Il Fatto Quotidiano
24 11 2014

Padre Alejandro Solalinde è il sacerdote messicano che nell’ottobre 2014 ha denunciato la responsabilità del governo e delle istituzioni nel caso dei 43 studenti scomparsi ad Ayotzinapa in Messico. Un’accusa basata su fonti riservate che nel corso delle settimane è diventata concreta con l’arresto del sindaco di Iguala colluso con il narcotraffico.

Fino a quel momento, le autorità ufficiali messicane avevano minimizzato il caso riducendolo ad uno scontro tra gruppi criminali rivali. Oggi il sacerdote messicano, ospite della Carovana per i Migranti che ha fatto tappa a Lampedusa, ha lanciato una nuova accusa contro l’esercito: “Un’ipotesi possibile è che i corpi degli studenti di Ayotzinapa siano stati bruciati nei forni dell’esercito – spiega Solalinde – ci sono diverse prove a questo proposito tra cui la connessione tra la famiglia Abarca (n.d.a. il sindaco di Iguala è tutt’ora in carcere con l’accusa di aver ordinato il massacro insieme alla moglie) e le forze armate”.


Nelle scorse settimane, si sono intensificate le minacce nei confronti del sacerdote, da anni impegnato nel campo della tutela dei migranti. L’ultima della lista è la falsa notizia della sua morte pubblicata in un tweet anonimo. Ma Solalinde insieme ai familiari degli studenti scomparsi continua a chiedere verità denunciando quello che sta accadendo nel paese: “Il Messico sta diventano una macchina perfetta per far sparire le persone. Negli ultimi anni sono oltre 140mila le persone scomparse senza contare gli oltre 10mila migranti morti nell’attraversare il deserto” 

Le donne contro il crimine di stato

Nella manifestazione che il 20 di novembre ha riempito le strade di Città del Messico per esigere che venga fatta giustizia per gli studenti di Ayotzinapa, numerosi gruppi hanno ricordato che nel paese sono ben più di 43 le persone che mancano all'appello.[...]Lo spezzone dei collettivi femministi [...] è tra quelli che più denuncia come la sparizione  forzata sia ormai una problematica gravissima nel paese.
Caterina Morbiato, Il Manifesto ...

Messico, scontri per gli studenti scomparsi

  • Venerdì, 21 Novembre 2014 09:40 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA

La Stampa
21 11 2014

Scontri si sono verificati a Città del Messico nella serata di giovedì di fronte alla sede del governo, fra polizia in tenuta anti-sommossa e manifestanti che protestavano per la sparizione di 43 studenti nello Stato del Guerrero. I manifestanti, alcuni armati di molotov, spranghe e bastoni, hanno gettato pietre e petardi contro gli agenti e questi hanno reagito con lacrimogeni e idranti.

Decine di migliaia di persone erano arrivate pacificamente nel tardo pomeriggio nella piazza centrale di Città del Messico, lo Zocalo, dove si trova il Palazzo nazionale, sede del governo. All’improvviso è apparso un gruppo di manifestanti armati di bottiglie incendiarie, che gridavano «Fuori Pena Nieto!» (il presidente del Messico, ndr), «Dimissioni!».

Precedentemente c’erano stati scontri nei pressi dell’aeroporto della capitale. I manifestanti, armati di spranghe e bastoni, hanno anche sparato fuochi di artificio e lanciato pietre sui poliziotti che cercavano di rendere agibile la strada verso l’aeroporto, come mostra la tv messicana. Ieri, nella capitale messicana, hanno sfilato in migliaia chiedendo di fare luce sulla scomparsa dei 43 studenti il 26 settembre scorso ad Iguala dopo scontri con la polizia locale.

Una Commissione per la verità in Messico

  • Mercoledì, 12 Novembre 2014 10:10 ,
  • Pubblicato in Flash news

Liberainformazione
12 11 2014

La situazione messicana è un mix di violenza, complicità, corruzione, impunità… Alla luce degli ultimi fatti drammatici che sono avvenuti, come Libera in sintonia con movimenti e associazioni di base messicane, abbiamo diffuso il seguente comunicato. Apprendiamo dalle parole del Procuratore Generale del Messico, Murillo Karam, che le prove indicano che i resti incontrati nella discarica di Cocula appartengono ai 43 studenti scomparsi di Ayotzinapa. Nonostante non vi siano prove scientifiche che confermino le dichiarazioni di alcuni dei detenuti, ancora una volta ci sentiamo vicini alle famiglie che stanno soffrendo per la scomparsa forzata dei loro cari. Un dolore tremendo che però non può rimanere muto. I fatti di Iguala riproducono gli schemi che hanno causato la scomparsa di più di 25000 donne e uomini durante questi anni in Messico. Indignarsi non basta più, è necessario agire, reagire, naturalmente in modo pacifico e rispettando le leggi, perché alla violenza non si risponde con la violenza. Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie richiede la immediata creazione di una Commissione per la Verità e la Giustizia, una Commissione indipendente, assistita tecnicamente dall’Organizzazione delle Nazioni Unite ed i cui componenti vengano approvati dalle famiglie delle vittime. Verità e Giustizia non sono concetti teorici, ed i lavori di una Commissione di questo tipo, così come la storia nel mondo ha dimostrato negli anni scorsi, rappresenta anche l’unica garanzia per l’immagine delle istituzioni messicane.

http://www.mosaicodipace.it/mosaico/a/40966.html

Tutti i punti oscuri della strage dei 43 studenti in Messico

  • Martedì, 11 Novembre 2014 11:53 ,
  • Pubblicato in Flash news

Pagina99
11 11 2014

La versione ufficiale non convince: mancano le prove scientifiche che i corpi ritrovati siano quelli dei ragazzi uccisi. "E ogni testimonianza fa pensare a un'azione dell'esercito", spiega un ex ufficiale ed esperto di intelligence. Inoltre i servizi segreti militari non potevano non essere informati.

CITTA' DEL MESSICO - L’immagine più forte delle molte manifestazioni di protesta che hanno riempito le strade del Messico nelle ultime settimane è la porta in fiamme del Palazzo Nazionale nella piazza del Zócalo di Città del Messico. Poco importa se il fuoco è durato solo pochi secondi, subito spento dai pompieri. Si protesta contro il governo federale per il massacro di sei persone e la sparizione forzata di 43 studenti della Scuola Normale Rurale di Ayotzinapa, avvenuti nel municipio di Iguala, stato di Guerrero, il 26 e 27 settembre scorsi. Il Messico si mobilita per opporsi a una violenza che da anni affligge il paese, con più di 100mila morti e più di 30mila desaparecidos dal 2006 a oggi.

Nel pomeriggio del 7 novembre scorso in conferenza stampa il Procuratore Generale della Repubblica, Jesús Murillo Karam ha dato l’annuncio che si stava aspettando da molti giorni. Secondo la versione ufficiale, ricavata dalle confessioni di tre presunti sicari, i 43 studenti normalistas di Ayotzinapa, sarebbero stati consegnati dagli agenti della polizia municipale di Iguala al gruppo criminale dei Guerreros Unidos. Questi li avrebbero uccisi, fatti a pezzi, bruciati in abbondante benzina per 15 ore e buttato i loro resti in una discarica nella località di Cocula, a pochi chilometri da Iguala. Senza che nessuno se ne accorgesse.

Nelle scorse settimane si è rinsaldata l’idea, sostenuta da tutti gli apparati dello Stato, che la “coppia imperiale”, Luis Abarca e sua moglie fossero gli unici responsabili morali del delitto di Iguala, dato che i fratelli di María de los Ángeles Pineda sono esponenti di spicco del gruppo dei Guerreros Unidos.

Secondo Jesús Moisés Gonzáles questo è impensabile, dato che a tutti i livelli di governo da molto tempo si sapeva della stretta relazione tra gli Abarca e il gruppo criminale e non si è fatto nulla per destituirli “La responsabilità cade direttamente sul presidente, poiché attraverso i suoi delegati del Cisen doveva aprire un file sulla famiglia Abarca. Le investigazioni si aprono quotidianamente in campagna elettorale. Ogni candidato ha il suo file aperto, si sa tutto, nome, cognome, organizzazioni di cui fa parte, cosa fa la moglie, la famiglia, i figli. Tutto. Il Cisen ha l’informazione completa da tempo, ancora prima che Abarca diventasse sindaco. Perché allora la Procura Generale e gli organismi di intelligence non hanno avvisato? E se lo hanno fatto, perché l’autorità, in questo caso il Ministro degli Interni Osorio Chong non ha dato le istruzioni per arrestare Abarca o per investigarlo più a fondo? Il problema è che il Ministro degli Interni risponde direttamente al signor presidente, che aveva tutte le informazioni necessarie per sapere chi fossero gli Abarca. Però ora tutti si dissociano”.

I familiari dei normalisti non accettano la versione ufficiale e continuano a richiedere l’assistenza tecnica internazionale, nell’ambito delle misure cautelari dettate il 3 ottobre dalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani, un meccanismo concreto che ha accettato lo stesso Peña Nieto. Le tre linee di assistenza tecnica internazionale sollecitate sono la ricerca in vita, l’identificazione dei cadaveri o dei resti ossei e l’investigazione politico criminale, per accertare i nessi tra governo (a tutti i livelli) e crimine organizzato.

Parte fondamentale in questo processo quindi l’hanno svolta i familiari, che, attraverso i loro rappresentanti, hanno informato sulle linee di ricerca, richiesto la partecipazione dell’Equipe Argentina di Antropologia Forense (EAAF), esperta di casi di sparizione forzata. Ed è grazie al loro sforzo che sono riusciti a far leggere al presidente Peña Nieto una dichiarazione in cui si esige il rispetto della dignità delle scuole normali rurali e la formazione di una commissione mista per proseguire l’investigazione. Ma per il momento non è stato compiuto nessuno degli accordi presi con i familiari, e si è fatta passare l’idea che il caso sia chiuso.
- See more at: http://www.pagina99.it/news/mondo/7426/Messico--tutti-i-punti-oscuri.html#sthash.FWkErllI.dpuf

facebook