Marino bis, un colpo al cerchio e uno alla botte

  • Mercoledì, 24 Dicembre 2014 13:10 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
24 12 2014

Uno dei primi effetti tangibili del terremoto innescato dall'inchiesta “Mondo di Mezzo” e dal venire alla luce di quella che gli inquirenti hanno ribattezzato Mafia Capitale, è stato far risalire in sella un oramai quasi disarcionato Ignazio Marino. “Il Marziano” esce pulito dal feuilleton poliziesco e il Pd tutto, correnti e capi bastone in testa, sigla una pace non scritta con Marino e fa buon viso a cattivo gioco.

Così, dopo mesi di rinvii e tensioni, arriva il tanto atteso rimpasto di giunta. Dopo l'addio morbido di Luca Pancalli (che aveva la delega allo Sport), quello burrascoso di Rita Cutini (Sociale), dopo aver giù sostituito l'assessore alla Cultura (Giovanna Marinelli per Flavia Barca) e quello al Bilancio (Silvia Scozzese per Daniela Morgante), ma soprattutto dopo l'addio di Daniele Ozzimo, assessore alla Casa dimessosi perché coinvolto nell'inchiesta su Mafia Capitale, oggi il coach Marino ha presentato la sua nuova squadra. E subito si ha l'idea di un colpo al cerchio e una alla botte: da una parte la nomina di Francesca Danese, proveniente dal terzo settore e dal Roma Social Pride, da un colpo a sinistra alla giunta assieme alla delega affidata a Luigi Nieri alle periferie (compito che già ricopri con la giunta Veltroni); dall'altra la nomina del magistrato Alfonso Sabella come assessore alla Legalità, seconda scelta dopo il niet di Giancarlo Caselli, oltre a rassicurare chi vuole pulizia rafforza il profilo legalitario e intransigente della giunta.

Le prime esternazioni di Francesca Danese sono in linea con la sua storia, a cominciare dalla promessa di chiusura dei campi rom. Il punto sarà capire quanto margine di manovra avrà, visto che il governo della città è pesantemente condizionato dai vincoli di bilancio e dal Salva Roma, per rilanciare politiche espansive di welfare e protezione sociale. Senza contare che a lei è toccata anche la delega alla Casa lasciata vacante da Ozzimo che di risposte all'emergenza abitativa e alle battaglie dei movimenti non era riuscita a darne neanche mezza.

Non possiamo invece che guardare con sospetto a Sabella, non tanto per una preconcetta ostilità verso un tutore della legge, quanto perché Sabella vanta nel suo curriculum non solo di essere stato un brillante magistrato antimafia nel pool diretto da Caselli, ma anche di essere stato a capo del Dap ai tempi del g8 genovese e di “non aver visto” le violenze e le torture avvenute a Bolzaneto. Un'idea di legalità quella di Sabella che potrebbe ritorcersi contro i movimenti e gli ultimi, non verso speculatori, corrotti e colletti bianchi.

E noi? Non ci possiamo nascondere che il moto d'indignazione della città di fronte ai fatti che ora dopo ora venivano resi noti da tv e giornali sia stata fin'ora insufficiente, nonostante la manifestazione del 13 dicembre scorso di movimenti e comitati. Il verminaio venuto alla luce, ma che molti, pur non comprendendone a fondo contorni e confini non avendo gli stessi strumenti della magistratura, denunciavano da tempo (a cominciare dal business dei campi rom e dell'accoglienza), ha choccato e anestetizzato allo stesso tempo la città. Tocca quindi rimboccarsi le maniche, consapevoli che la posta in palio sono sempre i beni comuni di questa città che stuzzicano gli appetiti dell'economia legale e di quella illegale (quando le due non si confondono in maniera indistricabile).

I fascisti: è il momento di fare le stragi

  • Martedì, 23 Dicembre 2014 14:00 ,
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Globalist
23 12 2014

Sono iniziati oggi gli interrogatori delle 14 persone appartenenti al gruppo "Avanguardia Ordinovista" che stavano progettando omicidi, stragi di extraxcomunitari, rapine per arrivare al sovvertimento dello Stato che l'ideologo dell'organizzazione, il 93enne Rutilio Sermonti (indagato), definiva "fantoccio".

L'operazione è stata portata a termine ieri dal Ros dopo aver raccolto numerose intercettazioni e anche grazie all'apporto decisivo di due appartenenti al Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri che erano riusciti ad infiltrarsi nel sodalizio di estrema destra. Gli arrestati sono reclusi tra le carceri di Pescara, Teramo e Chieti.

Il gip del tribunale dell'Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare chieste dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo, ha disposto che gli interrogatori avvengano per rogatoria. Oltre agli arrestati (11 in carcere e tre ai domciliari) l'inchiesta conta altri trenta indagati.

Davanti ai giudici compariranno, tra gli altri, Stefano Manni, 48enne originario di Ascoli Piceno ma residente a Montesilvano, considerato il capo indiscusso del gruppo eversivo, e la sua convivente, Marina Pellati, che faceva proseliti tramite la pagina di facebook "Nuovo centro studi Ordine Nuovo" interagendo con nomi falsi. Manni vanta un legame di parentela con Gianni Nardi che negli anni Settanta fu tra i maggiori esponenti di Ordine Nuovo.

Nel mirino degli indagati, che avevano in animo anche di entrare in politica con un proprio partito, politici, soprattutto quelli senza scorta, magistrati, attentati tramite ordigni in prefetture, questure, sedi di equitalia ma anche metropolitane delle principlai città italiane.

"Quattro cinque colpi ben assestati - dice Manni in una intercettazione - per far capire che si fa sul serio". Nella strategia del gruppo clandestino e xenofobo anche quella di far saltare in aria il mercato multietnico di Pescara, attiguo alla stazione centrale e attuare una strage di extracomunitari che risiedono in gruppi numerosi in alcuni stabili del capoluogo adriatico. "E poi che Dio li abbia in gloria", dice Manni conversando telefonicamente con la pavese Tiziana Agnese Mori che nei confronti degli immigrati nutre un odio viscerale.

Nelle intercettazioni dei Ros Manni parla con Franco La Valle Franco anche in merito a un'azione terroristica su una non meglio precisata linea ferroviaria. "È giunto il momento, ma non di colpire alla cieca, non tipo la Stazione di Bologna (la bomba esplosa nel 1980 n.d.r.), per altro non attribuibile a noi quell'opera d'arte, vanno colpite banche, prefetture, questure, uffici di Equitalia, con i dipendenti dentro. È arrivato il momento di farlo, ma farlo contestualmente. Non a Pescara e poi fra otto mesi a Milano".

Tra gli "obiettivi con alto indice di fattibilità" anche politici come Pierferdinando Casini o l'ex governatore d'Abruzzo Gianni Chiodi, perché senza scorta e quindi facilmente raggiungibili. Ma Manni, si legge nell'ordinanza, "istiga i suoi amici a una messa in atto di azioni eversive" anche nei confronti "del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, del senatore a vita ed ex Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Monti e dell'allora Ministro all'Integrazione, Cecile Kyenge".

Bagnasco: episodio inquietante ma no al panico - "Questo episodio è certamente inquietante e deve essere preso sul serio ma non mi sembra, nonostante le difficoltà generali, che ci sia un brodo di cultura che favorisca psicologicamente ed emotivamente questi fatti eversivi", ha detto il presidente della Cei e arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco, commentando l'arresto del gruppo di neofascisti.

Italia al cemento

  • Martedì, 23 Dicembre 2014 10:40 ,
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Communianet
23 12 2014

Come il profitto di 'Ndrangheta, Camorra e “capitalisti del mattone” ha distrutto il paesaggio italiano ed esposto a rischio frane e alluvioni milioni di persone residenti lungo tutto lo Stivale.

Italia che crolla. Italia che frana. Italia che viene abbandonata.
E' la sintesi di un Paese ridotto in macerie e colpito non solo da una devastante crisi sociale, politica ed economica, ma anche ambientale.
L'espansione urbana e infrastrutturale avvenuta nel nostro Paese tra il 1951 e il 2006, infatti, ha incrementato del +500% l'impresa edilizia mentre, negli ultimi vent'anni, è stato cancellato il 15% delle campagne (480 metri quadri al minuto). 1 milione 200 mila le imprese agricole costrette a chiudere perchè sono andati perduti 2,15 milioni di ettari di terreno una volta destinati ad uso agricolo.
Un ventennio, quindi. Tanto è bastato per fabbricare case ed edifici in grado di accrescere un consumo di suolo che, su scala nazionale, è aumentato dell'1,9% (solo nel Veneto si è intensificato del + 3,8%).
Alcune regioni italiane, addirittura, vantano un “primato record in tema di cementificazione”. Lombardia (insieme al Veneto è ricoperta da mattoni e catrame per il 10,6%), Campania (9,2%), Lazio (8,8%), Emilia Romagna (8,2%), Puglia e Sicilia (8,5%) sono i punti dove l'impero del cemento ha piantato le proprie radici.
Solamente in un anno la cementificazione ha inghiottito 500 chilometri quadri, immolati per la costruzione di palazzine e villette anche se, nel Bel Paese, si registra un forte calo demografico.
In Italia 7 milioni di appartamenti sono vuoti, e almeno un alloggio su quattro risulta essere inabitato (il 40% solo in Calabria, il 20% su tutto il territorio nazionale). Nel Meridione, poi, la situazione assume toni grotteschi. La Campania ha una popolazione di 5.760.000 abitanti e dispone di 1 milione di edifici ma ne vengono utilizzati solo 65.000; cosi come in Calabria dove, a fronte di circa 2 milioni di persone, sono presenti 1.250.000 alloggi ma 420 mila case restano inabitate o abitate solo durante il periodo estivo.

“Torna e non trova gli amici che aveva: solo case su case, catrame e cemento.
La dove c'era il verde ora c'è una città. E quella casa in mezzo al verde, ormai, chissà dove sarà? Non so, non so perchè continuano a costruire case e non lasciano l'erba. Eh no, se andiamo avanti così, chissà come si farà...”, cantava Celentano ne “Il ragazzo della Via Gluck”.

Un popolo appassionato di mattoncini Lego, insomma. Le cascate di cemento hanno trasformato 22 mila chilometri di superficie in strade, ferrovie (28%), edifici (30%) , contribuendo ad uno sproporzionato ingrandimento delle metropoli. Quartieri dormitorio nati da residence e palazzi alti minimo dieci piani, privi di spazi verdi e servizi, con trasporti inefficienti che alimentano il distacco avvertito con la “curata” città e permettono, secondo il ragionamento logico di chi governa i territori, l'ampliamento di strade e la costruzione di ponti, raccordi, gallerie...
Profitto su profitto molte volto prodotto anche del prepotente abusivismo edilizio gestito dalle ecomafie, che dalla metà degli anni 50 fino ai nostri giorni ha prodotto 4,6 milioni di stabili illeciti e senza alcun rispetto delle disposizioni contenute nei piani regolatore.
Villaggi turistici, seconde residenze, alberghi sorti ad una manciata di metri dal mare o tra le colline: veri e propri “ecomostri” eretti sfruttando il “criterio del clientelismo” sui quali le amministrazioni locali si regolano per affidare appalti e sub-appalti; troppe volte colluse con la malavita e colpevoli, allo stesso modo, di quell'avanzata del cemento rea di aver danneggiato 84 zone protette e 192 aree SIC (Siti Interesse Comunitario). Il danneggiamento di habitat naturali tutelati dalle norme dell'Unione Europea, mai applicate nella pratica dall'ordinamento giuridico italiano, minacciano la biodiversità: rischiano la scomparsa 4.777 specie di piante endemiche e 57.468 animali sono in pericolo. L'affare cemento, poi, ha pericolosamente sfregiato l'ecosistema riducendo l'impermeabilità dei terreni e, di conseguenza, la loro capacità depurativa che espone 5 milioni di persone alle drammatiche ripercussioni derivanti dal rischio idrogeologico. A tutto questo è opportuno sommare i proventi e i danni conseguenti allo smaltimento dei rifiuti edilizi in discariche, siti illeciti e inceneritori. Ancora una volta, l'Italia benda i propri occhi davanti al riuso e al riciclo, preferendo l'abbattimento dei costi a favore del padrone.

Benvenuti nel Paese del cemento. Costruire è semplice, fare scempi lo è ancora di più.

Come è possibile riversare tonnellate su tonnellate di calcestruzzo non avendo la minima cura del paesaggio?

La verità è nascosta negli innumerevoli introiti ricavati da ingenti somme di denaro investite dalle organizzazioni criminali per riciclare denaro sporco, o da grosse compagnie multinazionali (Eni, Autostrade S.p.A.) che continuano ad aumentare i propri guadagni avallate dai governi e speculando sui territori, visti solo come luoghi su cui manifestare materialmente le rendite finanziarie della loro speculazione.
Negli ultimi tre anni, al Parlamento italiano, si sono alternati “governi tecnici” imposti dalle scelte dettate dall'Europa e capaci di agevolare soltanto gli interessi finanziari, tra cui quelli dell'industria del cemento. Monti, Letta, Renzi insieme ai soliti noti impegnati da anni ad inventare le migliori favole che abbiano come morale l'uscita dal tunnel della crisi, viaggiano spediti e dritti come un treno nei loro piani di riforma. Appellandosi alla parola emergenza legittimano così l'abusato utilizzo di decreti legge; una volta strumenti eccezionalmente utilizzati in casi di estrema necessità (calamità naturali, per esempio). Oggi, invece, assistiamo all'entrata in vigore a raffica di questi provvedimenti, specie con l'ultimo governo del (dis)fare. Bastano sessanta giorni per convertire in norma una proposta di legge. Due settimane per entrare in vigore.
“Bisogna agire in fretta, risollevare il Paese. Vogliamo uno sviluppo eco-sostenibile a tutela dell'ambiente”, è la solita strofa recitata quotidianamente dai politicanti di Montecitorio.

E allora via con i decreti Destinazione Italia, Salva Ilva, Terra dei Fuochi: pochi articoli e il gioco è fatto!
Terra, lavoro, manodopera: il capitalismo stringe e spreme i suoi limoni senza aver rispetto per le risorse naturali, invece messe a profitto.
Cosa importa se Renzi e Galletti, a distanza di pochi mesi, hanno presentato con presuntuoso orgoglio i d.d.l. “Competitività”, il progetto “Tap” per realizzare il gasdotto che dall'Azerbaijan sbucherà sulle coste salentine?
Cosa importa se lo “Sblocca Italia” spiana la strada ai privati nel campo delle bonifiche, alle trivellazioni selvagge, alla nascita o al potenziamento di inceneritori e termo-valorizzatori?
Sul nostro territorio è in atto una vera e propria devastazione, passata quasi nel silenzio, se non fosse per le grandi manifestazioni dell'ultimo mese in Basilicata e in Puglia; ad oggi Eldorado delle maggiori compagni petrolifere.

E' necessario prendere immediatamente parola contro la distruzione del nostro territorio.
Occorre evitare di investire miliardi di euro in mega opere, grandi eventi, bitume e catrame, da destinare invece alla ristrutturazione di scuole, università, ospedali.
Si potrebbe potenziare la rete ferroviaria e stradale evitando di spendere miliardi in tav e nuovi nodi autostradali: dagli anni 60, tra Campania e Calabria, si attende il completamento dell'autostrada Salerno- Reggio Calabria a cui si sommano la chiusura delle stazioni e il taglio alle tratte ferroviarie;aumentando i disagi legati all'inefficienza dei trasporti.
Sarebbe “cosa buona e giusta” avviare un processo di bonifiche partecipato e pubblico togliendo il risanamento delle aree contaminate dalle mani di chi ha voluto inquinare, condannando milioni di persone ad ammalarsi o a morire di cancro. Perchè, poi, non finanziare gli screening oncologici proprio dove l'inquinamento ambientale è il principale indagato per le gravi patologie da cui è affetta la popolazione?
Bisogna cominciare a pensare seriamente ad un'alternativa concreta da proporre e imporre al più presto prima che sia troppo tardi e prevenire le tragiche catastrofi provocate per il 90% dall'uomo, responsabile dei cambiamenti climatici di questi anni avvelenati; al posto di trovarsi ciclicamente a tenere il conto dei danni arrecati da violente piogge e smottamenti che trascinano via detriti e la vita di migliaia di persone.

Contropiano
23 12 2014

Business Park di Parnasi/Pallotta a Tor di Valle: inizia oggi lo sciopero della fame a staffetta per denunciare tutte le criticità e i profili di illegittimita’ del progetto. “La nostra e’ un'inizitiva choc perché in tutti questi mesi, da quando si è dato il via alle pratiche per l’attribuzione del pubblico interesse al progetto, nessuno ha voluto rispondere alle nostre missive che chiedevano chiarimenti e delucidazioni – fanno sapere dal comitato Difendiamo Tor di Valle dal cemento, in un nota diffusa a mezzo stampa. Siamo davvero preoccupati per l’impatto pesante che avrà un progetto di questo tipo sull’intero quadrante, sia per quanto attiene i nuovi pesi insediativi che per quanto riguarda l’impatto sulla mobilita’. Non ultimo il fatto che venga creata dal nulla una nuova centralità di un milione di metri cubi di cemento, laddove invece si trova l’ultima grande area libera di Roma dove potrebbe essere realizzato un parco pubblico (non un “giardinetto”). Siamo inoltre fortemente critici per via della mancata risposta da parte dell’amministrazione circa la disponibilità dei terreni da parte del proponente. Pertanto, finché non avremo risposte, non ci fermeremo. Abbiamo a oggi già 2000 cittadini dalla nostra parte che hanno firmato la nostra petizione, abbiamo un appello che sta girando in rete per essere firmato da tante altre associazioni di Roma e siamo consci del fatto che una questione di tale importanza non possa essere relegata ad una discussione sotto Natale e con tali premesse. Difenderemo fino alla fine l’area di Tor di Valle dal cemento.”

Comitato Difendiamo Tor di Valle dal cemento

Tor Sapienza: ancora intimidazioni

  • Mercoledì, 17 Dicembre 2014 12:29 ,
  • Pubblicato in Flash news
Cronahce di ordinario razzismo
17 12 2014

A un mese dai disordini di Tor Sapienza, il centro di accoglienza gestito dalla cooperativa Un Sorriso torna a essere bersaglio di minacce.

E’ passato un mese, ma il clima dentro e intorno al centro di accoglienza non è per niente disteso. Venerdì scorso, 12 dicembre, un gruppo composto da una cinquantina di persone ha di nuovo manifestato di fronte alla struttura di viale Giorgio Morandi. La questione ora non pare più essere la presenza di cittadini stranieri: l’attenzione dei manifestanti sembra essersi spostata sulla cooperativa stessa, e nello specifico, sulla presidente, Gabriella Errico.

La Repubblica ha raccontato, in un articolo che si può leggere qui, di minacce rivolte espressamente contro Errico. La quale già nel 2006 con una serie di esposti in Procura aveva fatto presente alcuni dei meccanismi criminali ora emersi nell’inchiesta Mondo di Mezzo. Una presa di posizione che già allora le costò minacce e intimidazioni (ne ha parlato La Repubblica qui).

L’apertura dell’inchiesta su Mafia capitale non sembra aver posto fine alle aggressioni. Sapere che i “30 euro al giorno” di cui parlavano alcuni quotidiani e politici non andavano né agli italiani né agli immigrati, bensì nelle tasche di pochi, non ha impedito a un gruppo di persone – residenti insieme alle solite “facce mai viste nel quartiere”, come sottolinea una operatrice del centro – di urlare insulti e minacce alla presidente della cooperativa Un Sorriso, la donna che “ha dato dei fascisti al quartiere”.

“Quella lì della cooperativa deve sapere che se vuole che questa storia finisca deve fare una dichiarazione con cui aggiusta quello che ha detto su Buzzi e il quartiere”: questo è quello che, stando a quanto riportato da La Repubblica, avrebbe detto non un manifestante, bensì un funzionario della Questura intervenuto venerdì sul posto per “riportare l’ordine”.

E’ un clima pesante, quello che si respira nel centro. Lo conferma il fatto che da circa una settimana Gabriella Errico tenta di non farsi vedere. Ma anche il fatto che gli operatori del centro abbiano declinato l’invito a partecipare alla festa organizzata dall’associazione del quartiere Antropos: “Non è il momento, meglio aspettare ancora un po’ per stare nel territorio e riallacciare un confronto”, secondo un’operatrice. La quale evidenzia che dei quattro servizi presenti fino a due mesi fa nel quartiere, ora ne è rimasto solo uno. I minori non accompagnati prima ospitati nel CPA (centro di prima accoglienza) sono stati spostati a Infernetto, in una struttura della Domus Caritatis (cooperativa ad oggi coinvolta nelle indagini), seguiti da quattro operatori di Un Sorriso, trasferiti lì.

I minori del servizio di semiautonomia per persone prossime ai 18 anni, così come quelli de “la casa sull’albero” -servizio per minori coinvolti in procedimenti penali- sono stati spostati in diversi centri sul territorio capitolino. Alcuni operatori di Un Sorriso sono stati trasferiti: altri però si sono visti dimezzare il numero delle ore lavorative. Del resto, dei quattro servizi è rimasto attivo solo lo Sprar (Servizio protezione richiedenti asilo e rifugiati). “Tanti colleghi sono rimasti con pochissime ore di lavoro.

Chi ha accettato di essere trasferito lo ha fatto da una parte per seguire i ragazzi, ma dall’altra, aspetto importante, per non perdere il lavoro, adeguandosi da un giorno all’altro a caratteristiche lavorative diverse. Per quanto riguarda i minori, tutti i progetti che avevamo avviato con loro sono stati interrotti, e non sappiamo se vengono portati avanti nelle altre strutture”. Una frase che la dice lunga sul coordinamento tra servizi.

Su quanto successo a Tor Sapienza un mese fa è opportuno fare chiarezza: occorre rendere trasparente cosa è avvenuto, e cosa sta accadendo tuttora. E’ necessario capire perché ad oggi ci si trovi in una situazione che l’operatrice di viale Giorgio Morandi definisce “preoccupante e sconfortante”. Per questo, il 19 novembre scorso la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta. Per capire se sono stati fatti dei passi in avanti in tal senso, alcuni parlamentari Pd hanno depositato un’interrogazione, chiedendo al ministro degli Interni, on. Angelino Alfano, informazioni su “come si sono svolti i fatti, vista la gravità degli scontri che ci sono stati e vista la strumentalizzazione che è avvenuta sugli immigrati” (qui l’interrogazione).

Ad oggi, la risposta del ministro Alfano (che si può leggere per intero qui) non sembra dare molti particolari in più rispetto a quanto già noto. L’unico dettaglio sottolineato dall’on. Alfano sarebbe che “al momento non sono emersi elementi di riscontro circa la presenza all’interno delle frange più violente di soggetti appartenenti ai movimenti dell’estrema destra romana”.

“Ma le grida ‘duce duce’ le abbiamo sentite solo noi? E le persone mai viste prima nel quartiere, organizzate in gruppo prima delle aggressioni al centro?” si chiede l’operatrice interpellata.

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