Il Fatto Quotidiano
17 06 2015

Di solito nelle competizioni c’è una regola che nessuno si azzarda a mettere in dubbio: i giocatori fanno i giocatori, l’arbitro fa l’arbitro. E gli organizzatori fanno gli organizzatori. Guai a mischiare i ruoli. Ma in Expo qualcuno se n’è scordato. E la regola è saltata nella gara per scegliere i migliori progetti di sviluppo sostenibile per la sicurezza alimentare da esporre al Padiglione Zero, uno degli spazi più importanti del sito di Milano-Rho. Per la gestione della gara, Expo si è avvalsa della collaborazione dell’Istituto agronomico mediterraneo di Bari (Iamb), l’ente di ricerca interessato di recente dalle indagini sulla xylella fastidiosa, il batterio che sta decimando gli ulivi del Salento. Dallo Iamb, in più, sono arrivati tutti e sette i membri della giuria di ammissione, responsabile del primo controllo sul rispetto dei requisiti da parte dei progetti presentati (‘best practice’). Di questi hanno avuto l’ok in 749, passati poi al vaglio della giuria di pre-valutazione, composta da 18 membri, cinque dei quali provenienti ancora una volta dallo Iamb e uno dal Ciheam (International centre for advanced mediterranean agronomic studies), l’organismo intergovernativo di cui lo Iamb è la struttura operativa italiana. Fin qui gli arbitri.

E i giocatori? Lo Iamb è di nuovo ben rappresentato, visto che è promotore o partner di una trentina di progetti. Di questi, tre compaiono tra i 18 vincitori. Nessun premio in denaro, ma la visibilità garantita dalla cerimonia di premiazione a Palazzo Italia il prossimo 6 luglio, dagli spazi espositivi e dagli incontri dedicati. “Un palese e macroscopico conflitto di interessi”, accusa Nicola Diaferia, titolare della Emitech, l’azienda pugliese promotrice di una delle best practice escluse dalla premiazione. Diaferia, che lamenta di avere impiegato “ingenti risorse” nella presentazione del suo progetto, ha depositato in procura a Milano una denuncia. Una vicenda che non coinvolge gli appalti per la realizzazione del sito, già finiti al centro di più di uno scandalo. Ma rischia di gettare un’ombra sui tanto decantati contenuti che dovrebbero dare senso allo slogan “nutrire il pianeta, energia per la vita”.

Nella denuncia si legge di “violazioni che non possono appartenere a nessuna commissione di valutazione, di qualsivoglia pur piccolo e periferico ente locale. E dunque sono ancora più intollerabili in sede di Expo 2015, che dovrebbe essere vetrina di buone prassi e di avanguardie internazionali, avamposto di etica prima ancora che di padiglioni patinati”. Alle proteste dell’Emitech Expo ha risposto che responsabile del processo di valutazione era l’International selection committee, composto per lo più da personaggi istituzionali, come il presidente, il principe Alberto II di Monaco. Secondo Expo tale commissione si è servita di quella di pre-valutazione “per un supporto esclusivamente tecnico”. Altra argomentazione di Expo: “Nella fase di pre-valutazione è stato espressamente previsto l’obbligo di astensione di quei commissari che appartenevano o avevano qualsiasi tipo di rapporto con anche solo uno dei partner della candidatura”.

Ecco la replica di Diaeferia, messa nero su bianco in un’integrazione alla prima denuncia: per garantire imparzialità occorreva che ogni commissario in conflitto di interessi “si astenesse dalla valutazione di tutti i progetti, dal momento che un comportamento inteso a favorire un progetto rispetto agli altri poteva essere adottato sia valutando positivamente un progetto a scapito di altri, sia valutando negativamente gli altri progetti”. L’imprenditore parla di beffa, visto che il bando di Expo prevedeva un processo di valutazione “in linea con gli standard etici più alti”, con una serie di principi guida da rispettare come “l’assenza di conflitto di interesse, la trasparenza e la tracciabilità del processo”.

Il progetto per raccogliere tutte le ‘best practice’ e metterle in competizione è stato finanziato da Expo. Quanto ha incassato lo Iamb? La società di Giuseppe Sala per ora non ha risposto a ilfattoquotidiano.it, mentre l’istituto barese si limita a far sapere che l’accordo prevedeva, oltre al compenso per il lavoro svolto, una sua quota di cofinanziamento. Alla gestione della gara ha collaborato il Politecnico di Milano con la realizzazione della piattaforma informatica Feeding knowledge, realizzata per contenere e divulgare le best practice raccolte. L’università milanese era anche presente nella commissione di pre-valutazione con una docente ed è parte attiva in uno dei progetti vincitori, insieme a partner e sponsor di Expo, come Intesa Sanpaolo, Finmeccanica e Nestlè, e insieme a Barilla, uno dei promotori della Carta di Milano, il documento che verrà lasciato come eredità dell’esposizione. Anche qui ruoli che si mischiano, tra organizzatori, arbitri e giocatori, benché il Politecnico sia rimasto più defilato rispetto allo Iamb.

Della questione è stata informata anche l’Autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone, che in attesa di ricevere altri documenti ha sinora ritenuto valide le spiegazioni di Expo. Scrive infatti Cantone: “Non può che prendersi atto della posizione assunta dalla società, la quale ha ampiamente motivato l’infondatezza delle irregolarità segnalate”. Lo Iamb, la cui sede – si è saputo dall’inchiesta sulla xylella – gode di una sorta di immunità da azioni giudiziarie per ragioni di extraterritorialità, nega l’esistenza di qualsiasi conflitto di interessi: “Non siamo una società per azioni – dice il segretario generale del Ciheam Cosimo Lacirignola – ma un organismo intergovernativo che non è portatore di alcun interesse. Operiamo semplicemente nell’ambito della formazione, della ricerca e della cooperazione allo sviluppo, a servizio dei nostri Stati membri”.

Argomentazione che però non tiene conto della visibilità garantita da una manifestazione come Expo. E degli interessi che anche una tale organizzazione può avere nell’accaparrarsi fondi pubblici. Parola ora ai pm di Milano.

@gigi_gno

Mafia capitale: le indagini proseguono, eppure..

  • Lunedì, 08 Giugno 2015 11:52 ,
  • Pubblicato in Flash news

Cronache di ordinario razzismo
08 06 2015

C’è anche il sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglione (Ncd) tra i sei indagati per turbativa d’asta nell’inchiesta della Procura di Catania sull’appalto per la gestione del Cara di Mineo. Lo si rileva dagli atti di “Mondo di mezzo”, l’inchiesta con cui la procura di Roma nell’aprile 2014 ha fatto luce sull’ “intreccio perverso tra politica, criminalità e affari” – come scrivevamo allora – che si è impadronito della gestione dell’accoglienza dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati così come dei cosiddetti “campi nomadi”, a Roma ma non solo. Un vero e proprio business che ha lucrato sulle vite di persone quotidianamente strumentalizzate dai media e dalla politica, spesso proprio da quella politica che poi su di esse specula -come rivelato dall’inchiesta – ricavandone profitti personali. Un business che, come denunciano le carte, si rivela sempre più ampio e composito. Le cronache di questi giorni riportano i nomi degli indagati e degli arrestati – 44 per ora -, tra responsabili politici, rappresentanti istituzionali, presidenti di cooperative (per info sulla cronaca dei fatti vedi tra gli altri qui, qui o qui).
La situazione rivelata dalle carte lascia sconfortati, ma non certo sorpresi: da tempo alcune associazioni – tra cui Lunaria – ne hanno denunciato l’illegalità e le criticità. Il Cara di Mineo ne è un esempio lampante: da anni associazioni locali e nazionali, prima fra tutte la Rete antirazzista siciliana, segnalano le problematicità della struttura, le lacune istituzionali, le violazioni dei diritti. Alle loro denunce si associano le proteste dei richiedenti asilo trattenuti nel centro, che vengono ogni volta represse con l’uso della forza pubblica. Le denunce, invece, sono sistematicamente ignorate. (ad esempio si veda Cara accoglienza, Rete antirazzista catanese: chiudere il cara, La nostra Europa non ha confini). Già nel giugno 2011 il rapporto del Servizio Sprar “Il diritto alla protezione” descriveva il Cara e le sue criticità, ben conosciute dal Ministero dell’Interno visto che il dossier è stato finanziato con Fondi comunitari e edito dallo stesso Viminale. In un capitolo ad hoc, “Il ‘villaggio della solidarietà’ di Mineo: un luogo sospeso”, le associazioni descrivono le problematiche del centro, che perdurano ancora oggi. Come sottolineato anche da Asgi e Borderline in un documento pubblicato alla fine del 2014, illegalità e criticità da tempo sono note alle autorità (per info Cara di Mineo: illegalità documentate e già note alle autorità). Lo scorso marzo Alessandra Sciurba raccontava la visita all’interno del Cara di Mineo – il “centro di accoglienza per richiedenti asilo” più grande d’Europa -, definendolo “il centro della speculazione”. Recentemente Medu ha svolto un’audizione davanti alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza, identificazione e trattenimento dei migranti proprio a proposito del Cara di Mineo.

A fronte di tutte le denunce, e dell’inchiesta della procura di Roma, il Cara di Mineo è ancora aperto e funzionante. Ad oggi migliaia di persone sono trattenute in una struttura che tutti – associazioni, media, istituzioni – sanno essere coinvolta nelle indagini. Un centro al cui interno le violazioni dei diritti umani sono costanti e ormai conosciute. Un luogo in cui la dignità viene calpestata ogni giorno. E in cui su tutto questo si lucra. Nonostante tutto il Cara di Mineo è ancora attivo. Ora, ancora più di prima, è invece necessario porre un freno a questa situazione che, insieme a molte altre documentate nell’inchiesta, è stata creata e alimentata innanzitutto dalla gestione emergenziale con cui si è scelto di (non) occuparsi dell’accoglienza.

Storie di mafia e storie di libertà

  • Giovedì, 04 Giugno 2015 07:18 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
MafieMarco Omizzolo, Zeroviolenza
4 giugno 2015

É intitolato "L'onere della prova. Stragi di mafia e politica" il nuovo libro di Davide Mattiello (Melampo editore), parlamentare del Partito Democratico e membro della Commissione Antimafia, contenente anche un saggio di Nando dalla Chiesa. Esponente storico di Libera, Mattiello è da sempre impegnato sui temi della lotta alle mafie e alle ingiustizie. E lo fa storicamente con coraggio, assumendosi la propria parte di responsabilità, senza timore di fare nomi e cognomi di coloro che hanno scelto la mafia come soprabito.

Alzati che sta arrivando lo sport popolare

  • Mercoledì, 03 Giugno 2015 14:26 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
03 06 2015

Occupata dai movimenti l'area incompiuta delle piscine dei mondiali di nuoto. Una domenica all'insegna dello sport popolare e del diritto alla città

Roma Domenica 31 maggio. Sono ripresi i lavori nella piscina di San Paolo. Quella dei “mondiali” , quella che ha visto la propria copertura cedere quando ancora non era stata terminata di costruire, quella che quando si è andato a misurare la lunghezza della vasca ci si è accorti che mancavano 5 centimetri a raggiungere i 50 metri canonici, quella, soprattutto, della “cricca” la metastasi affaristica clientelare innestata sul corpaccione rappresentato dal Provveditorato delle Opere Pubbliche del Lazio. Ora la medesima “struttura di missione” che fa capo alla Presidenza del Consiglio, che tanto spreco aveva permesso e tollerato, non dicendo una parola sui costi che, lievitando del 60% , hanno raggiunto i 16 milioni di euro per produrre una non piscina, ha dato un nuovo appalto per, almeno, sistemare la copertura collassata.

La nuova impresa ha redatto una radiografia precisa. Quel tetto non poteva stare in piedi perché era stato male progettato e ancor peggio realizzato. Ora ci sta mettendo le mani. Per la vasca non c’è nulla da fare. Un errore di posa del fondo ha prodotto un handicap nelle misure complessive che rende ormai impossibile il suo utilizzo agonistico. Tutto questo sta avvenendo senza nessuna informazione verso chi la città abita, ne nessuno si è mai chiesto quanto costerà gestire questo mostro anche se è facile prevedere che lieviteranno anche questi costi e poi sarà assegnato al privato di turno che ne farà un centro sportivo aperto ai …portafogli del’utenza,non certo al quartiere.

Così ieri chi a Roma fa sport popolare nei centri sociali, nei luoghi di aggregazione sociale, chi la città abita guardando a chi lo fa senza pensare al proprio tornaconto personale, chi combatte chi sparge odio e discriminazioni, chi giorno dopo giorno si batte contro chi, volendo trasformare tutto in merce, costruisce , come è avvenuto nella piscina di san Paolo, queste vere e proprie armi edilizie di distruzione dell’abitare di massa, ha risposto con partecipazione ed entusiasmo alla proposta della Rete Diritto alla città Zona Sud.

Una lunga passeggiata che, snodatasi nel quartiere, ha toccato uno ad uno i luoghi sportivi dove a farla da padrone sono le pratiche a pagamento, per poi approdare sulle rive di quest’impianto per dire che chi la città abita vuole decidere che farne. Al sindaco Marino che minaccia sgomberi a go-go contro gli spazi sociali liberati proprio con le occupazioni è stata dedicata questa giornata di lotta . Nell’impianto così per molte ore le realtà sportive che aderiscono alla rete Diritto alla città Roma Sud hanno dato vita ad incontri e dimostrazioni delle pratiche sportive che svolgono nei propri spazi, raccogliendo una continua affluenza dei cittadini del quartiere, che su come utilizzare questo spazio hanno dimostrato di avere le idee chiare. Sottrarlo al profitto selvaggio riconoscendosi nello striscione issato sul tetto della piscina “Alla FIFA e alle sue marchette preferiamo lo sport popolare senza mazzette”.

Per oggi è Taz (Temporary Autonomous Zone). Domani (e nei giorni seguenti) è un altro giorno.

Piccolino, ucciso per le sue coraggiose battaglie civili

  • Lunedì, 01 Giugno 2015 08:03 ,
  • Pubblicato in Il Commento

Silenzio mafiaMarco Omizzolo, Articolo 21
30 maggio 2015

Mario Piccolino aveva 71 anni, di professione faceva l'avvocato e conduceva da sempre nella città di Formia, in provincia di Latina, battaglie civili coraggiose contro la presenza e gli interessi radicati delle mafie. Denunce portate avanti con determinazione attraverso il suo blog freevillage.it e che probabilmente gli sono costate la vita. Venerdì pomeriggio, infatti, alle ore 17, Piccolino è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa mentre stava come di consueto nel suo studio in via della Conca a Formia.

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