la prima web radio che si occupa del fenomeno della ‘ndrangheta. L’hanno concepita i ragazzi dell’Osservatorio sulla ‘ndrangheta, guidati da Claudio La Camera.

IL PROGETTO - Il progetto è stato finanziato dall’Agenzia Nazionale Giovani nel quadro del programma «Gioventù in azione». Sarà una radio che informerà e chiamerà a raccolta tutti coloro i quali vorranno esprimersi su questo fenomeno, diventato ormai internazionale. «La Calabria ha bisogno di essere raccontata per come sono le cose. C’è tanta necessità che l’Italia sappia che la Calabria ne fa parte e viceversa», ha spiegato Federico Cafiero de Rao, procuratore della Repubblica di Reggio Calabria. La globalizzazione della ‘ndrangheta sarà uno dei temi portanti della discussione che sarà avviata da un gruppo di giovani che saranno formati per questo tipo di analisi. «In questi primi mesi di lavoro in questa città ho sentito tanta gente che vorrebbe una Reggio diversa. Bisogna però dire che se la ‘ndrangheta è la peggiore componente, c’è anche una borghesia che continua a fare in questa città affari con la ‘ndrangheta. E sono i professionisti “a disposizione” delle cosche», ha detto ancora De Rao.

IN ONDA - Le trasmissioni di radio «Nessun dorma» si concentreranno sul giornalismo d’inchiesta e su quello partecipato: trenta i giovani che verranno formati per la gestione della radio e si occuperanno essenzialmente d’attualità e di storie che hanno come tema la ‘ndrangheta. Radio «Nessun dorma» non sarà però solo un circuito monotematico. Ci sarà la musica ad animare le tante ore di trasmissione. A questo ci penseranno i ragazzi con alle spalle esperienze in bande musicali che saranno selezionati in dieci comuni della provincia. Il progetto che si concluderà il prossimo maggio, con lo svolgimento della settimana europea della gioventù, è frutto di uno studio che vede insieme anche la fondazione «Casa Memoria» di Peppino e Felicia Impastato di Cinisi e Radio 100 passi di Palermo.

Cosa nostra verso un futuro criminale arricchito di affari milionari. Il padrino inafferrabile ha una figlia naturale, che frequenta il liceo, e come le sue coetanee si sfoga su Facebook e vuole un'esistenza normale, lontano dai codici d`onore. Tanto da essere diventata protagonista di una scelta rivoluzionaria, che sta mettendo in subbuglio la famiglia dell'ultimo grande boss mafioso. ...
Non più semplici mogli e figlie dei mafiosi, relegate a ruoli di secondo piano, ma complici sempre in prima linea. Sono le donne dei clan di Ostia, finite al centro delle indagini della procura e della Squadra mobile. ...

La Repubblica
30 05 2013

A Milano la sentenza bis per la morte della testimone bruciata in un campo: in primo grado gli ergastoli erano stati sei. Confermata la condanna a vita per Carlo Cosco. Venticinque anni al pentito Venturino, che aveva fatto ritrovare il resti della vittima in un campo in Brianza. La figlia: "Ora voglio un funerale per mia madre".

Quattro ergastoli e non sei, come in primo grado, ma in ogni caso, usando le parole della figlia Denise, "un'altra pagina di giustizia" è stata scritta sull'atroce omicidio di Lea Garofalo, la testimone di giustizia calabrese che venne uccisa a Milano il 24 novembre del 2009 e il cui corpo fu bruciato in un magazzino a Monza. La Corte d'assise d'appello milanese ha dovuto riformare la sentenza e rivalutare le singole responsabilità, dopo i colpi di scena, tra dichiarazioni degli imputati e confessioni, che si sono succeduti dopo il verdetto del tribunale. Tuttavia l'impianto dell'accusa ha retto.

Ciò che è rimasto più impresso, dopo la lettura della sentenza, è stato quel desiderio espresso da Denise attraverso il suo avvocato: celebrare a Milano il funerale di sua madre e darle sepoltura,
a distanza di quasi quattro anni dall'uccisione e dopo che le dichiarazioni del pentito Carmine Venturino hanno permesso, la scorsa estate, di ritrovare in un tombino i pochi resti della donna, che prima si pensava fosse stata sciolta nell'acido. "Ha deciso di celebrare il funerale a Milano, perché l'amministrazione comunale si è costituita parte civile nel processo e le è stata vicina in questi anni", ha spiegato l'avvocato Vincenza Rando, legale della ragazza, che ha 21 anni e vive da tempo ormai sotto protezione, per aver aiutato gli inquirenti nelle indagini.

Dopo la sentenza di primo grado del marzo 2012, il terribile caso di lupara bianca di Lea Garofalo si era trasformato anche in un complicato puzzle sulle responsabilità: nel luglio scorso erano arrivate le dichiarazioni del pentito Venturino, a cui era seguita, nel giudizio di secondo grado, anche una clamorosa ma traballante confessione in aula da parte di Carlo Cosco, l'ex compagno di Lea e padre di Denise. Un tentativo quest'ultimo, e in extremis, di escludere la premeditazione, secondo l'accusa, parlando di un "raptus, perché Lea mi aveva fatto impazzire", e di scagionare i due fratelli Vito e Giuseppe Cosco. Anche il pentito Venturino, nei suoi verbali, oltre a parlare di un omicidio "imposto dalla 'ndrangheta aveva scagionato due imputati, Giuseppe Cosco e Massimo Sabatino, e chiarito che Carlo e Vito l'avevano uccisa strangolandola e che della distruzione del cadavere se ne erano occupati lui e Rosario Curcio.

In questo quadro il sostituto procuratore generale Marcello Tatangelo ha potuto chiedere la conferma di tre dei sei ergastoli, uno sconto di pena per il collaboratore e due assoluzioni. Mentre il legale della sorella e della madre di Lea, l'avvocato Roberto D'Ippolito, ha parlato esplicitamente in aula di un vero e proprio "accordo" fra gli imputati per "limitare i danni rispetto alla mazzata dei sei ergastoli". La Corte, presieduta da Anna Conforti (a latere il giudice Fabio Tucci), mantenendo fermo l'impianto accusatorio, ha fornito con la sentenza un'altra lettura rispetto, in particolare, alla posizione di un imputato. L'ergastolo è stato confermato non solo per Carlo Cosco, per il fratello Vito e per Rosario Curcio, ma anche per Massimo Sabatino, che era stato scagionato dal pentito e per cui l'accusa aveva chiesto l'assoluzione.

Potrebbero aver contato le dichiarazioni di un altro pentito, Salvatore Sorrentino, ma bisognerà attendere le motivazioni. Per Carmine Venturino - Denise, tramite il legale, ha voluto rimarcare il suo "contributo" per il ritrovamento dei resti della madre - la pena è passata dall'ergastolo a 25 anni, con le attenuanti generiche. Assolto invece Giuseppe Cosco "per non aver commesso il fatto". Confermati infine i risarcimenti per tutte le parti civili: Denise, la madre e la sorella di Lea e il Comune di Milano.

Era il 15 settembre 1993 quando i luogotenenti dei fratelli Graviano, dopo aver seminato la morte con le bombe tra Firenze, Roma e Milano pensarono che era giunto il momento di togliere di mezzo anche quel prete che "faceva messa contro Cosa Nostra". ...

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