Piccolino, ucciso per le sue coraggiose battaglie civili

  • Lunedì, 01 Giugno 2015 08:03 ,
  • Pubblicato in Il Commento

Silenzio mafiaMarco Omizzolo, Articolo 21
30 maggio 2015

Mario Piccolino aveva 71 anni, di professione faceva l'avvocato e conduceva da sempre nella città di Formia, in provincia di Latina, battaglie civili coraggiose contro la presenza e gli interessi radicati delle mafie. Denunce portate avanti con determinazione attraverso il suo blog freevillage.it e che probabilmente gli sono costate la vita. Venerdì pomeriggio, infatti, alle ore 17, Piccolino è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa mentre stava come di consueto nel suo studio in via della Conca a Formia.

La zona franca e gli occhi chiusi

  • Martedì, 26 Maggio 2015 11:42 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Mattino
26 05 2015

La zona franca e gli occhi chiusi

Dove finiscono i soldi destinati agli aiuti ai migranti? Quali e quanti traffici a dir poco loschi si diramano, come altrettanti rami, dalla nobile pianata della solidarietà, dell’assistenza ai deboli e ai bisognosi?

 

Meltingpot
26 05 2015

Roma, 25 Maggio 2015 - I primi mesi del 2015 hanno visto riaccendersi il dibattito sulla questione immigrazione e sulla sostenibilità dell’attuale sistema di accoglienza.

Episodi di corruzione come quelli portati alla luce da Mafia Capitale e l’alto numero di migranti in arrivo via mare impongono un continuo monitoraggio delle condizioni di permanenza e dell’efficienza delle strutture attualmente predisposte alla loro accoglienza.

A tal fine, nella giornata di oggi Medici per i Diritti Umani (MEDU) ha svolto un’audizione davanti alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza, identificazione e trattenimento dei migranti in virtù della sua presenza continuativa all’interno del Centro di accoglienza per richiedenti asilo (CARA) di Mineo, la struttura di accoglienza che ospita in assoluto il maggior numero d’immigrati in Europa.

Da Novembre 2014, un team di MEDU è presente ogni settimana all’interno del CARA di Mineo per raccogliere testimonianze e fornire assistenza medica e psichiatrica ai richiedenti asilo vittime di tortura e di trattamenti inumani e degradanti, all’interno del progetto “ON.TO: Stop alla tortura dei rifugiati lungo le rotte migratorie dai paesi sub-sahariani verso il Nord Africa”. Nello svolgimento della sua attività, il team di MEDU - composto da un coordinatore, un medico psichiatra, una psicologa ed un mediatore culturale, ha riscontrato nel CARA di Mineo numerose e rilevanti criticità che prescindono, nella maggior parte dei casi, dalla gestione contingente e sono piuttosto connaturate al modello stesso di centro basato su una macrostruttura che ospita dalle 3.200 alle 4.000 persone.

Sovraffollamento. Isolamento della struttura rispetto al territorio. Tempi medi di permanenza di 18 mesi in attesa del completamento della procedura di riconoscimento della protezione internazionale (contri i 35 giorni previsti dalla legge). Mancata iscrizione dei richiedenti asilo al Servizio sanitario nazionale (in contrasto con la normativa vigente). Disfunzioni nella fornitura ed accesso ai servizi di supporto psicologico e legale. Fenomeni di degrado, illegalità e violenza difficilmente gestibili come riconosciuto dalle stesse forze di polizia. Questi alcuni dei problemi più gravi rilevati da MEDU nel centro di Mineo ed illustrati stamani alla Commissione parlamentare d’inchiesta.

L’insieme di tali criticità si ripercuote negativamente sul benessere degli ospiti, ridotti ad un numero e costretti a lunghe file anche per mangiare e per ricevere cure mediche. La relazione che s’instaura tra operatori e migranti accolti non può che essere squilibrata, con il richiedente asilo costretto in una dimensione passiva e disfunzionale di dipendenza dagli operatori.

A maggior ragione, il modello del CARA di Mineo si conferma del tutto inadeguato ad accogliere i richiedenti asilo più vulnerabili. Le grandi dimensioni rendono particolarmente problematica l’individuazione e la presa in carico delle persone affette da severi disturbi psichici e delle vittime di trattamenti inumani, degradanti o torture – purtroppo presenti in numero assai rilevante tra i migranti forzati presenti nel centro -, per le quali sarebbe necessario un approccio basato su una maggiore attenzione alla singola persona.

D’altro canto, alcune caratteristiche stesse del modello Mineo - condizioni di anonimato, lunghi tempi di attesa e di permanenza, il sentirsi “staccati” dal territorio circostante - rappresentano importanti fattori di rischio per l’insorgenza e l’aggravamento del disagio psichico ed elementi che condizionano pesantemente ogni processo di crescita e di cura.
MEDU ha concluso la sua relazione alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta delineando gli elementi chiave di un modello alternativo di accoglienza che sia decentrato e costruito su strutture di dimensioni medio-piccole, distribuite in maniera uniforme in tutte le province ed adeguatamente monitorato.

Tale modello permette infatti di costruire un tessuto di relazioni sociali con il territorio ed i suoi servizi, facilitando concreti percorsi di autonomia del migrante, migliorando il suo accesso ai servizi sanitari, psicologici, sociali e legali e favorendo l’individuazione e l’assistenza dei soggetti più vulnerabili.

Medici per i Diritti Umani (MEDU), organizzazione umanitaria indipendente, fornisce dal 2006 assistenza e orientamento socio-sanitario ai rifugiati in condizioni di precarietà nell’ambito di differenti programmi. Il progetto “ON.TO: Stop alla tortura dei rifugiati lungo le rotte migratorie dai paesi sub-sahariani verso il Nord Africa” è realizzato con il sostegno dell’Unione Europea e di Open Society Foundations.

- www.mediciperidirittiumani.org

Omertà alla romana "Zitto o sparo"

  • Venerdì, 22 Maggio 2015 10:48 ,
  • Pubblicato in L'Articolo
OmertàLivio Abbate, L'Espresso
22 maggio 2015

Non vedo, non sento, non parlo, Oppure non ricordo. Sintomi inequivocabili del contagio, che sono espressione diretta del più puro dna mafioso: l'omertà. La legge del silenzio è sempre stata il marchio delle cosche meridionali, la prova del loro potere: quel muro opposto a ogni domanda era caratteristico di alcuni territori del Sud dove le mafie sono nate. ...

Redattore Sociale
06 05 2015

ROMA - Sono dedicati a ospitare quasi esclusivamente persone Rom e sono privi dei requisiti minimi stabiliti dalla norma regionale n.41 del 2003che regolamenta l'apertura e il funzionamento di qualsiasi struttura di assistenza, consentendo entrate per oltre 7 milioni di euro alle cooperative sociali che - senza alcun bando - se ne sono aggiudicate la gestione dal 2009 in poi. Con il rapporto “Centri di Raccolta Spa” l'Associazione 21 Luglio denuncia il business delle strutture del Comune di Roma istituite per ospitare famiglie sgomberate da altri insediamenti ma che continuano a esistere anche anni dopo la situazione di “emergenza” che ne ha motivato la sistemazione precaria.

Con il rapporto l'associazione ha analizzato nel dettaglio la forma e l'entità delle spese destinate al mantenimento di queste strutture scoprendo che, nel solo 2014, per un totale di 242 famiglie, l'amministrazione capitolina ha speso 8.053.544 euro, ovvero oltre 33 mila euro per famiglia. Di questi fondi, il 90,6 per cento sono andati in attività di gestione delle strutture, il 4 per cento sono stati spesi per il mantenimento della sicurezza e solo il 5,4 per cento è andato a finanziare attività di scolarizzazione. Nulla, evidenzia il rapporto, è andato in programmi di inclusione finalizzati a emancipare le comunità ospiti dalla condizione di dipendenza e bisogno.


Dallo studio emerge come le cooperative affidatarie della gestione delle strutture abbiano avuto l'incarico attraverso affidamento diretto: il consorzio Casa della Solidarietà che ha ottenuto quasi la metà dei fondi (49,2 per cento) ovvero 3.960.667 euro. Il 32 per cento è andato alla cooperativa Inopera (2.579.091 euro), Domus Caritatis ha avuto il 7,1 per cento, ovvero 569.941 euro, Osa Mayor il 3,1 per cento (251.351 euro). Opera Nomadi l'1,8 per cento (144mila euro) per uno sportello sociale.

L'affidamento attraverso bandi pubblici appare limitato alle attività di scolarizzazione, gestite principalmente dall'associazione Casa dei Diritti Sociali che ha lo 0,7 per cento ovvero 57.787 euro e dalla cooperativa sociale Ermes con 50.258 euro (0,6 per cento). Parte delle spese per scolarizzazione vanno all'Atac per il trasporto: 43.815 euro, lo 0,5 per cento del totale. In generale la spesa del 2014 risulta aumentata del 29,8 per cento rispetto a 2013.
Le strutture analizzate, vengono chiamate dall'associazione 21 Luglio “centri di raccolta” in riferimento ai centri di raccolta profughi allestiti nel secondo dopoguerra per l'accoglienza dei profughi che abbandonarono la Venezia Giulia non più italiana e che, spiegano gli attivisti dell'organizzazione “dalle testimonianze raccolte vivevano in condizioni assai simili a quelle descritte dalle famiglie rom” presenti nelle nuove strutture del Comune di Roma.
In riferimento ad esse, e alla condizione di “trasparenza” e “mancanza di rivendicazione di diritti” che impongono alle famiglie rom ospitate, il presidente dell'associazione 21 Luglio Carlo Stasolla afferma nell'introduzione al rapporto: “Spazzare la polvere sotto il tappeto costa molto, ma nell'immediato rende di più agli amministratori”. 

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