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Il percorso maschile e Paestum

  • Giovedì, 19 Settembre 2013 09:39 ,
  • Pubblicato in L'Opinione
Stefano Ciccone e Claudio Vedovati, Paestum 2013
13 settembre 2013

L'incontro nazionale promosso dalle donne a Paestum è un appuntamento che ci riguarda, come uomini. Ha già prodotto pensiero e ha affermato il carattere politico della relazione tra donne, spostando il discorso pubblico.

Diversa-Mente Molteplice, Riflessioni a Passo d’Uomo

Il Fatto Quotidiano
16 09 2013

di Mario de Maglie

Sono ormai cinque anni che mi occupo, in modo sempre più convinto e partecipato, delle tematiche di genere e del maltrattamento all’interno delle mura familiari. E’ stato un crescendo di consapevolezze inarrestabile ed ancora mi sento solo all’inizio di un percorso che non credo avrà mai un punto di arrivo consolidato, solo alla crescita fisica è possibile dare dei limiti, quella mentale può non conoscerne, è il bello dell’essere umano.

Ho dovuto ridiscutere tutte le mie relazioni, capirne le dinamiche di potere sottostanti cercando in esse ciò che vi era di funzionale e ciò che invece non lo era. A volte sono riuscito a sottrarmi da determinati meccanismi, non di rado ci sto ancora lavorando. Adoperarmi per la rottura degli stereotipi e per l’uscita dalle dinamiche abusanti, non mi sottrae dall’esserne a rischio, mi aiuta però certamente nel loro riconoscimento. Non è cosa da poco, ma non è tutto. Le relazioni sono una vera palestra per i muscoli mentali ed emotivi.

Il mio essere uomo è stato ciò che ho dovuto mettere maggiormente in discussione. Le mie relazioni con le donne, sentimentali o amicali, sono state passate sotto la lente di ingrandimento. Ed anche le relazioni con il mio stesso genere stanno cercando tutt’ora nuovi equilibri. Ho acquisito di avere un potere sociale e personale, in quanto uomo e non donna, che mi sarebbe stato trasparente o che avrei compreso solo di testa, ma non di pancia, se la vita mi avesse portato ad occuparmi di altre tematiche. Lo stesso avere un blog su Il Fatto Quotidiano mi è stato proposto in virtù del mio occuparmi di violenza, in quanto uomo, in un contesto dove sono, di solito, le donne a dover levare la loro voce e richiedere un’attenzione sempre più necessaria. Sono convinto di quel che scrivo e mi piace farlo, anche se in fondo sono solo un accanito lettore prestato alla scrittura, come amo definirmi, ma sono consapevole dell’importanza che anche gli uomini comincino a parlare di violenza e questioni di genere e che questo mi ha creato uno “spazio privilegiato”. Ho fiducia nella mia qualità di persona e non voglio che il genere mi dia vantaggi che non richiedo. Non lo voglio, ma nell’ Italia di oggi può ben accadere e, a volte, ci si muove su una linea di confine nella quale, non sempre, mi trovo a mio agio.

Le questioni di genere continuano ad essere affrontate principalmente da donne, non solo, ma innegabilmente soprattutto da loro. Avverto un forte bisogno di confrontarmi con il maschile, ma intorno vedo molta fatica, se va bene un interesse effimero che sfuma presto.

Quando parlo di confronto tra uomini con uomini, quelle rare volte in cui le reazioni sono spinte da interesse, questo manca di coinvolgimento e mi viene risposto qualcosa del tipo: “Interessante quel che proponi, sarebbe utile, io però ho troppi impegni per parteciparvi”.

I gruppi di discussione femminili sono una realtà storica, gli stessi centri antiviolenza sono composti da associazioni di donne al cui interno il confronto e la discussione sono all’ordine del giorno.

Il maschile è carente in tutto questo, in Italia abbiamo l’importante esperienza dell’Associazione Maschile Plurale, ma è necessario che altre realtà di confronto vadano creandosi tra noi uomini, prima ancora che al femminile lo dobbiamo a noi stessi. Basta farsi carico di costrutti che abbiamo oggi tutti i mezzi per scardinare, seppur non facilmente. Per essere uomini lo siamo e lo saremo sempre, la questione è se vogliamo essere uomini liberi. Con liberi intendo uomini che possono mostrare maggiormente le loro emozioni e fragilità, uomini che possono riuscire a pensare al femminile senza averne timore e senza tentarne una sopraffazione camuffata da affetto.

Certo da solo posso provare a pensare e ri-pensare il mio maschile, ma non è sufficiente, è come avere delle belle ali, ma non saperci volare. Nasce così Diversa-Mente Molteplice, Riflessioni a Passo d’Uomo costituito al momento da una pagina facebook e da due uomini che si sono incontrati con la voglia di mettere in discussione e di parlare del loro maschile. Creare a Firenze un piccolo gruppo di riflessione tra uomini e vedere cosa succede è un bisogno che nasce da una necessità e si trasforma in una idea e per ora è solo questa. Dalla nostra pagina facebook:

“Siamo abituati a vivere in una società dove il maschile è poco abituato a mettersi in discussione, mentre il femminile ha saputo confrontarsi e ripensarsi con molta più convinzione. Perchè? Paura?Indifferenza? Non comprensione? Non abbiamo una risposta, sentiamo viva però l’esigenza di cercarla in un modo che non sia illusorio e autoreferenziale,ma che abbia ripercussioni concrete nella nostra vita di ogni giorno.
Siamo uomini, ma rifiutiamo l’idea che dietro una semplice e singola parola possa racchiudersi la molteplicità del nostro essere maschi.
Sappiamo cosa cominciamo, ma non abbiamo idea di dove arriveremo. Forse rimarremo fermi, forse cambierà qualcosa. Diversa-mente Molteplice- Riflessioni a Passo d’Uomo- è la nostra sfida.
Se ti riconosci in queste prime nostre parole contattaci tramite questa pagina e ti daremo volentieri maggiori informazioni.”

Uomini, a noi la parola!

Laura Eduati, Huffington Post  
31 maggio 2013

Un detenuto per violenza sessuale che improvvisamente ammette di fronte ai compagni di cella: "Non so rimorchiare le donne". Oppure un uomo qualunque, che dal pubblico di uno spettacolo teatrale sale sul palcoscenico e prova a calmare un litigio di coppia dove il fidanzato si mostra estremamente possessivo. ...
Il Fatto Quotidiano
15 03 2013

Non chiamateli “femministi” perché potrebbero non gradire la definizione. Non che siano lontani dalle istanze di chi si batte per i diritti e l’autodeterminazione delle donne. Anzi. E’ che stanno cercando un loro modo – e quindi parole nuove – per sviluppare una riflessione critica sui modelli maschili dominanti e su temi quali la violenza, la paternità, il desiderio, i rapporti tra i generi. Sono gli uomini di “Maschile plurale” che hanno deciso di riunirsi per la prima volta nel 2007, quando hanno scritto un testo contro la violenza sulle donne.

Da allora hanno fatto diverse attività in giro per l’Italia: si sono messi in rete con altri gruppi di uomini, hanno pubblicato libri, organizzato incontri e formazione nelle scuole. Adesso, a distanza di 6 anni, hanno deciso che è arrivato il momento di fare il punto della situazione. Per questo hanno organizzato il convegno dal titolo “Mio fratello è figlio unico. Cosa cambia se cambiano i desideri degli uomini?” in programma il 16 e 17 marzo nei locali dello Scup di Roma, in via Nola 5.

Ma chi sono questi uomini che si interrogano su temi ancora tabù per il panorama italiano? “Siamo studiosi, giornalisti, padri, insegnanti, operatori che lavorano con gli uomini maltrattanti – spiega Alberto Leiss del coordinamento di Maschile plurale – Alcuni di noi hanno iniziato a fare politica negli anni ’60 e ’70, altri sono più giovani. Nel corso del tempo abbiamo fatto molte attività in giro per l’Italia e ci sembra che stia crescendo una nuova consapevolezza riguardo al genere anche se c’è ancora molto da fare. Questo convegno sarà l’occasione per fare il punto della situazione e per capire anche quali sono i diversi approcci all’interno del movimento”.

Gli attivisti di Maschile plurale non sono gli unici nel mondo ad interrogarsi sulle tematiche che riguardano la mascolinità. Nel Nord Europa la mascolinità è inserita all’interno dei dibattiti istituzionali: esistono pubblicazioni accademiche e gruppi politici che si confrontano su temi come la violenza, la paternità, il potere. Una delle conferenze più importanti, che ha riunito politici (anche ministri) ed esperti da Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Islanda, Inghilterra, Stati Uniti e Canada è stata organizzata lo scorso maggio a Oslo.

“Alcuni di noi si confrontano con le realtà degli altri Paesi – dice Leiss – ma restiamo comunque molto ancorati a quel che accade sul territorio italiano che ha una serie di peculiarità che non possiamo ignorare. Tra queste la violenza contro le donne. Uno dei nodi che affronteremo riguarderà proprio questo problema: per contrastarla è necessario mettere in discussione il nostro immaginario, le nostre aspettative e proiezioni nelle relazioni con le donne e con gli altri uomini. Oggi sentiamo il bisogno di andare oltre la denuncia della violenza e delle sue radici e costruire un percorso in grado di dare voce al desiderio di cambiamento di noi uomini”. Gli altri temi centrali del seminario saranno quelli dell’autorità, del risentimento, del desiderio e della trasformazione, del linguaggio e della relazione.
 
La partecipazione degli uomini al mondo della cura e dell'educazione è esempio di una trasformazione dei ruoli che non corrisponde solo alla condivisione di una responsabilità, ma incontra un nuovo desiderio maschile. ...

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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