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Ottava giornata di mobilitazione globale per Ayotzinapa

  • Martedì, 27 Gennaio 2015 13:14 ,
  • Pubblicato in Flash news

Infoaut
27 01 2015

A quat­tro mesi dalla scom­parsa for­zata di 43 stu­denti della Scuola Nor­male Rurale di Ayo­tzi­napa (stato del Guer­rero, Mes­sico), ieri si è svolta l’ottava gior­nata glo­bale di azioni per chie­dere il rila­scio dei ragazzi e in soli­da­rietà alle 43 fami­glie in mobi­li­ta­zione. In oltre 40 città del Mes­sico e del mondo ci sono stati pre­sidi, cor­tei, e azioni. In Ita­lia, a Milano atti­vi­sti del cen­tro sociale Soy Men­del hanno scritto sui muri d’ingresso del Con­so­lato Mes­si­cano di via Mat­teotti nos fal­tan 43, ci man­cano 43 per­sone, men­tre a Torino, in piazza Castello, si è svolto un pre­si­dio. A Città del Mes­sico, le tre grandi uni­ver­sità cit­ta­dine (Uam, Unam e Poli­tec­nico) sono state le pro­ta­go­ni­ste di quat­tro cor­tei, par­titi da diversi punti della città e con­fluiti nello Zócalo.

Dopo mesi di ricer­che non si hanno ancora cer­tezze sulla sorte dei 43 stu­denti. Il governo mes­si­cano ha cer­cato più volte di avva­lo­rare il ritro­va­mento di alcuni resti di que­sti ragazzi nelle tante fosse comuni che in Guer­rero stanno venendo alla luce. E ha pro­vato a dare la respon­sa­bi­lità dell’accaduto al cri­mine orga­niz­zato.
La cosid­detta «guerra al narco-traffico», ini­ziata con il governo Cal­de­rón nel 2006, e che sta pro­se­guendo con Peña Nieto, conta almeno 30.000 desa­pa­re­ci­dos, oltre a una serie ster­mi­nata di morti e gior­na­li­sti scom­parsi o uccisi. Ieri, nello stato di Vera­cruz è stato ritro­vato il corpo del gior­na­li­sta Moi­sés Sán­chez Cerezo, rapito tre set­ti­mane fa. La guerra al narco-traffico è stata una grande occa­sione per repri­mere i movi­menti sociali e le voci fuori dal coro, come dimo­stra il caso Ayo­tzi­napa. L’esplosione del caso Ayo­tzi­napa e la suc­ces­siva lotta della Scuola Nor­male Rurale e delle fami­glie, ha acceso una mic­cia sociale: dal 26 set­tem­bre (giorno della spa­ri­zione for­zata) si è aperta la più pro­fonda crisi poli­tica e sociale nel Mes­sico del nuovo secolo, e si è vista la nascita del più grande movi­mento mes­si­cano, para­go­na­bile solo all’irruzione dell’Ezln nel 1994.

Le fami­glie degli stu­denti hanno rifiu­tato le fan­ta­siose ipo­tesi gover­na­tive del ritro­va­mento di alcuni fram­menti di corpi che pro­ve­reb­bero la morte di alcuni di loro. In assenza dei corpi, i geni­tori e gli altri ragazzi della Nor­male Rurale si rifiu­tano di con­si­de­rare morti gli scom­parsi. Gli stu­denti pre­senti la notte della scom­parsa dei loro com­pa­gni rac­con­tano della par­te­ci­pa­zione con­giunta di eser­cito mes­si­cano, poli­zia muni­ci­pale e gruppi del nar­co­traf­fico. Per que­sto, parte delle mobi­li­ta­zioni di que­sti mesi hanno pun­tato ad aprire un’inchiesta nei con­fronti dell’esercito. Omar Gar­cia, uno dei por­ta­voce della Rurale Nor­male, alcuni giorni dopo il ten­ta­tivo da parte di stu­denti e geni­tori di entrare nella base mili­tare del 27° bat­ta­glione di fan­te­ria nella città di Iguala, ovvero la città dove la notte tra il 26 e 27 set­tem­bre sono scom­parsi e morti gli stu­denti, ci ha detto: «Abbiamo molti indizi e prove che dicono che i 43 pos­sono essere dete­nuti dall’esercito mes­si­cano. Qui in Mes­sico cono­sciamo la sto­ria nera delle Forze Castrensi in mate­ria di spa­ri­zioni for­zate, alcuni cel­lu­lari dei com­pa­gni, seguendo le tracce del gprs, indi­cano che l’ultimo punto di con­tatto prima di essere spenti è stato den­tro il 27°battaglione di Iguala, abbiamo una ragione fon­data di sospet­tare dell’esercito».

altLa Pro­cura Gene­rale della Repub­blica mes­si­cana, dopo i duri scon­tri tra eser­cito e atti­vi­sti di Ayo­tzi­napa lunedì 12 dicem­bre, all’interno e fuori del 27° bat­ta­glione di fan­te­ria di Iguala, si è resa dispo­ni­bile ad aprire la base per veri­fi­care la pre­senza degli stu­denti. In rispo­sta a que­sto pos­si­bile nuovo filone d’indagine, la Pro­cura Fede­rale dello stato di Guer­rero ha negato l’ordine di car­ce­ra­zione sol­le­ci­tato dalla pro­cura nei con­fronti dell’ex-sindaco di Iguala (del Prd), José Luis Abarca Velá­z­quez, e di sua moglie per il delitto di seque­stro di per­sona. La moti­va­zione addotta è che i 43 potreb­bero essere morti e quindi non si può par­lare di seque­stro di per­sona. José Luis Abarca Velá­z­quez e la moglie María de los Ánge­les Pineda, erano stati arre­stati ad otto­bre come pos­si­bili respon­sa­bili della spa­ri­zione e omi­ci­dio degli stu­denti, per­ché era stata sco­perta e denun­ciata la loro col­la­bo­ra­zione sto­rica con i gruppi del cri­mine orga­niz­zato. Intanto, dome­nica 25 gen­naio ad Iguala alcuni per­so­naggi poli­tici, vicini al gruppo nar­co­traf­fi­cante dei “Guer­re­ros Uni­dos”, hanno indetto una mani­fe­sta­zione con­tro gli “Ayotzinapos”.

La con­ti­nuità tra poli­tica e cri­mine orga­niz­zato in ampie zone del paese lati­noa­me­ri­cano è espli­cita. Cri­mine orga­niz­zato, poli­tica , eser­cito e poli­zie con­vi­vono nella scom­parsa dei 43 stu­denti. Anche per que­sto “E’ stato lo stato” è uno degli slo­gan di que­sti mesi. Lo scon­tro isti­tu­zio­nale tra le Pro­cure è aperto e si inse­ri­sce a pieno titolo nella crisi poli­tica mes­si­cana. Enri­que Peña Nieto è il pre­si­dente della Repub­blica meno popo­lare degli ultimi vent’anni, ogni sua uscita pub­blica è accom­pa­gnata da pro­te­ste e scon­tri, come avve­nuto a Pue­bla la set­ti­mana scorsa. Per­ché non si è ancora aperta un’inchiesta su eser­cito e poli­zia fede­rale? Per­ché Peña Nieto sta pagando poli­ti­ca­mente i quat­tro mesi di non rispo­ste sulla spa­ri­zione for­zata dei 43? Que­ste sono due domande a cui geni­tori e com­pa­gni degli stu­denti della Nor­male Rurale di Ayo­tzi­napa, sup­por­tati dalla soli­da­rietà nazio­nale ed inter­na­zio­nale, vogliono tro­vare rispo­ste lot­tando, per arri­vare final­mente alla verità.

di Andrea Cegna per Il Manifesto

Il Fatto Quotidiano
15 01 2015

Proseguono le indagini sul giallo di Iguala, in Messico. L’ex sindaco della città è stato incriminato per il rapimento dei 43 studenti scomparsi lo scorso 26 settembre e che si teme siano stati uccisi. Lo ha riferito Tomas Zeron, direttore delle investigazioni criminali all’ufficio del procuratore generale, spiegando che è stato spiccato un mandato d’arresto per l’ex sindaco José Luis Abarca e per 44 altre persone. Zeron non ha specificato quando sia stato emesso il mandato, ma si tratta delle prime accuse ufficiali nei confronti di Abarca in diretta relazione alla scomparsa degli studenti, probabilmente consegnati a un cartello della droga dopo essere stati arrestati da poliziotti corrotti.

Fin da ottobre gli investigatori si erano detti convinti che dietro le sparizioni ci fossero l’ex sindaco e sua moglie, Maria de los Angeles Pineda. Lunedì l’autorità dei tribunali federali messicana aveva annunciato che la moglie di Abarca sarà processata per i suoi legami con il crimine organizzato. I due sono stati catturati dalla polizia federale a Città del Messico lo scorso novembre.

Il governo messicano ha deciso di permettere ai parenti dei 43 “desaparecidos”, nonché ai cittadini in generale, di visitare le caserme delle Forze Armate nello stato di Guerrero, perché possano confermare che gli studenti non sono stati né catturati né uccisi dai militari. La decisione è stata annunciata al termine di un incontro fra il ministro degli Interni, Miguel Angel Osorio Chong, e i rappresentanti dei parenti dei “desaparecidos”, Felipe de la Cruz e Vidulfo Rosarles, dopo gli scontri violenti registrati ad Iguala quando i famigliari degli studenti si sono visti negare l’accesso a una caserma della fanteria a Iguala.

I parenti del “desaparecidos” – che un mese fa avevano interrotto ogni contatto ufficiale con il governo – hanno indicato alla stampa che dispongono della testimonianza di almeno 10 persone secondo le quali i militari sono intervenuti nella “sparizione” dei studenti dell’istituto magistrale di Ayotzinapa. Zerón ha ribadito da parte sua che non si è trovata alcuna traccia di un intervento dell’Esercito nell’episodio. Secondo la procura, i 43 “desaparecidos” sono stati uccisi da sicari del gruppo narco Guerreros Unidos, ai quali sono stati consegnati dalla polizia municipale di Iguala su ordine del sindaco locale.

"Cerchiamo i 43 nelle caserme"

K.HaringOltre 20 città degli Stati Uniti hanno aderito alla "giornata di protesta contro la visita di Peria Nieto negli Stati Uniti", organizzando manifestazioni e sit-in nei pressi di ambasciate e consolati. Numerose organizzazioni sociali hanno amplificato in rete la protesta, in solidarietà ai 43 studenti normalistas, scomparsi in Messico tra il 26 e il 27 settembre.
Geraldina Colotti, Il Manifesto ...

Messico: esercito sotto accusa per la strage di Iguala

  • Martedì, 30 Dicembre 2014 14:24 ,
  • Pubblicato in Flash news

Contropiano
30 12 2014

Anche l’esercito è finito sotto indagine in merito alla scomparsa, il 26 settembre scorso, di 43 studenti della Escuela Rural di Aytozitnapa a Iguala, nello stato meridionale di Guerrero: lo ha annunciato il presidente della Commissione nazionale per i diritti umani del Messico (Cndh), Luis Raúl González.

“Abbiamo chiesto informazioni alla Segreteria della Difesa Nazionale. Stiamo cercando di sapere tutto ciò che può emergere da azioni o omissioni” ha detto il difensore civico ai giornalisti dopo un incontro con i genitori dei giovani. Gli inquirenti ritengono che i ragazzi siano stati massacrati dopo l’uccisione di sei persone, inclusi alcuni adolescenti, da parte della polizia municipale e dei narcos di un cartello della droga. Solo di recente i resti di uno degli studenti scomparsi sono stati trovati e identificati.

L’indagine verte sulle azioni militari in corso nella zona della sospetta strage il 26 settembre: “È motivata da un’esigenza legittima dei genitori, che da quella sera…non ne sanno più nulla” ha precisato González.

La Cndh sta preparando anche una raccomandazione, ma a carattere non vincolante, per il presidente Enrique Peña Nieto, dopo settimane di proteste di massa e cortei – incluso il giorno di Natale – organizzati nel Guerrero, a Città del Messico e in altre località del paese. “Alla Cndh non spetta indagare sui crimini, ma sulle violazioni dei diritti umani da parte dei militari” ha insistito González, che è alla guida dell’organismo solo dal mese scorso.

Stando alla Procura generale, più volte accusata dai familiari degli scomparsi e dalle organizzazioni sociali di voler sminuire la portata dei fatti del 26 settembre e nascondere il coinvolgimento delle istituzioni federali messicane, i militari non sarebbero coinvolti nella sparatoria, in quanto non avrebbero ricevuto l’ordine di intervenire. Tuttavia, alcuni studenti affermano di aver visto alcuni soldati e poliziotti federali sul luogo delle violenze, circostanza finora sempre negata dal governo centrale.

26D Ayotzinapa 3 mesi dopo: Corteo a Città del Messico

  • Lunedì, 29 Dicembre 2014 12:06 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
29 12 2014

Ad Ayotzinapa non c’è natale nè anno nuovo, la lotta non ha vacanze” questo il testo di uno degli striscioni in corteo per le vie di Città del Messico. Il 26 di dicembre in Messico non è giorno di festa ma è uno dei giorni dentro alle ferie di Natale e per l’ultimo dell’anno.

Le università sono chiuse, e si sente. Il corteo è formato da diverse migliaia di persone, certamente non le stesse diverse decine di migliaia che hanno riempito lo Zocalo nelle altre mobilitazioni di questi mesi. Manca quasi del tutto la componente universitaria, vera protagonista nella capitale in questi mesi. Il corteo è comunque molto partecipato, diciamo che se in Italia nei giorni di natale si facesse un corteo con questi numeri cammineremmo a 2 metri da terra.

Gli spezzoni non mandano musica, ci sono diversi interventi e tantissimi cori. Storie e biografie differenti in piazza, dal black block al doppio petto, un pò a dimostrare la trasversalità della mobilitazione in questi mesi. Era dal 1994, esplosione della lotta zapatista, che il Messico non viveva una fase così. Certo il mondo è cambiato e certamente questa non è l’anticamera di una rivoluzione, ma allo stesso tempo è una cosa inedita ed è forte, costante, desbordante. Cosa succederà è la vera domanda!

Quando si saprà qualcosa dei 43? Cosa farà Nieto? Ci sarà una svolta autoritaria nel paese? Il grido “Fuera Nieto” e la richiesta di sospendere la tornata elettorale del 2015 perchè con questa classe politica non si può pensare di andare ad elezioni si trasformerà in qualcos’altro?

Intanto anche nei giorni delle feste più importanti in questo paese la mobilitazione non si ferma, non ci sono vacanze che tengano e per i genitori, amici e parenti dei 43 di Ayotzinapa la retorica illegale/legale ha un altro significato rispetto a quello che media e politica vorrebbero tratteggiare: illegale è l’operato del governo, non qualche azione diretta che la politica istituzionale o normalizzata vorrebbe tacciare di “nemica” del processo di verità e giustizia per i Normalisti.

La Jornada parla di 4000 persone in piazza, ma dobbiamo ricordare che nei giorni della più grande manifestazione per Ayotzinapa mentre i movimenti dichiaravano oltre 150mila persone il giornale scriveva 15mila.

I numeri però non contano, contano la perseveranza, la dimensione nazionale e spontanea delle manifestazione. Tanto che con i cortei di oggi si è evidenziato come mai nessun governo Messicano è stato tanto impopolare nel paese, mai come in questi giorni non c’è fiducia nelle istituzioni e si respira un senso di insicurezza molto forte.

Una crisi politica alimentata creata dai movimenti, creata dalla risposta degna e coraggiosa dei Normalisti di Ayotzinapa e dai genitori e parenti dei desaparacidos. La scuola politica delle normali rurali si vede e si sente.

La lucha sigue

*In viaggio in Messico per partecipare al Festival delle Resistenze e delle Ribellioni promosso dall'Ezln

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