l'Espresso
10 09 2015

I rifugiati viaggiano leggeri, perché il loro cammino è tanto pericoloso quanto difficile. Spesso vengono trattenuti, sono provati dalla fatica e dalla fame. Gli scafisti ne approfittano quotidianamente, promettendo loro la salvezza a pagamento, solo per spremerli come sardine in barche strette. I più non hanno alternativa: devono separarsi anche dai miseri averi che hanno portato nel loro viaggio.

Anche i pochi a cui è permesso di portare valigie extra a bordo spesso finiscono per gettarle in mare appena l'imbarcazione comincia ad imbarcare acqua.

Pochi arrivano a destinazione con qualcosa di più di quello che è strettamente necessario a sopravvivere. L'International Rescue Committee ha chiesto a una madre, un bambino, un ragazzo, un farmacista, un artista e una famiglia di raccontare cosa hanno nei loro bagagli e di mostrare cosa si sono portati dalle loro case. Questi oggetti raccontano storie del loro passato e delle loro speranze per il futuro.

“Ti sentirai umano. Non sei solo un numero”.

Una madre
nome: Aboessa*
età: 20 anni
provenienza: Damasco, Siria

Quando il conflitto è scoppiato a Yarmouk, campo non ufficiale per palestinesi a sud della capitale siriana, Aboessa è riuscita a scappare con suo marito e Doua, la loro figlia di 10 mesi. Dopo aver attraversato il confine con la Turchia, i tre hanno passato una settimana in un centro di accoglienza prima di salire su un gommone per intraprendere il viaggio verso le coste sicure dell'Europa.

La polizia turca, che pattuglia le coste, li ha fermati e ha sequestrato il motore della barca per costringerli a tornare indietro. Ma i rifugiati sono andati avanti, spingendo la barca con i remi attraverso le forti correnti marine.

Un cappello per la bambina
Un assortimento di medicinali, una bottiglia di acqua sterilizzata, un barattolo di cibo per bambini
Una piccola fornitura di pannolini
Un cappello e un paio di calzini per la bambina
Un assortimento di antidolorifici, crema protettiva, dentifricio
Documenti personali (incluso il libretto dei vaccini della bambina)
Un portafoglio (con carta di identità e soldi)
Carica batterie del cellulare
Una passata gialla

“Tutto è per proteggere mia figlia dalle malattie. Quando siamo arrivati in Grecia un uomo gentile mi ha dato due scodelle di cibo. Un altro uomo, quando ha visto mia figlia, ci ha dato biscotti e acqua”.

Un bambino
nome: Omran*
età: 6 anni
provenienza: Damasco, Siria

ll piccolo Omran, con la sua maglietta sportiva blu, è in viaggio verso la Germania con la sua famiglia di cinque persone per ricongiungersi ai parenti. I suoi genitori, consapevoli di dover viaggiare attraverso foreste e boschi per evitare i controlli, si sono assicurati di mettere in valigia bende per graffi e morsi di insetti.

Un paio di pantaloni, una maglietta
Una siringa per emergenze
Marshmallows e panna (il suo snack preferito)
Sapone, spazzolino e dentifricio
Garze

Un ragazzo
nome: Iqbal*
età: 17 anni
provenienza: Kunduz, Afghanistan

Iqbal ha trascinato il suo corpo fuori dalla barca con solo uno zaino sulle spalle. Ha viaggiato per centinaia di miglia e schivato pallottole per scappare dalla provincia in guerra di Kunduz, nel nord dell'Afghanistan, fuggendo ad est verso l'Iran, e poi andando a piedi in Turchia. Ora è a Lesbo. E' incerto su dove andare. È rimasto in contatto con un amico che ha già fatto il viaggio fino alla Germania. Poi c'è suo fratello, che studia in Florida.

Un paio di pantaloni, una maglietta, un paio di scarpe e un paio di calzini
Shampoo e gel per capelli, spazzolino e dentifricio, crema sbiancante per il viso
Pettine e tagliaunghie
Garze
100 dollari Usa
130 lire turche
Smartphone e un telefonino di back-up
Carte sim per Afghanistan, Iran e Turchia
“Voglio che la mia pelle sia bianca e i miei capelli lisci. Non voglio che sappiano che sono un rifugiato. Penso che qualcuno mi possa segnalare e chiamare la polizia perché sono un illegale”.

Un farmacista
nome: Anonimo
età: 34 anni
proveniente: Siria

Quando in Siria è scoppiata la guerra, il padre del farmacista ha raccontato i suoi ricordi della Germania, dove aveva vissuto per otto anni mentre faceva pratica medica. Il farmacista voleva una vita simile, di pace e speranza. Per questo è scappato con la sua famiglia in Turchia, dove ha incontrato uno scafista che ha organizzato il suo viaggio in Europa.

Con una borsa a strappo attorno al petto, il farmacista è salito su una imbarcazione troppo piena, con altre 53 persone, tra cui alcuni bambini. Miracolosamente, il gruppo è riuscito a fare la traversata in sicurezza fino alle spiagge della Grecia, dove ha trovato la guardia costiera che ha sparato per fermare la barca.

Soldi (incartati per proteggerli dall'acqua)
Un vecchio telefono (bagnato e inutilizzabile) e un nuovo smartphone
Carica batterie per telefono e cuffie (più una batteria extra)
Chiavetta usb da 16GB (contenente le foto di famiglia)

“Non abbiamo realizzato che c'era la polizia. Gli amici ci avevano detto di non fermarci perché altrimenti ci avrebbero riportati in Turchia. Non sapevamo il greco, non potevamo capire cosa stessero dicendo. Abbiamo stretto i bambini. Ho pensato: “Fatemi raggiungere la spiaggia e farò tutto ciò che direte”.

La loro barca è stata colpita e tutti gli occupanti sono finiti in mare. Il farmacista si è tenuto a galla per 45 minuti prima di essere soccorso.

Leggi la storia completa del farmacista e del suo viaggio da Aleppo alla Germania.
“Dovevo lasciare i miei genitori e mia sorella in Turchia. Ho pensato, se muoio in questa barca, alla fine morirò con le foto della mia famiglia accanto a me”.

Un artista
nome: Nour*
età: 20 anni
provenienza: Siria

Nour ha una passione per la musica e l'arte. Per sette anni ha suonato la chitarra e dipinto in Siria. Appena il suono delle bombe e degli spari ha cominciato a risuonare all'orizzonte, Nour ha preso le cose più vicine al suo cuore prima di partire per la Turchia. Oggetti che oggi gli evocano ricordi agrodolci di casa.

Piccola borsa di documenti personali
Un rosario (regalo dei suoi amici, Nour non consente che tocchi il suolo)
Un orologio (regalato dalla sua ragazza; si è rotto durante il viaggio)
Bandiera siriana, un portafortuna palestinese, braccialetti d'oro e d'argento (regali di amici)
Plettri per chitarra (uno regalato da un amico)
Cellulare e sim card siriana
Documenti
Una maglietta

“Ho lasciato la Siria con due borse, ma lo scafista mi ha detto che potevo portarne solo una. Nell'altra borsa c'erano tutti i miei vestiti. Questo è tutto quello che mi è rimasto”.

Una famiglia
provenienza: Aleppo, Siria

Questa famiglia ha perso tutto. Quando hanno lasciato la Siria, ogni membro ha portato una o due borse. Durante il viaggio verso la Turchia e poi la Grecia, la loro barca ha iniziato ad affondare. C'erano sette donne, quattro uomini e venti bambini. Sono riusciti a salvare solo una borsa.

Una maglietta, un paio di jeans
Un paio di scarpe
Oggetti per l'igiene personale
Un pannolino, due piccoli cartoni di latte e qualche biscotto
Documenti personali e soldi
Salviette sanitarie
Un pettine

“Spero che moriamo tutti. Questa vita non vale la pena di essere più vissuta. Tutti ci hanno chiuso le porte in faccia, non c'è futuro”.

nome: Hassan*
età: 25 anni
provenienza: Siria

“Questo è tutto ciò che ho. Ci hanno detto che potevamo portare solo due cose, una maglietta in più e un paio di pantaloni”.
A Lesbo l' International Rescue Commitee è attivo nel campo di Kara Tepe e in altre località dell'isola dove offre acqua pulita, assistenza sanitaria, pulizia, protezione e informazione ai rifugiati.

*I cognomi sono stati omessi per proteggere la privacy degli intervistati

Lo IRC aiuta le persone le cui vite e i cui mezzi di sostentamento sono compromessi da conflitti e disastri. Con il suo lavoro in circa 40 paesi e in 25 città americane, la IRC cerca di ristabilisce la sicurezza, la dignità e la speranza di milioni di famiglie bisognose e le aiuta a riprendere il controllo del loro futuro.

Titolo originale: What's in My Bag? What refugees bring when they run for their lives
Traduzione dall'inglese di Beatrice Pratellesi
Juliette Delay - Immagini di Tyler Jump

Già ottomila minori giunti soli dal Mediterraneo


Nell'emergenza immigrazione c'è un dramma nel dramma, quello dei minori non accompagnati.
Nicoletta Cottone, Il Sole 24 Ore ...
Quella delle grandi migrazioni è la crisi più grave dalla Seconda guerra mondiale, dice il commissario Ue all'Immigrazione Dimitris Avramopoulos. L'ultimo bilancio è di oltre 300 mila persone che hanno attraversato il Mediterraneo dall'inizio del 2015. Circa 2.500 i morti.  
Francesco Battistini/Maria Serena Natale, Corriere della Sera ...

Soffocati nella stiva del barcone

migrantiCome i 49 migranti soffocati nella stiva del barcone sul quale viaggiavano il 17 agosto. Anche loro chiusi nella pancia della carretta del mare con cui stavano cercando di raggiungere l'Italia e che invece è diventata la loro tomba. [...] Dentro, stipati uno sull'altro c'erano i corpi ormai senza più vita di 50 migranti.
Leo Lancari, Il Manifesto ...

Amnesty International
06 08 2015

Dopo l'ultimo naufragio nel Mediterraneo, avvenuto il 5 agosto, nel quale sono morte almeno 25 persone ma si teme il numero possa essere maggiore, Amnesty International ha nuovamente sollecitato i governi europei a fare di più per garantire percorsi legali e sicuri verso l'Unione europea a coloro che necessitano di protezione, evitando così che in migliaia rischino di perdere la vita in mare.

Il 5 agosto un peschereccio partito dal porto libico di Zuwara con 600 persone a bordo si è capovolto a poco più di 20 miglia dalla partenza. Le operazioni di soccorso, cui hanno preso parte navi di vari paesi così come di Medici senza frontiere e di Migrant Offshore Aid Station, hanno per il momento tratto in salvo oltre 400 persone.

"Migliaia di persone continuano a cercare di attraversare il Mediterraneo centrale praticamente ogni settimana per cercare salvezza e una vita migliore in Europa. Dunque, questi incidenti mortali in mare sono destinati a rimanere una tragica realtà se i governo europei non porranno in essere percorsi legali e sicuri per coloro che hanno bisogno di protezione, riducendo in questo modo il numero delle persone che intraprendono viaggi pericolosi via mare" - ha dichiarato Denis Krivosheev, vicedirettore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.

Quello del 5 agosto è il primo naufragio mortale di grandi dimensioni da quando, ad aprile, l'Unione europea ha deciso di rafforzare le operazioni di ricerca e soccorso in mare. Queste operazioni avevano favorito una significativa diminuzione del numero, senza precedenti, di morti in mare registrato nei primi mesi dell'anno.

Amnesty International continua a sollecitare un maggiore impegno per reinsediare i rifugiati, favorire un più ampio ingresso in Europa attraverso i visti umanitari e le riunificazioni familiari e porre fine alle restrizioni alla libertà di movimento per i richiedenti asilo le cui domande sono state accolte.

"Intanto, fino a quando migranti e rifugiati avranno a disposizione solo traversate pericolose per raggiungere l'Europa, è indispensabile che ai soccorsi in mare sia data la massima priorità. Le operazioni umanitarie lanciate dai governi europei dopo i naufragi di aprile, in cui oltre 1200 persone erano morte o scomparse in mare, devono proseguire in modo efficace e con risorse adeguate" - ha aggiunto Krivosheev.

Il giorno prima dell'ultimo naufragio, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni aveva denunciato che 2000 migranti e richiedenti asilo erano già morti nel Mediterraneo dall'inizio dell'anno.

Dal 1° gennaio, circa 98.000 rifugiati e migranti sono giunti in Italia via mare.

Per interviste:Amnesty International Italia - Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348 6974361, e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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