La siciliana ribelle

  • Venerdì, 26 Luglio 2013 17:30 ,
  • Pubblicato in Flash news
Lucio Garofalo
26 07 2013

Temo che non siano molti coloro che conoscono la figura di Rita Atria.
Personalmente ho conosciuto la storia di Rita Atria grazie al film di Marco Amenta, La siciliana ribelle, uscito nelle sale cinematografiche nel 2009. Il film è liberamente ispirato alla vicenda di questa ragazza, figlia di un boss mafioso assassinato nei primi anni '80.

Rita fu testimone oculare dell’omicidio del padre e, alcuni anni dopo, venne ammazzato anche suo fratello. Per vendicare i suoi cari la ragazza decise di denunciare gli assassini. Grazie alla sua collaborazione con la magistratura, in modo particolare con il giudice Paolo Borsellino che diventò per lei come un secondo padre, furono arrestati i mafiosi da lei accusati e fu avviata un’indagine sull’ex sindaco di Partanna, il paese natale di Rita.

Il 26 luglio di ogni anno si commemora la figura di Rita Atria, che a soli 18 anni decise di togliersi la vita gettandosi da un balcone posto al settimo piano di una palazzina di Roma, dove viveva segretamente. Accadde esattamente una settimana dopo la strage di via d’Amelio del 19 luglio 1992, nella quale perirono il giudice Borsellino e la sua scorta. La decisione di collaborare con la giustizia aveva spinto Rita in uno stato di estrema solitudine anzitutto sotto il profilo socio-affettivo. L’omicidio di Borsellino le fu fatale. Per infangarne la memoria anche dopo la morte, la madre, che l’aveva già ripudiata in vita, ne danneggiò la lapide a colpi di martello.

Ciò che mi preme sottolineare è soprattutto il coraggio interiore e la forza morale di questa “novella Antigone”, un’eroina dei nostri tempi, una ragazza capace di rinunciare addirittura alla sfera degli affetti più cari pur di realizzare il proprio ideale di giustizia. In un’epoca in cui i simboli dell’anti-mafia sono personaggi del calibro di Falcone e Borsellino, oppure Peppino Impastato ed altri, figure considerate minori o secondarie come quella di Rita sono di fatto eclissate e ridotte ai margini della memoria collettiva.

Il gesto di chi sacrifica tutto per un ideale, impone un ragionamento sul tema dell’“omertà sociale”, cioè la tacita complicità con chi delinque. Nel gergo mafioso chiunque infranga il codice dell’omertà, tentando di far luce su una verità, è disprezzato come un “infame”. L’infausta catena omertosa è la base culturale su cui si erge il potere costrittivo e terroristico delle mafie. Per cui la frase che esprime meglio l’omertà sociale è: “Non vedo, non sento, non parlo”. Da qui l’uso intelligente del linguaggio, se necessario urlato, per comunicare un gesto di rottura contro il silenzio dell’omertà, della complicità con il crimine economico e politico in generale. Il linguaggio della verità costituisce un modello educativo improntato a codici non oscurantistici, bensì più aperti e democratici.

In teoria la parola può servire a spezzare le catene dell’ignoranza, dell’indifferenza e dell’ipocrisia sociali derivanti dal codice omertoso. Antonio Gramsci scriveva che “la verità è sempre rivoluzionaria”. Il linguaggio della verità è, infatti, profondamente “sovversivo” e giova alla causa della libertà e della giustizia sociale, rompendo o modificando comportamenti che ci opprimono e ci indignano. La parola, in quanto testimonianza di un altro modo di intendere e di costruire i rapporti interpersonali, improntati ai principi della solidarietà, della libertà, della giustizia e della convivenza democratica, è una modalità eversiva rispetto all’ordine omertoso imposto dalla mafia e, per estensione, rispetto al potere oppressivo della criminalità economica capitalistica.

Il delitto, il cinismo, l’ipocrisia, la sopraffazione sono elementi intrinseci al sistema mafioso, ma si iscrivono nella natura più intima dell’economia capitalista. La logica mafiosa è insita nella struttura stessa del sistema affaristico che domina in ogni angolo del pianeta, ovunque riesca ad insinuarsi l’economia di mercato e l’impresa capitalista con i suoi misfatti. Ciò che eventualmente può variare è solo il differente grado di “mafiosità”, di irrazionalità e di aggressività terroristica dell’imprenditoria capitalistica.

C’è chi sopprime fisicamente i propri avversari, come nel caso delle “onorate società” riconosciute apertamente come criminali, mentre c’è chi ricorre a metodi meno rozzi, apparentemente più raffinati, ma altrettanto spregiudicati e pericolosi.

Non a caso, Honoré de Balzac scriveva: “Dietro ogni grande fortuna economica si annida un crimine”.

La siciliana ribelle

  • Venerdì, 26 Luglio 2013 16:33 ,
  • Pubblicato in Lettere
Lucio Garofalo
26 luglio 2013

Temo che non siano molti coloro che conoscono la figura di Rita Atria.
Personalmente ho conosciuto la storia di Rita Atria grazie al film di Marco Amenta, La siciliana ribelle, uscito nelle sale cinematografiche nel 2009. Il film è liberamente ispirato alla vicenda di questa ragazza, figlia di un boss mafioso assassinato nei primi anni '80.
Le accomuna un destino coraggioso e tragico insieme: donne nate e cresciute nella 'ndrangheta, femmine dentro alle geometrie dei clan che si sono ribellate alla piovra e hanno pagato la loro scelta a carissimo prezzo. Non c'è pietà per chi vuole spezzare la catena del silenzio e per chi si mette contro "la famiglia", tanto più se è una donna. ...
Si commuove una volta sola, Laura Boldrini, nel suo viaggio in Calabria. Succede quando un coro di bimbi di diverse nazionalità (Nigeria, Pakistan, Eritrea, Sudan, Somalia...), tutti figli di rifugiati, intona per lei, da ieri cittadina onoraria di Riace, l'inno di Mameli. ...

Si dimette la Sindaca di Monasterace

  • Lunedì, 08 Luglio 2013 10:10 ,
  • Pubblicato in Flash news
Marina Terragni
08 07 2013

Maria Carmela Lanzetta, coraggiosa sindaca di Monasterace, già oggetto di intimidazioni mafiose, si è dimessa stamattina dalla sua carica. Lo ha fatto con una lettera aperta alla presidente della Camera Boldrini che avrebbe dovuto ospitare il prossimo 12 luglio.

Questo il testo della lettera.

“Il giorno 12 luglio l’Amministrazione Comunale di Monasterace avrebbe avuto il grandissimo privilegio di ricevere la Presidente Boldrini per un incontro con i Cittadini del Comune e del Comprensorio locrideo.

Purtroppo si è verificata una circostanza amministrativa inattesa che mi costringe a rassegnare le dimissioni dalla carica di Sindaco.
Dimissioni di cui ho informato l’Ufficio Stampa della Presidenza per correttezza istituzionale.

Ho avuto il piacere e l’onore di essere ricevuta dalla Presidente alla Camera dei Deputati, insieme ai Sindaci Elisabetta Tripodi e Gianni Speranza. Nell’occasione abbiamo potuto esprimere le preoccupazioni per le difficoltà finanziarie che incontrano i Sindaci dei piccoli Comuni anche per le intimidazioni che subiscono e, soprattutto, per le condizioni disagiate del lavoro in Calabria che riguarda gli uomini, le donne e i giovani calabresi.

In particolare ho potuto e voluto esprimere le condizioni difficili che stanno attraversando le lavoratrici delle serre florovivaistiche, i cui terreni sono stati concessi con diritto di superficie per 66 anni dal Comune di Monasterace ad aziende private.

Preoccupazioni che legano in maniera indissolubile Lavoro/Donne/Legalità/Rispetto delle Regole.
Di questo avremmo parlato con la Presidente il 12 luglio presso il giardino del Museo Archeologico.

A tale discussione sarebbero intervenuti donne dei sindacati, della confcommercio Calabria, delle cooperative sociali, del giornalismo, dell’Imprenditoria della Locride, delle Serre di Monasterace, dei precari della pubblica amministrazione e del sociale; con inviti rivolti anche a uomini e donne delle istituzioni e della chiesa.

Rinunciare a questo incontro, già in fase organizzativa avanzata, è per me una vera sofferenza umana e amministrativa; ma l’esigenza di non derogare alla coerenza personale di valutazioni istituzionali indirizzate a tenere la schiena dritta per tutelare il nome del mio Comune e della mia Amministrazione, mi hanno convinta a fare una scelta dolorosa ma necessaria, di cui Lei, gentile Presidente, sono sicura che capirà le ragioni.

Sono le ragioni dei principi che stanno alla base della mia esistenza umana, professionale e amministrativa: lavoro, giustizia sociale, cultura e rispetto dell’uomo e della donna in quanto tali. Principi che ho appreso dai miei genitori e da molti uomini e donne che hanno sacrificato sacrificati la loro vita per rispettare i principi su cui avevano fondato la loro esistenza. Purtroppo queste scelte, quando non vengono comprese, conducono anche a perdere le amicizie di una vita e al peso della solitudine, ma sono il pilastro su cui è possibile poggiarsi per conservare la Libertà del proprio agire umano e amministrativo.

L’Italia è stata ed è ricca di figure che hanno illuminato e illuminano la sua Storia.

E’ necessario una svolta profonda, che è soprattutto culturale, per valorizzare le tantissime Persone coerenti, coraggiose e solidali che operano spesso e volentieri mettendo in gioco se stessi, in termini di impegno civile e, a volte, anche economico, per raggiungere l’obiettivo del Bene Comune.

Grazie ancora Presidente. Spero comunque di poterLa incontrare al più presto.

Maria Carmela Lanzetta”.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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