Messico: non si arresta la repressione di Peña Nieto

  • Martedì, 03 Marzo 2015 14:54 ,
  • Pubblicato in Flash news

Core
03 03 2015

Nell’ultimo mese si è assistito a un progressivo intensificarsi della repressione del governo centrale nei confronti delle proteste legate alla scomparsa dei 43 studenti della Escuela Normal di Ayotzinapa: Core ha intervistato un attivista del collettivo Nodo Solidale attualmente in Messico

Lo scorso 24 febbraio il governo Peña Nieto ha nuovamente represso nel sangue una mobilitazione legata ai fatti di Ayotzinapa. Ad Acapulco, nello stato di Guerrero, circa duemila insegnanti dell’organizzazione sindacale CETEG – che nei mesi scorsi aveva espresso pieno sostegno agli studenti della Escuela Normal di Ayotzinapa – sono scesi in piazza per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi e le false promesse del governo. Durante la manifestazione le violente cariche della polizia federale hanno portato a un bilancio sconcertante: un morto, oltre 110 arrestati e centinaia di feriti.

Abbiamo raggiunto un attivista del collettivo Nodo Solidale, da diversi mesi in Messico per seguire le vicende legate ai 43 studenti scomparsi lo scorso 26 settembre nello stato di Guerrero.

A distanza di oltre cinque mesi dalla scomparsa degli studenti qual è lo stato delle mobilitazioni?

«Nel Guerrero le mobilitazioni proseguono ormai da mesi, nelle scorse due settimane a Chilpancingo de los Bravo – capitale dello Stato – sono state organizzare tre grandi manifestazioni che hanno visto un’enorme partecipazione. La risposta istituzionale, sia da parte delle autorità locali sia di quelle federali, è unicamente repressiva: lo dimostrano i fatti dello scorso 24 febbraio ad Acapulco. Che la questione abbia superato i confini locali, assumendo rilevanza nazionale, è chiaramente confermato dal massiccio impiego della polizia federale. Al tentativo di blocco stradale da parte dei manifestanti le forze dell’ordine hanno risposto con cariche violentissime: il risultato sono oltre 110 arresti, decine di feriti e l’uccisione di un professore in pensione con gravi problemi di disabilità.

La maggior parte degli arrestati sono stati immediatamente portati a Città del Massico e, secondo quanto dichiarato pubblicamente da alcuni dei loro avvocati, le istituzioni federali avrebbero chiesto in cambio del loro rilascio la cessazione immediata di tutte le mobilitazioni nella stato di Guerrero.

A dimostrazione che il ricatto governativo non avrebbe fermato le proteste, subito dopo i fatti di Acapulco gli studenti della Normale di Ayotzinapa sono scesi in piazza a Chilpancingo trovando, anche in questo caso, la ferma risposta della polizia federale che ha ferito numerosi manifestanti utilizzando proiettili di gomma».

I familiari degli studenti chiedono costantemente che si intervenga anche a livello sovranazionale contro il fenomeno delle sparizioni forzate in Messico, qual è stata fino ad oggi la risposta della comunità internazionale?

«Ci sono state delle evoluzioni soprattutto a seguito delle denunce fatte dai familiari al Comitato delle Nazioni Unite contro la sparizione forzata di persone; denunce che hanno progressivamente aumentato l’attenzione delle istituzioni internazionali su questa vicenda. Il Comitato ha infatti deciso di aprire un’inchiesta sottolineando, nel rapporto finale stilato dopo l’incontro con i familiari ricevuti a Ginevra, la grave violazione di diritti umani in Messico, il problema endemico delle sparizioni forzate nel paese (sono oltre 15.000 i casi accertati di desapariciones) e l’assenza di risposte esaustive da parte del governo centrale. Sempre sul piano istituzionale, nelle scorse settimane si è svolto a Città del Messico un incontro tra alcuni esponenti del Parlamento Europeo e il governo messicano. Accanto alla discussione sull’applicazione di diversi trattati internazionali tra Messico e Unione Europea uno dei temi centrali è stato proprio quello riguardante i fatti di Ayotzinapa. A questo proposito a fronte della versione ufficiale offerta dal governo Peña Nieto, secondo la quale gli studenti sarebbero stati uccisi dalla sola criminalità con la collusione della polizia locale, alcuni europarlamentari hanno dimostrato forte scetticismo. Versione peraltro totalmente smentita anche sotto il profilo scientifico dal gruppo Argentino di Antropologia Forense (EAAF), che nelle scorse settimane si è occupato del caso».

Al di là della risposta istituzionale, quale può essere l’apporto dei movimenti a livello internazionale?

«Sicuramente i movimenti stranieri possono giocare un ruolo importante, sia sostenendo attivamente la lotta dei familiari come avvenuto, ad esempio, in occasione del primo Festival mondiale delle resistenze e delle ribellioni contro il capitalismo convocato lo scorso dicembre dal CNI ed EZLN, sia facendo pressione nei confronti dei propri governi. Bisogna ricordare, infatti, che il Parlamento Europeo impone di inserire, nei trattati internazionali di collaborazione economica, una clausola che afferma il primato dei valori democratici sull’economia, subordinando la validità degli accordi commerciali al rispetto dei diritti umani. Il sostegno internazionale dovrebbe allora agire su due piani: organizzazione di iniziative a sostegno della lotta di Ayotzinapa – probabilmente ad aprile ci sarà una visita di alcuni familiari e studenti in Europa – e pressione sulle istituzioni nazionali, affinché il governo messicano sia costretto ad assumersi le proprie responsabilità nei confronti dei 43 studenti scomparsi e, in generale, sul fenomeno delle sparizioni forzate».

 

Momenti di pericolo. Massacri in Messico

  • Martedì, 17 Febbraio 2015 12:16 ,
  • Pubblicato in COMUNE INFO

Comune-info
17 02 2015

Dai fatti di Ayotzinapa, si è andata accentuando la polarizzazione tra messicani e messicane. Mentre uno schieramento, con la sua violenza impaziente, crea momenti di pericolo e ore funeste, l’altro va incontro ai dolori del parto. E’ ormai consapevolezza condivisa che “in alto” prevalgono corruzione, impunità e incompetenza. Senza risorse politiche, i governanti ricorrono sempre più spesso alla violenza e per governare estendono lo stile Atenco. La rivista conservatrice The Economist, che prima li incensava a ogni pie’ sospinto, ha da poco osservato che quelli del governo non capiscono di non capire.

Anche sulla bancarotta delle istituzioni c’è ormai ampio consenso. Quelle create nel 1917 erano ormai obsolete, ma invece di renderle più attuali e migliorarle, le classi politiche le hanno distrutte. La loro controrivoluzione violenta ha allontanato sempre più gli ambiti normativi e le pratiche istituzionali dalla realtà e dalle aspirazioni della maggioranza dei messicani e delle messicane. L’esperienza comune è che norme e pratiche sono sempre più inutili e controproducenti.

Nonostante queste consapevolezze, non riusciamo a evadere dal caos ingiusto e violento che sperimentiamo oggi, e che non piace a nessuno, perché non c’è un accordo sul da farsi.

Da un lato ci sono quelli che non capiscono di non capire e si aggrappano alle loro cariche e prebende, insieme ai loro soci e complici negli affari di governo, organizzati in mafie che a volte includono anche persone comuni che hanno scelto di dipendere da loro per la propria sopravvivenza. A questi si accompagnano coloro che non riescono a immaginare altro cambiamento che all’interno del contesto esistente, quelli che credono di poter trasformare da dentro le istituzioni e i meccanismi che sono diventati inservibili. Sono riusciti a convincere milioni di persone che questa è la sola opzione possibile; la vedono come l’unica alternativa alla rivolta armata, anche se questa alternativa è sempre più violenta. Sostengono, contro ogni evidenza, che le elezioni del 2015 e del 2018 saranno l’opportunità per trasformare il paese, senza rendersi conto della natura illusoria di questa opzione, tanto nelle urne quanto per le cosiddette riforme dall’interno.

Dall’altro lato ci sono le forze sociali che si sono formate e articolate dal basso, provenienti sia dalle resistenze e ribellioni organizzate da tempo, che da quelle che cominciano ora a cristallizzarsi. Ci sono comunità e movimenti che da tempo resistono alle spoliazioni e alle aggressioni del capitale e del governo, insieme a coloro che sono stati svegliati da Ayotzinapa e si affrettano a organizzarsi.

I due schieramenti che si sono formati sono instabili e pieni di contraddizioni. Alcune delle quali molto evidenti. La congiuntura ha posto dalla stessa parte Peña e Lopez Obrador, con tutto ciò che simboleggiano e con tutti i loro seguaci, ma la loro coesistenza all’interno del sistema del quale si disputano il comando non è scontata. Ci sono anche continui scompigli tra le grandi aziende e i loro impiegati del governo.

Anche nello schieramento opposto c’è confusione. Pur diffondendosi la convinzione che il capitale è il vero capo dell’altra schiera, come ha detto bene il subcomandante Moises nel primo Festival mondiale delle Resistenze e Ribellioni, non tutti condividono questa consapevolezza. Alcuni, nonostante abbiano inclinazioni anti-sistema, non sono sicuri che sia il momento di affrontare il capitale e neanche di cominciare a parlarne.

I genitori e i familiari dei 43 (di Ayotzinapa) hanno contribuito a sgomberare il campo dalla confusione di questo schieramento. Nel loro incontro con le resistenze e le ribellioni in tutto il paese, hanno contribuito a chiarire la natura di questa lotta. Sanno che i fatti di Iguala non sono limitati alle autorità locali, statali o criminali, e sanno anche che governi e partiti ballano alla musica suonata dai capitalisti. Sanno che questi ultimi, e non solo i governi e i gruppi criminali, hanno sequestrato la verità e la giustizia, e sanno che la loro lotta per la libertà non può fermarsi ai loro subalterni.

Mentre i governanti si sentono messi all’angolo, perdono le staffe e menano colpi alla cieca, la schiera di quelli in basso continua a rafforzare la sua organizzazione, le sue alleanze e le sue coalizioni. Si concentra sempre più nell’impegno per creare nuove relazioni sociali, che sono la sua più potente arma di lotta. Immagina modi efficaci di proteggere la transizione pacifica e democratica verso il nuovo ordine sociale, che le sue pratiche autonome stanno costruendo. Per concepire e rendere reale questo ordine, non aspetta una promessa costituzionale come quella del 1917. Arricchisce quotidianamente la sua capacità di trasformazione, con un cambiamento che si configura come emancipazione da tutte le forme di oppressione e sfruttamento messe in atto dalla mentalità patriarcale e capitalista dominante. In tal modo sembra che stia forgiando uno specchio caleidoscopico che potrebbe riflettere la piattaforma di idee e principi in cui potrà esprimersi la convivenza armoniosa tra diversi nella libertà.

 

Colpiti al cuore

  • Venerdì, 13 Febbraio 2015 11:09 ,
  • Pubblicato in Flash news

Internazionale
13 02 2015

Il Messico sta vivendo da tempo una grave crisi.

Ma a livello internazionale questa crisi è diventata visibile soprattutto dopo la scomparsa di 43 studenti della scuola normale rurale di Ayotzinapa, nello stato di Guerrero. L'ultima cosa che sappiamo con assoluta certezza è che questi ragazzi poveri, di sinistra e in gran parte figli di contadini sono stati arrestati da un gruppo di poliziotti la notte del 26 settembre 2014 a Iguala.

Buco nero
La sparizione di questi studenti è un caso eccezionale? Sfortunatamente no. ...

 

Messico. Trovato decapitato un attivista di estrema sinistra

  • Martedì, 10 Febbraio 2015 09:28 ,
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Contropiano
10 02 2015

Si batteva in difesa dei ‘senza terra’, dei migranti e dei contadini per il loro diritto alla casa: per la sua lotta si era fatto molti nemici Gustavo Salgado, attivista e militante dell'organizzazione di estrema sinistra Frente Popular Revolucionario (una organizzazione guerrigliera di tradizione leninista), il cui corpo senza vita e decapitato è stato rinvenuto lungo una strada del villaggio di Mototepec, nello stato centrale di Morelos.

Il corpo di Salgado, 32 anni, presentava chiari segni di tortura: “Questo crimine rientra nella politica del terrore che implementa lo Stato per tentare di minacciare i movimenti sociali in generale e la nostra organizzazione in particolare” ha denunciato il Frente in un comunicato.

Secondo gli inquirenti il possibile movente dell’omicidio è un conflitto per il possesso della terra. Il Fpr aveva emesso un primo comunicato per denunciare la scomparsa di Salgado il 3 febbraio, quando si dirigeva nella località di Ayala dopo aver partecipato a un incontro di ‘campesinos’ senza tetto. Negli ultimi tempi stava pre­stando assi­stenza agli sfol­lati degli ura­gani Ingrid e Manuel che lavo­rano nelle pian­ta­gioni di canna da zuc­chero. Finita la riunione il militante ha preso un auto­bus e da allora non se n’è saputo più nulla fino al ritro­va­mento del suo corpo senza testa.

Salgado, come del resto le propaggini legali del suo movimento, sono stati in prima fila nelle mani­fe­sta­zioni che hanno protestato contro il massacro di Iguala (nel Guer­rero) del 26 set­tem­bre scorso e contro la sparizione di 43 studenti delle Scuole Normali, all'interno delle quali forte è la presenza del FPR.

Il giorno della sua scom­parsa, il Frente Popu­lar Revo­lu­cio­na­rio ha scritto che il lavoro sociale del suo mili­tante dava fasti­dio ad alcuni oligarchi della zona ed ha apertamente accu­sato le istituzioni dello stato di More­los, gover­na­tore in primis.

Contropiano
03 02 2015

“Il nostro governo non ci ha dato nemmeno un rapporto. Per questo andiamo alle Nazioni Unite”. I genitori degli studenti della Escuela Normal di Ayotzinapa, scomparsi o assassinati il 26 settembre scorso dai narcos e dai poliziotti agli ordini di politici corrotti, sono arrivati nei giorni scorsi a Ginevra da dove si sono rivolti all’Onu chiedendo “giustizia” per i loro ragazzi.

Appena arrivati i due portavoce Bernabé Abraham e Hilda Legideño avevano annunciato ai media l’intenzione di sollecitare il “Comitato contro le sparizioni forzate” affinché faccia pressione sul governo del Messico, e così ieri hanno consegnato nella sede svizzera dell’ente internazionale una petizione in tal senso: “Vogliamo la verità, vogliamo che ci restituiscano i nostri figli” ha detto Legideño, esprimendo la rabbia e la frustrazione dei parenti all’annuncio del procuratore generale Jesús Murillo Karam, secondo cui i 43 sono stati tutti assassinati e i loro resti dati alle fiamme e fatti sparire. Una versione di comodo che esclude ulteriori inchieste anche sulle responsabilità politiche e dell’esercito e che si basa esclusivamente sulle confessioni di alcuni narcos tra l’altro sottoposti a torture dalle forze di sicurezza messicane.

In base alla versione ufficiale ad eseguire materialmente l’eccidio dei ragazzi sarebbe stato i cartello della droga locale dello stato del Guerrero, i “Guerreros Unidos”, stando a quanto dichiarato da uno dei sicari del gruppo criminale, Felipe Rodríguez Salgado, alias ‘El Cepillo’, arrestato a metà gennaio.

Per i genitori invece è impensabile chiudere l’inchiesta, a fronte delle “molte irregolarità mai chiarite”, e sono andati a Ginevra per chiedere che anzi si vada a fondo, denunciando ad esempio che le indagini sul caso “sono iniziate con ben otto giorni di ritardo” e che i numerosi arrestati sono imputati “solo di sequestro e crimine organizzato, ma non di ‘sparizione forzata’”, il che dimostra che “lo Stato Messicano è incapace di sradicare il fenomeno delle sparizioni forzate”.
I rappresentanti dei genitori e dei comitati del Guerrero a Ginevra hanno anche deplorato il fatto che l’inchiesta ufficiale coordinata dal procuratore generale Jesùs Murillo Karam sia stata chiusa prima che giungessero i risultati delle analisi realizzate da un team argentino di Antropologi forensi commissionate dalle famiglie dei desaparecidos sui presunti resti di alcuni dei rapiti, o quelli delle analisi compiute da cinque esperti di Cile, Colombia, Guatemala e Spagna incaricati dalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH).

In Messico “non c’è giustizia per i poveri. Per questo chiediamo di venire ascoltati, che si faccia giustizia. Io rivoglio mio figlio, vivo” ha insistito Legideño.

Dopo la tappa svizzera, i genitori degli adolescenti ‘desaparecidos’ della scuola Isidro Burgos di Ayotzinapa andranno a Bruxelles per interpellare anche le istituzioni dell’Unione Europea.

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