"L'Europa nasce o muore nel Mediterraneo".

  • Martedì, 26 Maggio 2015 06:56 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
Mediterraneo migrantiStefano Galieni, Zeroviolenza
26 maggio 2015

Roma, periferia est, fermata metro Ponte Mammolo. Di quello che c'era dell'accampamento che da tempo sorgeva in Via Delle Messi D'Oro, non resta altro che macerie, tende da campo e rifiuti. O meglio, restano le persone, poche di mattina quando si è in città per cercare cibo, una doccia, il modo per guadagnare qualche euro, a decine e decine la notte, quando insieme è più facile affrontare la fine di un altro giorno.
Da due anni Regina e Christopher Catambrone solcano il Mediterraneo con una nave comprata apposta per soccorrere gli immigrati."Siamo originari del Sud Italia: l'emigrazione e le sue tragedie fanno parte della nostra storia". [...] Chris e Regina Catambrone sono gli unici "privati" a dare assistenza in un mare sempre più segnato da tragici naufragi. [...] "Cosa significa casa mia? Casa mia, come la casa di questa gente che fugge per necessità, è il mondo".
Emanuele Lauria, La Repubblica ...
L'attenzione dei media e della politica europea si è focalizzata sulla tragedia dei migranti che muoiono nel tentativo di raggiungere le coste italiane. Vi è però un'altra storia che non viene raccontata. Migliaia di persone che tentano di attraversare il Mediterraneo vengono intercettate dalla marina libica e internate in centri di detenzione dove manca ogni assistenza sanitaria, dove le donne danno alla luce bimbi destinati a morire in pochi giorni e dove gli uomini si ammalano di tubercolosi e di altre malattie infettive.
Federico Varese, La Stampa ...

Lea Melandri, Internazionale
27 aprile 2015

Non si sono mai fatte guerre, dichiarate o non dichiarate, senza che i cittadini fossero in larga parte o in qualche modo consenzienti. E quella che si sta svolgendo ormai da anni nel Mediterraneo – tra le coste italiane e la sponda nordafricana – non fa eccezione, anche se i morti giacciono in fondo al mare.Qualcuno ha parlato di “spettatori muti”, di movimenti pacifisti incomprensibilmente assenti dalle piazze, di popoli europei più preoccupati della loro sicurezza che del salvataggio di vite umane.

la Repubblica
24 04 2015

E' vivo ma si sente morto.

"Mi hanno ucciso in Algeria, mi hanno ucciso in Libia, mi hanno ucciso sul barcone quando ho visto affogare mio fratello Karim". Così parla un superstite del mare, un ragazzo nero che fa la conta dei cadaveri per il suo sogno italiano.

Chi sei? "Mi chiamo Sekou Diabate e sono nato il 18 giungo 1998 ad Abidjan, in Costa d'Avorio".

Quanti ne hai visti sparire fra le onde? "Quasi tutti, novecento".

E ora che farai? "Voglio cancellare il mio passato, ma non so se ci riuscirò mai".

E' la quinta mattina della sua nuova esistenza, nelle campagne intorno a Mineo incontriamo il ragazzo che non sa più se è vivo o morto. ...

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